Capitolo 24
I raggi del sole iniziarono a spuntare fievolmente da dietro le montagne, l'alba non era lontana. Non avevo chiuso occhio da quando ero tornata nella tenda, qualcosa mi tormentava. L'ultimo sogno continuava a tornarmi in mente, senza darmi un attimo di pace; avevo uno strano presentimento, ma decisi di metterlo da parte.
Dall'esterno sentii i soldati cominciare a muoversi in marcia verso le mura della città; era arrivato il momento di indossare l'armatura. Era stata posta su di un piedistallo accanto al letto, lucida e splendente: lo stretto corsetto metallico sembrava fatto d'argento ed era ornato da sottili strisce di metallo color blu oceano, mentre i pantaloni di cuoio scuro erano rinforzati sulle ginocchia e all'altezza delle cosce; le spalle erano coperte da un mantello blu scuro decorato con fili argentati, fermato da spallacci argentei a forma di ali, grandi abbastanza da coprirmi le scapole. Agli avambracci mi infilai lunghe polsiere metalliche, mentre ai polpacci lucenti gambali legati a nere calzature.
Infine mi legai alla cinta il fodero della spada, nascosi alcuni pugnali e riempii la faretra di frecce, per poi allacciarla dietro la schiena mediante un laccio di cuoio. Per ultimo presi il mio arco.
Uscita dalla tenda, venni scortata al luogo di raduno stabilito la sera precedente, ovvero la piazza di fronte al vecchio palazzo del Governatore. Là mi attendevano Thranduil e Bard, invece Mithrandir aveva scelto di rimanere con il gruppo di uomini che ci avrebbe seguito, scortato dall'armata di Elfi Silvani. Bard cavalcava un bianco stallone, mentre Thranduil sedeva su un maestoso ed imponente megacero, simile al cervo ma dalle maggiori dimensioni e dalle robuste corna ampie quanto un arco di pietra. Rimasi incantata dalla bellezza di quell'animale, il quale sembrava accettare solamente Thranduil come suo cavaliere.
Sul volto del Re degli Elfi Silvani comparve una cupa espressione non appena mi vide arrivare in tenuta da guerra: l'ultima volta che mi aveva vista così eravamo a Lothlorien, alla vigilia della grande battaglia di Mordor . Sapevo che quei tremendi ricordi stavano tornando alla sua mente, eppure rimase pressoché impassibile; ormai aveva imparato a nascondere il suo dolore.
-Mia signora cavalcherete al nostro fianco?- mi chiese Bard.
-Io non credo che. ...
-La vostra presenza alla guida dell'esercito infonderà coraggio ai soldati, cosa di cui hanno bisogno soprattutto gli Uomini del Lago. Voi siete la Custode, siete la nostra protettrice, ed i protettori non si tirano indietro davanti ai nemici. - mi interruppe Thranduil.
-Se credi che la mia riluttanza sia dovuta alla codardia ti sbagli, non intendo sottrarmi al mio compito, ma vi seguirò a piedi.- insistetti.
-Che fine ha fatto il vostro destriero? Se non sbaglio vi è sempre stato fedele, vi ha portato attraverso interi regni ed immense vallate, basta che lo convocate ed esso galopperà subito da voi.
-Akira non batte più i suoi zoccoli su questa terra. - sospirai abbassando lo sguardo, al quale seguì un breve momento di silenzio.
-So che vi era stata data in dono da Gil-Galad in persona, posso capire la vostra riluttanza: Akira apparteneva alla Razza Immortale, il suo valore era inestimabile. Ma adesso vi prego di accettare un nuovo dono da parte mia, anche se non potrà mai eguagliare quello offertovi dal Signore di Mithlond.- esclamò Thranduil, mentre un soldato fece avanzare un cavallo che portava sul petto le insegne di Valinor, considerato da molti il mio regno natio.
Il mantello dello stallone era sauro dorato, mentre i crini abbondanti e lievemente ondulati erano chiari; il muso aveva un profilo rettileo e presentava una lunga striatura bianca fino alle narici. Gli occhi scuri erano profondi e trasmettevano sicurezza, forte e compatta era la sua struttura fisica. Sulla schiena era stata montata una sella di cuoio nero, decorata da fili argentati che formavano elaborate trame, così come per le lunghe redini.
Posai una mano sulla fronte del cavallo, il pelo era morbido e caldo.
-Il suo nome è Namid, ti servirà bene.- continuò Thranduil, mentre io mi decisi a montare a cavallo: Akira sarebbe rimasta per sempre nella mia memoria, ma in quel momento dovevo guardare avanti e fare ciò per cui i Valar mi avevano inviato sulla Terra di Mezzo.
-Date il segnale alle truppe, iniziamo a muoverci verso la porta di Erebor.- esclamò Bard ad un capitano elfico, il quale soffiò all'interno di un corno per avvisare l'intera armata.
Affiancata dai due sovrani, percorsi le strette vie di Dale, per poi infine uscire dalle mura della città dirigendomi dritta verso la Montagna. Le truppe si schierarono davanti alla porta, aprendo le file per consentirci il passaggio. La porta di Erebor era stata sbarrata da un muro di macigni, sulla cui cima, riparata da un alto parapetto, vi era la compagnia di Thorin Scudodiquercia.
I Nani indossavano le antiche armature della loro stirpe, per nulla intaccate dal tempo trascorso in mezzo alla polvere ed alle ragnatele. I loro volti erano tesi ed intimoriti, tutti tranne quello di Thorin: aveva uno sguardo freddo e pieno di rancore; sul capo indossava la corona del Re. L'Erede di Durin non sembrava preoccupato dalla presenza di un esercito di Elfi di fronte al suo regno appena riconquistato, anzi si reggeva in piedi ritto e fiero.
Il suo sguardo era fisso su di noi.
Dopo aver sorpassato l'ultima fila di Elfi, salimmo alcuni grandini, i quali erano affiancati da due imponenti statue di antichi sovrani nanici, arrivando infine ad un piccolo spiazzo esattamente al di sotto del grande muro.
Improvvisamente Thorin impugnò l'arco di Kili e scoccò una freccia diretta verso Thranduil: senza pensarci due volte chiamai la Fiamma e riuscii a deviare la freccia, che cadde a poca distanza da uno zoccolo anteriore del megacero.
-La prossima ve la conficco negli occhi!- esclamò Thorin incoccando un'altra freccia e suscitando l'esultanza dei suoi compagni.
Thranduil rimase per qualche istante scioccato dall'attacco del Nano, ma poco dopo la sorpresa si tramutò in collera: abbassò leggermente il capo, e tutti nello stesso istante i suoi arcieri impugnarono gli archi ed incoccarono le frecce, pronti a tirare all'ordine del loro sovrano.
I Nani si rifugiarono velocemente dietro il parapetto, eccetto Thorin che rimase immobile con l'arco ancora teso. Se avesse tirato quella freccia avrebbe condannato a morte sé stesso ed i suoi compagni, ed io avrei fatto in modo che non colpisse il bersaglio. Dopo alcuni istanti di silenzio, Thorin decise di deporre l'arma, seguito successivamente dagli Elfi arcieri.
-Siamo venuti a dirvi che il pagamento del vostro debito è stato offerto e accettato.- disse Thranduil con tono di sfida.
-Quale pagamento? Io non vi ho dato nulla, non avete nulla.- rispose sicuro Thorin.
Guardai Bard incitandolo con lo sguardo a mostrare al Nano ciò che Bilbo ci aveva consegnato.
-Abbiamo questa.- annunciò l'Uomo prendendo da una tasca della giacca il Cuore della Montagna e sollevandola verso la porta.
-Hanno l'Arkengemma ... Ladri! Come avete ottenuto il cimelio della nostra casata?! Quella pietra appartiene al Re!- esclamò Kili furioso.
-E il Re può averla, con la nostra benevolenza. Ma prima deve onorare la sua parola. - rispose Bard riponendo la gemma nella tasca.
-Ci considerano stupidi ... è una astuzia, una lurida menzogna. L'Arkengemma è in questa Montagna! È un trucco! - gridò il Re non credendo ai propri occhi ed alle diplomatiche parole di Bard.
-N-non è un trucco, la gemma è vera. Gliel'ho data io.
Bilbo. Cosa ci faceva sul muro in mezzo ai Nani? Come aveva fatto a raggiungerli senza essere visto dai numerosi soldati? Provai ancora una volta quella strana sensazione che mi strinse il cuore, non poteva essere una coincidenza. Ma in qualunque modo ci fosse riuscito, doveva andarsene presto da lì: l'ira di un Nano, specialmente di Thorin, avrebbe potuto essergli fatale.
-Tu... - sussurrò Thorin, come se avesse ricevuto una pugnalata alle spalle.
-Era la mia quattordicesima parte.- continuò lo Hobbit.
-Tu mi deruberesti?
-Derubarti? No. Sarò uno scassinatore ma mi piace pensare di essere onesto. Sono disposto a lasciare che sia la mia unica pretesa.
-La tua unica pretesa ... la tua pretesa. Non hai alcuna pretesa su di me miserabile mezza tacca! - Thorin era fuori di sé per la collera, iniziai a temere veramente per la vita di Bilbo.
-Avevo intenzione di dartela , molte volte volevo farlo ma...
-Ma cosa ladro?
-Tu sei cambiato Thorin. Il Nano che ho conosciuto a casa Baggins non si sarebbe mai rimangiato la parola, non avrebbe mai dubitato della lealtà dei suoi familiari!- Bilbo aveva ragione, Thorin non era più lo stesso da quando si era rimpossessato della Montagna: la malattia del Drago doveva aver preso il controllo su di lui.
-Non venirmi a parlare di lealtà! Gettatelo giù dal bastione!- ordinò il Re ai suoi compagni, ma essi indietreggiarono : non avrebbero mai ucciso Bilbo, anche perché sapevano che lo Hobbit, sebbene li avesse traditi, dopotutto aveva ragione.
Thorin cieco dalla rabbia prese per un braccio Fili, il quale si divincolò dalla presa dello zio.
-Non mi avete sentito? Bene, lo faccio da solo.- Thorin afferrò con violenza Bilbo, scacciando gli altri Nani che tentarono di proteggerlo dalla sua furia.
Lo spinse da solo sul bastione, Bilbo non era abbastanza forte per scappare dalla sua presa. Evocai di nuovo la Fiamma, che iniziò a plasmarsi sotto forma di ali: Thorin non sarebbe riuscito a buttarlo giù dal muro, ero sufficientemente veloce per afferrare al volo Bilbo prima che toccasse il suolo.
-Maledetto lo Stregone che ti ha inserito in questa compagnia! - esclamò Thorin, ormai sul procinto di dare a Bilbo l'ultimo strattone.
Lasciai le redini, pronta a balzare per salvare il giovane Hobbit, ma sentii la mano di Thranduil posarsi sul mio braccio. Mi voltai di scatto verso di lui, perché voleva trattenermi? Il suo volto era rilassato, come se non temesse affatto per la vita di Bilbo.
Infatti dalle schiere di Elfi avanzò Mithrandir, l'unico a cui Thorin avrebbe potuto dare ascolto.
-Se non ti piace il mio scassinatore ti prego di non danneggiarlo, restituiscilo a me! Non stai facendo una splendida figura come Re Sotto la Montagna, dico bene Thorin figlio di Thrain? - disse l'Istari arrivandomi accanto.
Thorin mutò subito espressione, sembrava aver ripreso il controllo di sé: lasciò andare subito Bilbo, che iniziò a calarsi velocemente dal muro con l'aiuto di una robusta corda.
-Mai più farò accordi con gli Stregoni, o coi vermi della Contea!- esclamò infine il Nano.
-Abbiamo risolto? La restituzione dell'Arkengemma per ciò che è stato promesso.- gli chiese Bard.
-Perché dovrei ricomprare quello che era mio di diritto?- domandò a sua volta Thorin, guardando impaziente verso le colline circostanti.
Che cosa stava aspettando? Ormai avrebbe dovuto accettare lo scambio se voleva rimanere vivo.
-Tieni la pietra, vendila. Ectelion di Gondor pagherà una bella somma.- suggerì Thranduil a Bard, suscitando subito la reazione di Thorin.
-Vi ammazzo! Lo giuro vi ammazzo tutti!
-Il tuo giuramento non vale niente. Ho sentito abbastanza ...- disse ormai spazientito il Re degli Elfi Silvani, ordinando agli arcieri di mirare.
-Thorin deponi le armi, apri queste porte. Questo tesoro porterà alla tua morte!- esclamò Gandalf.
-Thorin non possiamo vincere questa battaglia ... - bisbigliò Balin.
Ma il Nano non voleva desistere, era deciso a tenersi il suo tesoro anche al costo della sua stessa vita.
-Rifletti bene su ciò che stai facendo Thorin, sei ancora in tempo per tornare indietro e discutere in modo pacifico.- cercai di convincerlo anche io, schierandomi definitivamente dalla parte di Thranduil e degli Uomini del Lago.
-Avevo ragione su di voi, alla fine avete deciso da che parte stare. Voi non siete la nostra Custode, né lo siete mai stata. Non avete mai fatto parte della compagnia, siete come un'estranea per me.
Le sue parole mi colpirono come pesanti macigni: credevo di aver conquistato la sua fiducia, ma a quanto pare era stata pura finzione.
-Dacci la tua risposta: avrai pace ... o guerra?- chiese infine Bard, quella era la sua ultima domanda.
Calò un silenzio snervante, in attesa della definitiva risposta di Thorin. Egli guardò ancora verso le colline, dalle quali comparve un Corvo della Montagna che si posò vicino a lui. Il suo sguardo si accese di una nuova luce, aveva preso la sua decisione.
-Avrò guerra.
Dalle colline si levò il suono di un corno e all'orizzonte iniziò a comparire un esercito di Nani rivestito di pesanti armature di ferro: Thorin non aveva fatto altro che prendere tempo in attesa di rinforzi.
-Piediferro ... - sussurrò Mithrandir.
Dain II Piediferro, Signore dei Colli Ferrosi, cugino di Thorin, era giunto alla Montagna con cinquecento Nani per difendere Erebor da quelli che considerava i suoi naturali nemici. Guidava il suo esercito a cavallo di un cinghiale corazzato e brandiva un pesante martello, mentre sul capo portava un elmo con un'alta cresta, al quale erano fissate due zanne di cinghiale che decoravano la folta barba rossiccia.
Al suo arrivo la compagnia di Thorin esultò piena di nuova speranza per la loro vittoria, mentre Thranduil fece rischierare le sue truppe.
Dain si avvicinò abbastanza per riuscire a farsi sentire, ma non sembrava propenso ad alcuna trattativa.
-Buongiorno, come andiamo tutti? Ho una piccola proposta, se non vi dispiace concedermi qualche minuto del vostro tempo: potreste considerare ... di andarvene in malora?! Tutti voi, ora ora.
-Non reagite! - gridò Bard ai suoi uomini, i quali erano indietreggiati intimoriti.
-Oh avanti lord Dain!- Mithrandir si fece avanti, attirando subito la sua attenzione.
-Gandalf il Grigio e, da quello che vedo, Belthil la Custode ... dite a questa marmaglia di andarsene, o annaffierò il terreno con il loro sangue!
-Non c'è bisogno di una guerra tra Nani, Uomini ed Elfi! Una legione di Orchi giace sulla montagna, ritira la tua armata!- esclamò Gandalf tentando ancora di trovare una soluzione pacifica.
- Sebbene abbia buoni rapporti con la Custode, non mi ritirerò davanti a un Elfo qualsiasi, tantomeno da questo indifferente folletto dei boschi al suo fianco! Non desidera altro che sfortuna per il mio popolo. Se sceglie di mettersi tra me e i miei familiari, gli spacco quella testolina in due! Vediamo se dopo ghigna ancora. - Dain provava ancora odio verso il mio popolo, soprattutto nei confronti di Thranduil che aveva voltato le spalle ai Nani quando Smaug aveva conquistato Erebor.
-Dain torna!- dissi mentre si allontanava incitando i suoi soldati per l'imminente battaglia.
-Che avanzino! Vediamo fin dove arrivano. - esclamò Thranduil di modo che Dain potesse sentirlo.
-Credi che mi importi un cane morto delle tue minacce, principessa dalle orecchie appuntite?- rispose il Signore dei Colli Ferrosi - Sentito ragazzi? Ci siamo! Diamo a questi bastardi una bella batosta!- gridò infine ai Nani.
-Fai ritirare i tuoi uomini, ci penso io a Piediferro e alla sua marmaglia.- ordinò Thranduil a Bard, iniziando poi ad impartire ordini.
Dalle schiere dei Nani entrarono sul campo alcune macchine da guerra, seguite da soldati che cavalcavano arieti; gli Elfi erano pronti a scoccare le frecce.
-Thranduil non farlo, questa è una pazzia! Risparmia i tuoi soldati per quando arriverà l'armata degli Orchi!- lo implorai, ma egli non mi diede retta.
Diede l'ordine di tirare e le frecce abbandonarono gli archi degli arcieri, iniziando a volare verso i Nani. Nello stesso momento i figli di Durin lanciarono dalle loro macchine diversi dardi piroettanti, troppi per riuscire a fermarli tutti con la Fiamma; i dardi rimasti spezzarono le frecce e caddero sulla prima fila di Elfi, causandone la morte.
Pieno di rancore, Thranduil diede ancora l'ordine di tirare, ma si ripeté lo stesso risultato: molti Elfi morirono sotto il mio sguardo impotente.
Iniziai a sentire il sangue cominciare a ribollirmi nelle vene, desideravo vendetta per quei miei consanguinei.
I cavalieri d'arieti arrivarono come una ondata impetuosa, riuscendo a saltare le prime file, ma più si addentravano tra i soldati di Thranduil, più per gli Elfi era facile accerchiarli e abbatterli con le lance. Lentamente i Nani venivano messi in crescente difficoltà, l'abilità degli Elfi Silvani nel combattimento corpo a corpo era nettamente superiore: si muovevano in piccoli gruppi di tre, composti da un arciere e due spadaccini che avevano il compito di difendere l'arciere e permettergli di tirare.
Ma all'improvviso il terreno iniziò a tremare.
Nani ed Elfi cessarono di combattere all'istante, tutti si voltarono verso le colline a Sud da cui provenivano tremendi versi: da esse uscirono fuori degli enormi vermi che sbriciolavano la terra, come se fosse morbido pane.
-I Mangiaterra. - sospirai capendo di aver sottovalutato le forze del Male.
Quegli esseri si ritirano all'interno delle colline, consentendo ad una infinita moltitudine di Orchi di uscire dai fori che avevano creato.
L'armata di Sauron era arrivata.
ANGOLO DELL'AUTRICE
Scusatemi tantissimo per il ritardo :(
Vi consiglio di passare a leggere le storie di LucyBluacqua, meritano davvero un'occhiata!!
Bacioni
Giulia :3
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