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Capitolo 21


CONSIGLIO PER LA LETTURA: “Run boy run” di Woodkid.
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Dopo aver recuperato le mie armi, uscimmo velocemente dalla fortezza, che ritornò ad essere abbandonata. Con l’aiuto di Elrond accompagnai Galadriel, la quale stentava a reggersi in piedi, fino al cavallo del Re mentre Saruman si allontanò nella foresta da solo, diretto verso i confini di Mordor. 

-Devi raggiungere Mithrandir, segui le tracce della slitta di Radagast, ti condurranno alla sua dimora nella zona ancora sana del Bosco. - mi suggerì il Signore di Imladris salendo a cavallo dietro alla Dama per sorreggerla durante la cavalcata.

-Grazie mellonamin  (amico mio), ti sono debitrice.

-Quando i tempi saranno più tranquilli avremo modo di ringraziarci a vicenda, ed anche di parlare di alcune questioni riguardanti il tuo legame con Sauron … ma adesso una battaglia ti attende. Erebor non deve cadere nelle mani del Nemico, conosciamo i pericoli che ne verrebbero. - Elrond mi prese una mano e la baciò dolcemente, per poi afferrare le redini preparandosi a partire - Ci rivedremo presto Belthil, aa’ lasser en lle coia orn n’omentha gurtha. (Che le foglie del tuo albero della vita mai appassiscano)

-Aa’ menle nauva calen ar’ta hwesta e’ ale’quenle  (Possano le tue strade essere verdi e possa il vento accompagnarti). Prenditi cura di lei … - dissi riferendomi a Galadriel.

-Non preoccuparti, si riprenderà.

E dopo un ultimo cenno di saluto, Elrond spronò il cavallo e partì insieme a Galadriel per Lothlorien. Quando furono ormai lontani cominciai ad inseguire le tracce di Radagast, correndo veloce nel bosco e scansando i rami spinosi nelle piante. Più andavo avanti, più le foglie degli alberi iniziavano ad apparire meno grigie, i tronchi non erano più avvolti dai rovi, si riusciva a respirare con minore fatica. Arrivai di fronte ad una piccola casa, interamente costruita sui rami di una grossa quercia; anche se appariva non molto stabile, rappresentava a pieno la particolare personalità dello Stregone che vi abitava. Vicino all’ingresso vi era un esile arbusto, sul quale era stata costruita una piccola casetta per gli uccelli, mentre le radici dell’albero ospitavano diverse tane di piccoli animali selvatici, tra i quali numerosi ricci.

Dal retro della casa sentii provenire alcune voci, sicuramente appartenenti ai due Istari. Li raggiunsi arrivando alle spalle di Radagast, il quale aveva ceduto il suo bastone a Gandalf: era fatto di robusto legno di quercia e la parte superiore riprendeva la forma dei rami di un albero, tra i quali era incastonata una pietra azzurra dalla forma squadrata.

-Belthil! - esclamò sorpreso lo Stregone Grigio. 

Non riuscii più a trattenermi e corsi ad abbracciarlo. Lui era vivo, era sopravvissuto a Sauron, al diavolo il contegno.

-Non sai quanto sono felice di rivederti sano e salvo.- dissi senza interrompere l’abbraccio.

-Ed io sono altrettanto felice di rivederti ancora in piedi con tutte le tue forze. Ho visto lo spirito di Sauron attraversare il cielo diretto a Mordor, finalmente è stato cacciato da Bosco Atro.

-Ma non è ancora finita, il suo esercito è in marcia verso Erebor e deve essere fermato ad ogni costo.- affermai allontanandomi da lui.

-Cosa avete in mente di fare? - mi chiese Radagast.

-Combattere.- risposi appoggiando la mano sul fodero della mia spada.

-Io sono con te.- disse deciso Mithrandir.- Amico mio ci necessita il tuo cavallo!- esclamò rivolto allo Stregone Bruno, per poi cominciare ad incamminarsi verso di esso.

-Mithrandir aspetta …

L’Istari si voltò verso di me, chiedendomi se ci fosse qualcosa che non andava. Io abbassai lo sguardo e portai una mano al fianco, dove in una tasca portavo l’Anello di Fuoco. Era sempre stato lì, come un pesante fardello, e la tentazione di indossarlo era stata molto forte. Con Narya in mio possesso avrei potuto essere la vera Custode di cui la Terra di Mezzo aveva bisogno, avrei potuto governarla come una regina. Dopotutto ero nata per regnare su Dormor, nelle mie vene scorreva sangue reale.

Gandalf si avvicinò lentamente a me, afferrandomi dolcemente la mano. Aveva capito tutto.

-Dammi retta, è meglio che lo prenda io. - mi disse riprendendosi l’Anello.

All’inizio venni pervasa dall’istinto di attaccarlo, di proteggere ciò che mi aveva ceduto a Dol Guldur, ma improvvisamente mi sentii più leggera, non avevo più quella brama di potere che mi aveva stretto il cuore. Sapevo di aver fatto la cosa giusta nel lasciarglielo prendere.

-Adesso possiamo partire.- affermai superando Mithrandir e salendo velocemente a cavallo.

Era strano cavalcare per la prima volta  un cavallo che non fosse Akira, era come se qualcosa fosse fuori posto. Akira aveva significato tanto per me e il dolore per la sua perdita era ancora recente, tanto da indurmi a scendere dalla sella e percorrere la strada a piedi. Volare era fuori discussione.

-Ti seguirò correndo.- dissi a Gandalf mentre saliva in sella sul cavallo di Radagast, il quale ci salutò da lontano per poi entrare nella sua dimora.

Infine lo Stregone Grigio spronò il cavallo al galoppo ed io iniziai a correre a velocità sufficiente per stargli a fianco. I miei piedi si muovevano a tempo con gli zoccoli del cavallo, il vento mi sferzava la pelle del viso e mi scompigliava i capelli.

Percorremmo diverse miglia senza incontrare alcun esercito, sembrava essersi dissolto nel nulla. Un brivido mi percorse la schiena, avevo un brutto presentimento.  Io e Gandalf ci lanciavamo diversi sguardi carichi di preoccupazione: come era possibile che intere legioni di Orchi fossero scomparse senza lasciare alcuna traccia?

Finalmente arrivammo alle pendici della Montagna Solitaria, davanti alla quale si ergevano le rovine della città di Dale. Prima dell’arrivo di Smaug era stata una città fiorente e ricca, grazie anche al commercio con i Nani di Erebor e gli Elfi Silvani di Bosco Atro, ma il Drago aveva distrutto ogni cosa con le sue fiamme. Gli Uomini che vi abitavano furono costretti ad abbandonare la città e ne fondarono una nuova sul Lago Lungo, Esgaroth. Tutto era rimasto esattamente come era dopo l’attacco di Smaug: le case semi-distrutte dal fuoco, le alte torri campanarie crollate, il palazzo del Governatore senza quasi più la sua cupola.

Ma non era disabitata come avevo immaginato: gli Uomini del Lago erano tornati nella loro città, e non erano soli. Da lontano riuscivo a vedere chiaramente lunghe file di Elfi che riempivano le strette vie che portavano al palazzo centrale. Elfi che indossavano armature dorate e lunghi mantelli scuri come le cortecce degli alberi. Elfi che conoscevo bene.

-Dobbiamo avvertirli dell’enorme minaccia che incombe su di loro, ma non sarà facile arrivare fino al palazzo …- disse Gandalf rallentando l’andatura del cavallo.

-Vai avanti tu, ti lasceranno sicuramente passare. Io ti raggiungerò seguendo una via secondaria, farò in modo che nessuno si accorga della mia presenza.

-Perché mai dovresti farlo? Tu sei la Custode, le guardie elfiche non ti opporranno alcuna resistenza.

-Io non ne sarei così sicura …- sospirai guardando l’Istari dritto negli occhi. -Ti raggiungerò presto, non preoccuparti. Adesso vai, avverti i loro superiori del pericolo!- esclamai infine dando una pacca al suo cavallo per farlo partire.

Pochi minuti dopo vidi Gandalf entrare nelle mura della città e farsi largo tra la folla nelle strade, diretto verso il palazzo. Avrei dovuto iniziare ad avvicinarmi anche io, ma rimasi ferma a guardare Dale da lontano. Sapevo bene chi avrei incontrato se fossi entrata in quella città, qualcuno che probabilmente non aveva alcuna intenzione di rivedermi. Ma Uomini ed Elfi correvano lo stesso pericolo, ed io non li avrei abbandonati prima della battaglia.

Feci un respiro profondo, cercando di mettere da parte tutte le mie indecisioni, prima di correre velocemente ai piedi delle mura dove non vi erano vedette. Appoggiai le mani al muro di pietra davanti a me, cercando dei punti di appoggio tra le crepe dei mattoni; volando avrei attirato troppa attenzione, quello era l’unico modo di entrare a Dale. Iniziai lentamente a scalare le mura, rompendo la pietra a mani nude per crearmi punti di appoggio dove non vi erano. Quando arrivai in cima, con le nocche sanguinanti, saltai sul tetto di una abitazione vicina, facendo attenzione a non far crollare il tetto pericolante. Continuai a saltare silenziosamente da una casa all’altra, quando nelle vie sottostanti non passava nessuno, ma più mi avvicinavo al palazzo più era difficile trovare strade deserte. Decisi di entrare furtivamente in una casa abbandonata, dove trovai un vecchio mantello impolverato dal cappuccio abbastanza grande per coprirmi il volto: mi sarei confusa tra la folla. Indossai il mantello togliendo prima lo spesso strato di polvere che lo ricopriva, per poi uscire dalla porta dell’abitazione nel momento esatto in cui passavano più persone in strada.

Nessuno fece caso a me, perciò continuai a camminare a testa bassa cercando di non incrociare lo sguardo di chi veniva dalla direzione opposta. Riuscii ad arrivare ai piedi del palazzo, esattamente sotto alla cupola semi-crollata, ma più avanti vi erano numerose guardie, per cui mi appoggiai al muro come se dovessi attendere qualcuno prima di oltrepassare il cordone di Elfi soldati. In realtà utilizzai i sensi potenziati dalla Fiamma per riuscire a sentire se qualcuno fosse nella sala del palazzo sottostante alla cupola, e fortunatamente riconobbi la voce di Mithrandir.

Stava discutendo animatamente riguardo alla posizione strategica di Erebor, Regno dei Nani pericolosamente vicino all’antico Regno oscuro di Angmar: era riuscito a farsi condurre dai comandanti dei due popoli, i quali però non sembravano dargli retta.

Avevano bisogno di una maggiore motivazione.

Mi tolsi di scatto il mantello e chiamando mentalmente la Fiamma feci un balzo verso l’alto, abbastanza da poter atterrare in quella sala esattamente al fianco di Gandalf.

Alzai lo sguardo lentamente, incontrando prima lo sguardo sorpreso di un uomo, il quale aveva fatto un passo indietro per lo spavento ed aveva portato una mano sull’impugnatura della sua spada.

Poi vidi lui.

Dopo più di tre secoli rividi quei lunghi capelli biondo chiaro, quelle folte sopracciglia, quegli occhi azzurri come il cielo ma freddi come il ghiaccio.

Thranduil.


ANGOLO DELL’AUTRICE
Salve :)
So che molti di voi aspettavano questo momento, ma ho deciso che gli avrei dedicato un intero capitolo, per il quale ci impiegherò probabilmente più tempo del solito  (non odiatemi, semplicemente ci tengo che venga bene).  Nel frattempo però mi piacerebbe sapere cosa ne pensate e che cosa credete che avverrà tra Belthil e Thranduil ;)
Bacioni
Giulia :3



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