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XX

a b e l

Talìa cade a terra con un forte tonfo non appena James dice fra i denti: «Scelgo la porta a destra.» Questa si apre con un click, e Giano scompare nel nulla, mentre io mi affretto a raggiungere la mia amica. La rabbia sul volto di James evapora quando si volta a guardare Tal, e si affretta anche lui a raggiungerla, inginocchiandosi accanto a lei.

«Talìa! Talia!» la chiama più volte, scuotendo le sue spalle, ma lei non si muove «Che le succede?!»
«Non lo so, James!» esclamo, abbastanza in panico anche io.

Improvvisamente la temperatura si alza notevolmente, e il corpo di Talìa inizia ad emettere vapore, alcuni ciuffi dei suoi capelli neri prendono fuoco, e lei inizia a tremare eccessivamente.

«Oh, no...» dice James, la paura viva nelle sue iridi «So cos'ha, cioè non proprio! Ma so che Davis riesce a calmarla!» dice.

«Come?!» gli chiedo, guardando preoccupato Talìa, cercando di provare a sdraiarla a pancia in su, prendendole poi le gambe per alzargliele.
È quello che si fa quando una persona sviene, alzarle le gambe per far sì che il sangue fluisca più velocemente al cervello, giusto?
Ma non appena tocco la sua pelle vengo come risucchiato da un tornado e catapultato su una spiaggia.

Sbatto diverse volte le palpebre, per lasciare che le mie iridi si abituino alla luce del sole, e vedo una donna per terra, fradicia dalla testa ai piedi, i capelli le ricadono sul viso, intrecciati con diverse alghe. Indossa una tunica greca a motivi floreali, anche questa completamente bagnata. In piedi davanti a lei ci sono Percy, Talìa e una ragazza dai capelli rossi che credo di aver già visto. Dovrebbe avere all'incirca la mia età.

La ragazza parla con Talìa, mentre quest'ultima ha gli occhi fissi sulla donna. Distoglie un secondo lo sguardo, rivolgendolo all'amica, e la donna si alza velocemente, e con un rapido movimento della mano scaglia un qualcosa di affilato e appuntito contro Talìa.

«No!» esclamo, avvicinandomi nel tentativo di fermarla.

Ma la ragazza dai capelli rossi è veloce, e spinge via Talìa, venendo trafitta dritta al cuore dall'arma della donna. La ragazza cade a terra, il petto che si tinge pian piano di rosso.

«Lily!» sento un'altra voce, e vedo Albus accorrere verso la ragazza, prendendola fra le braccia e piangendo sul suo corpo.

Poi le immagini iniziano a farsi più distorte, e l'ultima cosa che sento dire da Lily sono queste parole «Obliviali. Non voglio che soffrano a causa mia. Mamma, papà, James... fallo per me, Albus, promettimelo.»

Lascio la presa su Talìa, guardandola sconvolto, ricordandomi della ragazza del suo ricordo. Lily Luna Potter, Grifondoro del quinto anno. La sorella minore di Albus e James. Ma James...

Giano ha detto a James che gli era stato rubato un ricordo, e sono convinto che fosse proprio questo ciò che intendeva. Qualcuno ha obliviato James, portandogli via il ricordo di sua sorella. E lui ha scelto la porta a destra, ha scelto di non ricordare per non far correre rischi a Talìa, che è per lui come una sorella...

«Diamine, Victor, aiutami!» esclama James, riportandomi sulla terra. Ha le mani ustionate per il contatto con il corpo di Talìa, ma nonostante il fuoco continua a dargli schiaffetti sulle guance, cercando di farla riprendere.

«Ho un'idea!» esclamo, decidendo che avrei chiesto chiarimenti più tardi alla diretta interessata, e mi affretto a tirare fuori dallo zaino di Talìa la cosa che mi ha salvato qualche giorno fa, quando Ladone mi ha quasi ucciso: la tela di Penelope.

Copro il corpo di Talìa con la tela, che al primo contatto inizia a brillare, e un'aura dorata cosparge l'oscurità che ci circonda. La temperatura torna normale, e lentamente Talìa inizia a svegliarsi. James si poggia contro la parete, respirando profondamente e rivolgendo la testa al soffitto. Io penso ancora a come e perché io sia riuscito ad entrare in un ricordo così nascosto nella mente di Talìa.

«Cosa... cos'è successo?» chiede Talìa, come se si fosse appena svegliata da un brutto sogno.
«Niente di che, stavo solo per avere un infarto. Tu come te la passi?» gli dice James, portandosi il ciuffo di capelli castani all'indietro.

«La porta...?» Talìa non riesce a formulare una frase di senso compiuto.
«Andremo a destra.» le dico, e lei annuisce, stringendo i lembi della tela di Penelope, che brilla ancora, ma di una luce più fioca.
«E questa?» chiede.

«Ti ha salvato la vita, ti prego di non farlo mai più, o almeno avvisaci quando sta per succedere.» dice James, guardandola «Mi hai fatto spaventare a morte.»

«Mi... mi dispiace.» dice «Hai scelto la porta a destra...» Talìa guarda James.
«Non avrei mai permesso che ti accadesse qualcosa.» gli dice lui, aiutandola a sedersi «Sei come una sorella per me.»

Talìa sembra essere trafitta da un pugnale a quelle parole, e riesco a sentire il suo stato d'animo, come se fosse anche il mio. Come una connessione fra noi.
«Sono comunque arrabbiato con te, ma quando vorrai dirmi la verità... sono qui.» sospira lui.

La Grifondoro mi guarda attentamente, come se volesse sapere se ho davvero visto ciò che effettivamente ho visto. Io distolgo lo sguardo, alzandomi e spolverandomi i pantaloni.
«Meglio se andiamo, non è sicuro stare nello stesso posto per troppo tempo.» dico.

James aiuta Talìa ad alzarsi, raccogliendo la tela di Penelepe, ma le ginocchia di Talìa non reggono, e sarebbe caduta nuovamente a terra se James non l'avesse afferrata, facendo cadere però la tela.

«Non possiamo procedere se lei sta così.» dice James, portandosi un braccio di Talìa attorno alle spalle. Io raccolgo la tela da terra, aprendola e osservando le scene ricamate su di essa con filo d'oro: Odisseo che assieme a suo figlio, Telemaco, scaccia i Proci, liberando Itaca e la sua regina.

«Sto bene...» mormora Talìa, con lo stesso colorito di uno zombie.
«Sì, certo, ed io sono un ragazzo responsabile.» dice James, con il suo solito tono ironico.

«Metti questa.» avvolgo la tela sulle spalle di Talìa, poi attorno al suo collo come una sciarpa e anche sulla testa, come una sorta di hijab molto arrangiato. Talìa sembra rinvigorire. «Immaginavo, c'è un motivo se Odisseo te l'ha data. Ti serve per darti forza.» le dico, e Talìa toglie il braccio dalla spalla di James, riprendendo a poco a poco il suo normale colorito.

Penso all'elmo che il re di Itaca mi ha consegnato, dicendomi che quello era un dono fattogli dalla dea Atena, e mi chiedo a cosa mai potrebbe servirmi. Forse mi aiuterà a prendere qualche importante decisione.

Sentiamo un rumore parecchio inquietante provenire dal corridoio alle nostre spalle, e ci voltiamo per guardare nell'oscurità, ma non vediamo nulla.

«Direi di metterci in cammino, che dite?» dice James, e tutti ci troviamo d'accordo. Così imbocchiamo la strada a destra, quella che ci condurrà a ciò che stiamo cercando, ma lascerà James ancora a brancolare nel buio.

꧁ ꧂

Saranno forse due ore che camminiamo senza meta, aspettando un aiuto dagli dei che però non arriva. Vorrei prendere da parte Talìa e chiedergli spiegazioni su Lily, ma la presenza di James non me lo permette. Lo farò non appena sarà possibile.

«È impossibile orientarsi in questo labirinto, le strade sono tutte uguali!» esclama James.
«Teseo ci è riuscito grazie al filo di Arianna.» dice Talìa.

«La profezia dice che dobbiamo trovarlo se vogliamo trovare Leo e gli altri.» penso ad alta voce, ripetendo i versi della profezia nella mente: l'arco, la tela, l'elmo del mitico re
non adatti a condurli nel labirinto intricato,
ma a trovare il magico gomitolo di lana.

«Dove potrebbe mai essere questo filo?» chiede James, continuando a camminare davanti a noi, facendo luce con la sua bacchetta.

«Secondo la leggenda, Arianna, principessa di Creta, si innamorò di Teseo quando lui giunse a Creta per uccidere il Minotauro che si trovava nel labirinto sotto il castello, proprio il labirinto in cui siamo adesso.» comincia a raccontare Talìa «Per far si che Teseo tornasse indietro sano e salvo, Arianna gli diede un gomitolo di lana per poter segnare la strada che percorreva e riuscire poi a tornare indietro.»

«Questa principessa è ancora viva? Forse ha lei il suo filo.» dice James.
«Il mito racconta che Arianna fuggì con Teseo e gli ateniesi, ma lui la addormentò e poi la scaricò sull'isola di Nasso.» risponde Talìa.

«Che stronzo!» esclama James, indignato.
«Condivido...» do man forte al Grifondoro.

«Aspettate! Non ho ancora finito.» dice Talìa «Arianna si risvegliò sull'isola, da sola, e pianse mentre vedeva la nave di Teseo allontanarsi. Non si sa per quale motivo lui l'abbia lasciata lì. Fatto sta che soffrì a lungo, ma qualche giorno dopo Dioniso giunse su quella stessa spiaggia.»

«Ma chi, il Signor D?» chiedo, alzando entrambe le sopracciglia.
«Il signore paffuto e ubriaco che è il direttore del Campo?» chiede James.

«Sì, ragazzi. Ma non era così come lo conosciamo noi! Era giovane e molto bello. Consolò la povera Arianna, e lei dimenticò Teseo, innamorandosi del giovane Dioniso. Quando lui divenne un dio, rese anche Arianna immortale, e i due si sposarono e vissero per secoli felici e contenti.» conclude Talìa.

«Il Signor D non ci ha mai parlato di sua moglie.» dico, guardando Talìa.
«Forse perché adesso si sta disintossicando per ordine di Zeus. Sua moglie si sentirà sola senza di lui, magari è tornata al suo palazzo, a Creta, o forse sull'isola di Nasso.» dice lei.

«Gli dei possono essere invocati in posti dove è più forte il loro potere.» dico «Se riuscissimo a raggiungere Nasso potremmo invocare Arianna, e chiederle del filo.»

«Mi sembra un ottimo piano, ma non capisco solo una cosa... come arriviamo in un'isola greca, se siamo sotto l'America?» chiede James, domanda piuttosto plausibile.

«Il Labirinto di Dedalo conduce dappertutto: puoi percorrere un metro e trovarti dall'America all'Egitto. Dobbiamo solo capire quando e dove fermarci.» spiego.

«Ragazzi...» dice Talìa, che nel frattempo si è infilata in una stanza dalla quale fuoriesce una forte luce. Io e James la seguiamo, notando uno squarcio su una parete, da cui proviene una leggera brezza marina e il suono delle onde del mare.

«Forse il Labirinto vuole darci una mano.» sorride Talìa, infilandosi nella fessura.
«Aspetta, potrebbe essere pericoloso!» cerco di fermarla, ma Talìa è gia uscita dall'altra parte. James la segue senza pensarci due volte. L'ho detto io che questi due mi faranno impazzire...

«Abel!» esclama Talìa «Sbrigati!»
Mi guardo alle spalle, sentendo ancora quegli inquietanti rumori nei corridoi, e non me lo faccio ripetere una seconda volta. Entro nella fessura, e con difficoltà esco dall'altro lato, bagnandomi i piedi.

Mi guardo intorno, osservando le pareti bianche e rocciose di una grotta. Il sole riflette sulla pietra calcarea, giocando con i colori dell'acqua che vanno dal blu profondo ad un azzurro brillante.

Raggiungo James e Talìa all'estremità della grotta, che è affacciata sul mare. Affianco Talìa, la sua tela scivola giù dai suoi capelli corvini, sfilata via dal vento leggero, e rivolgo anche io lo sguardo verso l'orizzonte. Siamo su una scogliera piuttosto alta, e da qui si scorge tutto il panorama: poco più su di un porto, a diversi chilometri di distanza, tante abitazioni di un bianco accecante sono ammassate le une sulle altre, e la piccola cittadina è circondata solo dal verde delle montagne.

«Siamo sull'isola di Nasso!» esclama Talìa.
«Come facciamo ad esserne sicuri?» le chiedo.
«Perché quella donna laggiù è vestita come una dea, e penso proprio che ci stia aspettando.» mi sorride Talìa, e cerco di aguzzare lo sguardo, notando una donna in piedi sulla spiaggia, il peplo greco che svolazza, mosso dal vento, così come i suoi capelli color miele.

«Sì, un gioco da ragazzi...» dice James «Peccato che siamo sulla cima di una scogliera e se dovessimo mettere un piede storto potremmo finire sbudellati contro quei cosi laggiù.» dice, indicando di sotto.

Tutti e tre ci affacciamo e deglutisco osservando gli scogli appuntiti che si trovano sotto di noi, sui quali le onde del mar Egeo si infrangono violentemente.
«Vorrei avere la mia scopa in questo momento.» borbotta James.

«Beh, dovrei avere delle corde per calarci giù, qui da qualche parte...» dice Talìa, cercando nel suo zaino senza fondo.
«Aspetta, ho un'altra idea meno rischiosa.» fermo Talìa, prendendo la mia bacchetta.

Chiudo gli occhi, cercando di concentrarmi con tutte le mie capacità. Quello che sto per fare è un incantesimo veramente complicato, che non insegnano ad Hogwarts. Punto la bacchetta su James, pronunciando la formula magica.

«Volo.»pronuncio la formula in latino, e per qualche secondo non succede niente. Poi James inizia a levitare.
«Figo!» esclama «Sto volando!» inizia a fare capriole in aria, entusiasta.

«Ma dove hai imparato a farlo?» mi chiede Talìa, ed io faccio l'incantesimo anche su di lei «I professori non ce lo hanno mai insegnato.»
«L'ho imparato ad Ilvermorny, al mio secondo anno.» dico a Talìa, quando anche io inizio a levitare.

Mi muovo nell'aria con estrema facilità, a differenza dei miei due amici, così afferro prima la mano di Talìa, che faticava a stare in equilibrio, poi la mano di James, riportandolo a testa in su, e mi spingo verso la scogliera, fluttuando.

«È bellissimo!» esclama Talìa «Devi assolutamente insegnarcelo.»
«Come mai ti sei trasferito ad Hogwarts da Ilvermorny?» chiede James, e il mio sorriso scompare, ripensando alla mia infanzia. Scaccio subito via quei pensieri, poiché per mantenere questo incantesimo c'è bisogno di molta concentrazione.

«Motivi personali.» faccio un sorriso forzato a James, e Talìa mi lancia uno sguardo: lei sa che sono stato espulso dalla Scuola di Magia americana.

«Tenetevi forte!» esclamo, e poi mi lancio in picchiata verso la scogliera, trascinando con me i due Grifondoro, le cui urla si mischiano assieme ai soffi del vento «Ma come, avete paura?!» rido.

«ABEL IO SOFFRO DI MAL D'ARIA!» urla James a squarciagola.
«PIU VELOCEEE!» urla Talìa, sovrastando le grida terrorizzate del povero James.

«ABEL LA SCOGLIERA!» James strilla, ed io accelero ancora di più la nostra discesa «CI SCHIANTEREMO!» ma non appena siamo a quasi un metro dalla roccia affilata, risalgo su, assieme ai due, e poi atterriamo dolcemente sulla sabbia chiara della spiaggia.

«È stato...» James prende fiato, con una mano sul petto che si alza e si abbassa velocemente «Orribile!»
«Fantastico!» esclama Talìa all'unisono «Quando lo rifacciamo?»
«Per Merlino, forse era meglio scendere con la corda.» dice James, facendoci ridere.

La mia attenzione viene catturata dalla donna, che crediamo sia la principessa Arianna. Non abbiamo più dubbi quando questa si volta verso di noi, e con una mano ci fa cenno di avvicinarci. Ci scambiamo tutti e tre uno sguardo, poi percorriamo i pochi metri di distanza che ci separano dalla dea.

«Meraviglioso, l'Oceano. Non trovate?» domanda, con lo sguardo fisso sull'orizzonte.
«Emh, si...» prendo la parola, andando dritto al punto «Lei è la principessa Arianna?» le chiedo, e si volta a guardarci. Rimaniamo tutti sbalorditi dalla sua bellezza divina.

Il viso candido e dai dolci lineamenti è incorniciato dai capelli color miele che le ricadono come onde sul petto e sulle spalle. Indossa un peplo color porpora, e fra i capelli ha una coroncina fatta di foglie di vite intrecciate.

«Sono io.» risponde, poi torna a scrutare il mare.
«Lei... sapeva che saremmo arrivati?» le chiede Talìa, dopo qualche minuto di silenzio.
«Certo che sì, miei piccoli eroi. La vostra vita è nelle mie mani.» risponde la dea.
«Spero che lei non sia maldestra, allora...» mormora James. Talìa gli dà una gomitata nelle costole.

«Principessa Arianna, noi abbiamo bisogno del gomitolo di lana che diede a Teseo...» la dea mi interrompe in modo piuttosto maleducato.
«Non nominarmelo nemmeno!» esclama, e tutta la sua apparente calma sparisce magicamente.

«Quello... zotico! Mi ha usata solamente per la gloria! Ah, gli uomini! Ti cercano solo quando hanno bisogno, e poi ti scaricano su un'isola sperduta come se nulla fosse!» Arianna sembra parecchio arrabbiata.
Talìa si schiarisce la voce, poi ci sussurra: «Parlo io.»

«Principessa, ha proprio ragione!» sbuffa Talìa, in modo teatrale «A volte gli uomini si comportano proprio da zoticoni!» esclama, e io e James ci scambiamo uno sguardo contrariato.

«Finalmente qualcuno che mi capisce!» Arianna sembra sollevata.
«Però ci sono uomini valorosi, come Dioniso, che l'ha salvata da quest'isola.» dice Talìa, ma non va come sperava.

«Dei, lui è ancora peggio!» esclama, infuriata.
«Ma... ma come?» mormora Talìa.
«Parli tu, eh...» le lancio un occhiataccia.

«Mi ha salvata da quest'isola, mi ha resa immortale e poi mi ha abbandonata di nuovo per disintossicarsi al Campo Mezzosangue!» esclama, arrabbiata e triste «Gli uomini sono tutti uguali...» tira su col naso, ma non versa alcuna lacrima.

«Principessa, io le assicuro che il Signor D non vede l'ora di tornare da lei.» cerco di salvare la situazione, una dea infuriata è l'ultima cosa che ci serve.
«Bugie!» risponde Arianna, affranta.

«Non stiamo mentendo!» esclama Talìa, prendendo una mano alla dea «Il Signor D... Voglio dire, Dioniso è davvero acido con noi semidei, al Campo. Questo perché non vede l'ora di tornare da lei, odia il fatto di essere confinato li e di non poter passare il resto della sua vita immortale assieme a lei. Infondo il tempo della disintossicazione è quasi terminato, giusto?» le chiede.

«Sì... solo altri quarant'anni.» lo dice come se si trattasse di dieci minuti.
«È relativamente poco!» esclama James «Non le costa nulla aspettare per altri quarant'anni, con un panorama come questo poi!»

«Avete proprio ragione, eroi...» Arianna ci sorride, e tutti e tre tiriamo un sospiro di sollievo «Immagino che voi siate qui per il mio filo.» ci chiede, e annuiamo.

«Sì, principessa Ariana. Ci serve il suo magico gomitolo di lana per poterci orientare nel labirinto di Dedalo e poter salvare i nostri amici.» spiego alla dea, poi Talìa prende la parola.

«Si trovano in grave pericolo, prigionieri della ninfa Clori, che vuole usarli per riportare in vita i suoi fratelli e le sue sorelle dall'Ade.» spiega Talìa, e Arianna ci ascolta attentamente.

«La vostra causa vi fa onore, non come quella del mio ex, che voleva solo uccidere il Minotauro per avere la gloria.» dice in tono sprezzante.
«Principessa, mi scusi l'eufemismo, ma il suo ex è proprio uno stronzo.» dice James.

«Hai proprio ragione, ragazzo.» Arianna sorride, e mi trattengo dallo scoppiare a ridere. James fa un occhiolino a me e Talìa, della serie "Ci so proprio fare con le dee, eh?"

«Dove si trova il suo filo?» le chiede Talìa.
«Oh, quello zotico dopo averlo usato per salvarsi la pelle lo ha lasciato nel labirinto sotto il mio palazzo, e non l'ho più ritrovato.» dice Arianna e io alzo gli occhi al cielo.
«Magnifico...» mormora James.

«Non ha proprio idea di chi possa averlo?» le chiede Talìa, e lei fa per pensarci.
«Forse. Qualche secolo fa ho sentito di un eroe che pensava si trovasse proprio nel posto in cui lo zotico del mio ex lo aveva lasciato, cioè a Creta, nel labirinto originario, sotto il mio Palazzo a Cnosso. Ma quell'eroe non è mai tornato...» ci dice Arianna.

«Non voglio sapere il perché.» dice James.
«Io forse lo so...» do voce ai miei pensieri «Creta, il palazzo di Cnosso, il labirinto...»
«Il Minotauro.» conclude Talìa, e Arianna annuisce.

«Probabilmente è nelle grinfie di quel mostro. Se lo volete, dovete andare a prendervelo. Io posso solo aiutarvi ad arrivare a Creta in pochi minuti.» ci dice Arianna.

«Glie ne saremmo grati.» le dico, cercando di non pensare a quello che ci aspetta.
«Io le sarei ancora più grato se ci aiutasse anche a combattere il mostro, ma va bene così.» James ride nervosamente.

«Non c'è di che.» dice Arianna, poi si porta due dita alla bocca ed emette un lungo fischio, solo che non è un normale fischio, sembra più il richiamo dei...

«Delfini?» chiede James, strabuzzando gli occhi. Guardo il mare, notando tre delfini che saltano fra le onde, verso la riva.
«Non mi dica che quelli sono i pirati che Dioniso ha trasformato in delfini...» dice Talìa.

«E invece sono proprio loro.» sorride la dea, avvicinandosi alla riva. La seguiamo, fin quando l'acqua non ci bagna le scarpe.
«Cioè, questi prima erano pirati?» fa James incredulo, accarezzando il muso di un delfino che gli sorride, mostrando i denti.

«Esattamente. Vi lasceranno sulla spiaggia a qualche chilometro dal palazzo di Cnosso. Dovete entrare nel palazzo e trovare i bagni di mia madre, l'ingresso del Labirinto originario è proprio lì.» ci dice Arianna, e rimango un po' basito, poi aggiunge «Cercate i delfini!»

«Nel bagno di sua madre?» le chiedo, alzando un sopracciglio.
«È ciò che ho detto! Non perdete tempo in chiacchiere, dovete andare adesso!» esclama la dea, spingendoci in acqua «Tenetevi forte!» ci dice, e saliamo ognuno in groppa ad un delfino.

«Io voglio quello rosa!» esclama James, rubandomi il delfino. Così salgo sul dorso del delfino grigio e non facciamo nemmeno in tempo a salutare la principessa che i tre delfini partono con il turbo, salpando il Mar Egeo alla velocità della luce.

꧁ ꧂

Il viaggio in mare è stato breve ma intenso. Ho rischiato diverse volte di scivolare giù dal dorso del mio delfino da corsa, ma per fortuna sono arrivato sulla spiaggia di Creta tutto intero. Anche Talìa e James scendono dai loro delfini, con l'acqua del mare che ci bagna fino alle ginocchia.

«Ciao ciao delfini! Grazie del passaggio!» James li saluta, agitando una mano, e i delfini ricambiano con i loro versi striduli, facendo capriole in aria e poi rituffandosi in acqua.

«Se non sbaglio, il Palazzo di Cnosso dovrebbe essere da quella parte.» dice Talìa, indicando a Sud, ma la nostra attenzione viene catturata da una bancarella non molto lontana da noi.

«Accorrete eroi, accorrete!» un signore sulla mezza età, dai lunghi capelli grigi e la carnagione abbronzata sbraccia in ogni direzione, cercando di farsi notare.

Raggiungiamo la bancarella dell'uomo, dalla quale pendono numerose corna di toro, pellicce di toro, zoccoli di toro... ew. Poco distante un piccolo sentiero porta all'entrata di una galleria, ma questa è sbarrata da un cancello.
C'è un'insegna con su scritto:

Palazzo di Cnosso – strada sicura

E poi un cartello di divieto d'accesso, la striscia rossa che sbarra la parola MOSTRI.

«Il mio nome è Eustachius, sono un umile cretese che si guadagna da vivere permettendo a valorosi eroi come voi di praticare questo magnifico sport!» sorride Eustachius, mostrandoci i suoi cinque denti d'oro.
«Umile, eh...» mormora James, ma Eustachius fa finta di non sentirlo, continuando a sorridere.

Non sembra affatto un normale cittadino cretese, nel senso: ha l'aspetto di un cretese, ma non di uno del ventunesimo secolo. Infatti indossa un gonnellino di lana stretto in vita con una cintura, e a coprire il busto solamente una pelliccia di, oh, wow, toro!

«In realtà, Signor Eustachius, noi volevamo sapere da che parte si trova il palazzo di Cnosso.» gli chiede Talìa, e Eustachius ride sonoramente, poi inizia a cantilenare una filastrocca.

«Se a Cnosso vuoi andare, senza farti sbudellare, la Taurocatàpsia devi superare!» cantilena.
«La Tauro-che?!» esclama James, confuso.
«Io l'ho già sentita...» mormora Talìa, ed Eustachius schiocca le dita.

In quell'esatto istante un ring da wrestling emerge dalla sabbia chiara, e tutti e tre facciamo un balzo all'indietro. Il pavimento al centro del ring si apre, e dalla fessura spunta fuori uno di quei tori meccanici che si vedono alle fiere mortali.

«Sono un po' sconvolto.» James dà voce ai miei pensieri, e mi volto verso Eustachius.
«Dobbiamo fare un giro su quel toro?» gli chiedo.

«Uno solo di voi deve saltarlo!» esclama «Dieci dracme!»
«Alla faccia...» mormora James. Lo detesto quando cerco di restare serio, ma lui se ne esce così, facendo perdere tutta la mia credibilità.

«Ma certo!» esclama Talìa «La Taurocatàpsia era uno sport molto famoso a Creta, gli affreschi che lo rappresentano sono anche all'interno del palazzo di Cnosso.» ci dice.

«Esatto!» esclama Eustachius, sfoggiando il suo smagliante –in tutti i sensi– sorriso. Poi con un altro schiocco di dita, fa apparire una tv a schermo piatto, proprio dietro il ring.

Accende la tv, sincronizzando il canale CretaTV, e sullo schermo compare l'affresco animato di un toro molto grande. Un atleta corre incontro ad esso, gli afferra le corna, e il toro, nel tentativo di liberarsi, dà un violento colpo verso l'alto con la sua grossa testa. L'atleta si spinge, con le mani protese in avanti, e queste si poggiano sul dorso del toro. Poi, con un salto mortale e una capriola in aria, l'atleta atterra dal lato opposto, vicino alle zampe posteriori dell'animale. Fa un inchino, e la tv a si spegne.

«Forza, forza!» ci incita Eustachius «Dieci dracme per partecipare, dieci dracme per passare! Chi accetta la sfida?»
«Io detesto i tori.» dice James, e Talìa fa un passo avanti, ma prima che possa parlare la interrompo.

«Accetto la sfida.» dico, guardando la mia amica «È meglio che tu non corra altri rischi. Poi, io sono bravo a vincere.»
Talìa annuisce, anche se un po' contrariata.

«Fagli vedere chi sei, Victor!» mi incita James «Fustacchius, hai sfidato il figlio della dea della vittoria, ovviamente vincerà!» continua James, e anche se non sono scaramantico, prendo le giuste precauzioni. Insomma, stiamo pur sempre parlando di un Potter, non sono di certo i più fortunati al mondo...

Sgancio dieci dracme ad Eustachius, i cui occhi, alla vista del bronzo, iniziano a luccicare famelicamente. Mi avvicino e salgo sul ring, osservando il toro. Da lontano sembrava un normale toro meccanico, ma non appena incrocio i suoi occhi scintillanti, questo inizia a sbuffare dalle grosse narici.

«Dei dell'Olimpo...» mormoro, quando i suoi zoccoli di metallo iniziano a battere sul pavimento del ring. Faccio un profondo respiro, e proprio come l'atleta nella tv a schermo piatto allineo le braccia davanti a me. Solo che il toro, invece di staresene buono e fermo, parte alla carica.

Visto che la distanza che ci separa è molto breve, faccio la prima cosa che mi viene in mente: salto in alto. Le mie abilità nel saltare non mi deludono mai, sono molto bravo a restare in aria più del dovuto, sin da bambino, solo che il toro si schianta contro il palo all'estremità del ring, ed io atterro sulla sua groppa, provocandomi un forte dolore... proprio lì.

«Ahi!» esclama James, con la faccia che mi dice espressamente "Non vorrei proprio essere al tuo posto."
«Non così, non così!» si lamenta Eustachius, portandosi le mani nei capelli grigi.

«Tutto bene?!» mi chiede Talìa, preoccupata, sporgendosi verso il ring.
«Mh mh.» mormoro, forzando un sorriso, ma ho gli occhi che quasi mi escono dalle orbite. Poi il toro si riprende dalla botta appena data, e inizia a scalciare, cercando di disarcionarmi, ma io mi tengo stretto alla sua pelliccia.

«Completa il salto, completa il salto!» urla Eustachius, con un pugno alzato. Lo farei, stupido vecchio, se solo avessi ancora le mie...
«Ferma il gioco, vado io al suo posto!» dice Talìa, ma io scuoto la testa.

«No!» esclamo «Ce la faccio da solo.» assumo un temperamento più che determinato, e ignorando il lancinante dolore alle mie povere parti basse, mi alzo su in verticale sul dorso del toro impazzito. Piego le braccia, che sopportano il peso di tutto il mio corpo, e non so come riesco a darmi lo slancio perfetto per librarmi in aria, fare diverse capriole e giravolte, e atterrare perfettamente in piedi dall'altro lato del ring.

«Strabiliante!» fa Estachius entusiasta, battendo le mani da dietro la sua bancarella. Con un suo schiocco di dita una botola si apre nel pavimento del ring, e il toro ci cade dentro prima che possa infilzarmi con le sue lunghe corna. Scendo dal ring, e vengo raggiunto da James e Talìa.

«Per Merlino, Abel, quello era un bel colpo.» dice James, e un brivido lo scuote.
«Già...» mormoro.
«Come hai fatto a saltare in quel modo? Sembrava quasi che tu stessi volando!» esclama, ed io scrollo le spalle.

«Sono bravo a saltare, tutto qui.» le rispondo.
«Ma era come se ti muovessi a rallentatore, come se...» Talìa si blocca, probabilmente non trova le parole adatte. Poi scuote la testa, come se ci avesse ripensato.

«Come se...?» la incito, alzando entrambe le sopracciglia.
«Niente.» mi sorride. «Sei stato grande.»
Nott, puoi fregare chiunque, ma non il sottoscritto.

«Hey Festacchius, adesso possiamo passare?» gli chiede James, avvicinandosi alla bancarella.
«Venti dracme!» esclama Fust-emh, Eustachius. Diamine, James!

«Ma non erano dieci? Ho già pagato!» protesto.
«Dieci, più dieci, più dieci.» dice, indicando ognuno di noi «Ancora venti dracme!»
«Sei un vero imbroglione, Fustacchius.» dice James «Ragazzi, io ho solo galeoni con me.»

«Abel, ne hai altre cinque?» mi chiede Talìa, ed io cerco nelle mie tasche, poi nel mio zaino.
«Tre, sono le ultime che ho.» glie le consegno.
«Spero vivamente per il suo bene che in quella galleria non ci siano davvero mostri.» dice Talìa, lanciandogli uno sguardo assassino mentre gli consegna il nostro gruzzolo «Oppure conoscerà due miei cari amici...» mormora, stringendo Ernesto ed Evaristo.

«La galleria è una strada sicura, dei mostri non dovrete aver paura!» cantilena Eustachius, mentre noi ci incamminiamo per il sentiero.
«Lei è un tizio molto inquietante.» gli dico.
«Voi una cena piuttosto invitante.» mi risponde, minaccioso.

«Okay, adesso ho paura.» dice James, e guardo un'ultima volta Eustachius che ridacchia, poi mi volto verso la galleria.
«Andiamo via.» dico, e insieme raggiungiamo il cancello che si apre, per permetterci il passaggio.

«Lumos.» pronuncio l'incantesimo, e la punta della mia bacchetta inizia a brillare, illuminando la strada davanti a noi.
«Ci stiamo davvero fidando di quel tizio?» mi chiede Talìa, e guardo i suoi occhi verdi, alla luce della mia bacchetta.

«La Grecia pullula di mostri terribili, forse gli dèi hanno messo quel tizio a guardia di questa galleria per permettere a semidei come noi di non rischiare eccessivamente la vita.» cerco di trovare una risposta plausibile.

«Beh, io direi di andare. Sono curioso di vedere i bagni di cui parlava Arianna.» fa James, e detto questo ci addentriamo nel buio.

Dopo una mezz'ora di cammino, giungiamo ad un vicolo cieco.
«Come non detto.» mormora Talìa, osservando il muro che ci sbarra la strada.
«Aspetta...» faccio luce, notando una fessura sospetta. Ci poggio una mano, spingendola, e il muro si sposta, rivelando un passaggio segreto.

Lo oltrepassiamo, e ci accorgiamo di trovarci in una stanza del palazzo di Cnosso quando notiamo i tipici affreschi della civiltà cretese sui muri della stanza.

«Fustacchius non mentiva, allora.» commenta James, guardandosi intorno.
«Ragazzi, guardate!» Talìa indica l'affresco sul muro di fronte a noi, sopra due porte «Delfini!» esclama.

«Arianna ha detto di cercare i delfini... forse questi sono i bagni di sua madre.» dico, avvicinandomi alla porta di destra. Entro in una stanza i cui muri sono affrescati di pittura rossa, con disegni di spighe di grano che ondeggiano come mosse dal vento.

C'è un'antica vasca da bagno posta sul bordo di un inquietante, oscuro, baratro. Posizionate di fonte alla vasca da bagno ci sono come delle... rotaie?

«Ditemi che non è quello che sto pensando.» dico, guardando James e Talìa.
Dal profondo del baratro sentiamo con un respiro pesante, che rimbomba attraverso i muri e giunge dritto alle nostre orecchie.

«Beh, tutti nella vasca della regina!» esclama Talìa, entrando per prima nella vasca.
«Ma è una cosa così... stupida!» esclamo, scioccato.
«Per questo è quello che dobbiamo fare.» mi risponde Talìa.

Non appena Talìa si siede, parte una musica simile a quella delle montagne russe dei Luna Park, e tante luci a neon intermittenti illuminano il baratro. Una voce meccanica proveniente da quest'ultimo parla.

«Benvenuti a CnossoPark, il parco divertimenti di Creta per soli semidei! La nostra migliore attrazione sono Le Montagne del Minotauro, prego, accomodatevi nella vasca della regina Pasifae.» dice la voce, e ovviamente James non se lo fa ripetere due volte. Lo guardo contrariato.

«Andiamo Abel, sono le Montagne del Minotauro! Non possiamo mica perdercele.» esclama James, e scuoto la testa, stringendomi il ponte del naso fra le dita.
Atena, ti prego, se questa è la cosa giusta da fare, dammi un segno.

Da fuori sento il verso di assenso di un gufo, l'animale sacro alla dea che ho invocato.
«Va bene!» esclamo, alzando gli occhi al soffitto, e posizionandomi dietro Talìa, al centro fra lei e James. La vasca della regina Pasifae è piuttosto scomoda.

«Attenzione, alto rischio di morte. Allacciate le cinture!» esclama il megafono.
«Ma non ci sono cinture!» dico, e subito dopo la vasca da bagno precipita in picchiata verso baratro.

«CHE PESSIMA IDEA!» urlo, tenendomi stretto ai bordi della vasca da bagno. Talìa alza le braccia, emettendo urla di divertimento, mentre io mangio diversi suoi capelli, a differenza di quelle terrorizzate di James, che si aggrappa al mio collo, rischiando di strangolarmi.

«LA PROSSIMA VOLTA ASCOLTO TE, ABEL!» mi urla James, e gli risponderei se solo non mi stesse impedendo di respirare. Io la prossima volta, se sopravvivremo, mi metto dietro, invece.

«DAI RAGAZZI, È FANTASTICOOO!» urla Talìa, ed io per non vomitare mi soffermo sulle luci a neon che illuminano le pareti del baratro. Scene del Minotauro, di Teseo che percorre il Labirinto segnando la strada con il filo di Arianna, dell'eroe che trafigge il mostro dritto al cuore.

Poi la vasca di Pasifae si ferma di scatto, e noi veniamo scaraventati in aria, per poi atterrare su qualcosa di davvero duro. Apro gli occhi, e strabuzzo gli occhi quando vedo James con un osso in mano. Un osso umano.

«Penso proprio che siamo nel posto giusto.» dice Talìa, alzandosi e spolverandosi i vestiti.
«Cosa te lo fa pensare?» le chiedo, togliendomi un ossicino, forse di un orecchio, dai capelli. Sentiamo nuovamente quel respiro pesante, poi un possente rumore di zoccoli che si avvicina sempre di più. Io e Talìa ci guardiamo, sbiancando violentemente, mentre James cerca qualcosa nel suo zaino.

«Che facciamo?!» sussurra Talìa, e il respiro si tramuta in un profondo, spaventoso, muggito. I passi di zoccoli si fanno più rapidi.
«Non lo so!» le rispondo, in un sussurro disperato.

Poi James ci tira verso di lui, coprendoci con il suo Mantello dell'invisibilità. Ci mima di stare in silenzio, facendo poi un cenno verso una grande fessura nel muro, proprio davanti a noi.
Mando giù la mia stessa saliva, osservando il bestione che si erge davanti a noi.

I possenti zoccoli bovini sorreggono delle gambe grosse e muscolose, ricoperte da una folta pelliccia marrone. Il busto è grande quanto me e James messi assieme, i suoi bicipiti sono grossi quanto la sua testa bovina, e la sua testa è davvero grossa. Ha lunghe zanne affilate, due profonde narici che sbuffano ed emettono una schifosa sostanza gelatinosa, che sgocciala dal septum che ha fra le due narici. Aspetta, un septum? Anche il Minotauro si è modernizzato.

I suoi grandi occhi gialli iniettati di sangue scrutano attentamente la stanza, ma noi siamo invisibili sotto al mantello di James. Il mostro si avvicina, forse captando il nostro odore. Tratteniamo tutti il respiro mentre la sua faccia si avvicina pericolosamente a noi, e le sue corna appuntite quasi non mi infilzano.

«Confundus.» mormoro, e il Minotauro inclina la testa, spaesato. Si guarda intorno, alza le sue grosse spalle e poi torna da dove è venuto. Tutti e tre torniamo a respirare.

«Silencio.» sussurra Talìa, incantando la stanza in cui ci troviamo, e fa un sospiro di sollievo.
«Grazie Abel, sentivo già la Morte bussare alla mia porta.» dice James, ancora terrorizzato «E noi dovremmo uccidere quell'essere?!»

«Possiamo anche non ucciderlo, basta solo che troviamo il filo di Arianna.» dico, vedendola piuttosto impossibile uccidere un mostro del genere nel luogo in cui è nato, ovvero dove il suo potere e dieci volte più forte rispetto al normale.

«Andiamo, allora. In silenzio.» dice Talìa, e lentamente ci muoviamo tutti e tre sotto al mantello. Percorriamo numerose strade labirintiche prima di scovare il mostro, e quello che vediamo ci sconvolge non poco.

L'entrata affaccia su una stanza che potrebbe essere una normale camera dei giochi. Certo, se per giochi intendiamo enormi sacchi da boxe con su scritto il nome greco dell'eroe Teseo, il primo che lo uccise, oppure una porta da calcio fatta con delle ossa impilate le une sulle altre, accanto alla porta un cranio umano che fa da pallone.

Ma la cosa che meno mi sarei aspettato è vedere il minotauro al centro della stanza, sdraiato sul dorso sopra un tappeto fatto da pelle di pecora, far rotolare un gomitolo d'oro prima sulle zampe anteriori, poi sugli zoccoli, girandosi e rincorrendo il gomitolo di Arianna come farebbe un normale tenero gattino.

«Ma che...» James è più che sconvolto, come me.
«...carino!» sussurra Talìa, per non farsi sentire. Non è esattamente quello che avrei detto io.

Il Minotauro poggia il gomitolo a terra, osservandolo con la testa poggiata sulla mano, il suo gomito contro il pavimento, mentre con un dito dell'altra mano spinge via il gomitolo, che rotola fermandosi proprio ai miei piedi.

«Ma porca...» soffoco un'imprecazione, quando il bel vitellone si avvicina a noi, per riprendere il suo adorato giocattolino. Talìa calcia via il gomitolo, che rotola di nuovo verso il mostro. Tratteniamo il respiro.

Il Minotauro lo raccoglie da terra, come se non si fosse accorto di niente, e ci rivolge le spalle possenti e pelose, ritornando sul suo tappeto fatto di lana di pecora. Ma cantiamo vittoria fin troppo presto. Il mostro si ferma al centro della stanza, respirando pesantemente dalle due narici. Si volta con uno scatto fulmineo verso di noi, e tutti e tre sussultiamo contemporaneamente, mentre lui ci scruta con i suoi occhi lampeggianti.

«Scappiamo.» propone James.
«No!» sussurra Talìa.
Il Minotauro sbuffa, e pezzi di muco cadono dalle sue narici, mentre aumenta il passo.
«Che facciamo?!» sussurra James, ed io agisco d'istinto, facendo la prima cosa che mi passa per la testa: esco allo scoperto.

«Stupeficium!» urlo lo schiantesimo, piuttosto potente, tanto che il mostro finisce contro la parete opposta della stanza, sgretolando il muro e facendo tremare il pavimento «Prendete il gomitolo!» urlo a Talìa e James.

«Dov'è?!» esclama lei, cercandolo disperatamente.
Il Minotauro ruggisce furioso, rimettendosi in piedi, e il suo verso penetra fin dentro il mio midollo, terrorizzandomi. Il Minotauro parte alla carica verso di me, ma per fortuna James mi salva la vita.

«Excelsiosempra!» pronuncia l'incantesimo, sollevando la bacchetta. Anche il Minotauro si solleva, poi James abbassa violentemente la bacchetta, e il Minotauro viene scaraventato contro il pavimento.

«Andiamo bestione, voglio solo farti perdere i sensi.» dice James. Il Minotauro gli risponde con un potente muggito «Expulso!» e una scarica elettrica fuoriesce dalla punta della bacchetta di James, dando la scossa al mostro.

«Trovato!» esclama Talìa, tirando fuori il gomitolo di lana da sotto quello che dovrebbe essere il letto del Minotauro, che non resta per molto tempo al tappeto.

James sta per lanciare un altro incantesimo, ma gli dico «Meglio farlo fuori per un po'.» e sfodero la mia spada, Morte Alata, trafiggendo il dorso del Minotauro, che si trasforma in sabbiolina dorata.

«Ma... dov'è finito?» mi chiede James.
«Al Tartaro, ma non ci starà ancora per molto.» rinfodero la mia spada, mentre Talìa osserva il famigerato filo di Arianna. Il mostro inizia a riformarsi velocemente nel suo letto. «Dobbiamo andarcene da qui, presto.»

«Concordo.» dice James, avvicinandosi a noi e porgendoci le mani «Ma questa volta niente montagne russe.»
Lo guardo confuso, poi gli afferro la mano, e veniamo subito risucchiati da un vortice e catapultati nella stanza della regina Pasifae. James ha la patente per smaterializzarsi.

«Beh, è stato quasi un gioco da ragazzi.» sorride James, dando una pacca sulle spalle a me e Talìa, nello stesso momento «Siete forti, voi semidei.»
«Anche tu sei un semidio, James.» sospira Talìa «Altrimenti non saresti ancora vivo.»

«Per la discendenza della mia famiglia, dici?» le chiede, dando un'occhiata all'arco che porta in spalla «Non ho molti tratti di Apollo, tranne il tiro con l'arco.»
«Dèi, James, scherzi?» esclamo «Sai cosa significa che sei in grado di tendere l'arco di Odisseo?» gli chiedo.
Talìa risponde al mio posto. «Ti rende formidabile.» gli sorride.

«Sì, beh, grazie. Ma io non sono qui per diventare un eroe.» dice lui, distogliendo lo sguardo dalla sua compagna di casa. Talìa abbassa il viso, affranta.
«James...» cerca di parlargli, ma la mia attenzione viene catturara dal gomitolo che inizia a brillare nelle mani di Talìa.

«Ragazzi, guardate!» esclamo, indicando il filo. La sua estremità si solleva in aria, poi inizia a fluttuare, andando verso l'uscita della stanza.
«Forse vuole che lo seguiamo?» chiede Talìa, e così facciamo.

Il filo ci guida fuori dal palazzo, fra le strade tortuose dell'antica Cnosso, e camminiamo sotto il cielo estivo stellato, fin quando giungiamo in un vigneto.

«La Principessa Arianna.» dice James, indicando davanti a noi, e notiamo proprio la principessa, che sembra aspettarci. La raggiungiamo, e il filo cessa di brillare quando siamo ormai davanti a lei.

«Avete trovato il mio filo, eroi.» ci sorride «Siete stati bravi.»
«Siamo quasi morti, ma grazie.» le risponde James, piuttosto stanco. Anche io inizio a sentire la pesantezza di questa giornata distruttiva, e desidererei davvero tanto un posto caldo e sicuro in cui dormire.

«Avete bisogno di riposare, posso consigliarvi un posticino.» ci dice la dea, e all'improvviso sento davvero tanto sonno.
«Sì, la prego.» fa James, supplichevole, sbadigliando.

«No...» mormora Talìa, assonnata «Dobbiamo trovare Leo, e gli altri...» dice.
«Sì, anche Holly... e Laurel...» ma non riesco a finire la frase che le mie palpebre si chiudono. Le ultime parole che sento sono quelle della dea: «Sogni d'oro, piccoli eroi.»

Peccato che vengo catapultato in un sogno.

«Abel!» la dolce voce di Castore riecheggia nella mia testa, svegliandomi dolcemente dal mio sonno. Lo vedo correre verso di me, e me lo ritrovo fra le braccia, che ride con un matto.
«Che succede?» gli chiedo, sorridendo, contagiato dal suo umore.

«Dovresti vedere la faccia di Travis, io e Polluce abbiamo intrappolato lui e Katie in un trancio d'uva. Connor è finito in infermeria per quanto sta ridendo!» esclama, al settimo cielo.

Io mi perdo a guardare i suoi occhi che pullulano di vita e di energia, i capelli neri e scompigliati dalla leggera brezza che soffia sul molo di Long Island. Le sue labbra sono tirate su in un sorriso, a formare due adorabili fossette nelle sue guance.

«Ed io mi sono perso tutto questo?» gli chiedo, e lui annuisce, poi mi afferra le mani.
«È imperdonabile! Sbrigati prima che riescano a liberarsi!» mi tira con sè, e lo assecondo, correndo con lui sulla sabbia, verso il campo.

«Abeel...» una voce inquietante si insinua nella mia mente, e mi fermo di scatto, Castore si volta a guardarmi.
«Hai sentito?» gli chiedo.
«Sentito cosa?» mi domanda lui, alzando un sopracciglio scuro.

«Tu lo hai ucciso!» sibila la voce, provocandomi un fortissimo mal di testa, tanto che urlo, premendo il punto dolorante, e cado in ginocchio sulla sabbia.

«Va tutto bene?» Castore si inginocchia accanto a me, prendendomi il viso fra le mani, e mi specchio nei suoi occhi ametista. Ho un'espressione folle in viso, e Castore cerca di parlarmi, ma la sua voce diventa solo un eco lontano.

«Lo hai lasciato morire!» sibila la voce «È morto!» ancora «A causa tua!» urla, facendomi crollare fra le braccia di Castore. La voce va via per qualche secondo e il mio respiro inizia a regolarizzarsi, lentamente.

«Hey, Abel...» mi chiama Castore, ed io alzo lo sguardo verso di lui, incontrando i suoi magnifici occhi, sentendomi al sicuro fra le sue braccia.

Poi gli occhi di Castore si incendiano di un rosso acceso, la sua pelle diventa sempre più pallida, quasi trasparente come quella di un fantasma, il suo sorriso dolce si tramuta in un'espressione di pura malvagità. Cerco di divincolarmi, ma lui mi tiene stretto.

«Mi hai ucciso!» mi urla contro, e i miei occhi si riempiono di lacrime.
«No, non è vero...» tremo, cercando invano di allontanarmi.

«Sono morto per te!» sibila, con una voce che non gli appartiene, le sue iridi sono dei pozzi di lava.
«Io...» sento un dolore lancinante al petto.

«E adesso pagherai.» sorride maleficamente, sibilando, stringendomi le mani attorno al collo. Guardo il ragazzo di fronte a me, con il cuore a pezzi e la mente offuscata dal dolore.

«Tu... non sei... Castore...» riesco a sussurrare, prima di chiudere gli occhi, ormai senza più forze, lasciando le tenebre mi avvolgano.

—Coso autrice.—

Perdonate l'attesa, ma ho preparato un esame impossibile che dovrò dare fra due giorni, aiuto.

Questo capitolo è lungo quanto il labirinto, ma mi piace molto come è venuto, spero che anche voi lo abbiate apprezzato. Se vi è piaciuto lasciate una stellina?👉🏻👈🏻

Se volete potete scrivermi cosa ne pensate della storia, sia qui, in bacheca o nei messaggi, appena posso rispondo sempre a tutti.❤️

Grazie mille per il supporto, ci vediamo presto con il prossimo capitolo!
Ps. Mi siete mancati.🥺

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