XVIII
t a l ì a
Continuo a camminare avanti e indietro sulla veranda della Casa Grande, davanti la porta chiusa da più di dieci minuti.
Lo faccio sempre quando sono nervosa, non smetto di muovermi, cerco di pensare ad altro per non mandare in fumo quella poca sanità mentale che mi rimane.
Chirone è lì dentro, chiuso con il Signor D, a discutere della profezia di Rachel. Nella mia testa le parole in rima prendono forma le une dopo le altre, e tutto inizia ad avere un senso. Un senso terribile.
La notte, calata da poche ore, risplende della luce della Luna, che mi tiene compagnia in questa interminabile attesa. Una marea di stelle punteggia il cielo, come delle lentiggini su un viso, e mentre disegno forme astratte, unendo quei brillanti puntini, il mio sguardo si incanta a fissare la Stella Polare.
Il volto di Drew inizia a prendere forma nella volta celeste. Chiudo gli occhi, e vedo i suoi, così freddi, come possono scaldarmi il cuore in questo modo? Sorride, e si illuminano ancora di più, le pupille si dilatano, smuovendo qualcosa di molto familiare nel mio stomaco. Chissà se anche lui mi pensa, qualche volta...
"Ogni singolo secondo di ogni singola ora." sento la sua voce nella mia testa, e sorrido, aprendo gli occhi. La sua immagine scompare.
Finalmente la porta si apre, rivelando il Signor D. Il dio mi osserva con i suoi luminosi occhi ametista. Le sue sopracciglia, folte e scure come la sua barba, sono arricciate in un cipiglio preoccupato.
«Entra, Talìa.» mi dice, aprendo completamente la porta, e non me lo faccio ripetere una seconda volta. Il mio nome è l'unico che il Signor D pronuncia correttamente, forse perché lui e mia madre hanno un profondo legame, e non la offenderebbe in nessun modo, come prendendomi in giro. Sono convinta che sbagli di proposito i nomi degli altri semidei, e voglio scoprire il perché. Ma adesso ci sono cose decisamente più importanti a cui pensare.
Oltrepasso la porta, e intravedo Chirone nel soggiorno, la metà del corpo da cavallo nascosto dentro la sua sedia a rotelle. Mi scruta attentamente con i suoi occhi chiari, invitandomi ad entrare con un cenno della mano. «Accomodati pure, Talìa.» indica la poltrona davanti a lui.
Faccio come dice, e anche il Signor D ci raggiunge, dopo essersi chiuso la porta alle spalle, con un inquietante cigolio di sottofondo.
«Allora... come sta tua madre?» mi chiede, e alzo un sopracciglio. Nella mia testa sento Zeus ridere per il solletico che il mio sopracciglio arreca ai divini piedi di mio nonno, così abbasso il sopracciglio.
«Bene, vi manda i suoi saluti, ad entrambi.» rispondo semplicemente, impaziente di arrivare subito al punto, ovvero alla profezia.
«Talìa Nott, la profezia dice che hai fatto un giuramento. Dimmi che non è quello che penso.» il Signor D mi guarda con i suoi occhi magnetici. Mando giù il nodo alla gola, distogliendo lo sguardo. Talìa sarà trasformata in un delfino in tre, due uno... Beh, almeno potrò comunicare con Drew.
«Talìa.» mi richiama Chirone, guardandomi con un'espressione che vuole dire 'Sono sicuro che tu non abbia fatto una simile scemenza, ma ti prego, dammi la tua conferma.'
«Ho fatto un giuramento sullo Stige.» dico, e piomba il silenzio.
Chirone si passa la mano sulla faccia, dalla fronte in giù, scuotendo la testa sconsolato.
«Per i mutandoni con i fulmini di Zeus, Talìa!» sbotta Dioniso, alzandosi dalla sedia. Il Signor D è come il mio zietto eccessivamente iperprotettivo. Forse le ricordo la mia mamma, ed è ancora scosso per averla persa durante tutti quegli anni che ha passato con me e papà, quasi 18 per l'esattezza.
«Io...» mi mordo il labbro.
«Sai quanto può essere pericoloso fare un giuramento sullo Stige?» mi rimprovera Chirone «Hai messo in pericolo te e chi ti sta intorno.«
«Da quanto tempo lo hai fatto, precisamente?» mi chiede Dioniso, visibilmente sull'orlo di una crisi di nervi.
«Sette, otto mesi circa. Ma...» cerco di spiegare.
«Per tutti i pavoni di Era, divinissime vacche di Apollo!» esclama il Signor D, cominciando a camminare avanti e indietro per la stanza. Abbiamo molte cose in comune, a quanto vedo.
«Dioniso, sta calmo, non è nulla di irreparabile.» Chirone cerca di tranquillizzarlo, «Basta solo che Talìa porti a compimento il suo giuramento. Che cosa hai giurato?»
Penso che una folgore mi colpirà in questo esatto istante.
«Di uccidere una dea.» dico. Il Signor D ha un mancamento, ma per fortuna sviene sulla poltrona.
Chirone sbatte le palpebre più volte.
«Spero che tu abbia una spiegazione plausibile.» mi punta un dito contro, nel mentre Dioniso riacquista conoscenza.
«Forse sono ubriaco. Ditemi che sono ubriaco.» ripete fra sé e sé.
«Ci servi sobrio, Dioniso.» dice Chirone, spronandomi a parlare. Faccio un profondo respiro.
«Durante l'ultima impresa Clori ha ucciso la mia amica Lily, e ho giurato sullo Stige che l'avrei vendicata.» spiego a Chirone «Non sapevo che ci sarebbe stata ancora speranza per lei, non sapevo che il Vello d'oro avrebbe potuto curarla come ha fatto con la sorella di Jason.»
«Ma comunque, il Vello d'oro è stato rubato, e devo concentrarmi su quello, che è la mia priorità adesso.» dico, guardando prima Chirone e poi il Signor D.
«Sai benissimo che troppi semidei sono partiti per andarlo a cercare e non sono ancora tornati indietro. Rachel ha disegnato un incendio che brucia tutti i mezzosangue, come puoi solo pensare che manderemo altri semidei in missione?!» mi rimprovera Chirone.
«Andrò da sola!» esclamo, Chirone e Dioniso si guardano contrariati «Vi prego!» mi mordo il labbro, sentendo gli occhi farsi lucidi «Io... io ho visto Leo.» gli confesso, alzando lo sguardo, fissando Chirone con gli occhi pieni di lacrime, pronte a sgorgare.
«Hai avuto delle visioni?» mi chiede il centauro, ed io annuisco.
«Ho visto Leo in un incubo.» parlo con lo sguardo perso nel vuoto, mentre quelle immagini si ripetono nella mia testa, in un loop infinito.
«Non saprei spiegare di preciso dove, so solo che era avvolto dal fuoco. E non intendo il suo potere, ma... lava incandescente, lui moribondo al centro di un cerchio di fuoco, legato ad un palo, debole e insanguinato.» cerco di mandare giù il nodo formatosi in gola, che mi impedisce di respirare, ma con scarsi risultati.
Loro non proferiscono parola, così cerco di insistere. «La profezia parla di me. Forse le due cose sono collegate, forse il mio giuramento c'entra con il ladro del Vello.»
«Io... io penso di aver preso una decisione sbagliata.» continuo a parlare, cercando di convincerli «Lily è morta nel tentativo di salvarmi la vita. Si è sacrificata per me, e andandosene via ha lasciato un vuoto incolmabile nel mio cuore, in quello d Albus, in quello di tutti.»
«Quando siamo tornati ad Hogwarts, abbiamo parlato con la professoressa McGrannitt, e tutti insieme abbiamo obliviato le persone più vicine a Lily. Suo fratello, James, i cugini, i nonni, i genitori... l'uno dopo l'altro. L'abbiamo cancellata dalla memoria di tutti i suoi cari perché nessuno dovrebbe provare un simile dolore.» continuo a parlare, lo sguardo fisso sul pavimento.
«Quando abbiamo scoperto che potevamo riportarla indietro con il Vello d'oro, non vedevo l'ora di tornare al Campo e partire per recuperarlo. Anche la profezia dice...» Chirone mi interrompe, recitando i versi di Rachel.
«La sola sopravvissuta all'antico scempio, stila la sua vendetta nel remoto tempio...» la voce di Chirone infrange il silenzio.
«È Clori, l'unica sopravvissuta tra i figli di Niobe.» dico «La stessa che ho giurato di uccidere.»
«L'altra parte dice "ove si serve del figlio del fuoco" e parla sicuramente di Leo! Le due cose sono collegate. Il mio giuramento con il furto del vello d'oro. Forse le serve per qualcosa, forse le serve per impedirmi di far tornare indietro Lily...»
«O forse le serve per riportare indietro la sua famiglia.» dice il Signor D.
«Non penso che Clori sia così folle da sfidare il Signore dei morti.» risponde Chirone.
«Se avessero fatto a me quello che hanno fatto a lei, io lo avrei sfidato.» ribatte il Signor D.
Chirone scuote la testa «Talìa, è ancora troppo pericoloso. Nessuno è ancora tornato, non abbiamo nessun piano sicuro e dovresti partire tu, con Abel e con un mortale.» mi rimprovera.
«James è un mago, il figlio di colui che ha salvato il mondo magico. Ha salvato la vita ad Abel, tendendo l'arco di Odisseo, Chirone. Non è un semplice mortale.» insisto. Giorni fa ero la prima a dire che James non dovesse essere qui, ma adesso tutto inizia ad acquisire un senso.
«Aspettiamo solo qualche altro giorno, Talìa. Non possiamo perdere altri semidei.» mi dice Chirone.
«Ma sono in pericolo! Leo ha bisogno di me.» lo supplico con lo sguardo. Chirone si scambia uno sguardo con il Signor D.
«Va nella tua cabina, Talìa. È notte fonda.» mi congeda.
꧁ ꧂
Non è affatto semplice prendere sonno con la statua di tuo nonno vestito da hippie che ti fissa con i suoi occhi folgoranti. Mi chiedo se davvero indossi delle mutandone con i fulmini, come sostiene il Signor D. Smetto di chiedermelo quando un tuono squarcia il cielo. Scusa nonnino. Nonostante lo sguardo intimidatorio di Zeus, e i pensieri sui suoi mutandoni, la mia mente si perde in altre preoccupazioni.
Mi rigiro fra le mani l'elsa della mia nuova spada, che ho chiamato Tornado, come quella che l'ha preceduta, ma che Pitone ha deciso di usare come un insulso stuzzicadenti. A differenza della prima, la lama di Tornado II parte dritta dall'elsa, per poi incurvarsi fino alla punta acuminata.
Sull'elsa è incastonato un rubino che a contatto con le mie mani si illumina di un rosso molto acceso, facendo risplendere anche le incisioni in greco antico sulla lama di oro imperiale. Tornado I era di bronzo celeste. Mia madre mi ha detto che, se imparerò a controllare i miei nuovi poteri, riuscirò a sfruttare le potenzialità di quest'arma divina, forgiata da Efesto in persona su richiesta di mia madre, la Musa Calliope.
Mi specchio nella sua lama, e i miei occhi cangianti, alla luce che la spada emette, assumono un colore ramato. Abbasso le palpebre, per poi alzarle nuovamente, e osservare nel riflesso la piccola fiamma che man mano cresce nella mia pupilla. Il ciondolo di Hestia, che non ho mai tolto da quando mi ha salvato la vita, inizia a brillare e vibrare, e mi ritrovo catapultata in una visione.
Cammino da sola per un corridoio fatto di mattoni di pietra, i miei passi riecheggiano nel silenzio. Sento un continuo sussurrare, ma è come se venisse da ogni direzione. Continuo a camminare, e finalmente mi sembra di avvicinarmi sempre più, fin quando non riesco a distinguere le parole. La voce continua a ripetere il mio nome.
«Talìa, non venire... Talìa, è una trappola... Vuole te, vuole ucciderti...»
Finalmente trovo un'altra strada, ma mi ritrovo nella stessa grotta lavica, per poco non cado nel fuoco incandescente che, formando un cerchio, circonda uno dei miei più cari amici. Leo continua a parlare, addormentato, seduto a terra con il capo penzolante e la schiena poggiata contro il palo a cui è legato.
«Leo... Leo, non ti lascerò così.» gli urlo, con gli occhi pieni di lacrime, sapendo che comunque lui non può sentirmi.
«Vi vuole tutti, sette semidei, sei semidee. Vi ucciderà, e userà il Vello per... per...» Leo smette di parlare, e inizio ad andare in panico: sembra che non respiri più.
«Leo! Leo Valdez! Apri gli occhi!» sbraito, con le lacrime agli occhi, cadendo sulle mie stesse ginocchia «Ti prego...»
Leo non dà segni di vita. Inizio a singhiozzare, e il mio cuore distrutto si riempie di un impeto di rabbia, che esce fuori come un urlo travolgente, e un'esplosione di fuoco mi riporta alla realtà.
Mi accorgo di star dormendo quando apro gli occhi ed è mattina, ho ancora la mia spada stretta fra le mani. Mi sveglio piuttosto agitata. La prima cosa che faccio è fiondarmi nella doccia a capofitto, sperando di riuscire a rilassare i miei nervi, e sotto il getto d'acqua continuo a pensare alle parole di Leo.
Ha detto sette semidei e sei semidee. Ma cosa significa? Forse sono quelli che sono partiti e non sono mai tornati indietro? Forse Clori li tiene imprigionati tutti nello stesso posto! Ma per quale motivo dovrebbe catturare semidei, perché dovrebbe fargli del male se il suo problema sono io?
La doccia non mi serve quasi a nulla, così dopo essermi vestita, avendo disordinatamente infilato la mia maglia del Campo Mezzosangue negli shorts di jeans, mi lego i capelli in una coda veloce. Afferro poi la mia nuova spada, infilandola nella sua fodera attaccata ai miei jeans, e la bacchetta nella fascia portaoggetti elastica attorno alla mia coscia. E' sempre meglio avere tutto a portata di mano, per una strega-semidea.
La mia mente è nel caos più totale, i pensieri si scontrano fra di loro come le onde di un mare in preda alla più tremenda burrasca, e c'è solo una persona al mondo che riesce a calmare le acque nella mia testa...
Mi avvicino ai piedi del letto e frugo nel mio zaino, tirando fuori la tela di Penelope, piegandola adeguatamente sul materasso, e cercando nei meandri del mio incantesimo di estensione alcune dracme.
«Ma possibile che non trovo mai quello che mi serve?!» borbotto tra me e me, poi esclamo «Finalmente!» tirando fuori una luccicante dracma. Esco finalmente dalla Cabina 1, e non appena trovo un posto ben illuminato mi fermo. Prendo la mia bacchetta, pronunciando un Aguamenti.
Uno zampillo d'acqua cristallina esce dalla punta della mia bacchetta, e non appena questo forma un arcobaleno con i raggi del sole, lancio nell'acqua la mia dracma, pronunciando «Oh Iride, dea dell'arcobaleno, mostrami Drew Davis nel suo Regno di Ghiaccio.»
Nessuna risposta. Alzo gli occhi al cielo. «Okay, okay, non sono spiritosa, lo so.» sbuffo «Mostrami Drew Davis in Quebec, al palazzo di Borea.» e aggiungo «Per favore!»
L'acqua inizia a muoversi come se un sassolino ci fosse caduto dentro, e man mano inizia a crearsi un'immagine che si fa via via più definita.
Come immaginavo, vedo Drew nel suo regno di ghiaccio. Rimango piuttosto basita quando lo vedo sdraiato su una sdraio fatta di ghiaccio, a prendere il Sole-scusate, il gelo, con la piccola Sweetie appisolata ai suoi piedi. Quell'orsetto non fa altro che dormire, quando non si trasforma in S.M.A.C.K. (Super Micidiale Animale Cazzuto Kawaii). Drew sta anche usando uno di quei pannelli abbronzanti che usano solo nei film.
«Non posso crederci.» dico ad alta voce, massaggiandomi il ponte del naso. Cioè, io sono qui al campo, una dea pazza omicida che rapisce semidei mi vuole morta, e lui si gode la sua vacanza così? All'improvviso, un caro amico torna a farmi visita: il tic all'occhio.
«DREW DEFICIENTE DAVIS!» inizio a sbraitare, e Drew cade giù dalla sua sdraio. Si guarda intorno confuso, probabilmente pensa di essere in un incubo. Mi cadono letteralmente le braccia a terra quando vedo che indossa degli occhiali da sole. In un regno di ghiaccio. Dove il sole è oscurato da fitte nuvole bianche.
«Sono qui...» ringhio, e Drew finalmente si accorge di me e si affretta a raggiungermi. Quando arriva davanti allo specchio del messaggio iride, non si rende ancora conto di star indossando gli occhiali da sole.
«Sei tu!» esclama, regalandomi uno dei suoi bellissimi sorrisi.
«Sì Drew, sono io. Sono davvero felice di vederti, potrei anche dirti che mi sei mancato tanto...» gli sorrido amorevolmente «SE SOLO TU NON SEMBRASSI UN HAWAIANO AL POLO NORD!» gli urlo contro.
«Cosa?» dice lui, ancora intontito dal suo pisolino. E poi ci sono io, che sogno i miei amici morti dieci volte si e zero no. Non pensavo che un semidio potesse vivere sogni tranquilli. «Oh.» finalmente si accorge di quanto sia trash, e si leva quegli stupidi occhiali, mostrandomi i suoi occhioni azzurro ghiaccio.
Ci si può sciogliere alla vista di un ghiacciolo? Perché Afrodite è stata così buona con Drew, e con me no? E non sto implicitamente affermando che Drew sia bellissimo, con il suo lungo ciuffo ribelle scompigliato dal vento boreale, gli occhi dal taglio affilato fatti di ghiaccio, la pelle candida come neve, le spalle larghe e le braccia forti dove posso rifugiarmi quando voglio scappare un po' dal mondo, che sono sempre pronte a nascondermi.
«Ero un secondo in pausa, io e Chione stiamo lavorando molto duramente.» mi dice, e io sbatto diverse volte le palpebre, ricomponendomi.
«Quindi la ricostruzione del vostro Regno di ghiaccio procede bene.» sorrido, poi aggiungo «Mio dolce Elso, sua pinguina maestà.»
Drew assottiglia lo sguardo, ma poi si scioglie anche lui in un sorriso. Poi inizia a fissarmi intensamente «Ieri ti ho sentita quando mi stavi pensando.» mi dice «È il nostro legame empatico.» continua, ed io annuisco.
«Sì, lo penso anche io. Riesco a sentirti comunque quando non sei vicino a me.» gli sorrido, e lui ricambia, allungando una mano come a volermi toccare il viso, ma la abbassa quando realizza che non può attraversare il messaggio Iride senza interromperlo.
Da quando Drew mi ha dato il ciondolo di Hestia, e lo spirito di sua sorella ha iniziato ad infiltrarsi pian piano dentro di me, si è venuta a stabilire una sorta di connessione tra me e lui, come un legame tra i nostri due elementi. Penso che è successa una cosa simile anche con Abel, quando l'ho guarito dopo che Ladone lo aveva quasi ucciso. Mi chiedo se sia solo un mio dono, creare queste connessioni, o se ci sia qualcosa sotto. Ma adesso ho altre cose per la mente...
«Ho sognato di nuovo Leo.» dico a Drew, guardandolo fisso negli occhi «Clori lo tiene lì, incatenato al centro di un cerchio di lava incandescente.» stringo i pugni, sentendo nuovamente la rabbia assalirmi. «Da quello che ho capito, sta catturando decine di semidei per attirarmi lì, mi sta tendendo una trappola.»
«E tu non ci cascherai, vero?» mi chiede Drew, alzando le sopracciglia quando vede che non rispondo «Talìa.» chiama il mio nome, con tono di rimprovero.
«Drew, sai che devo andare.» gli dico, sottolineando il devo. «Rachel ha pronunciato una profezia ieri notte, su me, James e Abel. Parla di noi tre che ci addentriamo nel Labirinto di Dedalo per cercare di liberare i semidei prigionieri. Parla di spiriti, di un mortale che diverrà immortale, parla di James che darà pace ad un eroe dannato, di Abel che probabilmente impazzirà, e di me...»
«E che cosa dice di te?» mi guarda, preoccupato. Io prendo un profondo respiro, decidendo che posso nascondere le cose a chiunque, ma non a Drew.
«Sfuggita alla morte, hai fatto un giuramento
la sacra promessa porterai a compimento
dagli artigli il filo principesco strapperai
per amici salvi un caro prezzo pagherai.»recito la mia strofa, e lui mi osserva attentamente.
«Tal...» si morde il labbro quando lo interrompo.
«Drew, non rendermi le cose più difficili guardandomi in quel modo!» esclamo «Sai più di chiunque che non puoi sfuggire alle profezie.» lui non mi risponde.
«So che sei preoccupato per me, che preferiresti che restassi qui a sicuro al campo, come ti avevo promesso ad Hogwarts, ma non sto bene sapendo che da qualche parte nel mondo, in un cratere vulcanico, un mio amico e altri semidei stanno morendo!» Drew mi sorride.
«Su una cosa hai ragione, sono preoccupato per te, vorrei che restassi al Campo al sicuro come mi avevi promesso.» dice «Ma so anche che sei una forza della natura, e che io non ti dirò mai cosa fare e cosa no.» mi scruta con i suoi occhi, e un sorriso inizia a nascere lentamente sulle mie labbra. La sua espressione si fa d'un tratto più preoccupata, e si avvicina ancora di più allo specchio d'acqua.
«Però, piccola mia... sai che i tuoi poteri non sono a posto, sai che lontana sia da me che dal Campo Mezzosangue è troppo rischioso se dovessi avere un sovraccarico, io non posso permettere che ti succeda qualcosa.» il suo intenso sguardo non si stacca da me neanche per un secondo «Quindi io sono pronto a lasciare il Quebec e raggiungere te.»
«Ma... hai fatto una promessa a Chione, Drew.» gli dico, ancora piacevolmente sorpresa dalle sue parole. Drew alza un sopracciglio biondo.
«Tu per me sei più importante!» esclama, allargando le braccia, e per un pelo non mi scatta un sorriso da ebete, nello stile di Albus.
«Non preoccuparti Pingu, io devo farcela da sola.» lo guardo decisa «Anche mia madre mi ha detto che devo imparare a controllarlo, non posso sempre stare con la speranza che qualcuno mi salvi. Posso farlo io stessa.»
«So benissimo che tu puoi.» Drew mi sorride, mentre la sua immagine inizia a farsi più sfocata: sta per scadere il tempo. «Talìa...»Drew pronuncia il mio nome, con una nota di paura nella voce «Stai attenta, ti prego.»
«Hey, pensi che ti libererai così facilmente di me?» gli sorrido. Drew ricambia il mio sorriso. «Mh, no. Ma sappi che ti inseguirei anche negli Inferi, Grifonschifo.» mi dice, per poi scomparire assieme al messaggio Iride, lasciandomi lì, a sorridere come un ebete mentre fisso il vuoto.
Quando vedo Abel venirmi incontro finalmente mi riprendo, cercando di mettere in secondo piano gli occhi glaciali di Drew e il suo sorriso così... affascinante, per adempiere ai miei doveri da semidea.
Abel mi saluta, facendomi un cenno con il capo e, dopo aver riposto nella fondina la mia bacchetta, gli vado incontro anche io. «Buongiorno.» mi dice sorridendo, poi, probabilmente notando le mie occhiaie, mi fa una domanda retorica: «Dormito bene?» il suo tono suona un po' incerto, ed io gli lancio un'occhiataccia, per poi sorridere scuotendo la testa.
«Soliti incubi.» gli dico, e Abel mi scruta con i suoi grandi occhi blu. Sento qualcosa di strano fra noi due, come se un filo invisibile fosse connesso ai nostri cervelli, ma non sopportasse le eccessive vibrazioni, come una specie un'interferenza. Abel mi scruta attentamente, forse sente anche lui ciò che sento io?
«Talìa...» pronuncia il mio nome, e lo guardo interrogativa, aspettando che continui «Io credo di aver visto ciò che hai visto tu. Nel tuo incubo, intendo.»
«Cioè... eri nella mia testa?» gli chiedo, e lui annuisce, anche se non sembra sicuro.
«Io credo di sì. Da quando sei riuscita a guarirmi entrando nei miei ricordi, sento qualcosa di strano, come una...» non riesce a definirlo, ma continuo io al suo posto.
«Connessione empatica.» gli dico, e lui annuisce.
«Ce l'ho anche con Drew, ma a crearla è stato questo.» continuo, prendendo fra le mani il ciondolo che porto al collo, che a contatto con le mie dita inizia a brillare.
«Non ho idea di cosa sia accaduto fra noi, ad ogni modo...» veniamo interrotti da un esemplare di James arrabbiato che ci raggiunge con lo stesso passo di un bradipo infuriato e assonnato.
«Per Merlino, e tutti i fondatori di Hogwarts messi insieme!»?impreca «Quei figli di Hermes della cabina che mi ha ospitato sono dei maledetti ladri!»
Abel interviene «Ma va? Loro padre è il protettore dei ladri.»
«Mi avevano detto che lo è anche dei viaggiatori, ma non mi sembra!» esclama.
«Non hai tutti i torti.» trattengo una risata «Cosa hanno combinato?»
«Hanno cercato di rubarmi tutto, persino l'arco di Odisseo che non possono tendere e la mia bacchetta che non possono usare!» ci racconta «Ho dovuto mettere a soqquadro tutta la cabina per ritrovare il mio zaino.» ce lo mostra, aprendolo.
Al suo interno si distingue una superficie traslucida, il mantello dell'invisibilità, che scivola giù facendo fuoriuscire un'aura dorata. «Che cos'è che brilla?» chiedo a James, avvicinandomi e aprendo lo zaino per guardarci meglio dentro.
«Niente!» si allontana, strappandomi lo zaino dalle mani. Assottiglio lo sguardo.
«Potter, cosa mi nascondi?» gli chiedo e lui alza un sopracciglio.
«Proprio tu mi chiedi cosa ti nascondo, io?»?mi dice, e un senso di colpa invade tutto il mio cuore. Se solo lo sapessi, James, potresti capirmi...
«Accio.» la formula magica esce dalla bocca di Abel, e lo zaino vola nelle sue mani.
«Hey!» esclama sdegnato James, ma quando Abel alza lo sguardo un'espressione meravigliata e preoccupata al tempo stesso si dipinge sul suo volto.
«Hai preso altre mele d'oro dal Giardino delle Esperidi?!»?esclama Abel, e James sbuffa, riprendendosi lo zaino e chiudendolo con un incantesimo di blocco.
«Quindi, che c'è di male? Potrebbero tornarci utili, ci sono anche nella profezia di Capelli Rossi, se non ve ne siete accorti.» ci dice.
«Sì, James. Ma tu hai ucciso Ladone, l'animaletto preferito di Era. E per giunta hai rubato delle mele in più dal suo albero.»?deglutisco, pensando alla vena vendicativa della mia adorata nonnina.
«Che sarà mai...» James fa un gesto di nonchalance con la mano, mettendosi lo zaino in spalla, assieme all'arco del mitico re di Itaca. Io e Abel ci scambiamo uno sguardo preoccupato. «Ad ogni modo, questo posto mi trasmette vibrazioni negative. Vedo cose strane nei miei sogni, scopro che Capelli Rossi ha disegnato un enorme incendio che divora decine di ragazzi, vedo uomini con due facce... forse è l'aria dell'America, voi che dite?»
«Aspetta, cosa hai sognato?»?gli chiedo.
«Non è stato proprio un sogno.» inizia a raccontare «Dopo l'incidente in limousine, ho avuto diverse visioni. Ero in un corridoio stretto, con mattoni fatti di pietra antica, faceva un caldo tremendo. Era come se non si scorgesse mai la fine di quel corridoio, più cercavo di raggiungerla e più si allontanava.»
«È il Labirinto... l'ho sognato anche io.« dice Abel, poi fa un cenno a James «Va avanti.»
«Ho visto un uomo con due facce, mi ha detto una frase enigmatica sulla fine e sugli inizi, era piuttosto inquietante.»
«Un uomo con due facce, il Labirinto...» io e Abel ci scambiamo un altro sguardo.
«Giano.» dice lui, e io annuisco, deglutendo.
Perché Giano è apparso a James? Che cosa hanno in mente le Parche...?
«Cos'altro hai visto?» gli chiedo.
«Era tutto molto confuso. All'inizio ero sulla sponda di un lago, e ho visto quelli che sembravano Albus e Scorpius immergersi nelle sue acque putride, poi sono stato catapultato su quello che credo fosse un vulcano.» conclude James «E poi mi sono svegliato in infermeria.»
«Hai detto vulcano?!»esclamo, pensando subito al mio amico Leo. Giardo Abel, che sembra leggermi nella mente.
«Il Labirinto, il fuoco, un vulcano... i nostri sogni sono collegati.» dice Abel «La profezia ci porterà dritti dai semidei scoparsi, da Leo che sta lottando per sopravvivere.» continua, voltandosi verso di me «Ma è anche vero che ti stanno tendendo una trappola.»
«Sono sicura che sia Clori.» stringo i denti «Ha un piano, non si catturano semidei così per niente. Leo continuava a ripetere sette semidei, sei semidee, come se fosse un particolare davvero importante, come se il furto del Vello d'Oro c'entrasse qualcosa.» cerco di unire i puntini, e guardo Abel in cerca di aiuto. A giudicare dall'espressione che assume pian piano il suo volto, credo che sia giunto alla conclusione che io stavo cercando.
«Sette semidei, maschi. Sei semidee, femmine.» le conta sulle dita delle mani «Tredici, come i suoi tredici fratelli uccisi, sette fratelli e sei sorelle; lei è l'unica ad essere sopravvissuta.» Abel deglutisce e io sgrano gli occhi, unendo i puntini.
«No...» sono le uniche parole che escono dalla mia bocca.
«Vuole usare il Vello d'Oro per riportarli in vita, ma l'Ade vuole il suo equilibrio... una vita per un'altra, tredici vite per altre tredici in cambio.» ragiona Abel.
«Vuole sacrificarli.» non so come queste parole abbiano lasciato la mia bocca, secca com'è la mia gola.
Io, Abel e James ci scambiamo una veloce occhiata. Poi Abel dice quello che nessuno ha avuto il coraggio di dire fino a quel momento: «Andiamo a prepararci, dobbiamo partire immediatamente.»
꧁ ꧂
Chiudo finalmente il mio zaino, dopo averci fatto un incantesimo di Estensione, tra l'altro illegale per il Ministero della Magia, e sono sicura di non aver dimenticato niente: decide di dracme, alcune borracce, diverse fiale di nettare, qualche kit del pronto soccorso perché okay, sono una strega, ma non si sa mai, circa una ventina di pacchi di Oreo, qualche cambio e diversi pacchi di ghiaccio istantaneo. Vado spesso a fuoco, se non si fosse capito.
Stringo la mia spada alla cintura, lego i miei capelli in una coda alta con un movimento di bacchetta, ma alcuni ciuffi più corti mi ricadono naturalmente sulla fronte, solleticandola quando mi muovo.
Mi chiudo la porta della Cabina 1 alle spalle, e il soffitto tuona, facendomi sobbalzare.
«Nonno, quando la smetterai con questi effetti speciali? Non siamo in un film della Marvel.» ruoto gli occhi, e la Cabina tuona un'altra volta.
A metà strada incontro Percy e Annabeth, che mi chiedono di spiegargli brevemente la conclusione alla quale io, ma in particolare Abel, siamo giunti poche ore prima.
«Clori fu l'unica sopravvissuta alla strage dei Niobidi, i figli di Niobe, decimati dall'ira di Apollo e Artemide. Erano sette fratelli e sei, con Clori sette, sorelle. Per questo Clori ha bisogno di sette semidei maschi e sei semidee femmine, vuole sacrificarli per compensare le anime che richiamerà dall'Ade.» spiego, mentre camminiamo verso la Cabina di Nike, andando incontro ad Abel. Nel mentre, James ci raggiunge.
«Dei, pensavo che il fecciume divino si fosse estinto con Crono prima e Gea poi, e invece...» dice Percy, scuotendo la testa. Annabeth è piuttosto pensierosa.
«Non voglio fare l'uccello del malaugurio, ma c'è qualcosa che non mi torna.» dice, e noi tutti la guardiamo, in attesa che ci illumini «Non so cos'è!» esclama «Ma è qualcosa...»
Veniamo interrotti da Abel che esce dalla sua Cabina correndo, nel panico più totale. Il suo sguardo si blocca su di noi, e si affretta a raggiungerci. «Avete visto Holly e Laurel? Quando è stata l'ultima volta che le avete viste?!» ci riempie di domande, terrorizzato.
Telemaco, che avevo perso di vista da ieri sera, esce dalla cabina, seguendo Abel con uno sguardo preoccupato in volto.
«Io l'ho vista ieri, a tiro con l'arco.» gli risponde James.
«Sta mattina si sono allenate con me, Abel.»?Percy cerca di tranquillizzarlo, poggiandogli una mano sulla spalla, ma con scarsi risultati.
«Le loro cose non ci sono più, è come se si fossero volatilizzate, ho un brutto presentimento.» Abel inizia a battere furiosamente un piede a terra, facendo alzare la polvere, e riesco a sentire il suo senso di agitazione scorrere anche dentro di me.
«Hey, non agitarti, probabilmente vogliono solo farti uno scherzo.» anche Telemaco cerca di farlo calmare, scostandogli dolcemente il ciuffo di capelli che gli ricade sulla fronte. Gli occhi blu notte di Abel incontrano quelli freddi di Telemaco, e vengo scossa da una strana vibrazione, quasi impercettibile.
«Victor, Abel Victor!» sentiamo la voce di qualcuno in lontananza, e ci voltiamo fin quando un ragazzo, a giudicare dalla fuliggine sul viso, della Cabina di Efesto ci raggiunge. Si ferma con il fiatone, porgendo un biglietto al figlio di Nike «Ho trovato questo...»
Abel comincia a leggere ad alta voce, e noi tutti lo ascoltiamo attentamente. «Cari fratelli e care sorelle, vi prego di non arrabbiarvi con me, ma io e le gemelle abbiamo deciso che andremo a salvare Leo, Nyssa, Connor e gli altri semidei, sappiamo dove andare perché le gemelle hanno sentito Abel dirlo. Torneremo con tutti gli altri, è una promessa. Vi voglio tanto bene, firmato Harley.» le sue mani cominciano a tremare, i suoi occhi blu si riempiono di lacrime.
«Abel, hey...» Annabeth cerca di tranquillizzarlo, guardandolo con i suoi grandi occhi grigi preoccupati.
«Non posso permettere che gli accada qualcosa, non posso.» improvvisamente sento un grande e doloroso vuoto nel petto, e sono tentata dall'accasciarmi a terra.
Mi porto una mano sul punto colpito, stringendo la maglietta del campo fra le dita. James mi sorregge quando sto per cadere. Guardo Abel, anch'io con gli occhi lucidi per ciò che sta provando... e che di conseguenza sto provando anche io. Di immortales, come fa a reggersi in piedi?
«Abel, non gli accadrà niente!» esclama Annabeth, poggiandogli le mani sulle spalle. Abel alza gli occhi colmi di lacrime verso di lei, e posso vedere i suoi pensieri quando dice «Non voglio perdere anche loro...»
La connessione creatasi tra noi due mi fa vedere, come un flash, tanti volti diversi. Molti di loro non li conosco, ma uno sì... Castore, il primo amore di Abel, forse l'unico.
«Sono scomparsi tutti, anche Polluce, anche Connor, e adesso anche le mie sorelline.» Abel manda giù il groppo in gola, e la sua sofferenza si amplifica ulteriormente.
Annabeth alza la voce «E allora reagisci! Ti ricordi, ti sei rialzato sempre, ci siamo rialzati sempre.» esclama la figlia di Atena «Charles, Luke, Lee... Castore.»?al nome di lui sento una morsa straziante stringermi il petto, e mi accascio tra le braccia di James, cercando di non urlare per il dolore. Io... io non ho mai provato nulla del genere.
«Talìa!» mi richiama James, e anche Percy accorre in mio aiuto.
«Che cos'ha?!» chiede a James, ma lui scrolla le spalle, spaventato sia per me che per Abel.
«Abel, io ti conosco da quando sono al Campo. Sei il primo con cui ho legato, eri qui ancor prima di me. Mi hai capita subito, mi sei stato vicino sempre...» dice Annabeth, e man mano che parla sento sempre meno dolore «E io sto vicina a te. Ma adesso rialzati, figlio di Nike. Le gemelle e Harley non possono essere andati tanto lontano.» poi si volta verso me e James, che mi sta lentamente tirando su. «E voi tre avete un'impresa da portare a compimento, penso sia arrivato il momento.»
꧁ ꧂
Quasi un'ora dopo, una volta salutati i semidei e ricevuto la ramanzina paterna da parte di Chirone, ci troviamo davanti la foresta. Telemaco ha insistito per accompagnarci, mi correggo, per accompagnare Abel fino ai margini della foresta. Ad un certo punto ci fermiamo all'inizio del sentiero che si addentra tra i fitti alberi, poi Telemaco lancia uno sguardo a me e a James, facendoci un cenno con il viso.
Io e James ci scambiamo uno sguardo confuso. Telemaco si schiarisce la voce, insistendo con quello strano cenno, e alzo un sopracciglio, continuando a non capire. Anche James sembra piuttosto confuso. Telemaco ruota gli occhi, ma Abel prende la parola, cercando di trattenere una risata.
«Ragazzi, cominciate ad andare, io vi raggiungo tra qualche minuto.» ci dice.
«Aah!» esclamiamo io e James all'unisono. «Bastava dirlo.» aggiungo, ammiccando a Telemaco.
«Ma va?»risponde lui, scuotendo la testa.
«A tra poco allora.» dice James, prendendomi a braccetto, e insieme ci incamminiamo ridacchiando verso la foresta.
«Che dici Tal, li spiamo?» mi chiede James, e lo guardo mentre un sorriso alla R.O.S.E. (Raccapricciante Oscena Sessuale Espressione) inizia a nascere sul mio viso. All'inizio faccio finta di essere rispettosa.
«Ma no James, lasciamogli la loro privacy...» dico, con un movimento di nonchalance.
«Oh, va ben–» non lascio finire James che lo tiro con me, dietro un cespuglio, mentre frugo nella mia borsa per cercare un binocolo.
«Trovato!» esclamo, mettendolo in posizione davanti ai miei occhi, inquadrando Tel e Abel.
«Talìa.» James chiama il mio nome con un tono piuttosto basito «Sono a meno di dieci metri da noi, non ti serve un binocolo.»
«Shh!» lo zittisco.
Vedo Telemaco e Abel parlare, il primo ha lo sguardo completamente perso, come se stesse già programmando il loro matrimonio, Abel invece gli sta sorridendo educatamente. Ma mentre riesco a sentire da qui le emozioni che emettono gli occhi del principe di Itaca, non sento nessun sentimento da parte di Abel.
«Oh no, la friendzone. Brutta bestia.» dice James, osservando la scena.
Abel è un po' strano da quando siamo arrivati al Campo, e forse so anche il perché. Tralasciando il fatto che le sue sorelline sono appena partite per una missione da cui nessuno ha ancora fatto ritorno, è come se il Campo Mezzosangue facesse riaffiorare alla mente di Abel ricordi troppo contrastanti, creando nella sua testa il caos più totale.
Forse è proprio per questo motivo che Odisseo gli ha dato il suo elmo. Non ho mai letto nessuna leggenda a riguardo, ma Odisseo in persona, quando lo ha consegnato ad Abel, ha raccontato che quell'elmo gli era stato donato da Atena per aiutarlo a riordinare i pensieri, per prendere le giuste decisioni. Forse Abel dovrebbe indossarlo...
Quando, dopo aver salutato Telemaco, Abel si volta per raggiungerci, il principe gli afferra la mano, e Abel si volta nuovamente verso di lui. Mi attacco al braccio di James, stritolandoglielo. James impreca a bassa voce per il dolore.
(Throwback: Talìa e Drew sull'Argo II che stalkerano la Scorbus VS Talìa e James al Campo che stalkerano la Telabel.)
Telemaco cerca di avvicinarsi ad Abel, come a volergli dare un bacio di addio, anzi, meglio di arrivederci, e le mie unghie si conficcano nel bicipite di James. «Maledizione Talìa, altro che le arpie che ci hanno attaccati ieri!» esclama, cercando di scollarmi.
Emetto un gridolino, ma viene subito smorzato quando Abel si sposta, e le labbra di Telemaco si posano sulla sua guancia paonazza. Ingrandisco ulteriormente l'obiettivo del binocolo, e vedo Abel mimare con le labbra uno «Scusami.» per poi allontanarsi, lasciando Telemaco lì da solo.
Ripongo il binocolo nel mio zaino, mollando la presa sul braccio di James che sospira sollevato, massaggiandosi il punto martoriato. Riesco a sentire i sentimenti di Abel in questo momento, a chi sta pensando... e una morsa mi stringe il cuore. Guardo Abel, sentendomi terribilmente triste per lui, e non appena ci raggiunge mette su un bellissimo sorriso, ma quante cose nasconde quel sorriso?
«Allora... siamo pronti?» ci chiede, sereno come sempre. Come se fosse la sua maschera per mantenere il controllo, per non scoppiare in un impeto che lo porterebbe ad autodistruggersi. A quale delle peggiori pene infernali è soggetto il suo cuore così buono?
Mi avvicino ad Abel, fermandomi davanti a lui e guardandolo negli occhi, di un blu profondo come gli abissi mai esplorati dell'Oceano. Lui mi guarda, chiedendomi se va tutto bene.
«Dovrei chiederlo io a te, Abel.» gli dico, e le sue pupille si dilatano «Ma so che non va niente bene.» gli dico, e lo abbraccio, attirandolo a me. Inizialmente resta rigido, poi poggia lentamente la testa sulla mia spalla, ricambiando l'abbraccio, aggrappandosi a me come se fosse sull'orlo di un baratro e avesse il terrore di precipitarci dentro.
Con il nostro nuovo legame empatico, riesco a sentire ogni singola frequenza delle sue emozioni, non so se sia lo stesso anche per lui, non so perché è così forte, proprio come quello che ho con Drew. Forse siamo entrambi legati da qualcosa che ancora dobbiamo scoprire, forse quando Hestia è morta, e ci ha detto di trovare gli altri due, intendeva altri due come me e Drew, e forse Abel potrebbe essere uno di loro.
Ma non sono sicura di nulla. L'unica cosa che so, è che questo ragazzo ha perso uno dopo l'altro le persone che più amava, è terrorizzato da perdere anche le sue sorelle, la sua unica famiglia. Ma la cosa che più lo logora dentro è uno dei sentimenti peggiori che possa esistere in questo mondo così ingiusto e crudele, tanto che gli dei dovrebbero bandirlo dalla Terra. Ed è questo il sentimento che sta portando il cuore di Abel allo stremo: il fatto che lui sia perdutamente innamorato del ricordo di Castore.
«Io sento quello che stai provando.» gli sussurro all'orecchio, e lo sento soffocare un singhiozzo «Sento come i ricordi ti riaffiorano alla mente, mentre percorri le stesse strade che una volta facevi con lui, quando andava tutto bene.» continuo a parlargli e lui mi stringe ancora più forte.
«Vorrei solo vederlo un'ultima volta, solamente per dirgli che...» mi confessa, ma le parole gli muoiono in gola.
«Io sono sicura che prima o poi vi rivedrete, e che lui ti stia aspettando, pronto ad accoglierti fra le sue braccia.» gli dico, e lui annuisce, staccandosi da me e asciugandosi velocemente gli occhi con la stoffa della sua maglia.
«Grazie.» mi guarda, sorridendomi, e ricambio il suo sorriso, alzando le spalle.
«È questo che fanno gli amici, no?» gli do una gomitata scherzosa, e lui annuisce sorridendomi. Anche James gli da diverse pacche sulla spalla.
Poi, senza dire nulla, ci incamminiamo tutti insieme, seguendo la mappa dataci da Chirone, arrivando sani e salvi all'entrata del Labirinto, uno strato di mattoni incastrati nel terreno con una grande Δ incisa sopra. La lettera greca sta per l'iniziale del creatore del Labirinto, il grande Dedalo.
«Eccoci qua.» dice James, e ci scambiamo tutti e tre uno sguardo «Come si entra?» chiede, e quasi come se obbedisse alle sue parole, la terra inizia a tremare e la fessura al centro inizia a separarsi lentamente, con un rumore piuttosto sinistro.
«Bene, pensavo fosse più difficile!» esclama James, e io cerco di guardare dentro l'entrata. Si intravedono solo delle scale, che man mano che scendono, si perdono nell'oscurita.
«Allora...» Abel prende parola «Chi entra per primo?» ci guarda, sollevando entrambe le sopracciglia. Deglutisco, poggiando una mano sull'elsa della mia spada, mentre con l'altra mano prendo la bacchetta, posizionandola di fronte a me.
«Lumos.»pronuncio l'incantesimo, e scendo il primo gradino. I ragazzi mi seguono e, con passo lento e attento, ci caliamo insieme nelle tenebre. Percorriamo diversi metri prima di perderci completamente.
«L'ho detto io che dovevamo andare a destra.» borbotta James.
«Ma noi siamo andati a destra, James.» gli risponde Abel, alzando gli occhi al soffitto.
«Oh, davvero?» James fa il finto tonto, e quando iniziano a discutere la mia attenzione viene catturata da una strana sagoma. C'è un uomo... no, aspetta, sono due.
«Ragazzi.» richiamo la loro attenzione, e si zittiscono quando mi vedono indicare verso l'oscurità.
«Per la barba di Merlino, è terrificante.» James sussulta, ma l'uomo non si muove di un millimetro, sembra una statua.
«Andiamo.» dice Abel, ma la sua affermazione suona più come una domanda incerta.
«Hey signore!» lo chiama James, e la sua voce produce un inquietante eco «Va tutto bene?» gli chiede, e io mi sbatto una mano sulla fronte. Spero che il tizio non ci uccida.
«Custode dell'arco.» sentiamo la sua voce, che sembrano due mischiate, come una sorta di interferenza. Io e Abel guardiamo James.
«Dici a me?» gli chiede, aggiustandosi meglio l'arco di Odisseo sulla spalla.
«Su, sbrigati, non ho tutta la giornata!» esclama, e James, anche se un po' restio, non se lo fa ripetere due volte. Io e Abel lo affianchiamo, seguendolo.
«Non essere così maleducato!» esclama nuovamente, e ci guardiamo tutti un po' confusi. Quando siamo abbastanza vicini, la prima cosa che noto sono le due facce, che spuntano da entrambi i lati di una sola testa, come se fosse una specie di pesce martello. Piuttosto inquietante.
«Amico, hai per caso una crisi d'identità?» gli chiede James, osservandolo piuttosto stranito.
«Non ha importanza, caro.» dice una faccia, quella destra per l'esattezza «Vieni, da questa parte.» gli indica una strada alla sua destra.
«Non ascoltarlo, è questa la strada giusta!» esclama l'altra faccia, indicando la strada a sinistra. Come per magia delle porte si materializzano all'inizio dei due corridoi, e una chiave d'oro appare nelle mani dell'uomo doppia-faccia. So chi è...
«Okay, okay, un secondo. Devo scegliere una porta?» chiede James, e le due facce annuiscono all'unisono.
«Scegli me!» esclama la faccia destra.
«Non ascoltare questo babbeo, scegli me!» esclama la sinistra.
«Smettetela!» esclamo, guardando preoccupata James.
«Si può sapere chi sei? O chi siete?!» esclama James.
«Io sono la tua salvezza.» dice la faccia destra.
«Io sono la tua rovina.» dice quella sinistra.
«Io sono Giano.» le due facce rispondono all'unisono «Il dio delle soglie, degli inizi, delle fini, delle scelte.»
«Piacere mio, Giano. Ma tu come fai a conoscere me?» gli chiede James.
«Oh, noi ti conosciamo molto bene, James Sirius Potter, conosciamo di te anche ciò che tu non sai.» dice la faccia destra.
«Vero, figlia di Calliope?» la faccia sinistra mi guarda beffarda ed io stringo i denti. Evito lo sguardo di James, ma mi imbatto in quello indagatorio di Abel.
«Allora, che cosa cambia fra le due strade?» chiede James a Giano.
«Progenie di Apollo, ti è stato rubato un importante ricordo. Scegli me se lo rivuoi indietro, ma così perderai quella che consideri come tua sorella.» le parole della faccia sinistra di Giano suonano taglienti, e lo guardo con tutto il disprezzo che ho dentro. James mi guarda, poi intima a Giano di continuare.
«Scegli me, troverete quello che i tuoi amici stanno cercando, ma tu continuerai a brancolare nel buio.» dice la faccia destra, e io mando giù il groppo in gola.
James si volta nuovamente verso di me, con uno sguardo indecifrabile. «Cosa vuol dire che mi hanno rubato un ricordo?» mi chiede, con gli occhi lucidi. Non rispondo.
«Talìa.» James pronuncia il mio nome fra i denti, fissandomi con gli occhi lucidi «Chi mi ha obliviato?» continua, ma non riesco a reggere il peso del suo sguardo.
Abel mi poggia una mano sulla spalla mentre delle lacrime iniziano a bagnarmi il viso.
«Guardami!» grida James «Guardami e dimmi che non sei stata tu.»
Continuo a tenere lo sguardo basso, martoriando il mio labbro fino a farlo quasi sanguinare.
«Talìa...» la voce di James diventa più flebile, ma non ho ancora il coraggio di guardarlo. Dopo qualche minuto di silenzio sento di nuovo la sua voce.
Si rivolge a Giano, con un tono freddo, che non ho mai sentito uscire dalla sua bocca.
«Ho deciso da che parte andrò.» dice, poi fa qualche passo verso il dio, che gli porge la chiave. L'ultima cosa che sento è una serratura che scatta, poi le tenebre offuscano la mia mente, e sprofondo nel buio.
—Coso autrice.—
Oh oh.
Buon Natale :,)
Spero tanto che questo capitolo vi sia piaciuto, è lunghissimo cavolo, non scrivevo così tanto da un pezzo.
Se vi è piaciuto lasciate una stellina, dai che siamo ripartiti alla grande!!🥺
Ps: sono tornata su Instagram, mi trovate come taliainhogwarts ❣️
—che strada avrà preso secondo voi James?
—vi è piaciuto questo capitolo?
Alla prossima miei amati lettori.🥰
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro