XI
a b e l
«Scorpius, dammi quella burrobirra.» dice Albus, tenendo stretto un braccio sul fianco del suo ragazzo leggermente, nel senso ironico del termine, brillo.
«Te l'ho già detto che sei bellissimo sta sera?» Scorpius flirta spudoratamente con Albus davanti a me e a Rose, che mi sta stritolando, nel senso doloroso del termine, il braccio.
«Si, Scorpius. Tipo quindici volte.» sospira lui, cercando di afferrare il bicchiere dalle mani del biondino, ma Scorpius lo allontana dalla sua presa, ridendo, mentre camminiamo tutti e quattro verso l'uscita della Sala Grande.
Cioè, io cammino normalmente. Poi c'è Rose che saltella al mio fianco soffocando piccole urla, Scorpius che barcolla ridendo come un deficiente e Albus che cerca di non farlo cadere, impresa assai ardua.
Quando Scorpius sta per portarsi il bicchiere alle labbra, punto la bacchetta contro il liquido e pronuncio un «Evanesco», facendo scomparire la burrobirra. Scorpius protesta mentre Albus mi ringrazia, sospirando sollevato.
«Al, Abel ha rubato la mia burrobirra.» piagnucola Scorpius, poggiando la testa sulla spalla di Albus, che alza gli occhi al soffitto.
«Lo ha fatto per il tuo bene, Scorp.» gli dice con tono calmo, cercando di non ridere.
«Non è vero! Lui mi odia.» Scorpius tira su col naso ed io alzo un sopracciglio, divertito.
«Ma chi, Mister Pace e Amore?» dice Rose, alludendo a me «Signor Sprizzo Gentilezza da tutti i pori? Scorpius, sei fuori strada.»
«Non so se prenderlo o meno come un complimento.» dico, osservando Rose. Lei mantiene lo sguardo dritto davanti a se, limitandosi a scrollare le spalle.
«Come preferisci.» dice semplicemente, non facendo trasparire alcuna emozione. Scuoto la testa, divertito dal suo strano comportamento. Vedo Albus in difficoltà, così afferro Scorpius dall'altro lato, aiutando Al a trasportarlo.
«Ma quante ne ha bevute?» chiedo ad Albus.
«Non dovevo lasciarlo con Justin e Gus, hanno una brutta influenza su di lui, e su tutti gli altri in generale.» mi risponde, scuotendo la testa.
«Serpeverde manipolatori?» gli chiedo.
«Esattamente.» conferma.
Scorpius si volta verso di me, osservandomi con le sopracciglia chiare aggrottate. I suoi occhi sembrano fatti di mercurio e mi ricordano la mia migliore amica, Annabeth.
«Abel. Tu sei etero, vero?» mi chiede ed io resto leggermente spiazzato dalla domanda.
«Cosa succede se ti rispondo di no?» gli chiedo e lui mi guarda con molta calma.
«Ti taglio la mano con cui stai toccando Al in questo esatto istante.» mi risponde, e Albus si sbatte la mano libera sulla fronte.
«Emh...» mi guardo intorno, notando Rose che fissa Scorpius con una mano sul petto, e poi notando l'entrata al corridoio dei sotterranei, che porta al dormitorio di Serpeverde. «Oh, guarda! Lì c'è il vostro dormitorio!» esclamo.
«Grazie Abel, continuiamo da soli.» mi dice Albus, afferrando meglio Scorpius, mentre io lo lascio andare. «A domani, ragazzi!» ci saluta.
«Non svegliate Drew e Talìa!» esclama Rose «Ammesso che stiano dormendo...» aggiunge e Albus, in segno di profonda amicizia, le mostra il dito medio.
«Ti voglio bene anch'io.» Rose agita la mano nella loro direzione, poi mi sorride con sguardo sognante «Non sono adorabili?» mi chiede e sentiamo un eco nel corridoio che fa:
«Al, te l'ho già detto che sei bellissim–»
«SI! CHE CAZZO. ME L'HAI DETTO... no, oh Merlino- scusa amore- NON PIANGERE!»
Io e Rose ci scambiamo uno sguardo, poi scoppiano a ridere entrambi, voltandoci e ripercorrendo i nostri passi verso le scale.
«Da quanto stanno insieme?» chiedo a Rose, riferendomi ad Albus e Scorpius, decidendo che se dobbiamo parlare durante il tragitto è meglio parlare di qualcosa che lei ama.
«Dal 23 Novembre, o almeno ufficialmente. Anche se si mangiavano con gli occhi da... fine del quinto anno? Ho sempre saputo che prima o poi si sarebbero messi insieme.» dice, parlandone come una madre orgogliosa parlerebbe dei loro figli.
«E Drew e Talìa? A quanto ricordo, loro due non si sopportavano.» le chiedo, iniziando a salire le scale.
«Anche loro si sono messi insieme quando sono tornati da...» Rose lascia la frase in sospeso ed io la guardo, aspettando che continui. «Emh... non me lo ricordo.» aggrotta la fronte.
«Erano andati da qualche parte?» le chiedo, confuso, e lei annuisce.
«Si. Assieme Albus, Scorpius e... ahi!» Rose si porta una mano alla testa, dolorante, ed io mi avvicino a lei, preoccupato.
«Va tutto bene?» le chiedo e lei annuisce, allontanandosi da me.
«Si, sto bene. È solo un po' di mal di testa.» dice e le scale si fermano davanti al quadro della Signora Grassa.
«Sei sicura? Se vuoi in dormitorio ho qualcosa per il dolore, posso andare e tornare subito, ci metto poco, solo piuttosto veloce e...» le dico e lei mi zittisce poggiandomi un dito sulle labbra.
«Uno, tu sei troppo logorroico. Due, non mi piace ripetere le cose. Tre, sto bene.» scandisce ed io annuisco lentamente. Toglie il dito dalla mi bocca e sale le scale, dando le spalle al quadro della Signora Grassa.
«Va bene, allora... ti sei divertita o sono troppo noioso per te?» le chiedo, poggiandomi al corrimano, e lei incrocia le braccia al petto, guardandomi con un sopracciglio inarcato.
«Diciamo che non sei né divertente né noioso.» mi risponde e le scale iniziano a cambiare direzione, portandomi lentamente verso il lato opposto a Rose.
«Ed è un bene o un male?» le chiedo, e lei scrolla le spalle.
«Dipende.» risponde semplicemente, accennando un sorriso. Le sorrido anch'io, e prima che possa augurarle la buona notte lei mi dice una cosa che mi fa restare abbastanza spiazzato.
«Abel, scordati Talìa. Lei ama Drew, e Drew ama lei. Non otterresti niente.» mi dice e sbatto le palpebre, guardandola mentre le scale si allontanano lentamente, troppo lentamente.
«Lo dico per il tuo bene, davvero. Sei un ragazzo d'oro, e non meriti di soffrire.»
Resto in silenzio mentre la guardo entrare nel suo dormitorio, attraverso il quadro della Signora Grassa. Quando i suoi capelli rossi scompaiono attraverso il passaggio, continuo a fissarlo fin quando non sento dolore al collo.
Le scale si fermano dal lato opposto ed io mi dirigo con il capo chino e le mani affondate nelle tasche dei pantaloni verso il mio dormitorio. Salgo le scale a chiocciola e trovo, davanti all'entrata, un ragazzino del primo anno, disperato.
«Hey, non riesci ad entrare?» gli chiedo e lui scuote la testa, fissandomi con gli occhi lucidi. «Non preoccuparti, a volte succede.» gli sorrido e lui tira su col naso, poi busso alla porta e il pomello a forma di aquila recita:
«Senza coperchio, chiave, né cerniera
uno scrigno cela una dorata sfera.»
La risposta mi viene in mente quasi subito, ma quando sto per dirla ad alta voce incontro lo sguardo del ragazzino che mi guarda come se fossi un dio. Così chiudo la bocca, facendo finta di pensarci. «Vediamo un po'...» mi accarezzo il mento, guardandolo.
Mi abbasso alla sua altezza, bisbigliandogli nell'orecchio «Che dici, potrebbe essere un uovo?» gli chiedo e lui ci pensa, poi annuisce. «Perché non dici tu la risposta?» lo esorto.
«D-davvero?» mi chiede e gli sorrido.
«Certo che si! Fa presto però.» scherzo e lui si schiarisce la voce, dicendo poi con tono alto la soluzione all'indovinello. La serratura fa uno scatto ed io spingo la porta, chiudendola poi alle nostre spalle.
«Grazie mille, Abel!» mi ringrazia e gli sorrido.
«Non c'è di che. Come ti chiami?» gli chiedo.
«Tyler.» mi risponde timidamente.
«Allora buonanotte Tyler, non violare il coprifuoco, mi raccomando.» lo saluto, dirigendomi verso il mio dormitorio.
Appena entro in camera mi tolgo giaccia e camicia, lanciando il tutto una sedia ed entrando in bagno. Mi guardo allo specchio con le sopracciglia aggrottate, poi esco dal bagno fissando il letto di Ethan.
Ethan è addormentato, ma non sul materasso, bensì sopra Max che mi sta fissando.
«Non riesco a muovermi, mi ha intrappolato.» mi dice ed io mi poggio con la schiena contro lo stipite della porta, cercando di non ridere.
«Beh, non stare lì impalato, aiutami a spostarlo!» mi dice Max e in quel momento Ethan si stringe di più a lui, strofinando il viso contro la sua camicia. Max abbassa lo sguardo sulla testa di Ethan, poggiandogli una mano fra i suoi capelli e poi voltandosi di nuovo verso di me, con sguardo di supplica.
«Prima il bagno.» gli dico e Max sbuffa contrariato quando chiudo la porta sghignazzando. Mi sciacquo la faccia e mi passo le mani umide fra i capelli, poi, afferrato lo spazzolino, inizio a lavarmi i denti fissando il mio riflesso nello specchio.
Per un secondo ripenso alle parole di Rose, ma cerco nel più veloce dei modi di levarmele dalla testa, soffermandomi ad osservare una delle mie tante cicatrici, questa sul fianco destro.
Ho la strana sensazione che domani, quando tornerò in America, un'altra cicatrice si aggiungerà alla mia collezione...
Mi sciacquo la bocca e metto lo spazzolino al suo posto, poi esco dal bagno, chiudendomi silenziosamente la porta alle spalle. Passando accanto al letto di Ethan, noto che Max sta dormendo come un angioletto con Ethan avvinghiato al suo corpo come un koala. Vorrei scattargli una foto, ma ho paura di svegliarli.
Salgo sul mio letto a castello, sdraiandomi con le braccia poggiate sotto la nuca e lo sguardo rivolto verso il soffitto blu dipinto di stelle.
All'improvviso il soffitto diventa un vero e proprio cielo, il materasso si trasforma in un un cespuglio di fragole e la mia mente ritorna a quella notte di due anni fa...
«Quella è la Costellazione del Cigno?» chiedo a Castore, sdraiato accanto a me, allungando un dito verso il cielo stellato.
«No, quello è il Sagittario. Il Cigno è un po' più in basso, proprio... lì.» dice, e nel mentre sposta la mia mano con la sua.
«Oh, giusto. Sono simili e mi confondo.» cerco di giustificarmi e Castore ride.
«Sono completamente diverse!» esclama lui, ridendo, ed io gli tappo la bocca con una mano.
«Abbassa la voce, o le arpie ci sentiranno. E tu non vuoi essere dilaniato, vero?» lo guardo, alzando entrambe le sopracciglia. Lui scuote la testa, trattenendo le risate. «Bene, neanch'io.» gli sorrido e lui mi prende la mano, togliendola dalla sua bocca.
«Non vuoi essere dilaniato o non vuoi che le arpie dilanino me?» mi chiede, voltando il capo per guardarmi, e un ricciolo scuro gli ricade sulla fronte. Mi viene naturale scostarglielo, intrecciandolo con gli altri capelli, mentre lui mi osserva con i suoi occhi ametista.
Sono di un colore sovrannaturale, non penso che sulla Terra esistano altre persone con la stessa tonalità delle sue iridi. Beh, tranne Polluce, che è praticamente identico a lui. E il Signor D, che è loro padre.
«Diciamo tutti e due.» gli rispondo, sorridendogli. Lui ricambia il mio sorriso per poi stringersi più vicino a me, continuando a fissarmi negli occhi e diventando immediatamente serio.
«Pensi che Luke stia facendo la cosa giusta?» mi chiede ed io resto spiazzato da quella domanda inaspettata. «Insomma, in un certo senso ha ragione. I nostri genitori fanno come se noi non esistessimo, e lo dico io, che ho mio padre fra i piedi praticamente tutte le estati.»
«Sinceramente non ne ho idea, io non so nemmeno chi sia mia madre.» dico
«Polluce e Connor scommettono su Atena, ma io sono convinto sia Afrodite.» dice con un sospiro sognante, facendomi ridere.
«Idiota...» mormoro imbarazzato.
«Beh, Travis sostiene fermamente che tua madre sia Demetra solo perché così non potrai provarci con Katie. Chi è l'idiota adesso?» alza un sopracciglio.
«Mia madre sarà una divinità minore ed insignificante...» dico, alzando gli occhi e incontrando il suo sguardo contrariato.
«Lo dici come se anche tu fossi insignificante.» mi dice, corrucciato.
«Beh, faccio schifo a combattere.» gli dico.
«Sei intelligente.» ribatte lui.
«Non ho poteri fighi come i tuoi.»
«Sei bravo nel salto in lungo!»
«Ma non serve a niente.»
«Mi rendi felice.» mi dice, zittendomi.
Sbatto le palpebre più volte mentre lui mi si avvicina per poi accarezzarmi la guancia e sussurrarmi: «Per me significhi molto, Abel.»
Resto in silenzio per diversi minuti in cui non faccio altro che guardare i suoi bellissimi occhi.
Mi sorride, scaldandomi il petto, poi annulla le distanze, sfiorando le mie labbra con le sue e facendolo sembrare il gesto più innocente del mondo.
Se avessi saputo che quello sarebbe stato il nostro ultimo bacio, avrei fatto di tutto per farlo durare il più a lungo possibile.
La mattina seguente veniamo svegliati dal caos più totale. Sento le braccia di Castore lasciarmi andare e apro gli occhi, guardandolo confuso.
«Che sta... succedendo?» gli chiedo, intontito.
«Ascolta.» mi dice ed io mi concentro fin quando non riesco a captare i suoni.
Armi che si scontrano. Esplosioni. Urla.
«C'è una battaglia.» mi dice Castore e in quel momento la terra trema. Guardo il mio ragazzo con gli occhi quasi fuori dalle orbite.
«Il labirinto...» dico con voce tremante.
Castore si alza immediatamente ed io lo imito, poi senza dire più niente corriamo verso le cabine. «Holly e Laurel... devo trovarle.» dico a Castore con il fiato corto e, senza aspettare una sua risposta, corro verso la cabina di Ermes.
Spalanco la porta e trovo la cabina completamente vuota. Chiamo i nomi delle mie sorelle, ma nessuna delle due risponde. Impreco, correndo verso l'armeria, dove Charles sta passando le armi ai semidei.
«Dove sono Holly e Laurel?!» gli chiedo e lui mi da in mano spada e scudo.
«Le ho appena armate, sono molto entusiaste di combattere, ce ne servono di più come loro.» mi risponde ed io quasi non ci credo.
«Cazzo, Charlie! Hanno otto anni, maledizione!» gli urlo contro, spintonandolo. Lui mi rivolge un'occhiataccia, ma non alza le mani. Si limita solo a dirmi: «In guerra non conta l'età, Abel. Contano il coraggio e i sacrifici. Sei disposto a tirar fuori entrambi per difendere la tua casa e le persone che ami?»
Deglutisco a fondo, ma le sue parole sono difficili da mandare giù. Sento una mano poggiarmisi dietro schiena e volto lo sguardo, ritrovandomi Castore affianco con l'altra mano rivolta verso Charlie. Il figlio di Efesto gli porge spada e scudo e lui tira in su le labbra, in una sorta di sorriso incoraggiante.
«Quanti mostri sono?» chiedo.
«Centinaia.» mi risponde Charlie.
«Potremmo morire.» deglutisco.
«Non sarà una morte vana.» ribatte.
Annuisco e Charlie da una pacca sulla spalla a me e a Castore, poi io e lui raggiungiamo gli altri semidei sul campo di battaglia. Centinaia di mostri invadono il Campo Mezzosangue, e centinaia continuano a fuoriuscire dall'entrata del Labirinto di Dedalo.
«Hey...» Castore mi stringe il braccio «Andrà tutto bene.» mi assicura, ed io faccio il terribile sbaglio di credergli. Lo perdo di vista qualche minuto dopo, quando una Gorgone decide di attaccarmi. Mi metto in posizione di difesa ma è come se il suo sguardo maligno mi paralizzasse.
Ci pensa Lee Fletcher, capo della cabina di Apollo e infallibile arciere, a disintegrarla e salvarmi da una morte certa. In tutto quel caos cerco di individuare le mie sorelle ma riesco a vedere di sfuggita soltanto Holly che, entusiasta, estrae la sua lancia da una specie di mostriciattolo metà foca e metà cane.
Dopo un lasso di tempo indeterminato e dopo essere riuscito ad uccidere un numero discreto di mostri, mi ritrovo al fianco di Castore.
«Quanti ne hai fatti fuori?» mi chiede, dandomi le spalle.
«Secondo te mi metto a contarli?!» ribatto, tagliando la testa ad un'arpia.
«Beh, io l'ho fatto!» esclama, infilzando un karpoi indemoniato. «Tredici!»
Si volta verso di me ed io scuoto la testa, osservandolo. Nonostante abbia il viso insanguinato, i riccioli neri sudati e bagnati di fango e sangue, è comunque stupendo ed io non vorrei altro che tutto questo si fermasse per poter restare qui a guardarlo per sempre.
Castore trova la forza di sorridermi in mezzo a quell'inferno e per un momento è come se mi sentissi in paradiso. Il sorriso di Castore, però, si trasforma in un'espressione di sorpresa e puro dolore qualche secondo dopo, quando il pungiglione velenoso di una manticora gli perfora la schiena, spuntando dall'addome e strappandogli la t-shirt arancione del Campo.
Castore boccheggia, portandosi entrambe le mani sulla ferita. La manticora solleva la sua possente coda e quindi anche Castore, che urla di dolore. Nella mia testa tutto il rumore si affievolisce ed io, da che non riuscivo a respirare, vengo pervaso da un'aria che ha origine nei miei stessi polmoni.
All'improvviso mi sento imbattibile, come se niente potesse sconfiggermi o fermarmi. Sento un calore nel petto e la forza di cento uomini. Con la spada sguainata e la vista annebbiata dalle lacrime, parto alla carica verso il mostro, tagliandogli la coda che si disintegra assieme ad esso.
Castore cade a terra ed io getto la spada, inginocchiandomi accanto a lui e prendendolo fra le braccia. Gli scosto i capelli scuri dalla fronte insanguinata, poi cerco di posizionarlo in modo da fermare l'emorragia.
Strappo una striscia di tessuto dalla maglietta e cerco di avvolgere con essa i fianchi di Castore mentre continuo a ripetergli che andrà tutto bene.
«A-Abel...» tossisce, e schizzi di sangue guizzano fuori dalla sua bocca.
«Non sforzarti, devo portarti al sicuro.» tremo come una foglia, facendo difficoltà a fasciargli la ferita grondante di sangue.
«N-non sei...» prende fiato «...insignificante.»
«Andrà tutto bene, andrà tutto bene.» continuo a ripetere, facendo un nodo alla maglietta, ma il sangue non smette di uscire.
«Abel... Tu lo sai, v-vero?» chiama di nuovo il mio nome ed io mi costringo a guardarlo, trattenendo le lacrime.
«Tu sei importante.» dice, ormai senza fiato.
«Non senza di te.» singhiozzo, ma lui non dice più niente.
I suoi occhi di ametista sono ormai privi di vita e le mie lacrime scendono copiose lungo le mie guance, cadendo sul suo visto pallido.
«Ti prego, non andartene...» lo supplico, singhiozzando, e in quell'istante una furia mi piomba addosso, graffiandomi il fianco con i suoi artigli e costringendomi ad allontanarmi.
Non trovo la forza per prendere la spada e combattere, ma trovo quella per urlare. Al suono della mia voce, l'aria reagisce creando una specie di muro invisibile, che scaraventa l'arpia lontano, facendola poi esplodere.
Mi sento improvvisamente come se avessi un peso immenso sulle spalle, e a stento riesco a raggiungere il corpo di Castore, immobile.
«Non puoi lasciarmi...» singhiozzo, cercando di respirare regolarmente, scuotendo Castore per quanto le mie forze mi permettono.
Una chimera di media grandezza si fionda su di me, ma qualcuno la intercetta, proteggendo me e il corpo inerme del figlio di Dioniso.
«Abel, combatti!» mi urla Charles Beckendorf, tenendo testa alla Chimera. Io scuoto la testa, continuando a smuovere Castore con la speranza che si svegli e mi dica che è solo uno stupido scherzo.
«Abel, altri moriranno se continuerai a startene lì impalato!» continua Charles «Devi lasciarlo andare!» mi dice e scuoto la testa.
«Non posso...» cerco di fermare i singhiozzi mentre Charles infilza con la sua spada di bronzo la Chimera, che ritorna nel Tartaro.
«Combatti. Per le tue sorelle, per i tuoi amici, per il Campo.» mi porge la mano ed io guardo un'ultima volta il ragazzo morto accanto a me. «Per Castore.» dice ed io la afferro.
«Per Castore.» ripeto, asciugandomi le lacrime.
Charles mi sorride, affiancandomi e partendo alla carica contro la prossima orda di mostri. Vengo pervaso nuovamente da quello strano calore nel petto, calore che mi carica di energia e che mi fa mettere KO una grande quantità di mostri.
Stiamo perdendo, siamo come Leonida e i 300 contro il numero quasi infinito di Persiani. Ma nonostante tutto continuiamo a combattere per ciò che amiamo, per l'unica cosa che ha dato una famiglia a tuti noi. E anche se sto per morire, mi sento invincibile.
D'un tratto la terra inizia a tremare e si sente un rumore talmente forte da infrangere il muro del suono. Riesco a percepire il terrore, l'angoscia, l'ansia, il panico. Ma nessuna di queste cose mi fa crollare come crollano tutti sul campo di battaglia.
I mostri si disintegrano e gli unici a rimanere in piedi siamo io e Grover, il satiro. Colui che ha appena lanciato l'urlo di Pan, salvandoci tutti. Pochi secondi dopo crolla a terra anche lui mentre gli ultimi mostri si dissolvono e il Labirinto sotto di noi viene distrutto.
I semidei si rialzano lentamente, barcollando intontiti. Essendo l'unico rimasto in piedi, vengo raggiunto da alcuni di loro.
«Abbiamo vinto...» dice Clarisse, una dei figli di Ares, a pochi metri di distanza da me.
«Già.» getto la spada sull'erba, voltandomi con l'intenzione di scappare il più lontano possibile. Qualcuno mi poggia una mano sulla spalla ed io mi volto verso Charles, sentendo gli occhi bruciare. Il figlio di Efesto mi fissa per qualche secondo, poi si inginocchia.
«Ma che stai facendo?» gli chiedo, guardandolo confuso e frustrato allo stesso tempo. Holly e Laurel si fanno spazio fra gli altri semidei, avvicinandosi e fissando con stupore un punto sopra la mia testa. Anche gli altri semidei si inginocchiano.
«Fratellone...» dice Holly.
«Mamma...» continua Laurel, indicandomi.
Alzo lo sguardo, notando il simbolo di due ali che si muovono proprio sopra la mia testa.
Chirone, il centauro, si fa spazio tra la folla, e non appena mi vede si inginocchia anche lui, per poi pronunciare tali parole: «Ave a te, Abel Victor, figlio di Nike, dea della vittoria.»
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t a l ì a
Strizzo le palpebre, sentendo i raggi del sole arrivarmi dritti in faccia. Sbadiglio rumorosamente, cercando di stiracchiarmi, ma ben presto mi rendo conto che non riesco a muovermi perché qualcosa, o meglio, qualcuno, mi sta tenendo ferma.
Porto una mano sul braccio che sento stretto attorno al fianco, costatando dalla sua temperatura che si tratta di Drew. Mi stringe più a se, affondando il viso fra i miei capelli e solleticandomi il collo con la punta del suo naso, facendomi rabbrividire.
Ora, o lui è estremamente gelato, o io estremamente accaldata, o forse siamo entrambi in queste situazioni. Sta di fatto che Mister Ghiacciolo dovrà provvedere a riscaldarsi se vorrà ancora dormire con me. Che poi, perché sta dormendo con me?
Oh dei, ora ricordo...
Non posso averlo fatto.
Vi prego, qualcuno mi dica che non ho davvero fatto la carina con Drew quando lui era cosciente e adesso si ricorda tutto.
Di immortales...
Drew mormora qualcosa di incomprensibile, poi stacca il suo petto dalla mia schiena, rigirandosi fra le coperte del suo letto e sbadigliando rumorosamente, quasi quanto me. Mi giro anch'io sull'altro fianco, guardando Drew mentre si passa il braccio sugli occhi.
Ha ancora l'altro braccio sotto la mia schiena e approfitta del mio essere distratta e insonnolita per attirarmi a lui, stritolandomi.
«Drew... lasciami... andare!» cerco di opporre resistenza, facendo pressione sul suo petto, ma, ahimè, i bicipiti di Drew sono più forti dei miei.
«Sei così morbida...» mormora con la voce impastata dal sonno, strusciando la sua faccia contro la mia, come fanno i gattini.
«Mi sta salendo il diabete alle stelle, ti prego.» lo supplico, guardando il soffitto con occhi supplichevoli, sperando che crolli sopra Drew.
Ma lui inizia a riempirmi la guancia di bacini, poi la fronte, il naso, e infine tutto il viso, lasciando per ultime le mie labbra. Beh, diciamo che con quelle non si limita a "bacini".
Veniamo interrotti, o meglio, Drew viene interrotto da Scorpius che dice «Devo vomitare.» per poi correre in bagno.
Io e Drew ci guardiamo, poi rivolgiamo lo sguardo verso Albus che si siede sul suo letto, strofinandosi gli occhi.
«Ha esagerato con la burrobirra, ieri.» dice Albus, assonnato. Sentiamo Scorpius imprecare ed io e Drew alterniamo lo sguardo fra la porta del bagno e Albus. «Vado ad aiutarlo.» sospira quest'ultimo, alzandosi.
Quando Albus entra in bagno rivolgo la mia attenzione a Drew, che mi fissa con un sorriso da ebete stampato sulla faccia. «Se osi dire una sola parola riguardo ciò che è successo ieri...» Drew non mi lascia finire di parlare che mi abbraccia, facendomi sdraiare con lui su di me.
«È stato bellissimo, eri così... adorabile!» sclera, dondolandomi fra le sue braccia.
«Sto per tirarti un pugno.» ringhio.
«Però mi è mancata la vera te.» si allontana, saggiamente aggiungerei.
«Ricordami di avvelenare il succo di zucca di Jade, a colazione.» gli dico, alzandomi dal letto, camminando verso l'armadio di Albus.
«Non penso la ringrazierò mai abbastanza.» dice Drew, pensando ad alta voce.
Mi volto verso di lui, rivolgendogli uno sguardo assassino. In tutta risposta lui mi fa un occhiolino ed io gli lancio contro la prima cosa che trovo a portata di mano, ovvero una pallina di Natale. Aspetta, perché c'è una pallina di Natale sulla scrivania?
Vabbè, sta di fatto che la pallina non lo colpisce visto che Drew è un semidio con i riflessi più pronti di quelli di un leopardo delle nevi, e afferra la pallina senza alcuna difficoltà.
Si alza dal letto, accostandosi alla porta del bagno, aprendola un po' mentre io cerco la mia scorta di vestiti fra quelli di Albus. Cosa ci fanno i miei vestiti fra quelli di Albus? Diciamo che non è la prima volta che dormo in questa stanza, ecco.
«Tutto bene lì dentro?» chiede Drew.
«Si!» risponde Albus.
«Cazzo, no.» ribatte Scorpius, vomitando anche l'anima.
«Ma quanto ha bevuto?» chiedo a Drew che chiude la porta del bagno con un'espressione schifata che sfigura sul suo viso.
«Non ho intenzione di scoprirlo entrando in quel bagno.» dice Drew, mentre tiro fuori un paio di jeans e una felpa di Grifondoro dall'armadio.
Scrollo le spalle, afferrando i lembi della felpa che indosso, la quale penso sia di Drew visto che mi arriva più o meno alle ginocchia, con l'intenzione di sfilarmela. Mi volto verso Drew che continua a fissarmi, alzando un sopracciglio.
«Oh, giusto.» dice, dandomi le spalle e buttandosi di pancia sul suo letto, coprendosi anche la testa con il cuscino. Sorrido, scuotendo la testa, cambiandomi alla velocità della luce moltiplicata per due. Drew torna a guardarmi, sedendosi sul letto.
«Comunque ieri ti ho già vista-» lo interrompo.
«Zitto!» lo sgrido, arrossendo violentemente.
«Ma non c'è niente di male, cioè, è stata una cosa molto intensa e che ha messo a dura prova la mia forza di volontà e il mio autocontrollo, però–» gli spiaccico nuovamente il cuscino sulla faccia, facendolo tacere.
Decido di allentare la presa soltanto quando rischia il soffocamento. Mentre Drew riprende fiato io mi avvicino alla porta del bagno, bussando contro il legno.
«Ragazzi, vi serve aiuto?» chiedo e proprio in quel momento Albus apre la porta, uscendo e aiutando Scorpius, sostenendolo.
«Miei dei, Scorpius, sei più pallido di Drew!» esclamo, aiutando Albus nella sua impresa, che consiste nel trasportare il suo ragazzo a letto.
«Il che è tutto un dire.» dice Drew, ormai fuori pericolo.
«Non siete d'aiuto.» ci rimprovera Albus, aiutando Scorpius a sedersi sul suo letto.
«Si... giusto. Scorp, vuoi che ti porti qualcosa?» gli chiedo e lui scuote la testa, sdraiandosi e afferrando la mano di Albus. «Okaaay...» lancio un'occhiata a Drew e poi alla porta, lui mi capisce al volo e velocemente si infila una felpa, aggiustandosi i capelli con le dita.
«Bene, aiuto Talìa ad uscire dalla Sala Comune senza essere scoperta e aggredita dai nostri compagni di casa. Ci vediamo a colazione?» chiede Drew ad Albus, seduto sul letto accanto suo ragazzo.
«Non penso che verremo a colazione.» dice Albus, accarezzando i capelli di Scorpius che è più di là che di qua.
«Tra qualche ora si torna a casa.» gli ricordo e Albus annuisce.
«Si, per allora dovrà essersi ripreso. Andate prima che si sveglino tutti.» ci dice e Drew apre la porta, facendomi uscire per prima.
«A dopo.» salutiamo Albus e Scorpius, poi insieme usciamo dalla stanza, camminando silenziosamente nel corridoio del dormitorio.
Più che altro non parlo perché ripenso a ciò che ho combinato ieri. Insomma, ho detto e fatto cose estremamente smielate ed imbarazzanti. Ma comunque, tutte le cose che ho detto, erano vere, nonostante fossi mezza drogata.
Riusciamo ad arrivare davanti l'uscita senza che nessuna serpe ci veda e quando usciamo dalla Sala Comune alzo lo sguardo verso Drew, mentre il passaggio segreto nel muro si chiude alle nostre spalle.
«È tutto vero.» dico dal nulla, e lui mi guarda con le sopracciglia bionde corrucciate. «Le cose che ti ho detto ieri, intendo. Ero stregata ma dicevo la verità.» deglutisco, guardandolo negli occhi. «Volevo... che tu lo sapessi, ecco.» distolgo lo sguardo, arrossendo.
Drew trattiene una risata, circondandomi le spalle con un braccio e poggiandomi un bacio fra i capelli. Alzo lo sguardo verso di lui, che ha il volto illuminato da uno splendido sorriso, e lui ne approfitta per darmi un bacio a stampo.
«Lo sapevo già.» mi risponde, e ricambio il suo sorriso, cercando di nascondere l'imbarazzo.
«Allora... giretto nelle cucine prima di tornare a casa?» mi chiede, alzando le sopracciglia in attesa di una risposta. Il mio sorriso si allarga ancora di più a quella richiesta e Drew mi sorride sinceramente «Lo prendo come un si.»
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La nostra barca ondeggia pericolosamente sulla superficie del Lago Nero, dalla quale spunta un tentacolo della Piovra Gigante.
«Se continua così vomito di nuovo...» mormora Scorpius, poggiando la testa sulla spalla di Al.
«Non osare...» lo ammonisce Drew, coccolando Sweetie, addormentata sulle sue gambe.
«Drew, non infastidirlo, non si sente bene!» Albus lo sgrida, facendomi ridere mentre osservo il castello di Hogwarts che si fa via via sempre più piccolo.
«Scusa, mamma.» sbuffa Drew, voltandosi verso di me, iniziando a giocare con le punte dei miei capelli. «Sei silenziosa...» mi dice.
«Mi mancherà, tutto qui.» gli rispondo sinceramente, voltandomi verso di lui.
«Ti mancherà anche la Cooman con le sue profezie mortali?» mi chiede lui, alzando le sopracciglia, ed io scuoto la testa con forte convinzione.
«No, lei no.» dico, facendolo ridere.
Drew mi poggia un bacio sulla guancia e, per quanto queste effusioni siano imbarazzanti, io adoro quando se ne esce così dal nulla con questi piccoli gesti.
«Ti accompagno in aeroporto oggi pomeriggio.» mi dice, facendomi poggiare la testa sulla sua spalla.
«Ci sarà anche mio padre, lo sai?» gli chiedo, cercando di non ridere.
«Pff, tuo padre mi adora.» dice lui, convinto.
«Drew, quando sei venuto a trovarmi durante le vacanze di Natale ti ha aperto la porta dicendoti che sarei scesa al più presto, e tu sei rimasto lì fuori per tre ore mentre mio padre guardava la tv come se tu non fossi mai arrivato.» gli ricordo.
«Visto? Tuo padre mi adora.» ripete ed io scuoto la testa, ridendo. La nostra barca si ferma, assieme a tutte e altre, alla riva opposta del Lago Nero, e tutti ci affrettiamo a scendere, dirigendoci verso le carrozze trainate dai Thestral.
«C'è posto sulla vostra carrozza?» ci chiede Rose, raggiungendoci. «E tu sei di nuovo fra noi?» chiede a Scorpius che alza un pollice verso di lei, salendo a stento sulla carrozza.
«È più pallido di Drew.» dice Rose.
«È la stessa cosa che ho detto io, sis.» le sorrido, salendo sul carrozza subito dopo Drew e aiutando Rose a fare lo stesso.
«La pelle chiara mi fa nobile.» ribatte Drew, coccolando la piccola Sweetie addormentata.
«Se lo dici tu...» ruoto gli occhi, concentrandomi sulla mia amica. Seguo la direzione del suo sguardo, notando che sta guardando Abel con un cipiglio sulla fronte.
«Qualcosa non va?» le chiedo.
«Victor sta...» lascia la frase in sospeso.
«Accarezzando un Thestral?» dico al suo posto e lei annuisce, voltandosi verso di me.
«Tu li vedi?» mi chiede, confusa.
«No! Merlino, certo che no. Era... un'ipotesi.» mento, deglutendo a fondo.
Guardo i ragazzi, che a loro volta si scambiano un paio di occhiate per poi distogliere lo sguardo. Cerco qualcosa su cui sviare il discorso, ma per fortuna qualcuno smorza la tensione creatasi.
«C'è un posto in più?» James poggia le mani sulla ringhiera per salire sulla carrozza, guardandoci uno per uno. Io gli sorrido nervosamente, Drew ruota gli occhi, Albus deglutisce e Rose gli fa spazio accanto a lei. Scorpius... ripeto, lui è più di là che di qua.
James si accomoda accanto a Rose, di fronte a me, e Drew mi circonda le braccia sulle spalle, attirandomi a se con fare leggermente possessivo. Ah, le vecchie abitudini...
«Via ragazzi, la scuola è finita, un po' d'allegria!» esclama James, con il suo solito sorriso solare che gli illuminati il viso.
«Sono molto entusiasta di trascorrere questo breve viaggio in carrozza in tua compagnia...» mormora Drew, ed io gli tiro una gomitata nello stomaco.
«Voleva dire che è felice di tornare a casa.» dico a James, guardando male Drew.
«Oh, si, anch'io. Cioè, più o meno, perché non sarò più qui l'anno prossimo.» dice James tristemente.
«Quanto mi dispia–» pesto un piede a Drew «AACCIDENTI!» esclama, guardando in alto. «Mi è sembrato di vedere un... drago. Ma penso fosse solo un ippogrifo, già.» riesce a salvarsi mentre Rose cerca di non scoppiare a ridere.
«Sai, sei abbastanza strano oggi.» dice James, poi si volta verso Scorpius «Il Principino ha esagerato con la Burrobirra, ieri sera?» chiede James a Scorpius, che in tutta risposta gli alza il dito medio. «Che eleganza...» commenta lui.
Poi James inizia a parlare del più e del meno, e con il suo essere logorroico e divertente allo stesso tempo arriviamo molto presto alla stazione. Scesi dalle carrozze ci dirigiamo verso l'Hogwarts Express che continua a sbuffare ininterrottamente.
James raggiunge i suoi amici mentre noi cerchiamo una carrozza libera, e sono davvero grata che non abbia chiesto nè a me e nè ad Albus qualcosa che riguarda la cosa che gli stiamo nascondendo.
Troviamo una cabina con quattro posti e Rose decide di sedersi in quella di fronte alla nostra assieme a suo fratello Hugo, Lysander e Lorcan Scamander.
Durante la prima parte del viaggio mangiamo i dolcetti della strega del carrello, ricordando i bei momenti dei mesi precedenti.
«Vogliamo parlare di quando il calderone di Talìa è esploso?» ride Albus, contagiandomi.
«Sarebbe anche divertente se non fosse esploso sulla mia faccia.» sbuffa Drew, facendomi ridere ancora più forte, tanto che inizio a sentire dolore allo stomaco e i miei occhi iniziano a lacrimare.
«Che poi, perché stavi guardando nel calderone di Talìa?» gli chiede Scorpius, di nuovo fra noi, masticando una gelatina tutti i gusti +1.
«Stavo controllando che fosse tutto a posto per non farle prendere un voto basso.» Drew ruota gli occhi mentre io sto ancora cercando di calmare la mia risata.
Veniamo interrotti dalla porta scorrevole che si apre, rivelando Abel con in mano un mazzo di carte. «Ciao.» ci saluta «Vi va una partita a Mitomagia?» chiede e tutti acconsentiamo.
«Certo, Nico mi ha insegnato a giocare!» esclama Drew, felice come un bambino.
«Si, anche a me.» sorride Abel «Posso...?» chiede ad Albus, indicandogli con un cenno di fargli spazio.
«Oh, certo.» Albus fa per stringersi a Scorpius ma lui gli circonda i fianchi con un braccio, facendolo sedere sulle sue gambe. Albus arrossisce violentemente ed io mi metto a stritolare con forza l'avambraccio di Drew. Rose deve assolutamente vedere questa scena.
«E se chiamassimo anche Rose? Così insegniamo anche a lei come si gioca!» propongo e Abel annuisce, poggiando il mazzo di carte sul tavolo.
«Per me va bene.» dice Abel.
«No!» esclama Albus, visibilmente a disagio.
«Rooose!» esclamo, sperando che mi senta dalla cabina affianco.
«Perché no?» gli chiede Abel, e Albus alza gli occhi al soffitto quando la porta scorrevole della cabina di fronte alla nostra si apre.
«Oh, lo vedrai...» mormora Drew.
Rose fa capolino nella nostra cabina e guarda me per prima. Io assumo l'espressione targata con il suo stesso nome, R.O.S.E. (Raccapricciante Oscena Sessuale Espressione) volgendo lentamente lo sguardo verso Albus e Scorpius. Rose urla, poi barcolla un po'.
«Stai bene?» gli chiede Abel e Rose annuisce, respirano profondamente.
«Certo che sto bene, ho appena visto la cosa più bella del mondo.» dice Rose.
«Grazie, ma sono fidanzato.» risponde Drew, guadagnandosi una mia sberla sulla nuca.
«AHI! Oh- non dicevi a me?» chiede Drew, massaggiandosi il punto colpito, ed io rivolgo gli occhi verso il soffitto a mo di preghiera. Perché mi è capitato un simile caso umano?
Faccio sedere Rose accanto a me, stringendomi a Drew e dandogli un pizzicotto quando lui cerca di fare con me ciò che Scorpius ha fatto con Albus, ovvero farmi sedere sulle sue gambe.
Il viaggio, da quel momento, trascorre con leggerezza e tante risate, soprattutto per le sfuriate di Rose ogni qual volta Abel vinceva. Ad ogni fine partita Rose voleva sempre la sua rivincita, tanto che ad un certo punto hanno continuato a giocare soltanto loro due.
Quando il treno si ferma, Abel batte Rose per l'ennesima volta e lei si alza di scatto, puntando un dito contro Abel. «Tu. Hai. Imbrogliato!» lo accusa mentre Abel raccoglie le carte.
«Non è vero.» dice lui, con calma.
«Tu... tu...» Rose cerca qualcosa da dire, ma Abel si alza e ci saluta velocemente.
«Devo scappare, ho il volo fra un'ora. Ci vediamo a settembre!» dice, andando via, non lasciandomi neanche il tempo di dirgli che anch'io prenderò il suo stesso volo, fra poco.
«Aspetta, la mia rivincita!» esclama Rose, uscendo dalla cabina, facendomi ridere. Mi volto verso Drew, che dorme con la testa poggiata sulla mia spalla, accarezzandogli i capelli per svegliarlo.
«Drew...» chiamo il suo nome e lui mormora qualcosa, stringendomi la mano e strusciando il viso contro la mia spalla. Alzo lo sguardo verso Scorpius che ha preso in braccio Sweetie.
«Prova con Frozen, di solito funziona.» dice.
«Giusto.» dico, schiarendomi la voce. «Hey, Elso... sei già sveglio oppure dormi?» intono, bussando sulla sua testolina vuota.
«Ancora cinque minuti...» mormora lui, scivolando lungo la mia spalla, sdraiandosi sulle mie gambe. Alzo lo sguardo verso Albus.
«Se gli versiamo dell'acqua in testa?» gli chiedo e lui scuote la testa.
«Non funziona, ci ho provato un sacco di volte. L'unico modo per farlo svegliare è dirgli che ci sei tu in costume da bagno sul suo letto.»
«C-cosa?!» quasi mi strozzo mentre Scorp ride.
«Ho un'altra idea...» ringhio, avvicinandomi all'orecchio di Drew.
«Razza di pervertito uomo delle nevi, sto per disintegrarti con Ernesto, il mio Gancio Destro.» gli dico, caricando il pugno.
Al suono della mia minaccia Drew spalanca gli occhi e scatta in piedi, sbattendo le palpebre.
«Sono sveglio! Sono sveglio.» dice mentre io continuo a fissarlo male. Albus e Scorpius escono dalla cabina, cercando di trattenere le risate, e mi alzo anch'io, seguendoli ma continuando a guardare male Drew.
Scendiamo dal treno e la prima persona che vedo è il signor Potter che abbraccia James, affiancato da sua moglie Ginny. Sento un buco allo stomaco quando noto che somiglia tantissimo a Lily, cioè, che Lily somigliava tantissimo a lei.
Bene, è giunto il momento dei saluti. Guardo Scorpius e Albus che mi sorridono felici e tristi allo stesso tempo. Scorpius si china per abbracciarmi ed io ricambio, stringendolo.
«Passa molto tempo con Albus, mi raccomando.» gli dico, facendolo ridere.
«Tu cerca di non morire, capito?» mi dice ed io annuisco, trattenendo una risata.
«Ci proverò.» gli rispondo, staccandomi.
Guardo Albus e lui guarda me con gli occhi lucidi. «Al...» dico e lui mi abbraccia fortissimo, facendomi quasi mancare il respiro.
«Devi chiamarmi con quell' iPhone degli dei almeno una volta a settimana. Promettilo.» mi dice e io annuisco, ricambiando l'abbraccio.
«A casa Potter o Malfoy?» gli chiedo, ridendo.
«Scema...» ride anche lui, allentando la presa e guardandomi negli occhi, per poi abbracciarmi di nuovo. «Sta attenta.» mi dice all'orecchio ed io annuisco, sorridendo.
«Oh, e se i semidei hanno novità sul Vello d'oro...» mi dice, gli occhi colmi di speranza.
«Sarai il primo che avviserò, stanne certo.» gli dico e lui mi sorride tristemente, annuendo.
«Ci rivedremo.» gli sorrido, poggiandogli una mano sulla spalla.
«Sì. Certo.» ricambia il mio sorriso e faccio qualche passo indietro. Albus mi sorride un'ultima volta, strofinandosi gli occhi per poi venire abbracciato da sua madre.
Distolgo lo sguardo, vedendo mio padre camminare sorridente verso di me. Mi affretto a raggiungerlo, trascinandomi dietro il baule, e posso finalmente riabbracciarlo. Mi stringe al suo petto, accarezzandomi e poggiando un lungo bacio fra i miei capelli, dello stesso colore dei suoi.
«Ciao papà.» dico, alzando lo sguardo verso di lui, incrociando i suoi occhi verdi.
«Sei diventata più alta.» mi dice, sorridendomi con gli occhi che brillano. Ricambio il suo sorriso e mi volto quando sento qualcuno toccarmi la spalla.
«Emh, mi scusi Signor Nott...» dice Drew, immobile come pezzo di ghiaccio.
HAHAHA, COME UN PEZZO DI GHIACCIO!
Sono troppo divertente, mi merito un premio.
«Mi chiedevo se potessi accompagnare Talia con voi in aeroporto.» gli chiede e scorgo, alle sue spalle, Ailon Davis che segue per filo e per segno la conversazione, annuendo alle parole del figlio e facendo il tifo per lui. Daphne, la madre di Drew, scuote la testa sconsolata, tenendo in braccio la piccola Sweetie. Sarà davvero questa la fine che farò?
Mio padre squadra il mio ragazzo dalla punta del ciuffo biondo fino ai piedi, poi di nuovo dai piedi fino alla punta del ciuffo biondo. Alza un sopracciglio e Drew deglutisce profondamente.
«Non lasciarti intimidire, Drew!» il Signor Davis sussurra un po' troppo forte, attirando l'attenzione di mio padre.
«Ma che figure fai fare a nostro figlio?!» esclama Daphne, schiaffeggiando la nuca di suo marito, che esclama un forte «AHI!»
Papà osserva la scena cercando di non ridere mentre Drew guarda i suoi genitori con un tic all'occhio. Decido di intervenire per salvare la situazione. «Papà, vorrei che venisse anche Drew.» gli dico con il mio tono più dolce.
Mio padre fa per pensarci, alternando lo sguardo fra me e lui, ma alla fine cede.
«Datemi la mano.» dice papà, porgendo una mano a me e l'altra a Drew, che sorride afferrando la mano di mio padre.
«Bravo figliolo!» esclama Ailon, orgoglioso.
«Non tornare troppo tardi!» gli raccomanda Daphne «E tu piantala!» lo schiaffeggia.
Rido silenziosamente, sorridendo a Drew che ha un'espressione leggermente contratta. Abbasso lo sguardo sulla sua mano che, stretta in quella di mio padre, sta diventando viola.
«Papà!» lo rimprovero, ridendo, ma mio padre lascia andare Drew soltanto quando arriviamo in aeroporto dopo esserci smaterializzati.
«Il volo parte fra mezz'ora, dobbiamo muoverci!» dice mio padre, facendoci strada.
«È un difetto di famiglia importunarmi, o cosa?» borbotta Drew, massaggiandosi la mano dolorante, facendomi ridere. Intreccio le mie dita con le sue, avvicinandomi a lui.
«Ringrazia che tu sia ancora tutto intero.» gli sussurro e lui mi stringe la mano.
«Giusto.» annuisce «Oh dei, ma poi dovrà riaccompagnarmi lui a casa?» mi guarda terrorizzato, facendo un cenno verso mio padre che cammina davanti a noi, guardando i tabelloni con i voli.
«Eh... già.» rido e Drew sbianca.
«È questo.» dice mio padre, fermandosi.
Anche io e Drew ci fermiamo, e lui lascia andare la mia mano, temendo per la sua vita.
Mio padre mi si avvicina, poggiandomi le mani sulle spalle. «Appena avrò le ferie dal lavoro verrò a trovarti e faremo una bella vacanza insieme, okay?» mi chiede ed io annuisco, sorridendogli.
«Bene... devi anche dare questo a tua madre.» mi porge una lettera, arrossendo leggermente.
«Dove trovo la mamma?» gli chiedo.
«A New York, precisamente sull'Olimpo. Va all'Empire State Building e di al ragazzo della reception di farti salire al seicentesimo piano, mostrandogli una dracma. Sei la figlia di Calliope, ti faranno entrare sicuramente.»
«Lo farò.» dico a papà, afferrando la lettera.
«Anche lei dovrà darti una cosa.» mi dice, per poi abbracciarmi. «Appena atterri avvisami e ti prego, attenta ai mostri.»
«Nico ha detto che verrà a prendermi in aeroporto, nessun mostro mi sfiorerà, parola di tua figlia!» cerco di rassicurarlo e lui annuisce, tirando su col naso, staccandosi dall'abbraccio.
«Perfetto...» guarda prima me e poi Drew, che se n'è stato per tutto il tempo in silenzio. «Vado a prendermi un caffè. Drew, per te va bene un milkshake?» gli chiede.
«Benissimo, la ringrazio.» gli risponde.
«Ti aspetto al bar.» dice, poi mi sorride di nuovo, salutandomi e allontanandosi.
Alzo lo sguardo verso Drew che mi osserva con un sopracciglio alzato. «Che ti dicevo? Tuo padre mi adora.» mi dice.
«Sta attento al tuo milkshake, mio padre si occupa dei veleni al Ministero.» mento e lui spalanca gli occhi.
«Sto scherzando!» scoppio a ridere e lui sospira sollevato, tenendo una mano sul petto.
Drew sorride guardandomi, poi mi poggia le mani sui fianchi, attirandomi a se e stringendomi forte. Ricambio l'abbraccio, allacciando le mie mani dietro la sua nuca e facendo sprofondare il viso nell'incavo del suo collo.
«Niente imprese suicide senza di me.» dice, prendendomi il viso fra le mani e fissandomi intensamente negli occhi. Distolgo lo sguardo. «Talìa...» mi rimprovera ed io sospiro.
«Il sogno... Leo è in pericolo.» insisto.
«I sogni non si avverano sempre.»
«Quelli più brutti si.» dico e lui sospira.
Poi, dopo avermi guardata ancora per qualche minuto, mi bacia lentamente, come a voler prolungare quel momento all'infinito. Ma la fila per imbarcarsi in aereo è quasi finita ed io sono costretta a staccarmi.
«Sta attenta.» mi dice, facendo scendere le sue mani lungo le mie braccia, intrecciando le sue dita con le mie.
«Anche tu, nel tuo Regno di ghiaccio.» scherzo e lui sorride divertito.
Una voce amplificata annuncia che il mio volo partirà fra dieci minuti ed io lascio andare una mano di Drew, afferrando il manico della mia valigia. «Mandami un messaggio iride appena arrivi, e saluta tutti da parte mia.» mi dice ed io annuisco, facendo alcuni passi indietro, ma lui non lascia ancora la mia mano.
Abbasso lo sguardo sulla mano stretta nella sua, facendo altri passi indietro fin quando lui non mi lascia andare. Gli sorrido e mi volto lentamente, dandogli le spalle e incamminandosi verso le scale mobili.
Poggio un piede sulla prima scala che, lentamente, inizia a salire verso il piano superiore. Mi volto a guardare Drew, che mi osserva con entrambe le mani affondate nelle tasche della sua felpa.
Gli sorrido, agitando la mano, e lui ammicca verso di me con la sua solita espressione da idiota. Scuoto la testa, sorridendo esasperata, e continuo a guardarlo fin quando la visuale me lo permette.
Arrivata in cima mi incammino verso l'uscita per raggiungere l'aereo, e mi ritrovo a correre come una pazza per non perdere il volo. Arrivo sull'aereo con il fiato corto e i capelli sparati in tutte le direzioni. Fra i sedili vedo Abel con le cuffie nelle orecchie e quando anche lui nota la mia presenza le toglie, osservandomi sorpreso.
«Che ci fai qui?» mi chiede.
«Ho dimenticato di dirti che avrei preso il tuo stesso aereo.» gli rispondo, per poi accomodarmi al mio posto, a qualche sedile di distanza dal suo, accanto ad uno strano ragazzo tutto incappucciato.
«Preghiamo i passeggeri di allacciare le cinture di sicurezza, stiamo per decollare.» dice una voce amplificata, ed io allaccio la mia cintura.
L'aereo inizia a tremare, poi a muoversi sempre più velocemente fino a decollare. Tiro un sospiro di sollievo, poggiando la testa contro lo schienale.
Mi volto verso il ragazzo seduto accanto a me.
«Hai per caso una chewing gum?» gli chiedo e lui si caccia una mano in tasca.
«No, ma ho una caramella.» mi dice con tono basso, porgendomi una gelatina tutti i gusti +1.
«Ti ringrazio.» gli sorrido e lui si volta verso di me, con la felpa tirata su fino a metà faccia. Incrocio i suoi occhi di sfuggita e mi rendo conto che quel ragazzo mi ha appena offerto una gelatina tutti i gusti +1, ovvero un dolcetto tipico solo del mondo magico.
Mi volto nuovamente verso di lui. Gli abbasso la felpa, scoprendogli la faccia, e i miei occhi quasi non escono fuori dalle orbite.
«James?» dico, con voce strozzata.
«Che diavolo ci fai tu qui?!»
—Coso autrice.—
WOH CHE COLPO DI SCENAH
però vi lascio comunque con la suspense perché sono una persona cattiva.
Scusate per l'attesa ma dovete amarmi perché in questo capitolo c'è tipo la vita, dalla scorbus, alla rosabel, alla ethax e alla dralia. E non dimentichiamoci di Castore e Abel. Mi si è spezzato il cuoricino a scrivere di loro due💔
Spero che il capitolo vi sia piaciuto.💕
—ship preferita di questo capitolo? (E scegliete un nome per la ship CastorexAbel💗)
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