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Ventitré ↭ (One of those) Crazy Girls

[Tessa]


«E quindi fammi capire, questo qua ti scopa, ti lascia sulla porta di casa con la promessa che si farà sentire e poi sparisce per una settimana?», mi chiese Connor, agitando la sua sigaretta in aria mentre gesticolava veemente. Io, seduta accanto a lui sul muretto, annuii ottenendo un'occhiata scettica.

«Perché non gli hai ancora dato il benservito?», sbottò in conclusione, facendomi sospirare.

«Perché mi piace, e non ho il coraggio di farlo. Tu hai avuto il coraggio di lasciare Oliver, quando avete passato quel periodaccio in cui non facevate altro che litigare?», chiesi eloquente, facendo sospirare il moro che si limitò a darmi ragione, terminando così la conversazione - e facendomi sentire leggermente in colpa.

Sapevo quanto la situazione con Oliver, il suo ragazzo con cui litigava fin troppo spesso, lo facesse stare male; non avrei dovuto tirarlo in ballo, ma era l'esempio più pratico che avessi potuto fare. Perché era vero, alla fine; proprio come Connor, io non avevo il coraggio di lasciar andare Luke perché sentivo di essere fin troppo legata a lui, il che mi rendeva una completa cretina. Era bastato davvero poco - almeno poco per quanto credessi - per rendermi assoggettata a lui, al suo controllo; adesso il minimo pensiero che lui mi avesse già dimenticata, nonostante sapessi le motivazioni per cui non mi avesse contattata, mi faceva stare malissimo. E per quanto mi ripetessi di non essere pazza, mi rendevo conto di star impazzendo secondo dopo secondo.

«Okay, se proprio la metti così, in parte ti capisco», borbottò Connor dopo qualche istante di silenzio, distraendomi dai pensieri corrosivi che stavo avendo, «Ma tra me e te c'è una netta differenza - a cominciare dal fatto che io ed Oliver siamo una coppia, bene o male. Tu sei soltanto una sottospecie di amante, per Luke - e lo so che è cattivo da dire ma questa è la realtà dei fatti».

Sospirai rammaricata. «Ma lo so che è così - infatti, per una parte mi pento tantissimo di essere stata con lui», confessai, arrossendo veemente, «Ma dall'altra parte sono contenta di averlo fatto. Forse è stato un errore, non avrei dovuto cedere a lui sapendo che fosse fidanzato, ma sento di aver comunque fatto la cosa più giusta che potessi fare per me nonostante sappia che sia sbagliato ed immorale ed ingiusto. In quel momento sembrava l'unica cosa che volessi».

Connor ridacchiò. «Beh, io non sono nessuno per giudicare, sono il primo che agisce d'istinto», disse, battendo una mano sul mio ginocchio, «Vedrai che si sistemerà tutto».

«Hey, lo spero».

«Di cosa parlate? Sembrate nel bel mezzo di una confessione importante!».

Io e Connor ci voltammo, trovando Laurel Castillo davanti a noi. Laurel era una inquilina del palazzo in cui abitavamo io e Claire, non eravamo proprio amiche in senso stretto ma lei era molto espansiva e di solito in facoltà stavo con lei e i suoi amici che frequentavano Giurisprudenza, tra cui Connor. Claire aveva avuto un'immensa cotta per lei, una volta. E forse ce l'aveva ancora, ma non ne parlava più da quando aveva scoperto che Laurel era fidanzata - e quando l'aveva scoperto c'era rimasta malissimo.

«Hey!», salutai Laurel, sorridendole, «Oggi sei in anticipo, strano», notai, facendo ridere la ragazza che si spostò i capelli leggermente ondulati dalle spalle.

«Non voglio arrivare tardi in aula, oggi; la Keating mi ha puntata», borbottò, alzando gli occhi al cielo.

«Non la nominare, per favore», implorò Connor, «Stanotte l'ho sognata, è stato l'incubo più brutto della mia vita».

Scoppiai a ridere. «Andiamo, quanto può essere terribile?».

Connor mi fissò come se avessi bestemmiato davanti ad una chiesa. «Tu non ne hai la minima idea», sbottò inorridito, «Ce l'hai presente Cerbero?».

Alzai un sopracciglio. «Certo».

«Annalise Keating è peggio. Molto, molto peggio».

Scossi la testa. «Okay dai, vi credo sulla parola», mugugnai, salutando Claire che ci stava raggiungendo con un cenno della mano. La ragazza affrettò il passo quando si accorse della presenza di Laurel; io scoppiai in una risata che fece voltare quest'ultima e Connor verso di me.

«Dio, scusa il ritardo!», mi salutò Claire con il fiatone, quando arrivò finalmente alla panchina su cui io e Connor eravamo seduti, «Ma Michael mi ha trattenuta con lui per presentarmi ad una sua amica e ho avuto come l'impressione che me l'abbia presentata soltanto per combinare qualcosa tra di noi», spiegò, arricciando il naso.

Conoscevo benissimo quella sensazione di Michael che trama qualcosa alle tue spalle - dopo avermi vista ignorare Ross per Luke, al pub, aveva deciso di presentarmi una sfilza di suoi amici che sembravano tutti la copia brutta di Luke, sicuramente per cercare di ostacolare la mia, ormai più che evidente, cotta per il suo amico. E stava facendo lo stesso con Claire, specialmente da quando aveva scoperto che Ashley aveva lasciato Bryana per Claire. Ma insomma, lasciarci in pace è tanto difficile?

Sospirai. «Quel ragazzo ha bisogno di farsi gli affari suoi e magari di una bella scopata con Calum - a proposito, come va tra di loro?», chiesi, sapendo che Claire era al corrente di molti più dettagli di me.

Claire scosse la testa. «La situazione è piuttosto di stallo: insomma, escono insieme, si parlano spesso, e Michael fa allusioni sessuali in continuazione - anche se questo lo fa con tutti - ma finora sono soltanto amici. Credo che finiremo per seguire il tuo piano di far sballare Michael», spiegò, sedendosi accanto a me.

«Dai, riusciremo a farglielo capire anche senza farlo sballare», dissi poco convinta, «Dobbiamo farlo».

Laurel ci guardò stranita. «Certo che siete proprio strane, voi due», borbottò facendo ridere Connor, «Comunque, Walsh, è ora di andare. Cerbero ci aspetta e Michaela è già dentro che ci tiene i posti».

Connor alzò gli occhi al cielo. «Ricordami perché continuo ad adorare quella puntigliosa di Michaela Pratt, ti prego, perché sono a tanto così dal mandarla a quel paese per sempre», sbottò, tuttavia sorridendo alla menzione della sua amica, mentre si alzava. Lui e Laurel ci salutarono prima di correre verso l'edificio di Giurisprudenza, lasciando me e Claire da sole.

«Cosa abbiamo fatto di buono per meritarci Laurel Castillo e il suo corpo da favola?», borbottò Claire con aria sognante, facendomi voltare verso di lei.

«Claire, ti ricordo che sei fidanzata con Ashley. Calma i bollenti spiriti, su!», la rimproverai, tuttavia lasciandomi scappare una risatina.

Claire sbuffò. «Ma io non posso farci niente se Laurel è meravigliosa! Posso almeno lasciare che l'occhio cada, no?», protestò facendomi scoppiare definitivamente a ridere.

***


Uscii dal bagno che tremavo di freddo, con i capelli bagnati e il corpo coperto dal mio fidato accappatoio color rosa maialino. C'era un problema con la caldaia, ero stata per mezz'ora sotto la doccia ma l'acqua non ne aveva voluto sapere di riscaldarsi, e così ero uscita dalla doccia già bagnata ed infreddolita.

«L'acqua calda non va», mi lamentai, facendo voltare Claire verso di me, «Ora come faccio?».

Claire mi guardò perplessa. «Mmh, magari prova a chiedere a Michael se puoi farla da lui - sempre che te lo consenta, visto e considerato che l'ultima volta che sei stata in casa sua hai battezzato il suo divano», suggerì, sorridendo maliziosa mentre io arrossivo.

Sospirai. «Forse dovrei almeno provarci, anche se so che probabilmente finirò da Laurel o da Pete», mugugnai, facendo sorridere Claire maliziosa.

«Pete sarebbe più che contento di ospitarti in casa sua per la doccia», disse, facendomi accigliare.

Decisi di non risponderle, conscia che avrei portato un dibattito su Pete e la sua passione per ragazze più giovani di lui - sul serio, vedevamo ragazze appena diciottenni uscire dal suo appartamento e la cosa era davvero inquietante - e andai in camera a vestirmi per andare da Michael. Dopo aver raccolto i capelli bagnati in uno chignon sfatto e aver preso le cose per la doccia uscii di casa, dirigendomi all'appartamento del ragazzo; quando la porta si aprì mi stupii nel ritrovarmi Ashley davanti. Ma sul serio, Michael non era mai in casa sua quando mi serviva asilo politico?

«Hey Tessa», mi salutò la ragazza, sorridendomi, «Uh... come mai sei qui?».

Feci spallucce. «Mi serve la doccia di Michael, quella del nostro appartamento non va», spiegai, entrando in casa, «Ma... Michael dov'è?».

«A fare la spesa ed altre commissioni, credo che tornerà tra mezz'ora o giù di lì», spiegò, guardandomi dubbiosa, «Ma... Claire è in casa?», mi chiese poi, cercando di sembrare vaga.

Io le sorrisi maliziosa. «Sì. Ed è tutta sola... magari potresti andare a farle compagnia», proposi, facendo sorridere Ashley che si catapultò fuori da casa di Michael, facendomi scoppiare a ridere.

Ero rimasta sola in casa di Michael, adesso. E per quanto lui continuasse a ripetere "mi casa es tu casa" probabilmente sbagliando completamente la frase, non riuscivo a non sentirmi come un ladro. Tra l'altro quella casa la sentivo impregnata del profumo che dava assuefazione di Luke, quel profumo così dolce ed invitante, quasi una trappola che ti portava dritta dritta nella sua ragnatela. Cercai di non pensarci mentre mi dirigevo in bagno, mi spogliavo e finalmente facevo quella doccia calda che stavo bramando dalla mattina, ma non riuscivo a non togliermelo dalla testa. Specialmente lì, dove tutto era successo, il ricordo era mille volte più forte e condizionante. Quasi mi sembrava di sentire il suo profumo attorno a me, proprio come quel pomeriggio. Era una sensazione terribile che mu ribaltava lo stomaco.

Uscii dalla doccia, lasciando che i miei capelli gocciolassero sul tappeto di spugna mentre con gli occhi cercavo il mio accappatoio, non trovandolo. Eppure io l'avevo messo sul lavandino...

«Cerchi questo, uccellino?».

Strillai a quelle parole, coprendo ciò che potevo con i capelli e con le mani mentre mi voltavo, trovando Luke che brandiva il mio accappatoio rosa e lo sventolava davanti a me, sorridendo malizioso. Insomma, parli del diavolo e spuntano le corna.

«Che ci fai qui?! Credevo di essere da sola!», sbottai, facendo ridere Luke.

«Sono qui da quando sei entrata in casa», rispose il biondo, «E all'inizio avevo pensato di farti una sorpresa infilandomi in doccia con te, ma poi mi sono reso conto che probabilmente ti avrei fatto prendere un infarto», spiegò, facendomi arrossire.

«Credi che questo sia da meno? Mi hai spaventata a morte! Adesso che mi hai fatto lo scherzone, però, dammi l'accappatoio», ordinai, facendo scuotere la testa a Luke, «Ti prego!».

Luke si morse il labbro inferiore. «Dio, se sei eccitante mentre mi implori», mormorò, mettendomi a disagio, «E comunque, credo che continuerò a bearmi della visione di te nuda e bagnata».

«Luke, per favore, dammi l'accappatoio», dissi con voce fievole, facendo scuotere la testa al ragazzo che poco dopo mi inchiodò al muro, premendo il suo corpo contro il mio. La sua erezione già evidente premeva sulla mia coscia; la cosa mi fece arrossire.

Luke mi afferrò per i fianchi. «Credo che il mio corpo starebbe meglio su di te di un accappatoio color maiale», sbottò, prendendo a baciarmi il collo.

Nonostante lo volessi con tutta me stessa, dovevo allontanarlo. Non poteva succedere di nuovo - specialmente non a casa di Michael, mi avrebbe fatta fuori sul serio questa volta. «Luke, Luke- Aspetta», cercai di chiamarlo, ottenendo soltanto un mugolio da parte sua.

«Adoro quando dici il mio nome», borbottò lui, continuando a baciarmi, lasciandomi completamente senza fiato mentre le sue mani percorrevano il mio corpo fermandosi dove più ne avevo bisogno. Non volevo farmi corrompere così, ma era più forte di me; Luke mi stava portando alla pazzia.

«È s-sbagliato», riuscii a mugolare tra un bacio e l'altro, «T-tu sei ancora fidanzato e siamo in casa di Michael».

Luke alzò la testa e mi guardò pigro. «Non vedo Arzaylea da praticamente una settimana. E Michael tornerà a casa tra un'oretta, credo», borbottò, stringendomi i fianchi, «Andiamo, perché non vuoi farlo?».

«Perché non è giusto», mi ritrovai a dire meccanicamente, come se stessi rispondendo ad un'interrogazione, «E il fatto che non vedi la tua ragazza da una settimana non rende la cosa più lecita».

Luke sbuffò. «Ti prego, smettila. Smettila di voler fare la moralista, smettila di cercare di allontanarmi quando sai che l'unica cosa che vuoi è avermi accanto a te», sbottò, prendendomi in braccio di sprovvista e facendomi scappare un urletto, «Non ho fatto altro che pensare a te in questa settimana, a quanto avrei voluto vederti e stare di nuovo con te, e adesso che possiamo ti tiri indietro».

«Questi sono tuoi pensieri, non miei», mugugnai, mentendo. Non volevo cedere e ammettere che io non desideravo altro. L'unica cosa che mi impediva dall'ottenerlo era quella sensazione di disagio che mi portava a pensare a me come una sporca traditrice.

Luke rise; le sue mani corsero al mio sedere strigendolo. Mi lasciai scappare un gemito. «Tessa, stai morendo dalla voglia e si vede», mugolò nel mio orecchio, baciando la zona al di sotto di esso e scendendo verso il mio seno, «Posso sentire il tuo corpo che trema contro il mio e il calore in mezzo alle tue gambe».

«Tremo perché sono appena uscita dalla doccia, scemo», sbottai, ritrovandomi ad inarcare la schiena mentre le labbra di Luke toccavano punti piuttosto sensibili, «E tra l'altro, ho capito benissimo la citazione spicciola».

«Sì, Michael mi ha detto che ti piace The Weeknd», disse Luke, alzando la testa, «E comunque, mi stai bagnando i vestiti».

Ormai ero senza fiato. «Allora toglili», sbottai, arrossendo mentre Luke obbediva contento, sbottonandosi i jeans.

E se prima pensavo di stare soltanto impazzendo, adesso avevo la consapevolezza di essere già completamente pazza.

***

[A/N] I CAN FEEL THAT BODY SHAKE AND THE HEAT BETWEEN YOUR LEGS *balla in modo disagiato* scusatemi, ma sono Abel Trash e dovevo farlo. Era d'obbligo

Buingiorno! Sì, lo so, ieri non ho postato. Scusatemi anche per questo, ahahah oggi penso che posterò due volte per rimediare, quindi state pronte lol

A più tardi! ♥

PS: How To Get Away With Murder è la mia vita

PPS: ma sono l'unica a cui ancora piacciono i Paramore? Ahahah (mi mancano tanto, sigh)

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