Undici ↭ Castle on the Hill
[Tessa]
Uscii dall'aula a malincuore, salutando il professore di filologia germanica prima di mettere piede fuori dall'aula e successivamente dall'edificio. Rimasi stupita quando notai un ragazzo biondo dannatamente familiare ma dannatamente fuori posto avanzare verso di me con un sorrisetto malizioso. Non vedevo Luke da una settimana, precisamente da quando eravamo andati a sentire Brendon e poi a ballare, ma mi sembrava di non averlo visto per una vita. Le sue parole ancora mi ronzavano in testa, non avevo fatto altro che pensarci per tutta la settimana senza fare altro.
«Ce ne hai messo di tempo per uscire da quell'aula, uccellino», mi prese in giro, sorridendomi, «La lezione era così interessante?».
«Il professor Stump è interessante», borbottai in risposta, alzando un sopracciglio quando Luke prese il libro che avevo fra le mani, «Piuttosto, posso sapere che ci fai nel dipartimento di Lingue e perché mi hai aspettato fuori dall'aula di filologia germanica? Mi stalkeri, per caso?».
Luke arrossì lievemente. «Uh, ho... chiesto a Michael che facoltà frequentassi e potrei essermi informato sul tuo orario... ma c'è un motivo se l'ho fatto», spiegò, afferrandomi per un braccio e trascinandomi via verso la sua auto.
Feci vagare il mio sguardo da Luke all'auto, sempre più confusa. «Vuoi rapirmi, farmi a pezzi e congelarmi?», chiesi, facendo scoppiare a ridere Luke.
«No, niente di tutto questo uccellino. In realtà volevo portarti in un posto», rispose, aprendomi la portiera dell'auto, «Ti va di farmi compagnia?».
Sospirai. «Comunque non ho niente da fare», dissi, salendo in auto, «Dove mi porti?».
Luke mi fece un occhiolino. «Lo scoprirai quando saremo arrivati», rispose, salendo in auto e mettendo in moto.
Lo fissai confusa mentre uscivamo dal parcheggio dell'università. «Adesso sono sempre più convinta che tu mi stia rapendo per uccidermi», borbottai, facendo ridacchiare Luke.
«Ti prometto che non ti sto rapendo per poi ucciderti».
«È proprio ciò che direbbe un rapitore che ha l'intenzione di uccidere qualcuno», mi lamentai, scoppiando a ridere all'espressione buffa di Luke. Era davvero divertente quando faceva finta di essere seccato.
«Dimmi. Avrei qualche movente per ucciderti?», mi chiese Luke, indagatore.
Feci spallucce. «Che ne so, magari la storia di Michael. Non vuoi che dica a nessuno che è bisessuale e così hai deciso di farmi fuori perché due persone possono mantenere un segreto se una di queste è sotto terra. No?».
Luke mi guardò con un sopracciglio alzato. «Hai appena citato la sigla di Pretty Little Liars o sbaglio?», mi chiese, ridendo, «Comunque no, mi fido di te. Posso farlo?».
Mi mordicchiai il labbro inferiore. Beh, l'avevo detto soltanto a Claire - ma le avevo fatto giurare di non dirlo a nessun altro, pena le sue mutande preferite che finivano in un fosso. «Mmh, credo di sì».
«Credi?».
«Lascia stare», sbottai io, alzando il volume della radio. Dovevo uscirmene da quella situazione, e Stressed Out dei Twenty One Pilots che veniva trasmessa alla radio mi dava una buona spinta per creare un argomento di conversazione decente. «Ti piacciono?».
«I Twenty One Pilots?», annuii, «Li adoro. Volevo andare al loro concerto, a fine mese, ma... con ciò che sta succedendo ultimamente ho la sensazione che non riuscirò ad arrivarci vivo, alla fine di novembre».
Mi accigliai. «Perché dici così? Sono sicura che si sistemerà qualsiasi cosa stia succedendo con Arzaylea, Luke. Non è tanto grave come pensi, la supererete», cercai di rassicurarlo inutilmente. Sapevo che le mie parole non gli sarebbero servite a niente, soprattutto perché non ci credevo neanche io. Sotto sotto, nonostante non volessi ammetterlo, io non volevo che le cose si sistemassero tra Luke ed Arzaylea, per chissà quale motivo a cui non volevo pensare assolutamente, nonostante ne avessi una vaga idea.
Luke scosse la testa. «Non è per quello. Arzaylea è l'ultimo dei miei problemi ora come ora, anche se i nostri continui litigi mi fanno un male cane. Ricordi che ti ho detto di avere problemi in famiglia, settimana scorsa?».
«Certo. Ancora non si sistema?», chiesi, mordicchiandomi il labbro inferiore. Sentivo la tensione fortissima che era calata nell'abitacolo, il nervosismo misto alla tristezza evidente che provava Luke. Mi sentivo dannatamente in colpa perché invece di distrarlo avevo soltanto contribuito a fargli pensare di più a quelle cose, ma ormai il danno era tratto. E poi che potevo saperne io che i Twenty One Pilots gli avrebbero fatto pensare ai suoi problemi in famiglia?
«Non credo si sistemerà mai», rispose Luke, distraendomi dai miei pensieri, «A meno che non esista una cura per l'Alzheimer di cui non si sa l'esistenza».
Sgranai gli occhi. «Oh, Luke, mi dispiace un sacco», mugugnai, non sapendo bene cosa dire. Non potevo né dire né fare niente per consolarlo, ed era una sensazione terribile, «Chi-».
«Mio nonno», mi interruppe il biondo, stringendo le mani sul volante, «Gli è stato diagnosticato l'anno scorso, e... ultimamente sta peggiorando. Oggi mia madre mi ha chiamato per dirmi che le aspettative di vita si sono ridotte di molto, e io... io non voglio crederci, capisci? Non riesco a pensare ad un mondo senza di lui, sono cresciuto con lui e adesso il pensiero di dovergli dire addio mi fa male. E oltre questo ci si mette anche Arzaylea, che invece di cercare di capirmi non fa altro che aggiungere altro dolore prendendosela con me alla minima cazzata. Io non so più dove andare a parare, sento che sto per impazzire».
«Hey, io te l'ho detto che faresti meglio a mollarla», borbottai, ottenendo un'occhiata arcigna. Sì, lo so, non era il momento per i commentini acidi. Ma non potevo farci niente, la vedevo in quel modo: se non riusciva a farlo stare meglio era nei suoi migliori interessi troncare la relazione.
«Non voglio... o almeno, credo di non volerlo fare. Sento ancora di amarla, nonostante tutto. E poi in un certo senso la capisco, non sono proprio un fidanzato modello ultimamente».
Alzai gli occhi al cielo. «Senti, hai le tue buone ragioni per non stargli dietro come un cagnolino e non penso dovresti incolparti di nulla», mi lamentai, notando un cartello autostradale che segnava la fine della città di New York, «Mi stai portando fuori dallo Stato? Mmh, le mie teorie prendono sempre più forma».
Luke scoppiò a ridere. «Non ti sto portando fuori dallo Stato, uccellino, stiamo soltanto lasciando New York. Ti sto portando nel paesino in cui abitano i miei nonni», rispose, facendomi accigliare.
Fissai Luke come se mi avesse detto che i maiali volano. «Sei serio?».
«Serissimo. Allora, senti, avevo bisogno di svuotare la mente e di solito andarmene da New York è la cura migliore. In più, voglio vedere mia nonna, accertarmi che stia bene. E poi Hilton Hills è bellissima e ci manco da una vita - prendo tre piccioni con una fava, in pratica», spiegò Luke, facendomi accigliare di più.
«Non capisco perché hai voluto che venissi con te», borbottai, «Insomma, con mille persone hai scelto proprio me, una ragazza che conosci da neanche un mese? Sono praticamente un'estranea, per te».
Ed era vero, io e Luke non avevamo niente a che fare l'uno con l'altro se non si contavano le frasi un po' inopportune che lui mi rivolgeva ogni tanto e la conversazione confusa che avevamo avuto una settimana prima. Avrebbe potuto portare Arzaylea, così avrebbero fatto pace, no? E invece portava me e probabilmente alimentava la fiamma. Che ne poteva sapere, magari la sua ragazza aveva un'amica che studiava Lingue e ci aveva visti andare via insieme. Tuttavia, non potevo negare che il fatto che stesse portando me invece di chiunque altro mi stesse scaldando il cuore. Non pensavo che Luke avesse tutta questa considerazione nei miei confronti.
Luke sospirò. «Ti volevo con me, tutto qui», disse soltanto, dandomi una rapida occhiata prima di tornare con gli occhi sulla strada praticamente deserta.
Arrossii, sentendo l'ombra di un sorriso spuntare sul mio volto mentre in radio partiva Tiny Dancer di Elton John. Non sapendo cosa dire mi limitai a commentare la canzone. «Mia madre adora Elton John», dissi, sentendomi stupida.
Luke sorrise. «Anche la mia. Quando ero piccolo mi cantava Candle in the Wind per farmi addormentare e non so come ci riusciva - certo, poi arrivava mio padre con gli Eagles e mi teneva sveglio per tutta la notte, ma questo non credo sia importante adesso», mi raccontò, alzando il volume della radio.
Il resto del tragitto lo passammo a cantare Tiny Dancer a squarciagola, ridendo; per un attimo Luke mi sembrò più sereno e la cosa non poté non farmi piacere. Vederlo sorridere spensierato nonostante tutto era una cosa magnifica.
Quando arrivammo nella piccola cittadina in campagna di Hilton Hills era quasi il tramonto. Pensavo che saremmo scesi dall'auto, ma invece Luke continuò a guidare finché non raggiungemmo un piccolo promontorio sulla cui cima si poteva osservare la città in lontananza. Scendemmo dall'auto dopo che Luke ebbe parcheggiato al limitare della strada polverosa che avevamo percorso per arrivare fin lì - ero sicura che non fosse proprio legale arrivare con l'auto fin sopra la cima, ma speravo che Luke sapesse ciò che faceva nonostante mi sembrava proprio il tipo che faceva stronzate illegali seppur minime.
«Prima di andare da mia nonna, vorrei che tu guardassi il tramonto da qui. È spettacolare», spiegò Luke, conducendomi nel bel mezzo di una radura. Tra i fiori colorati e l'erba di un verde brillante si ergevano le rovine di un castello; era davvero un bel posto.
Seguii Luke in mezzo ai fiori e all'erba; dopo aver camminato per cinque minuti all'incirca ci fermammo proprio davanti all'imponente castello malandato. Luke si sedette su di un masso ed io lo imitai, tenendo gli occhi davanti a me, fissi sul sole che piano piano spariva lasciandoci nell'oscurità. Cominciai a sentire freddo, così mi strinsi nella giacca rabbrividendo; qualche attimo dopo sentii qualcosa di morbido e dal profumo attraente sulle mie spalle: la giacca di Luke. Mi voltai verso di lui, fissandolo meravigliata; lui mi sorrise.
«Ho pensato avessi freddo, con quel giacchetto di pelle addosso, quindi...», spiegò, lasciando a metà il discorso.
Sistemai la giacca di jeans sulle spalle, sorridendo di rimando a Luke. «Uhm, grazie ma... tu non hai freddo?».
Luke fece spallucce. «Starò bene, non preoccuparti. Allora, ti piace il mio posticino?».
Annuii contenta. «Un sacco. Ci vieni spesso?», gli chiesi, trattenendo il fiato quando la sua mano si poggiò pigramente sulla mia. Il mio cuore saltò un battito per poi accelerare a causa di quel contatto inaspettato.
Il sorriso sulle labbra di Luke parve allargarsi. «Ho passato la maggior parte della mia vita, qui. Quando ero piccolo ci venivo con il nonno e i miei fratelli, giocavamo a palla. Una volta a sei anni mi ruppi una gamba mentre scappavo da Ben; ricordo che mia nonna per sdrammatizzare fece una teglia di biscotti soltanto per me», spiegò, facendomi ridere, «Poi, intorno ai sedici anni ci venivo con Ashley e Michael a fumare e bere di nascosto - è stato un buon nascondiglio finché la madre di Michael non ci ha scoperti e ci ha fatti fritti».
Scoppiai a ridere. «Okay, vi ci vedo, tu e Michael piccoli mocciosetti che venite colti con le mani nel sacco», lo presi in giro, facendolo accigliare, «Ashley però no, è più matura di voi».
Luke sospirò. «Infatti quella piccola stronzetta se la cavò con una ramanzina sul fatto che era fuori a tarda notte, nulla più. Io e Michael invece finimmo in punizione», mi raccontò, indispettito però con il sorriso sulle labbra, «E hai ragione su Ashley. È la più matura dei tre, è sempre stata un po' la "mamma" del gruppo, quella risoluta, che rimane fedele alle promesse che fa. È il motivo per cui l'altra volta sono subito giunto alla conclusione che fosse stata Claire a baciarla - perché Ash non mi sembra il tipo da fare queste cose. Una cosa del genere te la potresti aspettare da me e da Michael, che siamo più impulsivi e agiamo senza pensare alle conseguenze, non da lei, che ha sempre la testa sulle spalle».
Annuii, facendomi più vicina a lui anche se inconsapevolmente. Me ne accorsi soltanto quando la mia coscia si ritrovò attaccata alla sua. Di istinto cercai di allontanarmi, ma stretta di Luke sulla mia mano si fece più forte, tanto da impedirmi di allontanarmi. A quel punto mi arresi e restai incollata a Luke mentre il sole calava, sentendo l'ansia e l'inquietudine montare nel mio stomaco. Stare così vicina a lui mi faceva sentire strana, ma non sapevo bene se in senso piacevole o meno.
«Sai, forse hai ragione. Dovrei lasciare Arzaylea», mugugnò Luke, facendomi voltare verso di lui. Pessima mossa - eravamo talmente vicini che il minimo movimento ci avrebbe fatti baciare. E se una parte di me lo voleva, l'altra parte di me voleva opporsi strenuamente.
«E come mai questo cambio di idea?», chiesi, respirando praticamente sulle labbra di Luke.
Il biondo arrossì. «Non lo so. Sento solo sia la cosa giusta da fare. Nonostante io la ami... o forse non più. Sono confuso, tutto qui», rispose, volgendo il suo sguardo alle mie labbra, «Ci si può disinnamorare di una persona, secondo te?».
«N-non lo so. Non mi sono mai innamorata, quindi... non ti so dire, ecco», mormorai, tremolante. C'era una tensione fra noi due che si tagliava con un coltello.
«Mi dispiace per te. Vorrei che provassi questo sentimento», sussurrò Luke sulle mie labbra, facendomi rabbrividire prima che le sue labbra si posassero dolcemente sulle mie. Mi sentii come se il cuore mi fosse esploso nel petto mentre le labbra di Luke schiudevano le mie, permettendo alle nostre lingue di incontrarsi; automaticamente portai le mie mani sul suo viso leggermente infreddolito mentre le mani di Luke correvano sul mio busto, incorniciando la mia vita.
Ci staccammo qualche istante dopo; Luke mi guardò sorridendo ed ansimando leggermente mentre spostava una ciocca dei miei capelli dal mio viso. «Dovremmo andare. Mia nonna ha fatto le lasagne e si raffreddano».
Scoppiai a ridere. «Okay, okay. Adoro le lasagne», dissi, alzandomi ed afferrandogli la mano.
Luke fissò le nostre mani intrecciate e sorrise, arrossendo lievemente. «Ti adorerà allora. Ah, e aspetta di conoscere la piccola Petunia, il cane dei miei nonni. È adorabile».
***
[A/N] good evening! ♥♥ vado di fretta quindi sarò brevissima: spero che il capitolo vi sia piaciuto, mi sono innamorata di Petunia e QUESTO CAPITOLO MI PIACE UN CASINO AJWJSJ
A martedì! ♥♡
PS: non sapevo che Tiny Dancer fosse di Elton John e mi sono sentita ignorante quando l'ho scoperto. Finora pensavo fosse di George Michael ahahah
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