Sei ↭ Where did the party go?
Sto aspettando di postare questo capitolo da praticamente una settimana e non ce la faccio ad aspettarne un'altra quindi sopportatemi ancora, grazie HAHAHA
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[Tessa]
La festa si era rivelata un vero fallimento. A partire dai due amici di Michael che ci avevano scambiate l'una per l'altra, finendo con l'arrivo della ragazza di Luke, Arzaylea, il che aveva abbassato la mia autostima ancora di più - nonostante la trovassi leggermente ridicola con tutto quell'illuminante in faccia e i vestiti da festa di primavera a Miami Beach era bella. Molto bella. Meravigliosa. E decisamente migliore di me. Dio, avevo bisogno di bere. Okay, in realtà avrei avuto bisogno di qualcosa di molto più forte ma non vedevo Matty o gli altri amici di Michael da nessuna parte (e forse, anche se li avessi trovati, non avrei avuto il coraggio di fumare erba. Ero sì decisamente stressata dalla serie di sfortunati eventi che già si erano verificati a quella festa, ma speravo si risolvesse tutto semplicemente con un po' d'alcool).
Arrivata in cucina trovai ciò che stavo cercando disperatamente: vodka liscia. Me ne versai una quantità generosa nel bicchiere, giusto per non dover riempirlo per un po' nonostante avessi deciso di restarmene rintanata in cucina per evitare Natasha, la ragazza che nonostante tutto ancora ci provava con me. L'avevo seminata quando lei era andata in bagno, e speravo di non doverla più sopportare. Non riuscivo a capire perché non se ne fosse fatta ancora una ragione, Brian aveva già lasciato perdere Claire. Si vede che è disperata al punto da correre dietro una persona con cui non riuscirebbe ad andare in buca per nessun motivo al mondo.
Quasi come se sapesse che stessi pensando a lei, Natasha fece capolino in cucina, sorridendomi prima di affiancarmi. Celai la mia smorfia infastidita bevendo un sorso piuttosto lungo di vodka. Sentivo quasi mia madre lamentarsi perché bevessi come un cammello già a vent'anni...
«Ti sono mancata, dolcezza?», mi chiese melliflua, prendendo un bicchiere dal tavolo e riempiendolo anche lei con della vodka.
Lei avrei detto che non mi era mancata per niente e che speravo si strozzasse con la vodka che stava bevendo, ma ero troppo buona per questo. Così mi limitai ad un sarcastico «certo, mi sei mancata un casino». Peccato che Natasha non avesse afferrato il sarcasmo (non che me lo aspettassi, comunque, visto che invece di correre dietro a qualcuno più interessato a lei perdeva ancora tempo con me).
Natasha mi sorrise maliziosa. «Beh, non devi più sentirti triste, adesso sono di nuovo qui e non ho intenzione di lasciarti andare».
Bevvi altra vodka. Magari sarei finita in coma etilico, l'avrei preferito di gran lunga. «Che bello».
«E dai, non sei felice?», borbottò Natasha, facendo il labbruccio, «Senti, ho una bella idea. Perché non ce ne andiamo? Questa festa è noiosa. Potremmo fare qualcosa di più divertente», mi offrì, accarezzandomi un braccio.
Alzai gli occhi al cielo. «Senti, non so se prima hai recepito il messaggio - anche se credo proprio di no, perché sei ancora qui che mi dai filo da torcere - ma a me non piacciono le ragazze», sbottai, facendole mordere il labbro inferiore. Era una situazione assurda. Insomma, dovrebbe soltanto capirlo e lasciarmi stare. No? Era più insistente di uno di quei mocciosi sedicenni che incontri in discoteca e ti stanno addosso perché vogliono perdere la verginità.
«Dio, mi piaci ancora di più se fai la difficile», mugolò, «Sono sicura che appena ti troverai sola con me cambierai idea. So fare vere magie con la mia lingua».
«Non mi interessa! Senti, se avessi voluto qualcuno con cui fare sesso mi avresti lasciata perdere già quando ti ho detto che non sono interessata a te!», esclamai, alzando la voce abbastanza da farmi notare dalle persone presenti in cucina. Sperai che qualcuno la portasse via da me, stavo cominciando a perdere la pazienza. E poi cominciava anche a girarmi la testa - avevo quasi svuotato il mio bicchiere, il che era davvero grave.
«Una mia leccata ti farà cambiare idea!».
«Senti tesoro, se ti ha detto no è no, dovresti saperlo. E poi credo che lei preferirebbe le mie leccate, alle tue».
Oh no. Anche lui no! E per di più stava facendo allusioni sessuali (assolutamente vere, per giunta) su di me! Questa festa stava facendo salire quel giorno sempre di più nella classifica delle giornate peggiori della storia della mia triste vita - tanto da superare il giorno in cui caddi in aula di Linguistica Generale davanti alla professoressa e a tutti i ragazzi che seguivano il corso con me. E quel giorno stava al primo posto.
Mi voltai verso Luke, fissandolo spiritata mentre lui avvolgeva i miei fianchi con il suo braccio e mi sorrideva malizioso.
«E tu chi saresti?», sbottò Natasha, arrabbiandosi, «Lei è mia, l'avevo vista prima io!».
«Hey! Io non sono tua», mi lamentai, venendo ignorata dai due ragazzi che si guardavano in cagnesco accanto a me. Ma in che guaio mi ero andata a cacciare?
Luke strinse la presa sul mio fianco destro; la cosa, per quanto mi infastidisse ammetterlo, mi fece rabbrividire da capo a piedi. «Sei soltanto una povera illusa. Magari va a cercare qualcuno interessato davvero alla tua lingua, mmh? A Tessa ci penso io», disse Luke,scacciando via Natasha che si lamentò sottovoce sui ragazzi etero prima di lasciare la cucina. Io ero rossa come un peperone mentre mi staccavo da Luke e lo fissavo in cagnesco. «Ah, finalmente se n'è andata. Non se ne poteva più. Ah, non ringraziarmi Sahara».
Incrociai le braccia al petto, continuando a fissare accigliata Luke. Gli avrei detto volentieri che il soprannome Sahara non mi si addiceva proprio tanto soprattutto in quel momento, ma non volevo - e non dovevo - accrescere ancora di più il suo dannatissimo ego. «Ti sembrano cose da dire, quelle?!», lo attaccai, facendogli alzare un sopracciglio, «Sei fidanzato, porca puttana, e la tua ragazza è qui stasera!».
Luke alzò le spalle, prendendo un sorso dalla sua birra. Notai che si fosse rasato soltanto in quel momento - era proprio carino, senza barba. Sembrava più piccolo e meno stronzo. «Stavo solo cercando di salvarti da quella sanguisuga, ho notato quanto fossi infastidita da lei e quindi ho pensato di aiutarti. Credo che ad Arzaylea piacerebbe sentire questa storia, sai».
«Già, credo che apprezzerebbe sapere che il suo ragazzo ha detto che la vuole leccare ad un'altra!», esclamai senza riuscire ad evitare di arrossire, «Ma ce l'hai un cervello, in quella testolina stupida che ti ritrovi?».
«Ovviamente, senza specificare le dinamiche dei fatti», ammise il biondo, accarezzandosi il mento ora glabro, «Comunque, se non volevi il mio aiuto, potevi benissimo cedere alle insistenti avances di quella ragazza e fartela leccare da lei - mi sembri proprio una a cui un po' di sesso farebbe davvero bene».
«Non mi piacciono le ragazze», mugugnai, riempiendomi di nuovo il bicchiere fino all'orlo con la vodka.
«Uhm, quindi non posso neanche chiederti di fare una cosa a tre con me ed Arz?».
Quasi mi strozzai con la vodka che stavo bevendo. Mi ripresi dal mio attacco di tosse e fissai Luke sconvolta. «Ma cosa- ma sei completamente impazzito?! Certo che no!», sbottai, facendo ridacchiare Luke.
«Rilassati, Sahara, scherzavo. Non voglio che tu faccia una cosa a tre con me e la mia ragazza. Anche se ammetto che non mi dispiacerebbe, una scappatella con te», confessò, prendendomi palesemente in giro - cosa che si evinceva dal suo sorrisetto bastardo.
Sospirai amareggiata. «Senti Luke, puoi andare a rompere le scatole a qualcun altro? Non sono proprio dell'umore per starti a sentire mentre mi sfotti», mi lamentai, appoggiandomi sconfortata al bancone. Avevo dimenticato quanto io fossi un'ubriaca piagnucolona (cioè, ero una piagnucolona in generale, ma quando ero ubriaca la cosa si accentuava di parecchio).
Luke annuì, improvvisamente serio. A quanto pare si era reso conto che mi stava soltanto irritando più di quanto l'avesse fatto Natasha prima. «Rispetterò la tua decisione, Tessa. Comunque sono felice di averti salvata da quella rompicoglioni. Conosco Natasha, non si sarebbe arresa facilmente», disse, posando la sua bottiglia di birra sul bancone.
Sospirai. «Grazie», dissi sottovoce, facendo bloccare Luke su suoi passi.
Il biondo mi sorrise. «Figurati. E comunque... io prima non ti stavo prendendo in giro, Tessa. Ti trovo davvero attraente, specialmente stasera», borbottò, sorridendomi malizioso prima di lasciare la cucina.
Sospirai. Cominciavo seriamente a sentirmi male.
***
La festa non fece altro che peggiorare. Dopo aver bevuto una quantità spropositata di vodka in cucina, sola come un cane, tornai in salotto solo per scoprire che Claire fosse sparita e di Calum e Nia non ci fossero più neanche le ombre. Su Calum avrei scommesso che fosse con Michael, magari a cercare di conquistarlo, ma mentre lo cercavo ero passata davanti alla stanza da letto di Michael ed avevo sentito dei gemiti - i suoi, alternati a quelli di Crystal - provenire da essa, quindi me n'ero andata disgustata sorpassando Bryana ed Ashley impegnate a parlottare in modo fitto in corridoio, talmente a bassa voce che non riuscii neanche a sentirle, ed Arzaylea e Luke che ballavano in mezzo al salotto in modo schifosamente perverso - Luke, mentre baciava il collo della sua illuminata ragazza, si voltò verso di me e mi fece un occhiolino che mi fece quasi vomitare ciò che avevo bevuto. Disgustoso. Disgustoso e doppiogiochista. Disgustoso, doppiogiochista e così dannatamente attraente...
Dopo aver constatato che la mia ricerca non avrebbe prodotto alcun risultato finii seduta sul divano schiacciata tra Adam Hann e Ross Macdonald, due del gruppo di Matty - rispettivamente, quello che stava sempre zitto e quello affetto da fame chimica - che, dovevo ammetterlo, da sobri non erano per niente male. Adam parlava a raffica e Ross era davvero simpatico, nonostante mangiasse qualsiasi cosa che gli capitasse a tiro comunque. Sul serio, l'avevo visto mettere in bocca la metà delle caramelle che Michael teneva sul tavolino da caffè e tre fette di pizza, quella di Adam, la sua e quella di una ragazza che dopo averne dato un morso era corsa via a vomitare. Beh, almeno accanto a loro due non avrei pensato allo schifo che era la mia vita al momento - perché non mi davano modo di pensare neanche per un secondo, tra Ross impegnato a sgranocchiare delle patatine in modo disgustosamente rumoroso in un orecchio e Adam che mi parlava della sua vita nell'altro.
«E quindi questa mia amica, Melanie - che davvero devi conoscere, è fantastica - si alza e tira un frappé in testa al ragazzo che ha sfottuto il doppio colore dei suoi capelli. Certo, ci hanno cacciato dal bar, ma è stato esilarante», finì di raccontare Adam, facendomi sorridere leggermente.
Presi un sorso dal mio bicchiere. «Dev'essere un tipetto tosto, già», concordai, facendo arrossire Adam, «Hai una cotta per lei, per caso?».
«Io? Che? No, no. Solo, la considero una grande», cercò di negare Adam, facendomi ridere.
«Dai, puoi dirmelo! Non ti giudicherò», cercai di convincerlo, facendo scuotere la testa ad Adam.
«Lascialo perdere», sbottò Ross, facendomi voltare verso di lui, «È convinto che non ammettendolo non rovinerà la sua amicizia con Melanie».
«Oh, è un vero peccato. Dovresti dirglielo... insomma, se ti piace lei capirà. E che ne sai, magari anche tu piaci a lei... ma forse è meglio che non segui i miei consigli, sono ubriaca marcia», riflettei, ridacchiando.
«Fidati, lo è anche lui. Parla così tanto di Melanie soltanto quando è ubriaco perso», disse Ross, alzandosi dal divano, «Io vado fuori a fumare. Qualcuno di voi due vuole farmi compagnia?».
«Io ho freddo», mugugnò Adam, indispettito, «E da stasera ho deciso che ti odio. George è meglio di te».
«Sono davvero passato ad essere peggio di George?!», sbottò, sconvolto, voltandosi poi verso di me, «Ti va di accompagnarmi fuori? Non ho voglia di stare da solo».
Annuii, alzandomi dal divano e seguendo Ross al balcone dell'appartamento di Michael. «Un po' di aria fresca non mi farà male», borbottai, uscendo fuori e stringendomi subito nelle spalle a causa del freddo, comunque leggermente attenuato dal fatto che l'alcool che mi circolava in corpo mi riscaldasse. Osservai Ross che accendeva la sua sigaretta appoggiata al muro, il silenzio spezzato dalla musica che attutita proveniva dall'interno dell'appartamento (qualcuno aveva messo Sidewalks di The Weeknd e io ero davvero felice di aver convertito Michael alla sua musica, visto che prima alle sue feste passava musica davvero improponibile). Ross era avvolto nella penombra, illuminato soltanto in parte dalla luce dei lampioni ancora accesi e dalla luna che quella sera stava alta in cielo. Vorrei tanto vedere che miracoli potrebbe fare l'illuminante che Arzaylea teneva sul viso con una luce del genere... ma perché diamine stavo pensando a lei? Mi faceva bruciare il fegato farlo. Lei era bella, aveva un fisico a posto e il suo fidanzato era dannatamente perfetto. Mentre io ero... oh, non sapevo neanche come definirmi. Al momento, un disastro ubriaco e barcollante formato al 50% da insicurezze e dal restante 50% da codardia, stupidità e sfiga. E da pizza.
Ross si voltò verso di me, sorridendomi imbarazzato. Non mi ero accorta che mi ero incantata a fissarlo finché lui non si schiarì la voce. «Oh, che stupido. Non ti ho neanche offerto una sigaretta. Prendine una se vuoi», disse, porgendomi il pacchetto di Marlboro rosse che si era appena sfilato dai pantaloni.
Scossi la testa, sorridendo timida. «Oh, no, grazie comunque. Però... Uhm, non è che posso fare un tiro dalla tua?», chiesi, arrossendo lievemente.
Ross mi guardò alzando un sopracciglio. «Te l'ho detto, puoi prendere una sigaretta se la vuoi. È il minimo, sei qui al freddo con me».
Scossi la testa. «Come sono combinata in questo momento mi manca soltanto fumare una sigaretta intera», borbottai in modo sconnesso, facendo ridacchiare il ragazzo che alla fine mi passò la sua sigaretta già consumata a metà. Feci un lungo tiro, sentendo gli occhi di Ross addosso mentre buttavo via il fumo, «Perché mi guardi...? Sembro ridicola, vero?», chiesi, piagnucolando. Oh, ma chi prendevo in giro. Ero sicuramente ridicola.
Ross si riprese la sigaretta dalle mie dita, avvicinandosi a me. Il fumo che espirò mi finì dritto in faccia per quanto fossimo vicini. «No, in realtà ti trovo molto attraente», spiegò, facendomi arrossire, «Le ragazze che fumano mi fanno uno strano effetto».
Ero completamente sopraffatta dalle emozioni e dell'alcool che avevo ingerito mentre lasciavo che Ross infilasse il filtro della sigaretta tra le mie labbra dischiuse, facendomi fare un altro tiro. Lasciai che il fumo lasciasse automaticamente la mia bocca mentre Ross si avvicinava sempre di più alle mie labbra, osservandole brevemente prima di stamparci sopra le proprie. Sulle prime rimasi sorpresa, senza reagire, poi decisi di affidarmi al caso e ricambiai il bacio con foga, aggrappandomi alle spalle di Ross mentre lui mi teneva per i fianchi. Sentivo il mio cuore battere all'impazzata nel mio petto mentre le mie labbra si muovevano naturalmente contro quelle del ragazzo sicuramente più grande di me, labbra ruvide ed esperte e che sapevano di fumo e di caramelle all'anice (che tra l'altro erano le mie preferite). Seppellii completamente tutti i miei pensieri, tutti i miei dispiaceri, concentrandomi soltanto sul momento. Baciare Ross mi stava piacendo da matti.
«Uhm, credo che dovremmo rientrare», borbottò Ross, staccandosi dalle mie labbra.
Io sorrisi maliziosa, dicendo qualcosa che mai in vita mia mi sarei sognata di dire. Beh, a mia difesa, ero ubriaca. «Abito giusto alla porta accanto», mormorai, stampando un altro bacio sulle labbra di Ross prima di afferrargli la mano, portandolo dentro per poi uscire da casa di Michael. Ross mi tenne per i fianchi da dietro, baciandomi il collo mentre cercavo di aprire la porta di casa, fallendo miseramente. Era come se la porta fosse bloccata dall'interno - sperai che non fosse un problema della serratura.
Mi voltai verso Ross, finendo schiacciata contro la porta. «C'è un problema con la porta - non si apre», ansimai, quasi gemendo a causa dei baci sul collo con cui Ross mi stava torturando.
Il moro alzò pigramente la testa dal mio collo e mi guardò incuriosito. «Quindi adesso che facciamo?».
Alzai le spalle. «Non lo so. Torniamo di là? Magari da Michael c'è qualche angolino un po' più tranquillo», proposi, facendo sorridere Ross che mi afferrò per una mano e mi riportò nell'appartamento di Michael. Io avevo lasciato le mie scarpe sul pianerottolo, conscia che nessuno le avrebbe rubate.
E sì, forse alla fine sarei dovuta ricredermi a proposito della festa. Ma ero ubriaca marcia, quindi pensai soltanto a godermi la compagnia di Ross. Ai veri problemi ci avrei pensato l'indomani mattina.
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[A/N] SURPRISE BITCHES. I BET YOU THOUGHT YOU'D SEEN THE LAST OF ME
Buongiorno! Confesso che volevo postare direttamente settimana prossima, ma questo capitolo mi piace un sacco quindi non potevo non postarlo, ahahah (sarà che c'è Luke stronzo come al solito, o che ultimamente ho una malsana fissa per Ross, oppure è perché il nome del capitolo è una canzone dei FOB, ma questo è uno dei miei capitoli preferiti lol).
Anyways, credo che da settimana prossima posterò una volta a settimana, di sabato come mi ero prefissata, per non far finire troppo presto questa storia ahaha (insomma, l'ho cominciata due settimane fa più o meno e già siamo al sesto capitolo, direi che non va bene ahahaha); quindi, a sabato prossimo! ♥
Ps: io ve l'ho detto che Tessa ha culo
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