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Quindici ↭ Waste The Night

[Claire]


«Perfetto, Calum e Michael sono soli», esordì Tessa, sorridendo malefica, «Adesso possiamo benissimo levare le tende e aspettare che accada la magia».

Io sospirai rammaricata, lanciando un'occhiata di scuse ad Ashley che si limitò a sorridermi. Ancora non riuscivo a crederci che avevamo acconsentito ad aiutare Tessa in quello stupido piano ideato soltanto per far rendere conto a Michael della sua cotta per Calum, ma ormai il danno era fatto. E in più Tessa era testarda, quando si metteva in testa qualcosa era la fine e quello era il suo obiettivo da troppo tempo, non saremmo riusciti a convincerla a non farlo in nessun modo. Però, guardando al lato positivo della cosa, avevamo reso felice Michael con la nostra sorpresa, ed io avevo passato una bella giornata in compagnia di Ashley – che a quanto pare sembrava voler dimenticare Bryana in qualche modo, il che non aveva fatto altro che migliorare il mio umore.

«Ma aspetta», la richiamò Adam, prima che tutti uscissimo da casa di Michael, «Posso prendere un cupcake?».

Tessa sospirò e sorrise. «Certo che puoi, Adam. Non dovevi neanche chiedere».

Aspettammo che Adam prendesse una manciata di cupcake prima di tornare al nostro appartamento; una volta dentro io e Tessa ci mettemmo a riordinare la cucina mentre gli altri si sistemavano in salotto. Tessa era piuttosto taciturna, nonostante la buona riuscita del suo piano; capii subito che ci fosse qualcosa che non andava, ma non riuscivo a capire cosa. Insomma, era andato tutto come al solito...

«Secondo te Ross vuole qualcosa da me?».

Sobbalzai quando Tessa mi rivolse quella domanda, presa alla sprovvista dalla rottura del silenzio che s'era creato tra di noi; riuscii a farmi scivolare dalle mani il vassoio di ceramica che mia madre ci aveva regalato quando c'eravamo trasferite nell'appartamento – almeno ce n'eravamo liberate, visto che era davvero brutto.

«È una domanda tanto assurda?», mi chiese Tessa, preoccupata, chinandosi davanti a me per aiutarmi a raccogliere i pezzi del vassoio rotto.

Scossi la testa. «Mi hai solo preso alla sprovvista, tutto qui», liquidai le sue preoccupazioni con un cenno noncurante della mano, «Perché pensi che Ross voglia qualcosa da te?», le chiesi, curiosa. In effetti l'avevo notato avvicinarsi un po' troppo a Tessa mentre parlavamo prima di andare da Michael – e avevo notato anche Luke guardarlo come se avesse voluto staccargli la testa dal collo a morsi, ma questo non l'avrei detto a Tessa. L'avrebbe fatta andare ulteriormente in paranoia.

Tessa sospirò, sedendosi a terra. Io mi sedetti accanto a lei. «Non lo so. L'ho visto strano da quando è arrivato qui con i suoi amici, sempre che cerca di avvicinarmi e simili – e io non so proprio come prenderla, ecco», spiegò, guardando nel vuoto con espressione preoccupata.

Le accarezzai un braccio. «Beh, lui ti piace?», le chiesi, sperando vivamente di no. Insomma, sì, Ross non era poi così male, ma non lo trovavo adatto a Tessa – certo, la mia opinione non contava molto, ma ci tenevo che Tessa trovasse ciò che faceva al caso suo e non pensavo fosse Ross. Okay, dovevo ammettere che io pensavo che Luke sarebbe stato benissimo con Tessa, ma dettagli.

«Mmh, non credo, sai», rispose, mordicchiandosi il labbro, «Non è proprio il mio tipo».

La nostra conversazione finì quando la porta della cucina si aprì, lasciando passare Luke che guardò prima noi due sedute per terra, poi il disastro creato dai cocci di ceramica sul pavimento. Sembrava preoccupato. «State bene? Ho sentito uno schianto sul pavimento e ho pensato di controllare».

Io ridacchiai, alzandomi e camminando verso Luke. Sentivo gli occhi di Tessa bruciarmi addosso, sicuramente si stava chiedendo cosa avessi in mente. «Niente di che, è solo caduto un vassoio di ceramica per terra», risposi vaga, sorridendo malefica, «Perché non dai una mano a Tessa? Io devo correre in bagno adesso».

Senza neanche aspettare una risposta uscii dalla cucina, ridacchiando mentre mi chiudevo la porta alle spalle. Era ora che quei due avessero un momento di tranquillità insieme – da soli – e che Luke si facesse un esame di coscienza sulla mia amica e lo scintillio su due gambe che era la sua ragazza. Forse era una decisione un po' drastica, ma dovevo metterli alle strette in qualche modo, no?

«Cos'è successo? Abbiamo sentito un tonfo assurdo», mi chiese Ashley, sospettosa, quando mi vide uscire dalla cucina.

Le sorrisi. «Niente, ma adesso dobbiamo andarcene tutti», risposi, esortando i ragazzi ad alzarsi dal divano, «Tessa e Luke hanno bisogno di stare da soli per un po'».

Ross alzò un sopracciglio. «Perché? È successo qualcosa?», chiese, suonando leggermente più geloso di quanto volesse risultare. Aveva la faccia di uno che avrebbe voluto uccidere qualcuno.

Scossi la testa. «Non è successo niente, solo hanno bisogno di sistemare una faccenda», risposi, «Allora, vi decidete ad alzarvi da quel divano e a seguirmi?».

I ragazzi mi guardarono perplessi ma poi obbedirono, seguendomi fuori dall'appartamento ed in seguito dal palazzo, senza la più pallida idea di dove andare. I ragazzi e Nia decisero di andare ad una festa a Soho, quindi lasciarono me ed Ashley sole molto presto (e credo proprio quella di lasciarci sole sia stata un'idea di Nia, che sorrideva maliziosa mentre lasciava il quartiere a bordo dell'auto di Matty. Era stata una serata di sotterfugi, più o meno).

Ci furono attimi di silenzio davvero imbarazzanti tra me ed Ashley, almeno fino al momento in cui la bionda non mi chiese cosa volessi fare. Mi voltai verso di lei, mordicchiandomi il labbro inferiore mentre facevo spallucce e rispondevo «Non lo so. Qualsiasi cosa mi va bene, credo. Dobbiamo perdere tempo».

Ashley mi afferrò la mano, mi sorrise ed io sentii un vuoto incolmabile all'altezza dello stomaco. Quel sorriso la faceva brillare più di una stella. «So benissimo dove possiamo andare per perdere tempo. È un po' lontano da qui, però. Te la senti di camminare a piedi?», mi chiese, fissandomi speranzosa con quegli occhioni verdi dalle sfumature indefinite, capaci di convincere delle sue idee anche la persona più ferma sulle proprie decisioni e che non faceva passi indietro. Beh, certamente il mio contrario, l'eterna indecisa che cambia idea mille volte; sommando quelle due variabili la mia risposta era più che ovvia.

Così, mi ritrovai a camminare per le strade illuminate a giorno di New York mano nella mano con Ashley, lei mi guidava entusiasta e genuinamente contenta del fatto che ci fossimo soltanto noi in quel momento. A dirla tutta, anch'io ero contenta perché eravamo sole, ma cercavo di non darlo a vedere nonostante il battito accelerato del mio cuore mi tradiva e anche di parecchio. Speravo non se ne accorgesse, né del mio cuore che batteva fin troppo veloce, né del sicuro rossore delle mie guance. Mi faceva davvero un brutto effetto stare troppo accanto a lei, mi faceva sentire non abbastanza, non in grado di stare con lei, eppure mi faceva sentire come se io fossi la persona giusta per lei, l'unica in grado di stare con lei. Era contraddittorio, e contraddittorie erano anche le mie opinioni a riguardo.

«A che pensi?», mi chiese Ashley, distraendomi dai miei pensieri. S'era voltata verso di me, fermandosi due minuti e tenendo le mie mani fra le sue.

Sorrisi timidamente, arrossendo davanti al suo sguardo curioso. «N-niente», risposi, sentendomi leggermente a disagio per essere stata beccata a pensare a lei, «È che... uhm, mi piace stare con te, già».

Ashley distolse lo sguardo dal mio, arrossendo leggermente; la sua reazione mi fece ridere, oltre a sorprendermi. Non mi aspettavo che reagisse così, soprattutto con me. «Anche a me piace stare con te. Anche se sostanzialmente non stiamo facendo niente e probabilmente stiamo soltanto perdendo tempo perché il bar a cui volevo portarti a quest'ora sarà sicuramente chiuso e-».

Decisi di interromperla baciandola in un impeto di coraggio che non sapevo neanche di possedere. Ashley non mi sembrò per niente sorpresa, anzi, non tardò a ricambiare il bacio, schiudendo le sue labbra per permettere alle nostre lingue di toccarsi con lentezza, in un bacio dato con calma; avevamo tutto il tempo del mondo per farlo, del resto.

Quando ci staccammo, Ashley era senza fiato e sorrideva come mai l'avevo vista sorridere. Quell'immagine mi scaldò il cuore. «Aspettavo che mi baciassi da questo pomeriggio», commentò, ridendo prima di baciarmi un'altra volta.

Sentii il cuore esplodere nel petto in una sensazione che conoscevo dannatamente bene, e che mi aveva messa nei guai più di una volta. Decisi di ignorarla mentre intrecciavo di nuovo la mia mano con quella di Ashley. «Comunque, questo era per dirti che a me andrebbe qualsiasi cosa, mi basta stare con te», dissi dopo qualche secondo, sorridendo contenta, «Mi andrebbe bene persino camminare tutta la notte, e io sono pigra».

Ashley rise mentre riprendevamo a camminare, capovolgendo ancora di più il mio stomaco ormai bello che andato, sommerso dalle farfalle che svolazzando mi impedivano di non pensare al fatto che sì, forse mi stavo innamorando di lei. E quello, quello era davvero un bel problema.

***


[A/N] Buonasera! Lo so, avevo detto che avrei postato giovedì, ma sapete che sono una che procrastina e quindi la cosa si è ridotta a stasera. Spero possiate perdonarmi, ma lo farete di sicuro perché entro stasera/domattina posterò un altro capitolo per farmi perdonare ahaha (e anche perché, fondamentalmente, questi capitoli sono strettamente collegati tra loro lel). Quindi, ci vediamo tra qualche ora o domani mattina! 

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