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Prologo ↭ Life of the party

A Chiara,
la mia pedosis. 💖


[Tessa]


L'ultima cosa che mi sarei aspettata di trovare quella sera, di ritorno dai corsi all'università, era la mia coinquilina piangere sul divano davanti ad una maratona di Grey's Anatomy - la sua serie preferita, che a me non piaceva più di tanto ma di cui conoscevo quasi tutte le puntate a memoria, visto che quando era giù Claire passava la giornata sul divano a guardarlo e a piangere (beh, forse in effetti dovevo aspettarmelo visto che ultimamente è davvero giù di morale).

Lasciai la borsa con i libri per terra mentre mi accucciavo davanti alla mia amica, troppo impegnata a singhiozzare sui cuscini per accorgersi della mia presenza. «Claire? Che succede?», le chiesi, facendole alzare lo sguardo verso di me. I suoi occhi azzurri erano lucidi ed arrossati dal pianto. Non era la prima volta che la trovavo in quello stato e, come al solito, provai io desiderio di uccidere chiunque le avesse fatto del male. Claire non lo meritava.

«M-marjorje», singhiozzò, affondando di nuovo la testa nel cuscino, «S-si è fidanzata di nuovo con Stephenie».

Alzai gli occhi al cielo. Ovviamente, quella stronza di Marjorje Collins - ovvero, la ragazza di cui Claire era innamorata - era tornata con quella troia della sua ex fidanzata traditrice dal nome di merda...

«E ovviamente l'ha detto a te, zoccola com'è», aggiunsi io, accarezzando i capelli di Claire, «Ma non doveva mettersi con Allison?».

«Ma che ne so», sbottò, abbracciando il cuscino, «Stavamo parlando e se n'è uscita così all'improvviso. Abbiamo litigato, e io me ne sono andata via piangendo - il che ci porta al perché sono qui».

Annuii comprensiva, decidendo di sedermi sul tappeto persiano - un regalo di mia madre per il mio ventesimo compleanno, che era stato giusto il mese scorso. «Capisco. La tua terapia a base di gelato e Grey's Anatomy», borbottai, rubandomi una cucchiaiata di gelato, «Potresti guardare qualcosa di più simpatico, però. Così ti deprimi di più».

«No, preferisco Grey's Anatomy, così piango le mie lacrime subito e non ci penso più».

Mi voltai verso Claire, fissandola scocciata. «Lo sa che continuerai a pensarci e a tormentarti - e a tormentare me, aggiungerei».

Claire sospirò. «Già, mi dispiace per quello», si scusò, nascondendo la testa nel cuscino mentre suonavano alla porta, «Se è Marjorje mandala a quel paese ti prego».

Mi alzai e mi diressi alla porta. «Spero proprio di no, perché sono proprio in vena di commettere un omicidio e quel vaso che abbiamo accanto alla porta non mi è mai piaciuto», sbottai, facendo ridere Claire.

Fortunatamente per tutti, dietro la porta c'era solo Michael Clifford, il nostro eccentrico vicino di casa dai capelli biondi palesemente tinti che organizzava una festa al secondo - l'avevamo conosciuto proprio per questo: la prima sera che io e Claire passammo nel nostro appartamento lui decise di dare una festa e noi due decidemmo di bussare alla sua porta per lamentarci del rumore, finendo ubriache nel suo salotto a ridere dei suoi amici fattoni. Da allora Michael ci invita sempre alle sue feste ed oltre questo è diventato uno dei pochi amici che abbiamo nel condominio, specialmente considerato che ha la nostra età ed è disposto a guardare film e serie tv davanti ad una pizza ad ogni ora del giorno e della notte. È come un'ancora di salvezza in skinny jeans neri e camicie di flanella.

Non era difficile capire perché avesse bussato. «Festa?», chiesi soltanto, facendo annuire energicamente il ragazzo.

«Ve l'avrei detto più presto ma so che tu non ci sei fino alle otto di venerdì e quando ho bussato oggi pomeriggio non mi ha aperto nessuno, quindi ho deciso di aspettare. Ci siete?», mi chiese, speranzoso.

Sospirai. Probabilmente quella sera avremmo saltato una festa a casa Clifford per la prima volta da quando c'eravamo trasferite in quell'appartamento di New York. «Ah, non lo so Mike. Claire è un po' giù, non credo sia dell'umore adatto per una festa», spiegai, stringendomi nelle spalle.

Michael si accigliò. «Oh. Cos'è successo?», mi chiese, entrando in casa. Speravo che almeno Michael l'avrebbe tirata su, di solito ci riusciva meglio di me. Io non ero proprio bravissima a consolare le persone, mi limitavo a fare qualche commento acido e a dare consigli inverosimili al limite dell'assurdo a cui puntualmente nessuno dava retta.

«Il solito», risposi, chiudendo la porta, «Sta male per Marjorje».

Michael alzò gli occhi al cielo e mi seguì in casa. «Adesso la consolo io e la convinco a venire alla festa, dai. Lo sappiamo quanto tu faccia schifo a consolare le persone».

«Non rinfacciarmelo», mi lamentai io, sottovoce. Michael ridacchiò. Eravamo arrivati in salotto ed avevamo trovato Claire come l'avevo lasciata prima, accucciata sul divano. Mi faceva stare dannatamente male vederla così distrutta.

«Dimmi che l'hai spinta giù dalle scale», sbottò Claire, voltandosi verso di me e sorridendo leggermente imbarazzata quando si accorse della presenza di Michael, «Hey Mike».

Michael si sedette accanto a lei. «Tessa mi ha detto che stai male», esordì, senza tatto come al solito.

Claire appoggiò la testa sulla spalla di Michael e sospirò. «Non voglio parlarne, Michael», sbottò, chiudendo gli occhi.

«Non voglio saperlo, tranquilla - io sono venuto per invitarvi ad una festa, in realtà», rispose Michael, accarezzando i capelli di Claire.

La bionda sospirò per l'ennesima volta. «Non sono dell'umore adatto, Mikey. Lo sai che verrei volentieri ad una tua festa, ma stasera non sono proprio in grado di fare altro se non piangere».

Fissai Michael eloquente; lui scosse la testa e si voltò verso Claire, incastonando i suoi occhi verdi in quelli azzurrissimi della mia amica. A volte quei due mi sembravano fatti per stare insieme, ma poi mi ricordavo che Claire era lesbica e Michael fidanzato e tutto tornava alla normalità.

«Si è sempre dell'umore adatto per una bottiglia di Vodka alla pesca», cercò di convincerla, sembrando smuovere qualcosa in Claire. Ottima mossa, quella della Vodka alla pesca. Dovevo riconoscere che Michael fosse un ottimo stratega e un manipolatore nato.

«Vodka alla pesca, hai detto?».

Michael annuì. «E tante belle ragazze abbastanza promiscue - ce l'hai presente Peach?».

Claire sembrò illuminarsi a quelle parole; tirai un sospiro di sollievo nel vederla così felice, nonostante quella Peach non mi piacesse più di tanto. «Adesso sì che mi hai convinta!», esclamò contenta, facendomi ridere.

Michael si alzò dal divano. «Vi aspetto alle dieci al mio appartamento. Beh, in realtà potete venire a che ora vi pare, cercherò di conservarvi qualche fetta di pizza. A dopo!», ci salutò, lasciando il nostro appartamento.

Mi alzai da terra, spolverandomi i pantaloni neri prima di guardare Claire, intenta a prendere la vaschetta del gelato per metà sciolto da dove l'aveva lasciato prima, sul pavimento. «Dimmi subito se hai intenzione di portarti a letto Peach, così resto a dormire da Michael», borbottai, seguendo la mia amica in cucina, «Sai quanto mi stia antipatica quella ragazza».

Claire ridacchiò. «E dove dormiresti da Michael? Per terra? Lo sai che casa sua sarà piena di ragazzi addormentati persino sui fornelli», ribatté, «E poi Michael sarà sicuramente impegnato con quella Crystal per far caso a te».

Alzai gli occhi al cielo. «La smetti di insinuare che io abbia una cotta per Michael?», mi lamentai, facendo scoppiare a ridere Claire, «E comunque non importa, preferisco dormire sul pavimento che ritrovarmi a fare colazione con Peach domani mattina».

«Non andrò a letto con Peach! Come potrei? Tralasciando il fatto che lei è dannatamente perfetta e io sono... beh, io», sbottò Claire, rabbuiandosi.

Sbuffai sonoramente alle parole della mia amica. Odiavo quando si comportava così, come se tutte le altre ragazze fossero oro colato e lei neanche rame. Mi infastidiva. «Sei tu, e sei perfetta. Anzi, adesso metterai quel vestito a fiori che abbiamo comprato insieme e andrai a conquistare quella maledettissima Pesca marcia, che tu lo voglia o no!», sbottai, facendola scoppiare a ridere.

«Solo se tu metti il vestito nero che tua sorella ti ha costretto a comprare», mi sfidò la bionda, alzando un sopracciglio, «E magari chissà, stanotte non dormirai sul pavimento dell'appartamento di Michael, ma su di un bel petto caldo e muscoloso».

Alzai un sopracciglio. «Non è che hai anche bevuto, prima che tornassi?», le chiesi sarcastica, ottenendo uno sbuffo.

«Dio, corri a prepararti prima che ti lanci qualcosa addosso».

***


L'appartamento di Michael era come al solito gremito di gente, persone di cui ormai conoscevo i volti ed anche facce nuove, che mai avevo visto prima. I soliti amici di Michael - quelli che io e Claire eravamo solite prendere in giro - erano nel loro solito angolo della casa a bere e fumare e a parlare animatamente, così ad alta voce che le loro parole sembravano sovrastare la musica sparata a tutto volume. Stranamente, rispetto alle altre era una festa un po' più tranquilla, ma forse perché era soltanto ai suoi inizi.

Michael ci venne incontro trascinando con sé la sua ragazza, Crystal; ce l'aveva presentata giusto un mese fa alla mia festa di compleanno. Sembravano piuttosto affiatati, ma Claire aveva i suoi dubbi riguardo entrambi; a me a dire la verità non interessava più di tanto. Avevo la mia inesistente vita sentimentale a cui pensare.

«Sono contento che siate venute!», urlò Michael per sovrastare il frastuono della musica, «Le vostre fette di pizza sono in cucina, vi consiglio di mangiarle prima che a Ross scatti la fame chimica e mangi persino i mobili», ci disse, ridendo ed indicando i suoi amici fattoni. Avevo qualche dubbio su chi fosse Ross tra di loro, non ce li aveva mai presentati formalmente. O forse l'aveva fatto ma io ero troppo ubriaca per ricordare i loro nomi.

«Senti Michael, a me non interessa la pizza, ho della patata da trovare. Dov'è Peach?», sbottò Claire, facendomi voltare sconvolta verso di lei - certo, ero abituata ad uscite del genere, ma sentirla parlare così quando mezz'ora prima stava piangendo per Marjorje era sconvolgente. Beh, se non altro non ci pensava, per il momento, e questo era l'importante.

Michael ridacchiò. «È in cucina anche lei - va e conquista la tua patata, donna», disse solenne, facendo scoppiare a ridere Claire che sparì in cucina.

«E tu, Tessa?».

Mi voltai verso Michael, scoprendolo a fissarmi malizioso. Arrossii all'istante. «Io cosa?».

«Non vai alla ricerca di pisello per stasera?», mi chiese, ridendosela di gusto, «Se vuoi posso presentarti qualche mio amico - dubito però che ti riconosceranno domattina, dato che sono tutti fatti».

Scossi la testa veemente, facendo ridere Michael. Stavo cominciando a sentirmi in imbarazzo. «Lascia stare. Sfigata come sono morirebbero di overdose prima ancora di sfiorarmi soltanto», mi lamentai, «Piuttosto, quella Vodka alla pesca che hai promesso a Claire. Dov'è?».

Michael scosse la testa contrariato. «Sul tavolino davanti al divano dovrebbe essercene una bottiglia», disse, prima di andarsene con la sua ragazza che non aveva detto una parola, «E ricorda che non devi partire già sconfitta. Non saprai mai cosa ti riserva il futuro finché non dai la possibilità al caso di agire».

Guardai Michael allontanarsi con Crystal, confusa dalle sue parole. Bah, non avrei mai capito Michael Clifford e le sue massime piene di filosofia spicciola. Chissà dove le trovava.

Cercando di non pensare a Michael mi diressi verso il tavolino del divano, pregustando già il sapore della Vodka sulla mia lingua. Prima che potessi arrivarci, però, mi ritrovai bloccata sui miei passi a fissare un Adone dei poveri a qualche passo da me. Alto, biondo e con gli occhi azzurri, fisico non malaccio - aveva un paio di spalle larghe da orgasmo che riuscivo a notare benissimo anche dal mio posto - che buttava giù un bicchierino di Tequila e si dondolava sui talloni a ritmo di Party Monster di The Weeknd. E proprio come cantava Abel nella canzone, anche io guardando il ragazzo buttare giù la sua Tequila decisi che sarebbe stato mio. I problemi, però, erano due: come avrei fatto ad avvicinarmi a lui? E avrei avuto il coraggio di farlo?

No che non l'avrei avuto. Decisi così di ammirarlo da lontano, non notando dove andassi e quasi cadendo sul tavolino di vetro, attirando gli sguardi divertiti di tutti su di me mentre cercavo di dissimulare con una risatina. Presi un bicchiere, riempiendolo di Vodka prima di allontanarmi dal tavolino e continuando ad osservare il ragazzo, che ad un certo punto (forse s'era accorto che lo stavo fissando) alzò lo sguardo e lo puntò verso di me, sorridendomi un po' imbarazzato mentre beveva dal suo bicchiere. Io sentii le guance avvampare mentre distoglievo gli occhi da lui e affogavo i miei dispiaceri e la mia solitudine nella Vodka. Diamine, ero proprio l'anima della festa...

«Come mai mi stavi fissando?».

Alzai lo sguardo dal pavimento, sgranando gli occhi quando mi resi conto che il ragazzo che stavo ammirando poco fa era davanti a me e mi aveva parlato. L'ansia mi assalì subito, facendomi sentire le ginocchia molli e tremanti mentre la mia testa non riusciva a non pensare ad altro che fossero le sue spalle larghe, il suo viso angelico, i suoi occhi azzurri come il cielo senza nuvole e quel collo che avrei volentieri riempito di succhiotti...

Il ragazzo rise all'improvviso, riportandomi con i piedi per terra. Dovevo ammetterlo, mi ero incantata a pensare al suo collo. «Non credo, no. Ho una ragazza che mi aspetta in cucina e credo che si arrabbierebbe se mi vedesse arrivare da lei con dei succhiotti non identificati sul collo».

Aspetta. Cosa... Dio, no! Non posso aver detto la cosa dei succhiotti ad alta voce!

«I-io non... non intendevo sul serio, io... sono ubriaca», me ne uscii, umiliandomi di più. Sperai con tutta me stessa che non avrebbe ricordato più niente di tutto questo. Io avrei cercato di dimenticarlo di sicuro.

Il ragazzo rise di nuovo, avvicinandosi a me. Volevo indietreggiare ma rimasi immobile come una statua, incapace di muovermi e di parlare. Era una situazione davvero imbarazzante. Il ragazzo avvicinò le labbra al mio orecchio e credetti di morire - anzi, lo sperai.

«Tranquilla piccola, faccio quest'effetto a tutte», sussurrò, facendomi rabbrividire, «Peccato che sia fidanzato, sei davvero una bella ragazza», aggiunse, baciandomi una guancia prima di voltarsi ed andarsene, lasciandomi con il cuore in gola e le ginocchia molli - e l'imbarazzo e l'amaro in bocca, soprattutto. Diamine, mi ci sarebbe voluta una distilleria intera per dimenticare la serata...

***


[A/N] Hello, it's me with a lot of disagio e Abel Tesfaye sempre presente AHAHAHAH

Questa fanfiction è nata praticamente dal nulla. Stavo parlando con Chiara di quanto io e lei siamo borderline sfigate e che un giorno avrebbero fatto un film sulla nostra sfiga da gattare - e niente, l'idea è uscita così automatica AHAHAHA

Ovviamente, la storia sarà un tantino (molto) disagiata e tratterà più che altro dei tentativi disperati di Tessa nel conquistare Luke e di Claire nel conquistare Ashton in versione Ashley e niente, spero vi piaccia ahahah♡

A sabato prossimo con il primo capitolo!♥

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