14. Che la festa cominci!
Elodie
Lo guardai dall'alto in basso. Con fare snob prima di tentare di scendere un gradino, ma appena appoggiai un minimo di peso sulla caviglia una scossa di dolore mi invase tutto il corpo. Tornai nella posizione iniziale cercando di nascondere la smorfia di dolore.
Lo vidi salire le scale lentamente senza distaccare lo sguardo dal mio.
"Se non verrai tu da noi comuni mortali. Diventerò io un dio e ti spodesterò" ringhiò abbassandosi al livello del mio viso.
Con uno scatto mi prese tra le braccia e mi portò giù dalle scale.
"Ora. Ti conviene metterti immediatamente qualcosa per coprire quelle gambe prima che arrivino tutti gli altri"
Arrossii ma non lo diedi a vedere.
"E perchè mai? Ora che non ho più un ragazzo mi converrà cercarne un altro" risposi malevola.
"Oh vuoi davvero metterla così?" sembrava stizzito. Anche se non capivo perfettamente il motivo.
Mi lasciò cadere di culo sul pavimento ed imprecai.
"Brutto stronzo! Ma che modi sono?"
"I modi di trattare una gallinetta che si crede una modella" ringhiò prima di lanciarmi un'occhiata di fuoco "E ora vieni in cucina che si sta freddando la cena. Non farmelo ripetere o ti trascinerò per i capelli"
Ma chi cazzo era diventato adesso? Un dittatore per caso? Come si permetteva di rivolgersi a me così, visto che non gli avevo fatto nulla.
Lo raggiunsi in cucina zoppicando con lo sguardo basso. Mi accomodai sulla seggiola e inforcai i maccheroni al formaggio che Jake mi aveva posizionato davanti, quando sentii una porta sbattere.
"Jake! Cazzone! Perchè non ci sei venuto ad aprire? Abbiamo dovuto scavalcare il cancello!" strillò una voce maschile dall'atrio.
Poi una zazzera di capelli mori apparve sulla soglia della cucina.
"Ullalà! Non ci avevi detto che avevi già un ospite!" ridacchiò divertito.
Ci raggiunse e ovviamente anche lui per altezza era pari a quella di Jake, ma i capelli mori e scompigliati uniti a due occhi color nocciola gli davano un arem niente male dovevo ammetterlo.
Si voltò nella mia direzione e mi fece una linguaccia mostrandomi il piercing che aveva sulla lingua e rimasi per un attimo immobile a fissarlo incuriosita.
"Bello vero? E pensa che non ce l'ho solo qui. Ma se avremo l'occasione te lo mostrerò" mi fece l'occhiolino e io mi irrigidii al suono della voce roca e profonda di Jake.
"Tu non le mostrerai un bel niente, coglione"
"Ahia. Hai già marcato il territorio a quanto pare" si passò una mano tra i capelli scompigliandoseli di più. Vidi i muscoli delle sue braccia lasciati scoperti, dalla canottiera che portava, tendersi. Gli avan bracci erano totalmente tatuati, i tatuaggi terminavano sulle lunghe dita affusolate ricoperte di anelli.
"Non sono un cane, Mike"
L'altro scoppiò a ridere sguaiatamente prima di inginocchiarsi davanti a me e porgermi la mano con fare galante.
"Mike Croford al suo servizio milady" gli afferrai la mano e lui ne baciò il dorso.
"Posso sapere il tuo nome?"
"Elodie Patterns" risposi sorridente.
Mi stava simpatico. Non male dai.
Poi altre voci maschili sopraggiunsero dal corridoio e poco dopo vidi una mandria di ragazzi sui trenta vent'anni entrare in cucina ed iniziare a presentarsi.
Ovviamente non mi ricordai tutti i nomi, ma poi vidi un ragazzo.
Se ne stava in disparte e osservava gli altri da lontano come se non facesse parte di questo mondo.
I capelli ramati gli ricadevano in morbide volute attorno agli occhi glaciali mentre fumava una sigaretta non curante.
Era di una bellezza spaventosa e per qualche motivo mi lasciai incantare da lui.
Senza farmi notare da nessuno sgattaiolai nella sua direzione per poi presentarmi.
"Sono Elodie. Tu?"
Abbassò lentamente lo sguardo su di me scrutando il mio volto e io scrutai il suo.
Labbra che sembravano scolpite da uno scultore, zigomi alti e affilati, sguardo tagliente ed iridi profonde.
"Killian" la voce roca e profonda mi provocò un brivido lungo la spina dorsale.
Ma c'era qualcosa che non mi tornava. Non mi aveva neanche rivolto uno sguardo al fisico che sia...
No. Non voglio avere pregiudizi su persone che non conosco, eppure...
Visto che lui non era molto intenzionato a continuare la conversazione tornai dagli altri ragazzi.
Jake
I ragazzi la stavano guardando tutti, la cosa mi infastidiva e non poco.
L'unico di cui potevo fidarmi era sicuramente Killian, ma Mike e gli altri avrebbero dovuto smettere di fissarla in quel modo o gli avrei strappato gli occhi dalla faccia.
Mi avvicinai a lei che stava facendo amicizia con Mike, il coglione in questione aveva fatto scivolare lo sguardo sulle sue dannate labbra almeno un centinaio di volte.
Ma io dico non se ne accorgeva? Seriamente?
Le afferrai un polso e ci allontanammo dal numero di ragazzi che stava crescendo esponenzialmente e ad un ritmo troppo rapido per i miei gusti.
"Vai di sopra, Elodie" ringhiai mentre con gli occhi controllavo la situazione.
"Sto cazzo. Cos'è hai paura che qualcuno si possa interessare a me? Sei per caso geloso?"
"No. Non voglio che ti metti nei casini"
Lei con uno scatto si liberò dalla mia presa prima di tornare nella folla di ragazzi che aspettava trepidante l'arrivo delle ragazze e dell'alcol.
Per mettere in chiaro. Non avevo organizzato io tutto ciò, ma i miei amici.
Io li supportavo godendomi anche le ragazze e l'alcol che girava la maggior parte delle volte e magari anche altro.
La guardai allontanarsi e mischiarsi in mezzo alla folla che si era spostata nell'atrio così la seguii.
Non mi voleva ascoltare? Bene la costringerò a farlo.
Sgomitai in mezzo alla folla che avevano iniziato a ballare e la raggiunsi.
"Lasciami! Non voglio avere a che fare con te, stronzo"
Ma io ovviamente non ero uno che mollava. Mai.
L'afferrai per i capelli e la tirai fuori a forza dalla calca di gente.
"Ahi! Mi fai male! Che cazzo vuoi!?" strillò e lo ripeté un centinaio di volte prima di raggiungere la scalinata. Me la caricai sulle spalle e la sentii iniziare a tirarmi dei pugni sulla schiena.
"Stronzo! Come osi! Non puoi trattarmi così! Se io voglio stare giù a godermi la festa lasciami fare! Non sono tua sorella!"
La portai in camera mia e l'appoggiai sul letto. La prima cosa che pensò di fare fu quella di scattare verso la porta ma per colpa della caviglia infortunata si dovette fermare prima e provare ad arrivarci più lentamente.
Io intanto avevo preso una corda di iuta bella resistente.
Lei quando notò che cosa avevo in mano divenne pallida come un lenzuolo.
"C-Cosa hai intenzione di fare con quella?" balbettò indietreggiando e sedendosi sul letto.
"Io odio chi non mi ascolta. Ma soprattutto chi mi ignora. Tu hai avuto l'ardire di fare entrambe le cose e ora ne dovrai pagare le conseguenze" ringhiai avvicinandomi con passo lento e la vidi rannicchiarsi.
Gli occhi vacui mentre mi guardava come se fossi il peggiore dei mostri impaurita ed indifesa. Non reagiva neanche.
"Andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Andrà tutto bene" sentii il suo flebile sussurro mentre cercava di allontanarsi da me, spaventata a morte.
Vidi il suo petto alzarsi e abbassarsi più velocemente del normale e intuii che stava avendo un attacco di panico.
Mi avvicinai ancora di più tendendo la corda testando la sua resistenza. E un urlo, il suo urlo, lacerò il silenzio che si era creato nella stanza.
"No! Ti prego! Io non..." iniziò a balbettare mentre una si passò una mano tremante tra i capelli quasi come un gesto nervoso.
Vidi una lacrima scorrerle lungo il viso e sentii un macigno precipitarmi sul petto.
Non potevo farle questo. Dopotutto quello che aveva passato... Ma non doveva assolutamente scendere di sotto, sarebbe stato troppo pericoloso.
Mi avvicinai ancora sedendomi sul letto e lei cercò di mettere più distanza possibile tra di noi diventando tutt'uno con la testiera del letto.
"Che sia chiaro. Non osare agire quando ti dico di non farlo. Non osare parlare se ti dico di stare zitta. E non provare a contraddirmi, sei a casa mia, Elodie ricordatelo. Qui le regole per te le faccio io"
Detto questo mi alzai dal letto e le lanciai un'ultima occhiata. I tenui bagliori provocati dalle luci accese nel corridoio stavano illuminando la sua piccola figurina rannicchiata. Il suo sguardo solitamente pieno di emozioni, ora era vuoto come se la paura fosse riuscita a spazzare via ogni suo più profondo pensiero.
Attraverso radi raggi di luce si poteva vedere la sua pelle ambrata risplendere nell'ambiente buio e vuoto, che aveva il nome di camera mia.
Non mi voltai più e uscii chiudendo la porta a chiave.
Non potevo di certo lasciarle accesso ad una parte della mia vita. Lei non era niente e non lo sarebbe mai stata.
Scesi le scale tornando di sotto accecato dalle varie luci psichedeliche che avevano installato per fare un po' di scena, mentre la musica proveniente dagli stereo mi perforava le orecchie.
"Jake! Finalmente sei arrivato a goderti la fiesta!" una voce ubriaca che conoscevo fin troppo bene mi raggiunse le orecchie come uno sparo di un fucile.
Un brivido di paura mi sconquassò il corpo ma mi voltai comunque e sorrisi al mio interlocutore.
Catherine
"Congratulazioni sono due maschietti ed una femminuccia!" esordì con sguardo felice l'infermiera che aveva appena terminato di farmi l'ecografia.
"Tre?" domandò Jasen più pallido del normale.
"Sì esatto. Dovrebbero nascere entro febbraio/marzo" continuò lei.
Il resto della conversazione onestamente non l'ascoltai più perché la ritenetti poco interessante ed in più avevo una fame terribile.
Avevo voglia di cetriolini sott'aceto...magari ricoperti di Nutella.
Gnam
Sentii l'acquolina in bocca e sorrisi alla merenda che mi aspettava.
"Bene, l'aggiorneremo se ci saranno complicanze" esordì Jasen scuro in volto risvegliandomi dai miei pensieri.
Cosa? Complicanze? Quali complicanze?
Mi prese per mano ed insieme uscimmo dall'ospedale.
"Di che cosa stavate parlando?" domandai cercando di placare la mia ansia crescente.
"Uno dei bambini è molto agitato e potrebbe spostarsi in una posizione poco agevole al parto. Per ora è a posto ma l'infermiera ci ha consigliato di prestare attenzione" borbottò guardando dritto davanti a sé.
Sospirai sollevata. Ma Jasen non sembrava della mia stessa idea.
"Come puoi essere sollevata dopo un'annuncio del genere?" sbottò evidentemente preoccupato per me e per i nostri figli.
"Perché hanno detto che è un forse. Non che accadrà sicuramente. Jasen, questi bambini non hanno bisogno di ansia ma di amore ricordatelo, e se ci saranno complicanze stringerò i denti e farò tutto il necessario per sistemare la faccenda. D'accordo?"
Lo vidi sorridere mentre nei suoi occhi ci trovavo un sentimento talmente potente che feci fatica a credere che qualcuno potesse amarmi così tanto.
"Non so come farei senza di te" sussurrò posandomi un leggero bacio sulla fronte.
"E io non saprei come fare senza le tue merendine squisite..." abbozzai guardandolo con occhi imploranti.
"Non dirmi che hai ancora fame?!" strepitò fintamente esasperato prima di ridacchiare.
"E dai per una merendina del genere pensavi che tua moglie fosse sazia? allora non mi conosci molto bene" borbottai stando al gioco.
"Anche se così fosse. Ho tutto il tempo del mondo per capirti più a fondo" rispose sorridendomi.
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