Capitolo 9
Eravamo in ospedale ad aspettare il nostro turno nel laboratorio medico della dottoressa Carolina. Entrammo e ci sedemmo davanti a lei. Le diedi i fogli delle analisi e li analizzò.
-Si chiama carcinoma endometriale- Strinsi la mano di Franco.
Quest'ultimo chiese:
-E sarebbe...?
-Il "carcinoma endometriale" è un tipo di cancro dell'utero che, solitamente, colpisce le donne in pre-menopausa, in menopausa o obese, ma può colpire anche soggetti più giovani. Ne esistono di due tipi: il carcinoma endometriale di tipo 1 e di tipo 2.
Il primo tipo è meno aggressivo perché si diffonde in modo meno veloce ed è più facile da curare, mentre il secondo tipo è più aggressivo perché si diffonde più rapidamente ed è, quindi, più difficile da fermare. Si potrebbe avere al massimo una prospettiva di cinque anni di vita se viene diagnosticato nei primi stadi. Le cure sono isterectomia e chemio...
-Cos'è l'isterectomia?- Chiese Fabio interrompendola.
-L'isterectomia è la rimozione chirurgica delle tube, delle ovaie e dell'utero. Quest'intervento ci offre la possibilità di asportare le cellule malate in modo che il tumore non si diffonda in altri organi e peggiorare la situazione della paziente. Innanzitutto, nel suo caso, signora, bisogna fare un esame chiamato TVU, un'ecografia nella quale si colloca uno scanner in vagina con una sonda per avere un quadro più dettagliato della parte interna dell'utero...
-E farà... male?- Chiesi io con un filo di voce.
-Tutto dipendere dalla sensibilità della persona. Come dicevo, dopodiché si preleva una parte di tessuto, per effettuare la biopsia e si aspettano i risultati, che arrivano dopo due settimane, circa...- Continuò a parlare, dicendo altre tantissime cose... Che io ascoltavo con paura e attenzione allo stesso tempo perchè, presto, avrei dovuto affrontare tutto ciò. Poi Fabio disse:
-Quindi non avremmo la possibilità di avere figli?
La dottoressa lo guardò con sguardo severo. Si mise a posto gli occhiali sul naso e disse:
-In questo momento non mi sembra una delle nostre priorità...
-Voglio saperlo... –La interruppi io con voce ferma e tremante– ...E' un mio diritto sapere.
Cadde il silenzio nella stanza... La dottoressa tirò un sospiro e alzò gli occhi al cielo.
-La possibilità sarebbe prelevare gli ovociti durante l'operazione e congelarli, per poi fare una fecondazione in vitro assieme agli spermatozoi di suo marito e far portare la gestazione a una mamma in affitto, chiamiamola così... Ma, vi avverto, è una procedura costosissima...
Non chiedemmo più nulla...
Ero spaventata e triste allo stesso tempo, avrei voluto piangere e gridare ma i rendevo conto di non essere nel luogo adatto. Non avremo potuto avere figli in modo naturale e io non volevo che nessuna "mamma in affitto" portasse in grembo mio figlio. Perchè è un'esperienza che volevo fare io. Perchè anche io avrei voluto avere le mie voglie, le mie esigenze, i miei dolori. Anche io avrei voluto che mio marito mi accompagnasse e mi sopportasse in tutto quello. Ma non sarebbe mai stato così.
La dottoressa mi accompagnò in un ambulatorio dove un dottore mi avrebbe fatto la TVU. Purtroppo, Fabio dovette aspettare fuori, e ricordo che mi salì una paura tremenda. Ricordo anche che provai grande vergogna, visto che chi mi avrebbe assistito sarebbe stato un uomo! Certo, lui cercava di tranquillizzarmi... ma non era facile rimanere a gambe aperte davanti ad un uomo col pensiero di un marito brontolone appena fuori dalla porta che ci separava. Il dolore che provai durante d'ecografia mi ricordava quello che provai la prima volta che feci sesso. Anzi, no, forse questo è stato peggio, tanto che mi scappavano gemiti di dolore. Uscita dalla stanza, corsi dal mio bellissimo marito imbronciato e lo abbracciai, stringendolo a me più forte che potevo.
-Cami, piccola, mi si è spezzato il cuore nel sentirti soffrire lì dentro...
-Io avrei voluto non avere continuamente il pensiero di te che strangoli il dottore.
-Ottima osservazione- Ribattè con un sorrisetto malizioso. Io, alzai gli occhi al cielo. Che sciocco.
-Mi porti a casa?- Gli chiesi assaporando la semplice bellezza di quel momento, delle mie braccia intorno a lui, delle sue braccia intorno a me.
-Ai suoi ordini- Concesse separandosi. Mi diede un bacio in fronte, incrociò le dita con le mie e ce ne andammo.
-Farò qualsiasi cosa per ricevere quei risultati il prima possibile -Mi disse salendo sul letto con un lungo sospiro. Mi misi di lato, appoggiando il gomito sul cuscino e la testa sulla mia mano, per guardarlo- Vorrei poterti almeno comprare qualcosa per poterti rimettere.
Mi avvicinai a lui, rannicchiandomi contro il suo petto. Mi accarezzò per un breve momento la testa, poi io l'alzai.
-Posso chiederti un favore? -Annuì- Fino a quando non arriveranno i risultati, spassiamocela, proviamo a non pensarci fino a quel giorno, per favore. Tu t'impegnerai a non pensare sempre a me e alla malattia ed io m'impegnerò a rimanere col sorriso, ad essere un po' più attiva... D'accordo?
-D'accordo. Ti prometto che da domani passerai i giorni più belli della tua vita, ti prometto che il sorriso, sulle tue bellissime labbra, non scomparirà. Mai.
Gli feci un sorriso, uno di quelli sinceri, piccoli, graziosi, uno di quelli della quale non riesci a liberare il pensiero. Proprio perchè è così, puro e vergine. Ci baciammo e chiudemmo gli occhi.
Avevo una grande paura di tutto ciò che, da quel giorno in poi, avrei dovuto affrontare. Ma ora sapevo che Fabio, la persona che mi rendeva la donna più felice, più speciale al mondo non mi avrebbe lasciata sola. Non sarebbe scappata come faceva una volta. Mi dispiace -e mi fa arrabbiare- solo il fatto che non ho mai potuto restituirgli la felicità che lui mi diede... Ed è la cosa che più mi distrusse... E mi distrugge tutt'ora.
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