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Capitolo 13

-Stai meglio?- Mi domandò, posandomi delicatamente sul letto.

Ancora una volta, ero uscita dalla tana, riuscendo a godermi l'aria fresca della sera.

-Sì... Mi sono divertita molto. Grazie- Gli risposi un po' debole dalla stanchezza.

-Allora n'è valsa la pena? -Mi chiese, rimettendosi in piedi. Annuii con la testa. Passò, ancora una volta quella sera, lo sguardo lungo il mio corpo vestito di rosso e nero. Fece un sospiro e i suoi occhi si chiusero un po', rendendolo dannatamente sexy, mentre si toglieva la cravatta. Lentamente- Cazzo, quanto sei bella... E tutta mia...

-Mi dispiace -Dissi, con voce scura. Elevò un sopracciglio- Essere tornata a casa così presto, intendo.

-A me, invece, no- Ribattè lui.

Si sdraiò su di me, e sospirai di piacere a quel contatto.

Mi mancava.

Avevo bisogno di lui.

Le nostre labbra s'incontrarono e rimasero così, muovendosi, come se quello fosse l'unico posto nella quale si sentissero complete. Rapidamente, il suo bacio divenne colmo di desiderio ed io ne volevo sempre di più. Si mise a cavalcioni su di me ed io mi misi seduta, facendo in modo che le nostre bocche rimanessero unite. Mentre io gli sbottonavo la camicia, lui abbassava la cerniera del mio vestito. Me lo sfilò, facendolo rimanere all'altezza della cintura e, mentre lui scendeva per baciarmi il collo e la pelle scoperta dal reggiseno, io gemevo e gli graffiavo la schiena. A quel contatto, lui ringhiò ferocemente. Cavoli, era da mesi che non provavo il piacere di stare con lui.

Improvvisamente, si separò. Rimanendo con gli occhi chiusi, i suoi affanni mi accarezzavano il volto. Volli avvicinarmi a lui, ma non me lo permise.

-Basta, Cami.

-P-Perchè? -Gli chiesi, disperata- Ho bisogno di te... E tu, tu hai bisogno di me. No?

Fece un respiro pesante. Frustrata, dissi:

-Fabio...?

-Camilla, non puoi neanche immaginare quanto io voglia fare l'amore con te. Ma non possiamo. Io non posso. So che ti farò male, se lo facciamo.

-Ma, ma tu mi manchi...

Gli occhi mi si fecero lucidi.

-Lo so, amore -Prese il mio viso tra le mani e fece combaciare la fronte con la mia- Lo so. Ma non possiamo. Mi dispiace.

Rimanemmo un minuto in silenzio, con gli occhi chiusi, ascoltando i nostri respiri disperati e desiderosi l'uno dell'altra.

-Fabio -Incominciai- Ti voglio chiedere una cosa. Un ultimo desiderio prima di morire.

-Camilla, ne abbiamo già parlato -M'interruppe severamente- Te lo devo ricordare?

-Fammi finire. Hai ragione, sarà doloroso, ma vorrei, come mio ultimo desiderio, che facessimo per l'ultima volta l'amore. Non m'importa se ne soffrirò. Voglio solo poterti sentire ancora una volta.

-Ma a me sì che importa. E ti ripeto che, tu non morirai.

-Promettimelo.

-Camilla, non posso...

-Promettimelo! -Lo interruppi io, gridando. Una lacrima scivolò sulla mia tempia- Ti prego, promettimelo...

-Piccola, amore, non piangere- Mi supplicò, mentre passava dolcemente i pollici su una lacrima e l'altra.

-Allora promettimelo- Ribattei con foce rauca.

Ci guardammo negli occhi, e potei vedere e percepire la battaglia che si stava scatenando nella sua mente. Li chiuse, perchè divennero lucidi, e chinò la testa.

Silenzio...

Ancora silenzio...

Un po' di più...

E una sua lacrima cadde sulla mia guancia.

-Te lo prometto.


Sentivo freddo. Un freddo mai provato prima. Il mio corpo tremava incontrollabilmente, cosa che mi spaventò da matti. Portai le gambe al petto e cercai d'irrigidirmi per fermare il terremoto che mi stava facendo muovere tutta, ma non mi fermavo. Incominciai a gemere debolmente, mi faceva male tutto e mi sentivo calda. Bollente. Passai la mano sulla mia fronte e mi accorsi che stavo sudando.

-Fabio- Incominciai a sussurrare, chiamandolo, balbettando, tremando.

Dopo un minuto, riuscii a svegliarlo e il suo volto mi disse che il panico si era impossessato di lui.

-Camilla? Cazzo, Camilla, cos'hai!?

-H-Ho freddo...- Sussurrai. Posò le labbra sulla mia fronte e rimase lì per un po', sentendone il calore.

-Merda, sei bollente.

Saltò giù dal letto e corse verso il bagno. Improvvisamente, sentii dell'acqua scorrere. Incominciai a piangere, ricordo, per l'orrore delle sensazioni che stavo provando in quel momento. Nulla in me rimaneva fermo. La cosa che mi faceva più paura era quando mi tremava il busto. La schiena ed il ventre mi facevano un male tremendo. Quando Fabio tornò da me, mi spogliò.

-C-Cosa s-stai f-facend-do?- Gli sussurrai.

-Non lo so!- Mi rispose allarmato. Per un attimo, mi misi a ridere. E' così bello.

Mi aggrappai a lui quando mi prese in braccio, poi si chinò ed immediatamente venni invasa dal calore. Sospirai di sollievo.

-Lasciami, piccola- Mi disse, posando le mani grandi sulle magre braccia, strette al suo collo. Mi rannicchiai contro la vasca da bagno, prendendomi tutto il calore che mi offriva quell'acqua calda. Poi, d'un tratto, qualcosa di freddo venne posato sulla mia fronte. Tornai ad aprire gli occhi con fastidio e vidi Fabio sostenere sulla mia pelle un piccolo asciugamano bagnato d'acqua fredda.

-Ti è risalita la febbre. Dobbiamo cercare di farla abbassare, e non credo che l'acqua della vasca aiuti molto, ma almeno stai smettendo di tremare.

-Sì- Ammisi.

Il contrasto caldo-freddo non mi faceva alcun effetto, in quanto il mio corpo era prevalentemente sommerso dal calore.

Circondai il polso di Fabio con una mano e la feci scivolare fino ad arrivare alla sua, di mano, e premerla con la mia, sulla mia fronte. Sospirai ancora e Fabio, inginocchiato accanto alla vasca, si avvicinò a me e mi baciò la guancia umida. 

Rimanemmo così per un po' di tempo e, ogni tanto, Fabio girava e rigirava il panno sulla mia fronte, o tornava ad inumidirlo con l'acqua fredda. Assonnata e calmata, gli dissi:

-Andiamo a dormire.

Con uno sbadiglio, si passò le mani in viso mentre annuiva. Mi aiutò a mettermi in piedi, asciugò il mio corpo con un asciugamano e andammo in camera. Con il pigiama addosso, una coperta in più e la gamba ed il braccio di mio marito che mi abbracciavano, socchiusi gli occhi... e mi arresi al sonno.

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