Capitolo sette
Ciao a tutti.
Vi pregherei di leggere lo spazio autrice. Non credo di averlo mai chiesto, ma preferirei se venisse letto da tutti i lettori o lettrici. Grazie mille.
Buona lettura.
«Ti ricordi di Dexter?» Chiese Tommy, aggiungendo un fischio per elogiare la fama attribuita a tale nome.
«Perché lo stai facendo, Lauren? Perché stai buttando via tutto?»
«Hai capito, Lauren? Beh, insomma ora non combatte più, però ha avuto i suoi meriti.» Asserì esaltato il ragazzo, svoltando a destra con il voltante per imboccare il vicolo che li avrebbe condotti alla palestra.
«Perché è anche colpa tua se sono qui dentro.»
«Lauren? Mi stai ascoltando? Lauren!» Schioccò le dita di fronte ai suoi occhi, attirando l'attenzione della corvina che era incanalata verso il paesaggio scorrevole che deragliava suo binati dell'orizzonte.
«Come? Dexter? Che ha fatto?» Scosse convulsamente la testa, dedicando attenzione all'uomo cimentato a non graffiare la fiancata dell'auto contro il ristretto muro.
«È un piacere parlare con te.» Satireggiò Tommy, sbuffando in maniera sarcastica, con la solita aria spavalda che "adescava" ogni ragazza, ma non Lauren, per evidenti motivi.
«Beh, comunque, è arrivato in semifinale alle regionali, due anni fa.» Ripreso Tommy, chiaramente simpatizzante «Ma ha perso. È da lì che non è più salito sul ring. Zac!» Terminò l'uomo, schioccando le dita in un gesto onomatopeico al suo racconto, per rafforzarne il significato.
«Evidentemente, voleva dedicarsi ad altro.» Suggerì la corvina, pretendendo un minimo interesse per un argomento di cui non le importava niente.
«Si, ma... cacchio. Avrebbe dovuto continuare, avrebbe potuto vincere, l'anno dopo.» Insistette Tommy, mordendo con ardore il labbro.
Aveva molto a cuore la faccenda, perché Dexter, ai tempi, era stato suo amico, avevano anche combattuto assieme, talvolta. Gli dispiaceva che non avesse avuto la strenua di continuare a crederci.
«È andata così.» Fece spallucce la corvina, dimettendo l'argomento con molta nonchalance.
«Certo che, ultimamente parlare con te è proprio difficile.» Sospirò estenuato Tommy, accasciandosi contro lo sportello della macchina ancora in movimento, sobbalzante per le innumerevoli buche che crivellavano la strada.
Lauren gli rivolse un'occhiata in cagnesco, ma si astenne dal rispondere. Non avrebbe saputo neanche cosa dire o come esplicare: certi sentimenti non hanno connubio con le parole, un po' come le vele dalla barca che scivolavano sul mare, ma silenziosamente.
Tommy roteò gli occhi al cielo, poi non disse più niente fino alla fine della strada dove l'insegna diroccata della palestra svettava sopra la porta.
«A quanto pare siamo arrivati.» Girò le chiavi e il motore si addormentò con un ultimo rimbrotto.
Lauren si precipitò fuori dalla vettura, ma venne prontamente intralciata dalla mano di Tommy che si avvolse attorno al suo polso. Lo sguardo di spontanea protezione fraterna che le stava offrendo, preannunciava già quale fosse il soggetto della frase «Se non ti senti sicura, possiamo non farlo.» La rassicurò, non volendo sottoporla a troppo stress in poco tempo.
«Tommy, non sono mai stata più pronta di cosa. Facciamolo.» Annuì convinta, per niente intenzionata a riconsiderare l'opzione.
Voleva farlo, si sentiva pronta, era il momento giusto sia perché lo percepiva, sia perché, dopo gli incontro con Camila, le era montata una rabbia che poteva essere investita proficuamente. Era il momento di iscriversi alle regionali, e magari chissà per aspera ad astra.
Tommy la scrutò un'ultima volta, setacciando l'espressione della corvina con scrupolosa affidabilità. La conosceva bene, sapeva quando stava mentendo o quando sfiorava inconsapevolmente i suoi limiti, ma riconosceva anche i suoi attimi di "lucidità", dove l'orgoglio o l'esuberanza non scalfivano il raziocinio. Infine assentì, sicuro che Lauren fosse cosciente del rischio che si stava assumendo, ma non a livello fisico, su quello era più che pronta, ma sotto un aspetto più emotivo. Aveva già subito cospicue sconfitte, forse un'altra sarebbe stata quella decisiva... Ma Tommy conosceva bene quello sguardo ruggente, più vero e risoluto di qualsiasi parola. Era pronta.
Le palestre in zone che si accollavano la briga delle iscrizioni, non erano tante. Una di queste apparteneva ad un amico di Tommy che a sua detta era un grande fan di Lauren.
L'ambiente era congestionato da pugili esperti o dilettanti che si sollazzavano con il sacco da boxe o si prodigavano in mosse più tecniche con un allenatore parato di fronte. Lauren ispezionò attentamente gli astanti, esaminandoli uno ad uno, commentando le loro abilità con occhio cinico e obbiettivo.
Troppo presto... In ritardo... Scombinato, fuori tempo... Disordinato... Troppo presto...
«Ah, finalmente!» Esultò Tommy, precedendo di qualche passo Lauren quando notò la sagoma tonica e longilinea della mora che si accingeva con un sorriso accattivante.
«Tommy da queste parti? Sta per cadere il Mondo o cosa?» Ridacchiò la ragazza, elargendo un abbraccio contenuto, per poi far guizzare lo sguardo sulla figura di Lauren, ma riabbassò subito dopo gli occhi al suolo.
«Che ci fai tu qui?» Chiese la mora, carezzando lentamente la spalla di Tommy, ma saettando furtivamente occhiate incuriosite verso la corvina.
«Sai che ho un debole per te, Nohemi.» Scherzò ammiccante Tommy, scaturendo una grossa risata da parte della mora che lanciò la festa all'indietro, facendo piovere una cascata di capelli lucenti sulle spalle ceree, lasciate scoperte dalla maglietta discinta che sfoggiava.
«Hai preso la tua occasione quando ho posato gli occhi sul fondoschiena di Nicki Minaj.» Ironizzò la mora, palesemente e sfacciatamente intenzionata a far trapelare la notizia sotto forma di motteggio.
Lauren voltò lo sguardo verso di lei, le diede una rapida scorsa, registrando la fisionomia squadrata e spigolosa della ragazza, il taglio degli occhi allungato e definito, il fisico slanciato e suadente.
«Comunque non sono qui per me, ma per lei.» Tommy fece un cenno alla corvina di avvicinarsi, al che Lauren impostò il suo incedere in modo cadenzato e avvincente, per sostenere il carisma smagliante della ragazza.
«Lei è...» L'introdusse modestamente Tommy, ma sempre con quel pizzico d'orgoglio che non poteva mancare quando presentava la corvina.
«Lauren Jauregui, so chi è.» L'anticipò la mora, che aveva ancorato lo sguardo negli smeraldi felini della ragazza, indomiti quanto i suoi pugni.
«Ovviamente.» Sbuffò sarcasticamente Tommy, sottovoce, allontanandosi di qualche passo come per dare una parvenza di privacy a quelli sguardi enigmatici che si squadravano con spregiudicata malizia.
«Ho seguito il tuo ultimo incontro, complimenti.» Si congratulò sinceramente la ragazza, forse un po' troppo civettuola per apparire del tutto trasparente.
Lauren replicò con un cenno del capo, sostenuta come sempre. Comunque sia, nonostante la reticenza calcolata della corvina, l'occhiata penetrate di Nohemi non illanguidì.
«Beh, allora saprai quanto Lauren sia brava.» Si intromise Tommy, avanzando nuovamente un passo avanti, sentendosi autorizzato dal silenzio indecifrabile che si era steso fra di loro «Quindi siamo qui per iscriverci alle regionali.» Terminò il ragazzo, con un tono scenico che avrebbe dovuto -a suo dire- sbalordire le aspettative, ma invece non sortì effetto alcuno perché i loro sguardi erano perennemente assorti l'uno nell'altro.
«Bene!» Batté le mani Tommy, per richiamare l'attenzione sciamata «Regionali, iscrizione, ora.» Sorrise beffardo, sospingendo Nohemi verso l'ufficio in fondo alla palestra.
Lauren si prese qualche secondo per giudicare il fondo schiena della ragazza che, sorprendentemente, era più prominente di quanto si era figurata.
«Lauren!» Gridò Tommy, senza voltarsi.
«Arrivo.» Mormorò la ragazza, ma nonostante il divario che li separava, il ragazzo sembrò carpire la risposta della corvina perché annuì deciso, prima di continuare a camminare verso l'ufficio di Nohemi.
Il procedimento avvenne in poco tempo e fu più semplice del previsto. Adesso era effettiva, la sua nomina alla Eastern Elite Qualifier and Regional Open Championships per inciso, era stata convalidata.
Lauren uscì con un sorriso sulle labbra dall'ufficio disordinato della ragazza, ma le braccia conserte e il cipiglio in fronte di chi paventa il venturo.
Tommy incrociò un vecchio amico con cui aveva gareggiato alle regionali, gli raccontò che la sua novizia si era appena inscritta allo stesso concorso, e si allontanarono insieme, scambiando giovialmente ricordi di pugni e sguardi che si erano rincorsi sopra al ring.
Lauren sospirò annoiata, appoggiandosi contro la parete, con una gamba piegata all'indietro e la nuca adagiata contro il muro alle sue spalle. Tommy era un gran chiacchierone, quando si parlava di argomenti che lo riguardavano di prima persona. Ovviamente a tutti piaceva rinvangare i vecchi tempi, scavare nella fossa della memoria, ma lui lo faceva con un moto di irrazionale e innocente superbia.
«Ahia, Tommy non la finirà più di gongolarsi.» Appuntò la mora, sbucando al fianco di Lauren.
«È fatto così.» Replicò in un sospiro tediato la corvina, tamburellando le dita sul braccio in attesa che Tommy terminasse il suo personale encomio.
«Allora hai una voce! E anche una bella voce.» Scherzò la ragazza, per poi affievolire il tono di modo che il complimento sdrucciolasse carezzevole sull'impatto di Lauren.
La corvina le dedicò uno sguardo obliquo, ma non si scomodò a rispondere. Percepì i movimenti nervosi della mora, e dopo qualche secondo... «Comunque non credo di essermi presentata ufficialmente. Nohemi.» Asserì la ragazza, tendendo la mano verso la corvina.
«Lauren.» La strinse l'altra, con un sorrisetto guascone perché, da quanto le aveva lasciato intendere la mora, non c'era bisogno di presentazioni.
«Lo so.. Ti seguo molto, mi piace il tuo stile.» Quella profusione di elogi stava saziando molto l'ego di Lauren, ovviamente, ma iniziava a diventare un teatrino miserevole.
«A dire il vero, ti seguo da molto prima...» La frase allusiva di Nohemi diede di che pensare a Lauren, la quale la guardò negli occhi, forse per la prima volta, per scorgervi le sue intenzioni.
«Cioè, voglio dire.. Ti seguo da quando è scoppiato quel vespaio riguardo il tuo processo.» Delucidò la mora, improntando la sua espressione in modo serio, e quella era sicuramente la prima volta.
«Sappi che ti ho sempre sostenuta, e che mi è dispiaciuto molto per l'esito finale.» Si dilungò la mora, sobillando il fastidio di Lauren che si chiese sa sarebbe sempre stato così, se tutti si fossero prima complimentati e dopo invischiati degli affari suoi, affari che avrebbe preferito non rammentare più.
«Già, anche a me.» Fu la risposta laconica di Lauren che con lo sguardo perlustrò l'area in cerca di Tommy, sollecitandolo con uno sguardo a levare le tende.
«Eppure, ammetto che ero convinta che sarebbe andata a finire diversamente. Sai perché? Mi fidavo molto di quella ragazza che era sempre con te, sembrava sapere il fatto suo.» Annuì flebilmente Nohemi, come se dentro la sua testa si stesse auto congratulando per le asserzioni corrette che stava proferendo.
«Aveva un'aria austera, ma anche molto gentile. Era una che ti o ti salava o ti ammazzava con uno sguardo. Ero sicura che avrebbe ribaltato le sorti del processo...» Proseguì imperterrita Nohemi, ma stavolta venne bruscamente interrotta da un impulso intrattabile di Lauren.
«E invece no.» Replicò con durezza, algida come solo lei sapeva essere quando non voleva addentrarsi dentro ad un discorso.
La mora afferrò il messaggio, si schiarì la voce e scosse appena la testa, ma a quanto pare la sua ragguardevole insistenza non aveva finito di dare i suoi frutti.
«Beh, comunque sia, sembrava una sincera. Anche per questo mi fidavo di lei.» Scrollò con energia le spalle, come per dire che aveva finito.
«Sì, era sincera.» Confermò infine la corvina, stordita dal suono delle sue stesse parole.
In fondo, aveva solo detto la verità, perché Camila era onesta, era così.. Ma era strano ritrovarsi a parlare di lei, a distanza di anni, con una perfetta sconosciuta. Sì, Lauren aveva già fortuitamente rivisto Camila, ma se ciò non fosse avvenuto, quella conversazione era la testimonianza che in qualche modo la cubana sarebbe comunque tornata a farle visita. Le loro strade si scontravano sempre accidentalmente.
«Tommy, muoviti cazzo!» Urlò spazientita la corvina, attirando l'attenzione di qualche pugile curioso che poi tornò immediatamente a concentrarsi sul sacco.
«Comunque sarebbe un onore per me combattere contro di te. Quindi, se ti va, vieni a trovarmi, okay?» Sempre quel tono incrinato sul finale in una nota più flautata che non lasciava ombra di dubbio sulle intenzioni della ragazza.
«Ci penserò.» Le dedicò un ultimo sguardo, poi inforcò gli occhiali da sole che teneva appesi alla tasca e si avviò verso l'uscita, insieme a Tommy che l'aveva raggiunta bofonchiando.
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Spazio autrice:
Ciao a tutti.
Purtroppo, prima di parlare del capitolo, devo soffermarmi su una cosa che mi sta infastidendo molto. Allora, ho già notato quattro o cinque profilo, sia qui che su Instagram, che postano delle frasi prese dalle mie storie come fossero loro. Non voglio passare per la superficiale, ok? Però io ci metto impegno, passione, dedizione, e soprattuto fiducia, perché pubblicare su Wattpad è davvero un grande rischio e io lo corro ogni volta, forse anche ingenuamente, visti i risultati. Vi chiederei quantomeno di avere il rispetto per il lavoro altrui e di non appropriavi di frasi che appartengono probabilmente anche a dei miei stati d'animo che condivido molto molto difficilmente qui, pubblicamente.
Non potete nemmeno capire quanto per me siano importanti le parole, quindi, vi prego, non giochiamoci sopra. Perché mi conosco e se perdo fiducia non riesco più a scrivere come vorrei o quello che vorrei. Per favore, davvero.
Mi dispiace dover scrivere questa cosa, ma la prima volta ho lasciato perdere, la seconda pure, la terza no. Cerco sempre di essere cordiale e rispettosa con tutti, vorrei che mi fosse riservato lo stesso trattamento. Morale... non fatemi incazzare, conviene a tutti☺️🙌🏻😂
Detto questo, spero che il capitolo vi sia piaciuto e vi aspetto nei prossimi.
A presto.
Sara.
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