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Paura

Sangue e morte. Sangue e morte. Sangue e morte.

Ogni cellula del mio corpo fremeva dall'eccitazione, avevo punito tutti, quei traditori bugiardi avevano pagato la giusta pena e il mio umore era salito alle stesse.

Sangue e morte ovunque ed io ero felice, per davvero dopo tanto tempo.

Mi passai la lingua sulle labbra, il sapore del mio sangue copriva quello delle persone che avevo ucciso però potevo sempre sentire quell'aroma dolce che sapeva di vendetta ed ogni volta che riuscivo a distinguerlo un brivido mi percorreva la schiena facendomi sussultare.

Anche provandoci non riuscivo a pentirmi di ciò che avevo fatto, qualcosa mi diceva che avevo sbagliato ma i miei pensieri continuavano a ricordarmi che ciò era giusto, tremendamente e meravigliosamente giusto.

Uscii da quella camera dando un'ultima occhiata al letto ormai sporco di sangue: due visi prima familiari adesso irriconoscibili ma pur sempre perfetti, quei petti squarciati e l'eco delle loro urla ancora intrappolato fra quelle quattro mura azzurre.

Mi sentivo quasi ubriaco, la mia testa girava e non avevo idea di ne quando ne come avevo ma ero soddisfatto e fiero di me stesso. Avrei avuto in mano la mia vita.

Sarei stato potente come avevo sempre desiderato.

Stavo per ridere quando mi ricordai di non avere ancora finito, anche se la vendetta era stata consumata avevo un'altra persona a cui fare visita, ma forse lui non avrebbe pagato, la sua anima pura era sicuramente diversa da quella dei miei sporchi genitori.

Percorsi il corridoio al buio, lo conoscevo come le mie tasche, ed aprii la porta cercando di non farla stridere.

E lui era li, la coperta a coprirgli le spalle ed il viso illuminato dalla luna.

Sorrisi facendomi male, lo avrei salvato da un mondo corrotto oppure il mio obbiettivo iniziale era stato occultato da quella nuova ma inebriante sete di sangue?

Non lo sapevo ma le mie mani già bruciavano e la mia bocca bramava il suo sapore, ero sicuro che sarebbe stato il più buono, niente poteva competere con quel angelo.

Mi avvicinai lentamente schivando le travi che sapevo scricchiolanti e mi ritrovai subito accanto al suo letto.

Sospirai, non gli avrei fatto del male, il mostro non mi aveva consumato fino al punto di uccidere mio fratello, lo avrei svegliato dolcemente e avrebbe capito la situazione poi saremmo scappati insieme.

Ero stato un cretino a pensare che non sarei stato in grado di mantenere il controllo, Liu mi avrebbe coperto ed io non potevo uccidere un innocente, infondo quello che avevo fatto era per una giusta causa, non mi sarei mai macchiato le mani di un omicidio senza uno scopo.

Mi misi a cavalcioni sopra mio fratello, quel ragazzetto aveva sempre avuto il sonno pesante e fortunatamente neanche il rumore del letto era riuscito a svegliarlo.

Accarezzai la sua guancia con la mano che non reggeva il coltello e aspettai che mi mostrasse quei magnifici occhi verdi che si ritrovava ma ciò non accadde così mi spaventai.

Perché non voleva svegliarsi?

Gli presi una spalla e cominciai a strattonarlo chiamando il suo nome finchè non lo vidi stringere gli occhi, mi fermai e attesi che aprisse le palpebre mentre dalla sua bocca uscivano versi rochi e privi di senso.

Prima che me ne rendessi conto le sue iridi smeraldo furono nelle mie ghiaccio e quello che vidi non mi piacque per niente: terrore, paura, confusione, rabbia, e sconforto. Non erano i sentimenti che doveva esprimere, lui doveva essere contento di vedermi!

-''Chi sei?''

Strinsi la presa intorno al manico del coltello, non poteva non avermi riconosciuto! Era ancora assonnato e forse non riusciva a distinguere i tratti del mio viso data la poca luce.

Mi avvicinai a lui in modo che i raggi della luna mi illuminassero e la sua mano si posò sulla mia guancia destra macchiandosi di sangue, il suo respiro era affannato e le pupille erano dilatate dalla paura.

-''Jeff?! Chi ti ha fatto questo?''

Inclinai la testa di lato e lo guardai confuso, non gli piacevo per caso? Era anche lui stato contagiato dal peccato di quei bastardi che ci avevano messo al mondo? Anche lui voleva tradirmi?

Lui si accorse della mia espressione confusa e sembrò capire, infatti provò ad alzarsi ma io gli bloccai il petto con il braccio sinistro mentre a malincuore avvicinavo il coltello al suo cuore.

-''Sei stato tu?!''

Sorrisi forzatamente, perchè anche lui aveva deciso di abbandonarmi?

-''Sono bellissimo..''

Sentii qualcosa di caldo rigarmi le guance ma non mi fermai, il mio coltello si stava avvicinando al torace coperto dalla maglietta, il mio amato fratello avrebbe raggiunto i peccatori come lui.

-''Hai ragione, sei bellissimo!''

Ingoiò bile acida, possibile che pensasse fossi così stupido da credere alle sue menzogne? 

-''Risolveremo tutto Jeff, ma ora fammi andare, avvisiamo mamma e papà e vedrai che andrà tutto bene.''

Cominciai a ridere e finalmente ciò che mi aveva dato la forza di ammazzare i miei senza pietà decise di farsi vivo, adesso quello che prima era mio fratello ai miei occhi appariva come qualcuno che doveva pagarla cara, anche se aveva fatto tanto per me il mio giudizio finale era a suo sfavore, non gli avrei mai perdonato quelle menzogne, quel tradimento, non avrei mai dimenticato che negli ultimi istanti della sua vita i suoi pensieri fossero andati ai nostri genitori e non a me.

-''LI HO UCCISI! MA NON PREOCCUPARTI FRATELLINO! lI VEDRAI PRESTO!''

-''No...''

Il suo corpo prima teso si rilassò sotto di me ed io ricominciai ad avvicinarmi con il coltello, misi una mano sul suo volto dato sia per avere in bella vista la sua gola che per fermare tutti i suoi movimenti e cercai di far finta di non sentire la sua voce che chiamava il mio nome, la sua giugulare mi attendeva ed io lo avrei sgozzato senza pensarci due volte.

-''Jeff!''

-''Jeff!''

-''Jeff!''

Jack

Al quarto urlo che buttai il moro sembrò tornare in se, gli occhi spenti finalmente mi guardarono per davvero ma il suo corpo non aveva smesso di tremare così decisi di non togliere la mano che reggeva la sua spalla e presi posto sul divano cercando di mettermi il più vicino possibile, sembrava sconvolto.

-''Va tutto bene?''

Lui non mi rispose ma in compenso appoggiò il gomito sulle ginocchia e si portò una mano a stringere la fronte. 

Ero preoccupato, non potevo far altro che ammetterlo, stavamo dormendo tranquillamente quando lui aveva cominciato ad urlare e scalciare contro il nulla, inizialmente avrei tanto voluto dargli un pungo nello stomaco ma quando gli levai la maschera e guardai la sua espressione decisi di svegliarlo nella maniera più dolce possibile.

Aveva gli occhi sgranati, le pupille terrorizzate e le guance rigate da lacrime; la sua bocca sanguinava dato che non face altro che gridare e il fatto che non mi vedesse nonostante fossi ad un passo dal duo muso mi fece spaventare davvero. 

La cosa peggiore però era il suo sguardo, fisso nel vuoto, come se stesse guardando qualcosa a me invisibile e forse era davvero così, stava vivendo un incubo come se fosse reale e non sapendo quale gioco la sua mente gli stava giocando il panico aveva finito per assalire anche me. 

-''Vado a prenderti un bicchiere d'acqua, ricordo più o meno dov'è la cucina.''

Mi alzai facendo pressione sulle sue spalle e quel gesto sembrò averlo fatto scattare, potei vedere con la coda dell'occhio la sua testa sollevarsi e guardarmi mentre io ero già voltato pronto a cercare qualcosa da fargli bere.

-''ASPETTA!''

Sentii la mano di Jeff afferrarmi il polso e mi voltai immediatamente credendo che si sentisse di nuovo male eppure quando lo guardai mi sembrava normale, o almeno, quella testa bassa e quel rossore alle guance non gli si addicevano ma nel compenso sembrava essere tutto a posto.

-''Non lasciarmi solo.''

Sussurrò così piano quelle parole che credevo di essermele immaginate ma quando i suoi occhi si sollevarono un secondo speranzosi capii che lui le aveva pronunciate davvero e non riuscii a trattenere un sorriso.

Mi abbassai e gli posai una mano fra i capelli trovandoli incredibilmente morbidi, mentre l'altra era ancora stretta nella morsa di quello che all'apparenza era uno spietato killer, ma che in realtà era ancora un ragazzino spaventato dalla solitudine.

-''Non ti abbandonerò. Promesso.''

Il suo viso si rilassò ma la stretta della sua mano aumentò facendomi partire una strana sensazione allo stomaco a cui cercai di non fare caso; era un fastidio che non avevo mai sentito prima e aveva deciso di arrivare dal nulla rovinando quel bel momento di serenità.

Io e il moro rimanemmo a fissarci per secondi che parvero ore, era bello vedere la sua espressione imbarazzata e contenta allo stesso tempo ma anche se mi stava piacendo quella situazione fui proprio io a rompere il contatto visivo alzandomi e togliendo la mano dai suoi capelli color della notte.

Non potevo fare a meno di vedere come cercava di inumidire bocca e gola con la saliva e avevo deciso che quel bicchiere d'acqua gli sarebbe stato davvero d'aiuto. 

-''Jack?''

La sua espressione preoccupata mosse un moto di tenerezza e quando essa si intensificò dato che avevo lasciato anche la sua mano mi trattenni dal ridere, gli avevo appena promesso che non lo avrei abbandonato e già non si fidava di me?

-''Sto solo andando a prenderti quel bicchiere d'acqua, non preoccuparti.''

Lui annuii ed io camminai verso la cucina sorridendo fra me e me, potevo sentire il suo sguardo bruciarmi la schiena e seguire ogni mio passo e ciò era davvero appagante.

Jeff

Mi accasciai su quel divano cercando di rimuovere dalla mente quelle immagini.

Perché Liu era tornato a tormentarmi, ma soprattutto perchè ci ero rimasto così male? Avevo sofferto di incubi del genere per quasi tre anni ed ero abituato a quelle immagini così forti, soffrire in quel modo per uno stupido sogno non era da me, e ripensandoci nemmeno chiedere così esplicitamente aiuto lo era.

Mi portai una mano a premere la fronte cercando di far smettere quel martellante dolore e l'altra a premere la gola dato che aveva cominciato a bruciarmi seriamente, mi sentivo uno schifo, come se fossi stato accartocciato, buttato fuori al gelo e poi preso in pieno da un autobus.

Mi mossi i capelli con la mano con cui mi tenevo la testa e mi fermai più del dovuto nel punto dove Jack aveva posato il suo palmo, quel gesto così premuroso mi aveva fatto perdere un battito e più il tempo passava più io mi convincevo di essere impazzito del tutto.

Cazzo. Cazzo! CAZZO!

Mi ero fatto trattare come un bambino impaurito dai fantasmi senza protestare e cosa peggiore gli avevo supplicato di rimanermi accanto quando doveva solamente andare in cucina! 

Cominciai a tirarmi i capelli, avrei voluto rendere muti i miei pensieri, annullare quelle voci che da sempre mi tormentavano ed eliminare per sempre le immagini di quell'omicidio che aveva dato via alla mia vera e propria pazzia, se non avessi ucciso Liu col tempo sarei tornato in me, era la mia unica ancora e non sapevo ancora se la sua dipartita fosse un bene o un male.

Qualcosa di caldo mi avvolse la schiena ed un sospiro mi lambì l'orecchio, alzai piano la testa e vidi Jack, con un braccio mi cingeva le spalle mentre con la mano reggeva una bottiglia d'acqua ghiacciata che subito mi porse.

Bevvi avaramente e in fretta finchè la gola non smise di bruciare e la mia voce prima troppo roca e spezzata non tornò normale, poi abbassai di nuovo lo sguardo, non volevo dare la vittoria a occhi colanti ma ero ancora scosso e in più l'imbarazzo mi stava mangiando vivo.

Mi avrebbe preso per il culo a vita, ne ero sicuro.

-''Come ti senti?''

Il tono dolce della sua voce mi scaldò il cuore ma non riuscivo a non essere in ansia, non sapevo quale fosse il suo reale scopo e più provavo a comprenderlo più la mia testa mi si riempiva di domande, non ci stavamo comportando normalmente, ne io ne lui.

-''Non lo so.''

E almeno questo era vero, stavo provando tante cose tutte insieme ed ero più confuso che altro, paura e felicità facevano a botte, orgoglio e timidezza si stavano spolpando vivi e odio e affetto non erano mai stati così accaniti, anche perchè il secondo potevo dire di non averlo mai provato da quando ero un killer.

-''Stai tremando.''

Mi guardai le mani e vidi che era vero, non riuscivo a smettere e se per caso le bloccavo mettendole in mezzo alle cosce erano le spalle a muoversi e stavo cominciando ad innervosirmi per questo. 

-''Vieni qui.''

Jack inaspettatamente mi prese per le spalle e mi tirò verso di se facendomi appoggiare al suo petto mentre lui allungava le gambe e si appoggiava con il gomito al bracciolo del divano, sentii il sangue affluire alle guance e non ero in grado di capire se fosse a causa della rabbia o dell'imbarazzo.

-''Abbiamo molta strada e poco tempo, tranquillizzati.''

Cominciò ad accarezzarmi e capelli ed il collo mentre l'altra mano stringeva la mia tremante, sembravo un pezzo di ghiaccio in confronto alla sua pelle calda e dopo pochi minuti mi ero talmente rilassato conto di lui che se avessi provato a parlare probabilmente dalla mia bocca sarebbero usciti solo versi strani.

-''Non vuoi dirmi cosa ti è successo?''

Mi ero talmente abituato al suono flebile e delicato del suo cuore che la sua voce roca sembrava dannatamente forte e quasi sussultai, lui, forse capendo male il mio gesto, fece scorrere la mia testa lungo il suo petto e mi fece appoggiare sulle sue cosce ed in tuo tutto questo le sua dita giocavano ancora con i miei capelli e con la mia pelle solleticando un punto dietro l'orecchio che stava riempendo il mio corpo di brividi.

-''Jeff?''

Mi portai un braccio sugli occhi e mossi la testa per fargli capire che lo stavo ascoltando, avevo ignorato la sua domanda precedente senza neanche rendermene conto.

-''Incubi.''

-''Che genere di incubi?''

Credevo di essermi sbarazzato di quel discorso e di potermi finalmente godere quelle carezze ma pelle grigia non era del mio stesso parere, non volevo fare lo scontroso facendogli notare quanto le sue domande fossero fastidiose ma ero lì per lì da far uscire tutti gli insulti che avevo trattenuto fino a quel momento.

-''Liu.''

Le sue carezze si intensificarono e la sua mano si poggiò sul mio collo, ero voltato rispetto a lui ma potevo percepire lo stesso il sorriso sulle sue labbra.

-''E' tuo fratello giusto?''

-''Mhmh.''

Finalmente capì che non mi andava di parlare e stette zitto mentre io mi facevo cullare dal silenzio, dal suono dei suoi battiti e dei suoi respiri e dalla danza della sua mano sulla mia pelle.

Mi resi conto di essermi addormentato solo quando gli scossoni da parte di Jack mi fecero tornare in me; quando fui del tutto sveglio mi resi conto che gli occhi mi stavano andando a fuoco e per la prima volta presi in considerazione l'idea di Slender di far ricrescere le mie palpebre.

Era stato lui a darci la capacità di far rimarginare immediatamente le ferite e più volte mi aveva chiesto il permesso di far qualcosa sia per gli squarci nelle guance che per gli occhi ma, dato che non potevo contrarre infezioni ed erano i miei tratti distintivi, avevo sempre rifiutato. Adesso invece desideravo quei due, all'apparenza inutili, lembi di pelle, chissà come sarebbe stato dormirci dopo tanto tempo.

-''Dobbiamo andare, sono le 4 e la strada per tornare è lunga.''

Annui e mi sciacquai la faccia cercando di rendere la mia vista migliore dato che rischiavo di prendere qualche albero di petto prima di raggiungerlo in giardino e cominciare a correre verso quella che chiamavamo casa.

Il tragitto fu silenzioso e potevo giurare che lui evitasse in tutti i modi di guardarmi e a confermare ciò ci fu anche il fatto che appena arrivammo corse a chiudersi in camera sua stessa spiccicare nemmeno una parola, non che avessi voglia di parlarci ma da come si era comportato potevo quasi dire che teneva a me in un modo o nell'altro.

Poi capii, era tutta una presa in giro, una bellissima e rilassante presa in giro.

Jack

Mi aveva accennato i suoi timori e si era lasciato coccolare da me come un bambino indifeso, avrei dovuto ridere a quella scena, avrei dovuto avere il coraggio di dirgliene quattro, di quanto sembrasse una femminuccia e invece la femminuccia ero io, che ero scappato e che non ero stato in grado di affrontato.

Mi girai nel letto, sapevo che mi aveva fissato, quegli occhi perennemente sgranati avevano seguito tutti i miei movimenti da quando avevamo lasciato quella villa e ciò mi metteva a disagio, il modo in cui lui si era fidato mi metteva a disagio e le mie parole, anche quelle mi mettevano a disagio.

E poi c'era qualcos'altro, qualcosa di diverso ma mille volte più importante, cioè il mio comportamento, i miei sentimenti e pensieri mentre la mia mano sfiorava i suoi capelli e quello non mi metteva a disagio, no, mi metteva paura.

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