Mistero
Jeff
Fui svegliato da un forte calore sulla guancia, sicuramente i raggi del sole riuscivano a superare le tende colpendo la mia pelle sensibile.
Mi scostai la mascherina e cercai di far tornare la vista stabile, l'assenza di palpebre non era mai stata un problema per dormire ma in compenso la mia vista rimaneva per ore sfocata ed assonnata anche dopo essermi sciacquato più volte il viso.
Scesi dal letto e mi feci una doccia per poi scendere al piano di sotto dove tutti gli altri chiaccheravano e facevano un casino inutile già di prima mattina.
-''In realtà è quasi ora di pranzo, Jeff.''
La voce metallica e quasi falsa di Slender mi riempì la testa ed io per risposta la ignorai mentre passavo in rassegna tutti i volti di coloro che riempivano il salone.
Non c'era, di nuovo
Ghignai, Jack non si faceva vivo da tre giorni, o meglio, da quando mi aveva fatto incazzare: era sparito quella sera e puff, nessuno sapeva nulla di lui; codardo, aveva preferito scappare come un coniglietto impaurito che affrontarmi.
Raggiunsi il frigorifero e spostai senza fatica quel mostriciattolo di Hoodie che cominciò a ringhiare, la mia testa aveva cominciato a pulsare senza un motivo ed una birra era quello di cui avevo bisogno.
-''Ho quasi finito cappuccetto giallo, fammi trovare la lattina e ti lascio il frigo.''
-''Crepa.''
Il Proxy si allontanò definitivamente lasciandosi dietro grugniti rivolti a me ed io scrollai le spalle sorseggiando la mia amata birra, non mi sarei di certo andato a scusare con un infantile e permaloso moccioso come lui.
Presi posto sul divano e mi misi di proposito accanto allo gnomo biondo, nonostante fossi soddisfatto della reazione che avevo scaturito in quel mostro dagli occhi di pece, sentivo il bisogno di sapere dove fosse, dovevo vendicarmi e l'unico a potermi dare risposte concrete era Ben.
Fra tutti quel nanetto era l'unico che potesse rivelarmi dove era andato a nascondersi Jack, non sapevo il motivo, ma fra quei due c'era sempre stato un ottimo rapporto e adesso quell'infantile sentimento di amicizia che provavano l'uno per l'altro mi sarebbe tornato utile.
-''Ben...''
Il ragazzino si sistemò i capelli e affondò ancora di più la schiena sui cuscini del divano, i suoi occhi vuoti erano incollati alla tv e nonostante avesse delle orecchie molto grandi sembrava non avermi nemmeno sentito.
-''Ei elfo!''
Cominciai a scrollarlo per le spalle e lui, anche se infastidito, decise di spostare la sua attenzione su di me.
-''Che cazzo vuoi?!''
Sbuffai e ignorai il suo tono, solitamente gli avrei urlato contro ma farlo incazzare non mi sarebbe servito, avevo bisogno che sputasse il rospo e mettermelo contro non era di certo una buona idea.
-''Mi dici dove si è nascosta la tua migliore amica? Abbiamo un conto in sospeso.''
Fanculo i buoni propositi di fare il gentile.
-''Se parli di Jack non ne ho idea, ne so quanto te, versione gay di Joker.''
Il mal di testa tornò più potente di prima ed io mi alzai dal divano non prima di aver mostrato a Ben un gesto non proprio carino, sapevo a cosa era dovuto il mio malessere così, infischiandomene del sole, presi il mio coltello e mi diressi in città.
-''Non farti scoprire, brutto idiota.''
-''ESCI DALLA MIA TESTA!''
Respirai e sentii la mia lucidità scorrere via da me mentre qualcos'altro prendeva il sopravvento, calai il cappuccio sul mio volto e cominciai a correre con la velocità che da sempre mi caratterizzava, quel maledetto aveva anche il potere di farmi incazzare a distanza?
Jack
L'unica cosa che riuscivo a distinguere perfettamente era il dolore, tutto il resto invece era confuso, suoni, oggetti, pensieri, non riuscivo a mettere ordine da nessuna parte e a farmi sapere che potevo definirmi più o meno vivo era il bruciore che riempiva ogni mia cellula.
-''Così starai più attento la prossima volta.''
Mi voltai ma come mi aspettavo non vidi nulla, quel buio stava cominciando a darmi alla testa, non sapevo da quanto tempo fossi rinchiuso e il mio cervello sembrava voler scoppiare da un momento all'altro, avrei preferito morire che vivere altri attimi in queste condizioni.
-''E' la giusta punizione.''
Abbassai la testa sconfitto, se avessi avuto le mani libere mi sarei tolto la maschera ma essendo ammanettato al muro avrei dovuto resistere, il mio respiro già irregolare si infrangeva contro la plastica per poi tornare indietro e rendere il mio fiato ancora più affannoso, per non parlare dell'umidità creata dalle lacrime che insieme alla pece erano colate dai miei occhi per il troppo dolore, mi sentivo all'inferno e forse ero davvero lì.
Qualcosa strusciò sulla mia gamba scoperta facendomi sussultare, il velluto nero che copriva i buchi per gli occhi rendeva meno efficace la mia vista e il buio non aiutava, ma anche se non potevo distinguere nulla sapevo cosa era stato a toccarmi, o meglio, chi.
-''Perché ti ostini ancora a mentire?''
Per un motivo a me oscuro il suo alito puzzolente raggiunse senza problemi le mie narici facendomi quasi rivoltare lo stomaco, mi sentivo patetico e sconfitto e queste sensazioni non erano mai andate d'accordo col mio reale modo di essere.
-''Non ho mai mentito.''
Mi stupii di quanto roca fossa la mia voce, quanto tempo avevo passato in silenzio?
-''Tu mi appartieni, so quando provi a prendermi per il culo e non posso permettere che tu provi qualsivoglia sentimento per qualcuno che non sia io!''
Le sue unghia affondarono nella mia carne per l'ennesima volta, erano forse giorni che il mio corpo sorbiva quel trattamento, percosse, tagli, frustate e bruciature, tutto per un tradimento che non avevo commesso e che non comprendevo.
-''Io non ho fatto nulla, l-lo giuro.''
-''Oh, Jack, Jack, Jack.''
Quella stessa mano che mi aveva ferito adesso mi stava accarezzando il collo per poi spostarmi dolcemente la maschera lasciandomi finalmente respirare per davvero, adesso mi lasciava vedere i suoi occhi luminosi e scarlatti e l'accenno di un sorriso beffardo, il resto del suo corpo invece era stato inghiottito dalle ombre.
-''Sei sempre stato un fedele seguace, forse posso perdonarti, ma dovrai supplicarmi!''
Mi strinse i capelli fra le dita e comincio a premere la mia faccia sul pavimento sudicio di quella stanza, quasi a simulare in inchino che sembrava più una posizione innaturale del mio corpo dato che le braccia erano tirate all'indietro a causa delle catene.
-''Ti prego, qualunque cosa abbia fatto, non accadrà più.''
-''Benissimo...''
Mi lasciò andare e sentì le catene che mi tenevano prigioniero spezzarsi, nonostante volessi fuggire a gambe levate però rimasi immobile, dovevo attendere un suo ordine o un suo permesso o non sarei uscito vivo da lì.
-''Però ricorda, tu non sei libero, mi appartieni, sei stato offerto a me ed io ti ho salvato donandoti parte del mio essere, della mia forza. Tu devi adorarmi, devi vendermi la tua anima e puoi solo illuderti di essere parte del mondo che c'è sopra di noi, perché tu in realtà appartieni agli inferi.''
Prese il mio viso fra le lunghe unghia e cominciò ad accarezzarmi ferendomi le guance.
-''Io decido per te, la tua vita e la tua morte, il tuo tempo in questo e in quel mondo, e nonostante ti abbia lasciato carta bianca sulla tua possibilità di divertirti cerca di non fare errori che potrebbero costarti caro, hai visto a cosa vai in contro. E ora vai.''
Dette quelle ultime parole mi lasciò andare strisciando i suoi artigli su di me e costringendomi a serrare gli occhi.
Quando sollevai nuovamente le palpebre non ero più al buio, o meglio, ero illuminato dalla luce della Luna e il mio corpo era sdraiato fra le foglie.
Mi guardai attorno e notai la mia maschera poco lontano da me, l'afferrai e mi trascinai a fatico contro un albero per poter riposare e per poter capire in che condizioni fossi. Quando la mia schiena fu contro la corteccia dura e ruvida di quel grande pino mi concessi di guardare il mio corpo tremante e dolorante.
Sgranai gli occhi, le mie gambe non avevano smesso di sanguinare e i miei jeans erano quasi del tutto inesistenti, la pelle grigia era aperta in squarci larghi e profondi e su quella della gamba destra albergava una grande e pulsante scottatura dovuta alla lava che quel mostro aveva lasciato cadere su di me.
Il mio busto era pressoché nelle stesse condizioni, il mio stomaco era ricco di violacei ematomi e i miei pettorali erano pieni di tagli che però stavano già ricominciando a rimarginarsi.
Rabbrividii per il freddo, dei miei vestiti era rimasto ben poco: piccoli pezzi di jeans e le maniche della mia camicia; mi trovavo mezzo nudo e mezzo morto all'interno di un bosco che a prima vista mi era estraneo e il mio unico desiderio era quello di potermi sdraiare nel mio letto e riposare per tutto quel tempo che avevo passato sveglio a patire torture.
Mi passai una mano sugli occhi e cercai di fare un quadro generale della situazione, nonostante il fattore rigenerante considerando fame, sete e stanchezza quelle ferite non avrebbero fatto altro che peggiorare e stare seduto appoggiato ad un tronco non era una buona idea da prendere in considerazione.
Mi alzai con fatica e, raccogliendo la maschera, cominciai a vagare cercando in qualche modo la via per tornare a casa.
Mi sentivo uno schifo e non solo fisicamente. Ricordavo a scatti ciò che mi era successo ma una cosa era chiara, lui mi aveva rapito subito dopo che avevo finito il mio giochetto con Jeff e mi aveva accusato di tradimento, ''la tua mente mi ha dimenticato'' questo continuava ad urlare ad ogni colpo inferto e più soffrivo meno capivo il motivo della mia punizione, ero sempre stato conscio del mio posto nel mondo e non avrei mai dimenticato il mio padrone, come poteva anche solo pensare che l'avessi tradito?
Sentivo la casa avvicinarsi ad ogni passo e per quanto la strada si accorciasse mi veniva sempre più difficile mettere un piede davanti all'altro, cosa lo aveva fatto arrabbiare così tanto? Che l'attrazione fisica lo avesse fatto scattare sull'attenti? Che le mie ormai scarse offerte lo avessero fatto infastidire? Più domande mi ponevo e più il mio cervello mi supplicava di smetterla.
Patetico, ecco come potevo riassumermi in una sola parola, soprattutto adesso che le mie gambe avevano definitivamente ceduto costringendomi a finire di nuovo a terra.
Jeff
Spalancai la porta di casa convinto di trovarla vuota e invece una chioma bionda mi si parò davanti accompagnata da due pozze nere che sembravano volermi rimproverare.
-''Dovrei far fuori i peccatori come te.''
Sorrisi allargando le mie ferite e posai una mano in mezzo a quei morbidi capelli, sapevo che un gesto del genere era sconsiderato nei confronti di quella ragazza ma potevo quasi definirmi ubriaco di sangue ed ero davvero di buon umore.
-''Tranquilla angioletto, siamo tutti un po' peccatori qui dentro, tu compresa.''
Schivai per un pelo quella grossa spada e nonostante i molti centimetri che ci differenziavano Judge piantò il suo sguardo indagatore nel mio strafottente.
-''Non come te! Non dovresti paragonarmi a feccia quale sei tu.''
Uscì sbattendomi la porta in faccia ed io rimasi interdetto, cosa avevano tutti contro di me? Non credevo che le mie battute fossero cambiate rispetto al passato ma sembrava che negli ultimi tempi a chiunque dessero parecchio fastidio.
Mi misi una mano fra i capelli unti e sporchi di sangue e cominciai a ridere, cosa me ne importava, infondo? Anche se avessi scoperto che le mie parole ferivano quei coglioni dei miei coinquilini non avrei di certo smesso di pronunciarle, anzi con molta probabilità avrei continuato con più frequenza di prima.
Andai in cucina pronto a prendermi una birra e possibilmente qualcosa da mangiare ma un rumore proveniente da fuori mi fece bloccare sul posto, o qualcuno stava cercando di spaventarmi o qualche stupido umano si era addentrato troppo nella foresta, ghignai al secondo pensiero e afferrai il coltello.
Quando uscii all'aperto mi sembrava quasi di essermi immaginato tutto finché un rantolo proveniente da poco lontano non mi fece ricredere, arrivato sul posto però, ebbi un attimo di esitazione.
Mi avvicinai cauto a quel corpo disteso di spalle e quando lo voltai ebbi la conferma, quello era Jack, mal ridotto ed irriconoscibile ma pur sempre Jack.
Aveva le palpebre chiuse e stringeva la maschera fra le mani, era la prima volta che vedevo il suo volto privo di maschera, o meglio, era la prima volta che avevo il tempo per ammirarlo.
I lineamenti fini erano contratti in un espressione di dolore e la sua pelle grigia era macchiata sia da sangue secco che da macchie della sostanza nera che costantemente cadeva dai suoi occhi.
Gli diedi un calcio leggero al fianco tentando di avere segni di vita da parte sua e sospirai quando le sue palpebre si sollevarono mostrando quella sottospecie di occhi.
Non mi ero accorto di aver trattenuto il respiro.
-''T-tu e la delicatezza n-non andate molto d'accordo vero?''
Mi accovacciai e lo aiutai a mettersi seduto, era davvero messo male e cosa peggiore non ero stato io a ridurlo in quel modo.
-''Ce la fai ad alzarti?''
Lui rise anche se con fatica e si appoggiò alle mie spalle mentre si metteva in piedi sorretto da me. Ci avviammo a casa insieme.
-''Sei preoccupato Jeffino?''
Celai l'istinto di gettarlo a terra e diedi un calcio alla porta di casa aprendola.
-''Ringrazia che ho un briciolo di cuore altrimenti te ne avrei date con piacere altre. Ma prima, vuoi dirmi che cazzo ti è successo?''
Quello che prima era un sorriso sincero divenne un ghigno ricco di amarezza e confusione ed io mi fermai al primo scalino, prima di lasciarlo dormire pretendevo di sapere.
-''Ho bisogno di distendermi.''
Cominciammo a salire le scale e dopo molto tempo e tanta fatica arrivammo alla sua stanza, lo distesi sul letto e col coltello cominciai a togliere i brandelli di vestiti rimasti finché non rimase in boxer, a quel punto andai in bagno, bagnai un asciugamano e gliela lanciai addosso facendolo ringhiare dal dolore.
-''Eri stato troppo gentile fin ora.''
Lo guardai mentre si puliva del sangue ma presto i nostri sguardi si incontrarono e lui cessò qualsiasi movimento per accasciarsi in mezzo ai cuscini sbuffando, sapeva che non me ne sarei andato finché non mi avesse dato una spiegazione.
-''Non capisco tutto questo interesse da parte tua, lasciami riposare, seccatore.''
Mi alzai e chiusi la finestra vedendolo rabbrividire poi mi avvicinai a lui, aveva gli occhi chiusi ma sorrideva sapendomi accanto al letto. Gli passai una mano sul viso e scesi fino ad arrivare al ventre, in men che non si dica la mia espressione cambiò esprimendo crudeltà e divertimento, peccato che lui avesse chiuso gli occhi.
Un mio dito trovò presto posto all'interno di una sua ferita permettendomi di continuare quel gioco sadico che lui giorni prima aveva cominciato.
Jack sgranò gli occhi e mi osservò cominciando a sudare freddo, probabilmente non se lo aspettava.
-''Mettiamola così, sono un tipo abbastanza curioso ed ho anche faticato pur di non farti congelare qua fuori, quindi parla, prima che decida di finire il lavoro di chi ti ha ridotto così.''
La sua mano raggiunse il mio polso e lo strinse provocando solo il movimento del mio dito contro la parte interna del suo ventre, era strana la sensazione di sentire le sue viscere a contatto con la mia pelle ma di certo non avrei smesso, a meno che non avesse confessato o io fossi stato abbastanza appagato della mia vendetta.
-''J-Jeff t-ti prego, n-non posso dirlo. Sono stanco, ti prego.''
Qualcosa fece calmare la parte malata di me, forse il pensiero che durante i tre giorni di assenza avesse patito tutto quel dolore mi fece provare pena per lui così mi trovai a sfilare il dito da quella ferita per poi tamponarla con l'asciugamano che gli avevo tirato.
Avrei voluto deriderlo, era lui quello facilmente domabile, era lui che mi aveva pregato di smetterla, era lui che si era fatto aiutare e avrei recuperato la mia vittoria facendolo sentire più patetico di quanto non fosse già ma per qualche strana ragione preferii rimanere in silenzio lasciando che solo i suoi respiri affannati riempissero la stanza.
-''Grazie e mi dispiace per l'altra volta, non so che mi è preso.''
Osservai i suoi muscoli rilassarsi e presto il suo respiro si fece regolare segno che si era addormentato, mi sentivo strano, diverso e più stavo in quella stanza più sembrava che le pareti mi venissero addosso.
Coprii Jack con il lenzuolo e uscii di casa recuperando la maschera che era rimasta in mezzo alle foglie, dopo tornai davanti al frigo e presi finalmente la mia amata birra.
La mia serata in solitudine sembrò passare normalmente ma io sapevo che non era del tutto così, qualcosa dentro di me non si era disinteressata alla situazione del castano come io avrei voluto e la curiosità mi stava consumando dall'interno insieme a qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome.
Se mi concentravo potevo quasi sentire i respiri di Jack accompagnati da qualche gemito di dolore, all'interno della casa e della mia testa regnava il più totale silenzio e se quello che era successo a quel demone dalla pelle grigia era un mistero il mio comportamento era un vero e proprio enigma.
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