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CAPITOLO 1: L'arrivo al Castello

Silente, scavalcando il basso muricciolo del giardino, si avviava verso la porta d'ingresso.
Depose dolcemente Harry sul gradino, tirò fuori dal mantello una lettera, la ripose tra le coperte che avvolgevano Harry e tornò verso gli altri due.

Per un lungo minuto i tre rimasero lì a guardare quel fagottino; Hagrid era scosso dai singhiozzi, la professoressa Mcgonagall non faceva che battere le palpebre, e lo scintillio che normalmente emanava dagli occhi di Silente sembrava svanito.

"Be'" disse infine Silente, "ecco fatto. Non c'è più ragione che restiamo qui. Tanto vale che andiamo a prender parte ai festeggiamenti"
"Già" disse Hagrid con voce soffocata "allora io riporto la moto a Sirius. 'Notte, professoressa Mcgranitt. Professor Silente, i miei rispetti"

Asciugandosi gli occhi inondati di lacrime con la manica della giacca, Hagrid si rimise a cavalcioni della motocicletta e accese il motore; si sollevò in aria con un rombo e sparì nella notte.

"Penso che ci rivedremo presto, professoressa Mcgranitt" disse Silente facendole un cenno col capo.
Per tutta risposta, lei si soffiò il naso.

Silente si voltò e si avviò lungo la strada.
Giunto all'angolo, si fermò ed estrasse il suo 'Spegnino' d'argento.
Uno scatto, e dodici sfere luminose si riaccesero di colpo nei lampioni, illuminando Privet Drive di un bagliore aranciato.

A quel chiarore scorse un gatto soriano che se la svignava dietro l'angolo all'altro capo della strada.
Da quella distanza vedeva appena il mucchietto di coperte sul gradino del numero 4.

"Buona fortuna, Harry" mormorò.
Poi girò sui tacchi e, con un fruscio del mantello, sparì.

Una lieve brezza scompigliava le siepi ben potate di Privet Drive, che riposava, ordinata e silenziosa, sotto il cielo nero come l'inchiostro.

L'ultimo posto dove ci si sarebbe aspettati di veder accadere cose stupefacenti.

Sotto le sue coperte, Harry Potter si girò dall'altra parte senza svegliarsi.
Una manina si richiuse sulla lettera che aveva accanto e lui continuò a dormire, senza sapere che era speciale, senza sapere che era famoso, senza sapere che di lì a qualche ora sarebbe stato svegliato dall'urlo di Mrs Dursley che apriva la porta di casa per mettere fuori le bottiglie del latte, né che le settimane successive le avrebbe trascorse a farsi riempire di spintoni e pizzicotti dal cugino Dudley...

Non poteva sapere che, in quello stesso istante, da un capo all'altro del paese, c'era gente che si riuniva in segreto e levava i calici per brindare "a Harry Potter il bambino che è sopravvissuto" .

***** Lo voglio debole ******



Harry non riusciva a capire perché i suoi zii lo odiassero.
Obbediva quando gli dicevano di fare le cose, curava il prato, puliva la casa tutti i giorni, e adesso era anche diventato molto bravo a cucinare, riuscendo a preparare tutti i pasti per i suoi zii e suo cugino.

Eppure, ogni volta che arrivavano ospiti, o sua zia parlava con le vicine di casa, altre donne come lei che avevano deciso di prendersi cura della loro famiglia, lui doveva entrare nella sua stanza, e non emettere un solo fiato.

Non doveva essere sentito, non doveva essere visto.

Poteva uscire solo quando il gruppo di ospiti usciva nel giardino, accompagnato dagli orgogliosi proprietari di casa, e pulire il casino che avevano lasciato, solo per tornare velocemente nel sottoscala e aspettare che Dudley rientrasse in casa, per chiamare la madre e farsi servire la merenda da lei.
Appena gli ospiti entravano e vedevano l'ordine, rimanevano sorpresi da quanto fosse bravo Dudley.

Harry non doveva essere visto, non doveva essere sentito.


Harry doveva essere invisibile.


Harry non riusciva a capire perchè, cosa avesse fatto di sbagliato.


Era troppo poco buono?


Era troppo poco capace?


Avrebbe solo voluto essere uno di loro, e invece non lo sarebbe mai stato.



*****Lo voglio malleabile*******


Harry aveva creduto che con il tempo, i suoi zii lo avrebbero amato, accettato, voluto.


Si era sbagliato.


Nessuno di loro lo voleva, era la persona da evitare, odiare e bersagliare.


Ed Harry non aveva altra scelta che accettare questo.


****Lo voglio distrutto.*****



Il binario nove e tre quarti era lo spettacolo migliore che Harry avesse mai visto.


Sebbene Hagrid gli avesse detto che tutti lo avrebbero riconosciuto, Harry si sentiva nell'anonimato quando attraversava il binario, guardando le persone intorno a lui con occhi ben aperti, cercando di non perdersi niente.


Si sistemò comodamente in uno scompartimento, sedendosi ed aprendo il libro di Pozioni per mettersi in pari con il primo capitolo.


I Dursley avevano cercato di distruggerlo, ma Harry non glielo avrebbe permesso, mai e poi mai.


Lo avevano voluto debole, stupido, inutile e solo.


Harry non sarebbe mai stato nessuna di quelle cose.


Qualcuno bussò alla porta dello scompartimento, un ragazzo dal faccione rotondo e gli occhi castani.

Harry ricordava di averlo superato sul binario.  Sembrava sconvolto. 

"Mi dispiace, ma hai visto un rospo?"


Harry scosse la testa, sentendosi leggermente in colpa, dicendo. "No, mi dispiace. Però posso venire con te, e aiutarti a cercarlo."


"Lo faresti davvero?" Il ragazzo alzò lo sguardo sembrando estremamente fiducioso. "L'ho perso! Continua a scappare!"

"Possiamo trovarlo, insieme." Harry sorrise, alzandosi e chiudendo lo scompartimento mentre usciva. "Sono Harry, a proposito."

"Oh, sei... cioè..." Il ragazzo balbettò, prima di arrossire e dire. "Neville Longbottom."

Harry sorrise, sembrando poi confuso quando Neville lo guardò esitante. Il ragazzo disse. "Sentiti libero di evitarmi, adesso."

"Perchè mai dovrei farlo?" Harry chiese, confuso.

"Lo hai fatto fino ad ora." Neville rispose ed Harry disse. "Ho scoperto due settimane fa di essere un mago, Neville. Come ho potuto ignorarti o evitarti, se non sapevo nemmeno chi fossi io?"

Neville sbattè le palpebre. "Io... Ma... La nonna ha detto di averti scritto delle lettere! E che tu non hai mai risposto."

"Non ho ricevuto lettere precedenti a quella di Hogwarts." Harry disse. "Sei sicuro che siano state mandate a me?"

Neville annuì, lentamente. "Chiederò a mia nonna non appena arriviamo al castello, allora."

Harry gli sorrise, e insieme i due bussarono al successivo scompartimento, che fu aperto da un ragazzo di colore, un sopracciglio alzato alla loro vista. "Sì?"

"Scusate," Harry sorrise anche ai due ragazzi che erano ancora dentro lo scompartimento, "il mio amico ha perso il suo rospo..."

"Hai provato ad appellarlo?" La ragazza chiese, alzando lo sguardo dal libro che stava leggendo.


Harry e Neville scossero la testa, e l'ultimo ragazzo chiese, prima di estrarre la propria bacchetta, "Come si chiama il tuo rospo?"


"Trevor." Neville rispose e il ragazzo disse, "Accio Trevor."


Dopo pochi secondi, una palla verde scuro volò nella mano in attesa del ragazzo, che la porse con un sorriso a Neville.


"Grazie! Sono Neville Longbottom, comunque."

"Theodore Nott," rispose il ragazzo che aveva afferrato il rospo a mezz'aria. La ragazza sorrise e si presentò. "Daphne Greengrass, piacere di conoscervi," e, infine, il ragazzo che aveva aperto lo scompartimento si presentò come, "Blaise Zabini."

Tutti gli sguardi si puntarono su Harry che, con un piccolo sorriso, si presentò, "Harry Potter."


Sbatterono tutti le palpebre. 

"Sei Harry Potter? Quell'Harry Potter?" Blaise chiese, sorpreso. Harry arrossendo, rispose. "Sì, ma non impazzite, per favore. Ho scoperto circa due settimane fa di essere un mago e non ho fatto in tempo ad abituarmi a tutto questo."

Daphne corrugò la fronte. "Com'è possibile?" scosse la testa mentre continuava, "i miei genitori hanno chiesto più volte il permesso di ottenere la tua tutela o quantomeno essere informati su dove fossi stato collocato. Hanno sempre ricevuto la risposta che fossi stato educato fin da giovane ad utilizzare la magia."

Harry sbuffò. Da giovane non aveva di certo imparato la magia, anzi. Gli era stato insegnato che la magia non esisteva, e che solo i mostri la sapevano usare.

"No, mi dispiace," disse poi, incrociando lo sguardo di Daphne, "mi dispiace che i tuoi genitori abbiano ricevuto quella risposta, ma è il più lontano possibile dalla verità, temo."

Daphne sibilò. "Ha mentito ai miei genitori? Come si permette?"

"Chi?" Harry chiese e Blaise rispose. "Silente. Ha detto a tutti che sei stato ben protetto, curato e preparato al mondo dei maghi sin dalla nascita."

Harry scosse la testa, prima di chiedere. "Hagrid ha menzionato Silente, quando è venuto a portarmi la lettera. E' davvero così fantastico come lo ha descritto?"

Theodore sbuffò. "Se ha mentito a tutti sulla tua infanzia, Potter, probabilmente no."

Harry lo guardò, sbattendo le palpebre. "Perchè mi chiami per cognome?"

"Sei l'erede di un'Antica e Nobile Casata, Potter," Blaise spiegò, sedendosi di nuovo al suo posto, ed indicando agli altri due ragazzi di imitarlo, "usare il cognome è un segno di rispetto verso la tua posizione."

"Oh," Harry sbattè le palpebre, prima di dire, "ma potete anche chiamarmi Harry. Anzi, lo preferirei."

"Molto bene, Harry, allora chiamami Daphne," la ragazza sorrise, e Theodore fece un cenno con la testa, dicendo, "Theo va bene." Blaise, con un occhiolino, fece un piccolo inchino, "Blaise andrà perfettamente bene, per me, a meno che non vogliate chiamarmi vostra altezza."

Harry rise, mentre Neville sbatteva le palpebre e si presentava, "Neville per me va bene."


Daphne, con un sorriso rivolto anche a Neville, chiese, "Pensieri su quali Case potrebbero essere le vostre?"

Theo sbuffò, "Serpeverde. Molto probabilmente, direi."

Blaise scrollò le spalle, "Mia madre troverebbe un punto a favore di ognuna di loro, quindi non vedo particolari problemi. Solo, non dove finiscono gli idioti."

"Allora puoi escludere Grifondoro," Theo sbuffò di nuovo, prendendo il libro e girando ancora una pagina.

"Cosa vogliono dire le Case?" Harry chiese, guardandoli tutti incuriosito, "Hanno un significato, o sono solo per dividere gli studenti ed evitare problemi?"

"Hogwarts ha molti studenti," Daphne rispose, posando definitivamente il libro e colpendo Theo affinchè facesse lo stesso, "Direi che siamo almeno 40 per anno, e ci sono sette anni di istruzione. Quindi questo fa un minimo di 280 studenti. Dividerli serve anche ad allievare la mole di lavoro dei professori che devono controllarli," poi, la ragazza scrollò le spalle, "per quanto riguarda le Case, sono quattro: Serpeverde, Grifondoro, Tassorosso e Corvonero. I Corvonero sono coloro che cercano la saggezza e la sapienza, i curiosi per natura; i Tassorosso sono gli amici leali e laboriosi; i Grifondoro sono i nobili di cuore e i coraggiosi; i Serpeverde sono gli astuti e gli ambiziosi."

"Perchè essere astuto e ambizioso si trasforma in essere malvagio?" Harry chiese, prima di continuare, "Esistono molte ambizioni, alcune possono essere l'ambizione di inventare una cura mai stata creata o trovata prima, quindi perchè è negativo?"

Blaise rise, dicendo. "Penso che abbiamo un Corvonero o un Tassorosso davanti a noi," poi, scrollando le spalle, disse. "L'Oscuro Signore era un Serpeverde e così molti dei suoi seguaci. Inoltre, Salazar Serpeverde, il fondatore della nostra Casa, non aveva una grande stima da parte dei suoi compagni e colleghi, e questo ha reso la nostra Casa un bersaglio. Non manca anche il fatto che il suo simbolo sia un serpente. Parlare con i serpenti, l'abilità per cui Salazar stesso era molto famoso, è considerato indice di magia nera."

"Quindi, per un misero pregiudizio, che impedisce a molti nuovi anni di volere essere un Serpeverde." Theo disse, prima di sospirare, "Il numero di Grifondoro dalla guerra è aumentato esponenzialmente, mentre quello dei Serpeverde è diminuito."

"Oh, sembra stupido," Harry disse, sapendo in prima persona cosa volesse dire essere escluso e messo in un angolo per niente di più che un misero pregiudizio.

Prima che potesse chiedere riguardo l'abilità del parlare con i serpenti, la porta dello scompartimento si spalancò.

Questa volta con lui c'era una ragazzina che indossava già la propria uniforme di Hogwarts "Il resto del treno è pieno, vi dispiace se mi siedo qui?"

Senza attendere una risposta, la ragazza si sedette vicino a Blaise, di fronte ad Harry.

Aveva un tono autoritario, folti capelli bruni e i denti davanti piuttosto grandi. 

"Io ho provato a fare alcuni incantesimi semplici semplici e mi sono riusciti tutti. Nella mia famiglia, nessuno ha poteri magici; è stata una vera sorpresa quando ho ricevuto la lettera, ma mi ha fatto un tale piacere, naturalmente, voglio dire, è la migliore scuola di magia che esista, ho sentito dire... Ho imparato a memoria tutti i libri di testo, naturalmente, spero proprio che basti... E... a proposito, io mi chiamo Hermione Granger, e voi?"

Tutto questo l'aveva detto quasi senza riprendere fiato. 

 Harry lanciò un'occhiata agli altri nello scompartimento, e si sentì sollevato quando si rese conto che nessuno di loro aveva nemmeno pensato di imparare a memoria i libri di testo.

"Neville Longbottom," "Blaise Zabini," "Theodore Nott," "Daphne Greengrass" furono le risposte che arrivarono. Harry si presentò per ultimo. "Harry Potter"

"Davvero?" disse Hermione. "So tutto di te, naturalmente... ho comperato alcuni libri facoltativi, come letture preparatorie, e ho visto che sei citato in Storia moderna della magia, in Ascesa e declino delle Arti Oscure e anche in Grandi eventi magici del Ventesimo Secolo."

"Sul serio?" chiese Harry, lanciando uno sguardo pieno di disagio verso gli altri ragazzi, che scrollarono le spalle in risposta.

"Ma santo cielo, non lo sapevi? Io, se fossi in te, avrei cercato di sapere tutto il possibile" disse Hermione. "Sapete in quale dormitorio andrete? Io ho chiesto in giro, e spero di essere a Grifondoro; sembra di gran lunga il migliore; ho sentito dire che c'è andato anche Silente, ma penso che anche Corvonero non dovrebbe poi essere tanto male."

"Senti, Granger," Daphne parlò, la voce zuccherina, "non mi sembra che nessuno qui ti abbia chiesto la tua opinione su Harry. Forse faresti bene a ricordare che non a tutti interessa quello che hai da dire."

"Cosa? Ma era scritto nei libri, e perchè qualcuno non dovrebbe essere interessato alla conoscenza?"

"Magari uno non vuole sentirla da te," Blaise scrollò le spalle, "non ci hai pensato?"

Hermione Granger arrossì, "Io..."

"Faresti meglio a cambiare scompartimento," Theo parlò, la voce bassa, "non è stato molto gentile il tuo comportamento nei confronti di Harry. E non ci piace quando i nostri amici vengono messi a disagio."

Hermione Granger sbuffò dal naso, "Lo riferirò a un Prefetto!" prima di alzarsi e uscire di corsa dallo scompartimento.

Blaise richiuse la porta velocemente.

"Non posso credere alla sua mancanza di rispetto," il ragazzo scosse la testa, prima di guardare Harry e chiedere, "Stai bene?"

Harry sorrise, "Sì, grazie," rivolse uno sguardo grato anche a Daphne e Theo, che scrollarono le spalle. "Posso chiedervi se sono davvero menzionato in tutti quei libri?"

"Lo sei, in effetti," Theo annuì, prima di dire, "anche in molti di più, in realtà. Forse potresti citarli in giudizio, in fondo non è permesso scrivere riguardo un bambino minorenne in libri o pubblicazioni senza il suo permesso esplicito, o quello dei suoi genitori."

Harry corrugò la fronte, "Allora perchè lo hanno fatto?"

"Nessuno ha impedito loro di farlo, ovviamente," Daphne rispose, scuotendo la testa, "è molto triste, ma è così che stanno le cose. Alle persone piace leggere di tutto, se riguarda le persone famose. E meno si sa per certo, più a loro piace."

Harry sbattè le palpebre, sentendosi in difficoltà, "Davvero?"

"Non preoccuparti, se conosci i tuoi diritti c'è ben poco che possono fare." Blaise sorrise, e Harry annuì.

Poi la conversazione si spostò

"Avete sentito la tentata rapina alla Gringott?" Theo chiese, guardando i presenti con sguardo vagamente interessato, "La Gazzetta del Profeta si è sbizzarrita in questi tempi. A quanto pare, hanno cercato di rapinare una camera di massima sicurezza."

"Cosa gli hanno fatto?" Harry chiese, sbattendo le palpebre.

"Niente. Per questo la notizia ha fatto tanto scalpore. Non li hanno presi." Theo spiegò, guardando Harry, prima di continuare, "ovviamente il Profeta ha pensato bene di incolpare un potente mago Oscuro, ed ovviamente tutti i sospetti andranno a famiglia di Serpeverde."

"I tuoi genitori sono Serpeverde? E' una cosa ereditaria?" Harry chiese, cambiando argomento.

"Non sempre, ma praticamente." Daphne disse, prima di spigare. "Cresci avvolto in una determinata linea di pensiero, quindi ovviamente la fai tua. Ma non è detto che sia sempre vero. Ci sono stati casi di Grifondoro provenienti da famiglie di Serpeverde. Come Sirius Black, ad esempio."

"Chi?" Harry chiese, ricevendo diversi sguardi sconvolti.

"Il tuo padrino?" Daphne rispose, guardandolo con occhi verdi tristi. "Tu.. non sai chi sia?"

Harry scosse la testa, spostando il suo sguardo su ognuno di loro. "No, mi dispiace. Perchè non ne ho mai sentito parlare?"

"Questo non è decisamente il momento per quella conversazione, Daphne," Neville la interruppe, spostando poi lo sguardo alla porta dello scompartimento, "troppa poca privacy. Ed Harry merita una spiegazione più approfondita di una frettolosa adesso." 

Gli altri ragazzi annuirono, rispettando la posizione che Neville aveva preso.

Harry sbirciò fuori dal finestrino. 

Stava calando la sera. Le montagne e le foreste si stagliavano contro un cielo violaceo. Sembrò che il treno rallentasse. 

Una voce risuonò per tutto il treno: "Tra cinque minuti arriveremo a Hogwarts. Siete pregati di lasciare il bagaglio sul treno; verrà portato negli edifici della scuola separatamente". 

I ragazzi si cambiarono, uscendo un momento per permettere a Daphne di fare altrettanto.

Dopo aver rallentato, infine il treno si fermò. 

La gente procedette a spintoni verso lo sportello e poi scese sul marciapiedi stretto e buio. 

Harry rabbrividì all'aria gelida della notte. Poi, sopra le teste degli studenti, si accese una luce, e Harry udì una voce familiare: "Primo anno! Primo anno da questa parte! Tutto bene, Harry?" 

Il faccione peloso di Hagrid sorrideva radioso sopra il mare di teste. "Coraggio, seguitemi... C'è qualcun altro del primo anno? E ora attenti a dove mettete i piedi. Quelli del primo anno mi seguano!"

***************

Hagrid li portò fino a delle enormi doppie porte. Subito dopo che ebbe bussato, quelle si spalancarono. 

Si vide una strega alta, dai capelli corvini, vestita di verde smeraldo. Aveva un volto molto severo. 

"Ecco qua gli allievi del primo anno, professoressa McGonagall" disse Hagrid. 

"Grazie, Hagrid. Da qui in avanti li accompagno io". 

 Spalancò la porta. La sala d'ingresso era così grande che ci sarebbe entrata comodamente tutta la casa dei Dursley. Le pareti di pietra erano illuminate da torce fiammeggianti come quelle della Gringott, il soffitto era talmente alto che si scorgeva a malapena, e di fronte a loro una sontuosa scalinata in marmo conduceva ai piani superiori. 

 I ragazzi seguirono la professoressa McGonagall calpestando il pavimento tutto lastre. Harry udiva il brusio di centinaia di voci provenire da una porta a destra - il resto della scolaresca doveva essere già arrivato - ma la professoressa McGonagall condusse quelli del primo anno in una saletta vuota, oltre la sala d'ingresso. 

Si rannicchiarono tutti dentro, guardandosi intorno nervosi.

Harry sorrise quando sentì la stretta rassicurante di Neville sulla sua mano.

"Benvenuti a Hogwarts' disse la professoressa McGonagall. "Il banchetto per l'inizio dell'anno scolastico avrà luogo tra breve, ma prima di prendere posto nella Sala Grande, verrete smistati nei vostri dormitori. Lo Smistamento è una cerimonia molto importante, perché per tutto il tempo che passerete qui a Hogwarts, il vostro dormitorio sarà un po' come la vostra famiglia. Frequenterete le lezioni con i vostri compagni di dormitorio, dormirete nei locali destinati al vostro dormitorio e passerete il tempo libero nella sala di ritrovo del vostro dormitorio. 'I quattro dormitori si chiamano Grifondoro, Tassorosso, Corvonero  e Serpeverde. Ciascuno ha la sua nobile storia e ciascuno ha sfornato maghi e streghe di prim'ordine. Per il tempo che resterete a Hogwarts, i trionfi che otterrete faranno vincere punti al vostro dormitorio, mentre ogni violazione delle regole gliene farà perdere. Alla fine dell'anno, il dormitorio che avrà totalizzato più punti verrà premiato con una coppa, il che costituisce un grande onore. Spero che ognuno di voi darà lustro al dormitorio cui verrà destinato. La Cerimonia dello Smistamento inizierà tra pochi minuti, davanti a tutti gli altri studenti. Nell'attesa, vi suggerisco di farvi belli più che potete". I suoi occhi percorsero gli studenti, forse cercando tutti i possibili difetti che avevano. Harry fu onestamente sorpreso quando non la vide fissare con disgusto i suoi capelli neri disordinati. "Tornerò non appena saremo pronti per la cerimonia" concluse. "Vi prego di attendere in silenzio."

Uscì dalla stanza. 

Harry deglutì. "Di preciso, in che modo ci smistano per dormitorio?"

"Non è davvero doloroso o pericoloso, non preoccuparti," Theo sussurrò in risposta, "ma dirlo rovinerebbe la sorpresa, e non è mai nemmeno stato scritto da nessuna parte."

"Perchè no?" Harry chiese e Theo scrollò le spalle. Blaise intervenne, "E' una sorpresa per tutti i nuovi studenti, anche se alcuni genitori lo raccontano ai figli per evitare di lasciarli a bocca aperta, penso." Blaise sospirò, scuotendo la testa. "Il che elimina completamente lo scopo, ma non siamo nella posizione di giudicarli, temo."

Harry annuì lentamente.

Una prova, anche se non dolorosa o pericolosa, non suonava come qualcosa che avrebbe voluto fare, o che avrebbe mai potuto superare.

Anche se, onestamente, non comprendeva come potessero aspettarsi che dei primi anni sapessero già come usare magie o cose del genere. Avrebbero dovuto imparare al castello, e non era come se le Case fossero divise in base ad abilità.

Quando la professoressa McGonagall tornò, i ragazzi furono veloci nel seguirla, procedendo in fila ordinata e senza spingersi.

Uscirono dalla stanza, attraversarono di nuovo la sala d'ingresso, oltrepassarono un paio di doppie porte, ed entrarono nella Sala Grande. Harry non aveva mai immaginato in vita sua che potesse esistere un posto tanto splendido e sorprendente. Era illuminato da migliaia e migliaia di candele sospese a mezz'aria sopra quattro lunghi tavoli, intorno ai quali erano seduti gli altri studenti. I tavoli erano apparecchiati con piatti e calici d'oro scintillanti. In fondo alla sala c'era un altro tavolo lungo, intorno al quale erano seduti gli insegnanti. Fu lì che la professoressa McGonagall accompagnò gli allievi del primo anno, cosicché, sempre tutti in fila, si fermarono davanti agli altri studenti, dando le spalle agli insegnanti. 

Alla luce tremula delle candele, le centinaia di facce che li guardavano sembravano tante pallide lanterne. Qua e là, tra gli studenti, i fantasmi punteggiavano la sala come velate luci argentee. 

Soprattutto per evitare tutti quegli occhi che li fissavano, Harry alzò lo sguardo in alto e vide un soffitto di velluto nero trapunto di stelle. "Non è reale," Daphne gli sussurrò all'orecchio. "E'stato incantato per assomigliare al cielo stellato."

"E' magnifico," Harry sussurrò, facendo sorridere Daphne per la risposta senza fiato che aveva ricevuto.

Rapidamente Harry abbassò di nuovo lo sguardo, mentre la professoressa McGonagall, senza fare rumore, collocava uno sgabello a quattro gambe davanti agli allievi del primo anno. 

Sopra lo sgabello mise un cappello a punta, da mago. Era un vecchio cappello tutto rattoppato, consunto e pieno di macchie. Per qualche secondo regnò il silenzio più assoluto. Poi il cappello si contrasse. Uno strappo vicino al bordo si spalancò come una bocca, e lui cominciò a cantare: 

 Forse pensate che non son bello,
 ma non giudicate da quel che vedete
 io ve lo giuro che mi scappello
 se uno più bello ne troverete.
 Potete tenervi le vostre bombette
 i vostri cilindri lucidi e alteri,
 son io quello che al posto vi mette
 e al mio confronto gli altri son zeri.
 Non c'è pensiero che nascondiate
 che il mio potere non sappia vedere,
 quindi indossatemi ed ascoltate
 qual è la casa in cui rimanere.
E'  forse Grifondoro la vostra via,
culla dei coraggiosi di cuore:
audacia, fegato, cavalleria
fan di quel luogo uno splendore.
 O forse è a Tassorosso la vostra vita,
 dove chi alberga è giusto e leale:
 qui la pazienza regna infinita
 e il duro lavoro non è innaturale.
 Oppure Corvonero, il vecchio e il saggio,
 se siete svegli e pronti di mente,
 ragione e sapienza qui trovan linguaggio
 che si confà a simile gente.
 O forse a Serpeverde, ragazzi miei,
 voi troverete gli amici migliori
 quei tipi astuti e affatto babbei
 che qui raggiungono fini ed onori!
 Venite dunque senza paure
 E mettetemi in capo all'istante
 Con me sarete in mani sicure
 Perché io sono un Cappello Parlante!

 

Non appena ebbe terminato la sua filastrocca, tutta la sala scoppiò in un applauso fragoroso. Il cappello fece un inchino a ciascuno dei quattro tavoli e poi tornò immobile. 

"Dobbiamo provare un cappello?" Harry domandò, mentre Blaise rideva. "E' geniale!"

A quel punto, la professoressa McGonagall si fece avanti tenendo in mano un lungo rotolo di pergamena. "Quando chiamerò il vostro nome, voi metterete il cappello in testa e vi siederete sullo sgabello per essere smistati" disse. "Abbott Hannah!"

Una ragazzina dalla faccia rosea e con due codini biondi venne fuori dalla fila inciampando, indossò il cappello che le ricadde sopra gli occhi e si sedette. Un attimo di pausa... "TASSOROSSO!" gridò il cappello. 

 Il tavolo dei Tassorosso, a destra, si rallegrò e batté le mani quando Hannah andò a prendervi posto. 

Harry vide il fantasma del Frate Grasso salutarla allegramente con la mano. 

"Bones Susan!"

"TASSOROSSO!" gridò ancora il cappello, e Susan si affrettò ad andare a sedersi accanto a Hannah. 

"Boot Terry!"

"CORVONERO!

Questa volta, a battere le mani fu il secondo tavolo da sinistra; molti allievi del dormitorio di Corvonero si alzarono per stringere la mano a Terry, quando egli ebbe preso posto tra loro. Anche "Brocklehurst Mandy" fu assegnata a Corvonero, ma "Brown Lavanda" fu la prima nuova Grifondoro e il tavolo all'estrema sinistra esplose in un evviva generale.
Poi "Bulstrode Millicent" diventò una Serpeverde, e "Finch-Fletchley Justin!"  un Tassorosso. 

Harry notò che qualche volta il cappello gridava all'istante il nome del dormitorio e altre volte, invece, ci metteva un po' a decidersi. 

"Finnigan Seamus" rimase seduto quasi per un minuto prima di venire dichiarato un Grifondoro. 

"Granger Hermione!"
Hermione arrivò quasi di corsa allo sgabello e si pigiò il cappello in testa con gesto impaziente. "GRIFONDORO!" gridò il cappello. 

Harry fu colpito da un pensiero orribile: e se lui non fosse stato scelto affatto? Se gli fosse capitato di rimanere lì seduto con il cappello sugli occhi per ore, finché la professoressa McGonagall glielo avesse strappato dalla testa dicendo che evidentemente c'era stato un errore, e che lui doveva andarsene e riprendere il treno? 

Poi fu chiamato Neville. Con lui, il cappello impiegò molto tempo a decidere. Quando finalmente gridò "TASSOROSSO!"

Ormai erano rimasti in pochi. "Moon"... "Nott'".. "Parkinson"... poi due gemelle, "Patil", poi "Perks, Sally Anne"..., e finalmente... "Potter Harry!"

Mentre Harry si avvicinava allo sgabello, la sala fu percorsa d'un tratto da sussurri simili allo scoppiettio di tanti piccoli fuochi.

L'ultima cosa che Harry vide prima che il cappello gli coprisse gli occhi fu la sala piena di gente che allungava il collo per guardarlo meglio. 

L'attimo dopo, era immerso nel buio. Rimase in attesa.
"Ehm..." gli sussurrò una vocina all'orecchio. "Difficile. Molto difficile. Vedo coraggio da vendere. E neanche un cervello da buttar via. C'è talento, oh, accipicchia, sì... e un bel desiderio di mettersi alla prova. Molto interessante... Allora, dove ti metto?"

Harry rimase fermo. Una parte di lui si stava chiedendo come il cappello potesse parlare e vedere nella sua mente, conoscere i suoi pensieri.

Era stata un'opera di magia, o era solo la sua abilità personale?

"Curioso, vedo. Alla ricerca di conoscenza. Beh, sarà perfetto per te: CORVONERO!"

Harry udì il cappello gridare l'ultima parola a tutta la sala. 

Se lo tolse di testa e si avviò con passo vacillante verso il tavolo dei Corvonero. 

Da seduto, poteva vedere bene il tavolo delle autorità. All'estremità sedeva Hagrid, che incrociò lo sguardo col suo e gli sorrise, anche se il suo sorriso era meno pieno di prima. Harry gli rispose comunque con un sorriso. E là, al centro, su un ampio scranno d'oro, sedeva Albus Silente. Harry lo riconobbe subito per via della figurina che aveva trovato nella Cioccorana, sul treno. La chioma argentea di Silente era l'unica cosa, in tutta la sala, che luccicasse quanto i fantasmi. 

Harry non sapeva cosa pensare dell'uomo. Evidentemente aveva un grande seguito nel mondo dei maghi, ma Harry non poteva capire come si fosse perso che in realtà il ragazzo non era a conoscenza di niente che riguardasse la magia e il suo ruolo nel loro mondo.

Harry intravide anche il professor Quirrel, il giovanotto nervoso che aveva incontrato al Paiolo magico. Aveva un'aria molto strana, e in testa un gran turbante color porpora. 


 E ora erano rimaste solo tre persone da smistare. "Turpin Lisa" divenne un Corvonero mentre "Weasley Ronald" fu un Grifondoro.

Infine, Blaise fu l'ultimo ad essere smistato, e si unì ai Serpeverde. 


A quel punto, la professoressa Mcgonagall arrotolò la sua pergamena e portò via il Cappello Parlante. 

 Harry guardò nel suo piatto d'oro e lo vide vuoto. Soltanto ora si era reso conto di quanta fame avesse. 

Albus Silente si era alzato in piedi. Sorrideva agli studenti con uno sguardo radioso, le braccia aperte, come se niente potesse fargli più piacere del vederli tutti lì riuniti. 

"Benvenuti!" disse. "Benvenuti al nuovo anno scolastico di Hogwarts! Prima di dare inizio al nostro banchetto, vorrei dire qualche parola. E cioè: Pigna, pizzicotto, manicotto, tigre! Grazie!" E tornò a sedersi. 

Tutti batterono le mani e gridarono entusiasti. 

Harry non sapeva se ridere o no. "Ma... è un po' matto?" chiese incerto al tavolo.

"Assolutamente lo è, ma è anche un genio, quindi la sua follia viene permessa e dimenticata," parlò una ragazza dai capelli biondi e il sorriso gentile. "Sono Penelope Light, il Prefetto dei Corvonero."

"Piacere di conoscerti, Harry Potter," Harry sorrise, prima di spalancare la bocca alla vista davanti a lui: i piatti erano pieni zeppi di pietanze. Non aveva mai visto tante cose buone tutte insieme su un solo tavolo: roast beef, pollo arrosto, braciole di maiale e di agnello, salsicce, bacon e bistecche, patate lesse, patate arrosto, patatine fritte, Yorkshire pudding, piselli, carote, ragù, salsa ketchup e, per qualche strana ragione, dolci alla menta. 

Harry si riempì il piatto di un po' di tutto, tranne i dolci alla menta, e cominciò a mangiare. Era tutto squisito. 

Mentre mangiava, il ragazzo decise di iniziare a conoscere i suoi compagni di corso.

La ragazza che aveva la gemella nei Grifondoro sembrava immersa nella discussione con un altro ragazzo.

Ad un certo punto, entrambi fissarono Harry, i loro occhi che si focalizzavano un momento sulla sua cicatrice, prima di guardarlo negli occhi.

La ragazza sorrise, "Sono Padma, piacere di conoscerti."

"Piacere mio," Harry sorrise, prima di chiedere, con voce gentile, "com'è essere in una Casa diversa da tua sorella?"

Padma scrollò le spalle. "Siamo gemelle, ma abbiamo avuto da sempre interessi diversi," la ragazza sospirò, "non avrei mai potuto dividere un dormitorio ancora con Calì, se devo essere onesta. Lei e Lavanda sono già ottime amiche, quindi non sono preoccupata per il suo benessere. Si troverà bene a Grifondoro." Allo sguardo confuso di Harry, Padma spiegò, con un sorriso, "mia sorella è fatta per le luci della ribalta, è molto loquace e adora parlare con gli altri. Io sono un po' più riservata."

"Sei contenta del tuo smistamento?" Harry chiese, preoccupato per la ragazza. Lei rise, "Affatto, Corvonero si adatta perfettamente ai miei interessi. Essere un Corvonero non significa essere un nerd o un verme dei libri, come a volte siamo definiti. Penso che sia qualcosa di più profondo, onestamente."

Il ragazzo accanto a lei annuì, "Sono Terry Boot, piacere," si presentò, prima di dire. "I Corvonero hanno come tratti più significativi l'arguzia, l'apprendimento, la saggezza, la tolleranza, l'intelligenza e la creatività. Queste sono informazioni che non sempre sono ricavabili dai libri."

Una ragazza asiatica seduta lì vicino rise, avvicinandosi. "Questo è vero, ma non per questo potrete rilassarvi troppo. Sebbene non sia necessario, apprezziamo molto quando i nostri compagni eccellono nelle loro materie." sorrise verso di loro, presentandosi "Sono Cho Chang, del secondo anno."

Harry annuì, sorridendole, chiedendo poi. "Che materie si studiano, esattamente? So di Pozioni, e Trasfigurazione, ma ad esempio qual è la differenza tra Trasfigurazione e Incantesimi?"

Un ragazzo rise, "Sì, direi che sei nel posto giusto, Harry." Il ragazzo agitò la mano, presentandosi. "Anthony Goldstein, piacere di conoscerti."

"Piacere mio," Harry sorrise, archiviando l'utilizzo del nome da parte di Anthony per rivolgere in seguito la domanda a Daphne, Blaise e Theo. 

"Beh, Trasfigurazione è una branca della magia che trasforma l'animato in inanimato e viceversa, mentre gli Incantesimi affrontano altri aspetti della magia. Anche Difesa contro le Arti Oscure si occupa della magia, anche se in questo caso è più difensiva che altro."

"Difesa contro le Arti Oscure?" Harry guardò Quirrel al tavolo degli insegnanti. "Non mi sembra molto disposto ad insegnare incantesimi difensivi."

"Non lo è adesso, a quanto pare un viaggio che ha fatto lo ha disturbato profondamente," Anthony spiegò, prima di scrollare le spalle. "un incontro con dei vampiri è andato male, probabilmente."

"Prima insegnava Studi Babbani, un elettivo del terzo anno." Spiegò Cho, guardando Quirrel con un'espressione strana, "era abbastanza competente, a quanto mi hanno detto. E non era balbuziente. Ha preso un anno sabbatico dopo, e quest'anno deve aver deciso di provare per Difesa."

"L'incontro con i vampiri deve averlo colpito molto," rise Michael Corner, prima di dire, "tornando alla questione delle materie, penso che Pozioni in particolare sarà orribile. Sul treno ho sentito da alcuni studenti più grandi che disprezza chiunque non sia Serpeverde."

"Perchè?" Harry chiese, lanciando uno sguardo al professore che Michael stava accennando con gli occhi. 

Vide il professore Quirrel, con il suo assurdo turbante, parlare con un altro insegnante dai capelli neri e untuosi, il naso adunco e la pelle giallastra. 

L'insegnante dal naso adunco guardò dritto negli occhi di Harry, oltre il turbante di Quirrel, e un dolore acuto attraversò la cicatrice sulla fronte del ragazzo. 

"Ah!" esclamò Harry passandosi una mano sulla fronte. 

"Che cosa c'è? Non ti senti bene?" Penelope gli chiese, passando gentilmente una mano sulla sua spalla.

"N-niente".

Il dolore era svanito così come era venuto. Più difficile da scuotersi di dosso fu la sensazione che Harry aveva provato per via dello sguardo dell'insegnante... la sensazione di non essergli affatto simpatico. 

"Come si chiama?" Harry domandò, e Penelope rispose. "Si chiama Snape. E' il capocasa dei Serpeverde, motivo per cui è molto protettivo nei loro confronti. Aggiunge loro molti punti, anche quando decisamente non lo meritano. C'è da dire che penalizza molto, ma solo chi sbaglia per primo."

"Beh, probabilmente ha un minimo di ragione per essere così fortemente a favore dei Serpeverde." Harry disse, guardando verso il tavolo in questione, pensieroso, "non credo che gli altri insegnanti siano molto favorevoli a loro in generale, e ovviamente c'è da considerare il generale pregiudizio che si ha nei loro confronti. Se nessuno premia loro in alcun modo, probabilmente il professor Snape cerca di compensare in qualche modo," Harry masticò pensieroso un pezzo di torta di melassa, dicendo. "Certo, bisogna considerare il fatto che essere eccessivamente a loro favore non li aiuterà alla lunga, ma il pregiudizio dovrebbe essere affrontato dal Preside stesso, non da un solo professore."

Gli sguardi che ricevette gli fecero capire che nessuno aveva mai pensato a quel lato delle cose.

"Beh, molti seguaci di Tu-Sai-Chi erano a Serpeverde, però." Fece notare Lisa Turpin ed Harry chiese. "Erano solo Serpeverde? Nessun altro si è mai unito? Mi sembra difficile da credere. Inoltre, la guerra non è finita da dieci anni? Perchè i Serpeverde di oggi dovrebbero pagare per i peccati di qualcun altro?" Harry scrollò le spalle. "Mi sembra solo un modo per cercare un capro espiatorio facile. Unire tre Case contro una, e poi incolpare quest'ultima di tutti i mali. Non riesco a credere che in tutte le altre Case ci siano solo santi."

"Come fai a dirlo?" Padma chiese, ed Harry scrollò le spalle. "Mi è stato detto che Silente ha raccontato che io sono cresciuto consapevole della magia in tutte le sue forme. Ho scoperto di essere un mago una settimana fa, e tutte le altre questioni annesse. Perchè avrebbe dovuto mentire?"

Penelope chiese, "In che senso, hai scoperto di essere un mago una settimana fa? Nei libri venduti c'era scritto..."

"E qui Terry dimostra di avere ragione," Harry sorrise al coetaneo. "Lezione numero uno: non ascoltare mai un libro o un'autorità a meno che non si siano dimostrati realmente affidabili."

Terry alzò il suo succo di zucca, "Udite, udite."

Finalmente scomparvero anche i dolci e il professor Silente si alzò di nuovo in piedi. 

Nella sala cadde il silenzio. "Ehm... solo poche parole ancora, adesso che siamo tutti sazi di cibo e di bevande. Ho da darvi alcuni annunci di inizio anno. Gli studenti del primo anno devono ricordare che l'accesso alla foresta qui intorno è proibito a tutti gli alunni. E alcuni degli studenti più anziani farebbero bene a ricordarlo anche loro". E gli occhi scintillanti di Silente scoccarono un'occhiata in direzione del tavolo dei Grifondoro. "Inoltre, Mr Gazza, il guardiano, mi ha chiesto di ricordare a voi tutti che è vietato fare gare di magia tra classi nei corridoi. Le prove di Quidditch si terranno durante la seconda settimana dell'anno scolastico. Chiunque sia interessato a giocare per la squadra del suo dormitorio è pregato di contattare Madama Hooch. E infine, devo avvertirvi che da quest'anno è vietato l'accesso al corridoio del terzo piano a destra, a meno che non desideriate fare una fine molto dolorosa". 

Harry spalancò gli occhi, "Non dirà mica sul serio?" chiese piano al tavolo in generale, sentendosi leggermente ansioso. 

"Forse" disse Penelope, aggrottando la fronte in direzione di Silente. "è comunque piuttosto strano, perché in genere viene sempre comunicato il motivo per cui qualcosa è inaccessibile. Ovviamente, la Foresta Proibita è piena di bestie pericolose, ed è un'ottima ragione per non essere accessibile agli studenti. Ma vietare un corridoio, senza offrire altre informazioni? Non penso sia mai stato fatto prima."

"E ora, prima di andare a letto, intoniamo l'inno della scuola!" gridò Silente. 

Harry notò che agli altri insegnanti s'era come gelato il sorriso sulle labbra. 

Silente diede un colpetto alla sua bacchetta magica, come se stesse cercando di scacciarne una mosca dalla punta, e ne fluì un lungo nastro d'oro che si sollevò alto in aria, sopra i tavoli, e cominciò a contorcersi a mo' di serpente, formando delle parole. 

"Ognuno scelga il motivetto che preferisce" disse Silente. "Via!" 

Tutta la scuola intonò: Hogwarts, Hogwarts del nostro cuore, te ne preghiamo, insegnaci bene giovani, vecchi, o del Pleistocene, la nostra testa tu sola riempi con tante cose interessanti. Perché ora è vuota e piena di venti, di mosche morte e idee deliranti. Insegnaci dunque quel che è richiesto, dalla memoria cancella l'oblio fai del tuo meglio, a noi spetta il resto finché al cervello daremo l'addio. 

Ognuno terminò la canzone in tempi diversi. Silente diresse le ultime battute con la bacchetta magica e, alla fine, fu uno di quelli che applaudirono più fragorosamente. "Ah, la musica" disse asciugandosi gli occhi. "Una magia che supera tutte quelle che noi facciamo qui! E adesso, è ora di andare a letto. Via di corsa". 

Aprendosi un varco tra la ressa che si attardava ancora in chiacchiere, i Corvonero del primo anno seguirono Penelope, ed uscirono dalla Sala Grande, salendo verso i piani superiori.

"Eccoci arrivati". All'estremità del corridoio, era appeso una porta, con un battente raffigurante un'aquila. Penelope si voltò verso i ragazzi. "Per entrare nella nostra Sala Comune, a differenza delle altre Sale Comuni, non serve una parola d'ordine, bensì risolvere un indovinello. Il nostro Fondatore lo ha deciso come ulteriore metodo di apprendimento. La nostra istruzione non deve essere basata solo su quanto studiamo qui ad Hogwarts, ma deve spaziare. Da qui, gli indovinelli." Penelope si rivolse verso l'aquila, che, aprendo il becco di ferro, enunciò. "La mia vita può durare qualche ora, quello che produco mi divora. Sottile sono veloce, grossa sono lenta e il vento molto mi spaventa. Chi sono?"

Il Prefetto sorrise verso i ragazzi, che sbatterono le palpebre quando si resero conto di dover rispondere all'indovinello loro stessi.

Allora iniziò il dibattito.

"Beh, se la vita dura qualche ora potrebbe essere un discorso, no?" Propose Lisa, dicendo poi, "Un discorso breve viene enunciato molto più velocemente di uno lungo."

"E il vento molto lo spaventa?" Michael ribattè, alzando un sopracciglio. "Per non parlare che un discorso non viene divorato dalle parole." 

"Beh, ma esce dalla bocca, no?" Padma rispose, difendendo l'idea di Lisa, ma Anthony scosse la testa. "Allora sarebbe stato vomitato, non divorato."

Penelope annuì, sorridendo, lanciando uno sguardo ad Harry che rimase fermo ad osservare l'aquila, interessato.

"Come fai a parlare?" Harry chiese, e Penelope sbuffò. "E' un incantesimo di animazione." 

"E come fa a sapere quando abbiamo la risposta giusta? Voglio dire, molte cose potrebbero avere risposte simili, no? Uno stesso indovinello potrebbe riferirsi a diverse cose, quindi ha capacità di ragionamento? Di giudizio? Sarebbe come un'AI?"

Gli altri primi anni lo guardarono sbattendo le palpebre. Penelope rise. "Ne parleremo in futuro, Harry, ma per l'indovinello? Qual è la tua opinione?"

Harry scrollò le spalle. "Penserei a qualcosa che ha a che fare con una fiamma. Forse un falò o una candela."

L'aquila stridò, aprendo il passaggio per la Sala Comune.

Harry, entrando, si guardò intorno. La stanza principale aveva graziose finestre ad arco e le pareti erano tappezzate di sete blu e bronzo. Il soffitto a cupola era dipinto con il cielo notturno, che riecheggia nel tappeto blu notte. Tavoli, sedie e librerie coprivano la distesa del pavimento e una statua in marmo bianco di Rowena Corvonero sedeva accanto alla porta che conduceva a delle stanze, di sopra.

Penelope indicò alle ragazze una porta che conduceva al loro dormitorio, e un'altra ai ragazzi. 

In cima a una scala a chiocciola - era chiaro che si trovavano in una delle torri - finalmente trovarono i loro letti: quattro letti a baldacchino circondati da tende di velluto blu scuro. I loro bauli erano già stati portati su. 

Troppo stanchi per parlare, indossarono il pigiama e si infilarono sotto le coperte. 

"Che bella giornata, vero?" Anthony chiese, infilandosi a letto.

Dopo aver augurato la buona notte ai suoi compagni, Harry posò la testa sul cuscino, addormentandosi all'istante.

L'indomani avrebbe avuto molte domande per i suoi amici.


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