O•V•A
Partiamo dal presupposto che Izumi non era una persona matura. Non lo era per niente. E Ichirota lo sapeva bene, ricordando che all'età di 15 anni aveva smesso di parlargli perché aveva vinto il Football Frontier. E, dopo quella fuga, aveva cercato in ogni modo di non obbligarla a fare nulla, di lasciarla libera in tutto per non vederla andar via di nuovo. Non aveva funzionato, e ancora si chiedeva che cosa avesse sbagliato con lei. Conoscendola, sapeva quanto fosse ignorante sui sentimenti delle persone attorno a lei. Probabilmente credeva che nessuno ci avrebbe dato troppo peso, ma il risultato era stato devastante su tutti: Maya aveva accettato quella promozione per cercare talenti musicali all'estero, e Ichirota sapeva che era solo per non dover passare per quelle strade che percorreva anche la sua migliore amica, mentre Ryuuji aveva passato il primo mese dopo la sua assenza chiuso in casa, lavorando dal suo studio e chiamandola giorno e notte senza ricevere risposta. E Paolo? Paolo era forse messo ancora peggio di Ichirota stesso: non si vedeva più in giro, mangiava poco, sembrava sé stesso solo in campo, quando giocava a calcio. Ma poi, un po' alla volta, tutti erano andati avanti. Anche Ichirota, che, dopo aver parlato della situazione con i suoi, aveva cominciato a rivedere il lato positivo delle cose.
E poi eccola di nuovo, comparsa così come era sparita, al ristorante di Seigou alle sei del mattino. Aveva pensato molto a come reagire al suo ritorno, e ogni sua prova comprendeva urla e pianti da parte di Izumi. Eppure, rivedendo sua sorella uguale a come era partita, ogni suo proposito di urlarle contro era sparito e non aveva fatto nulla di quello che aveva programmato. L'aveva convinta ad andare a salutare tutti, ma temeva almeno quanto lei la reazione dei suoi amici. Non si fidava a lasciarla sola con gli altri,a sapeva che avrebbe dovuto affrontarli da sola e, fortunatamente, tutti gli incontri andarono a buon fine. O almeno, quasi tutti.
Con il ritorno della sorella, Ichirota aveva scoperto un po' alla volta che, in realtà, Izumi non era per niente come prima. Era molto più insicura, meno determinata e timorosa di ferire le persone e, in qualche modo, sembrava più matura che mai. Ma nonostante il discorso maturo e sincero che era riuscita ad esporre a Paolo, il premio non era arrivato: Paolo non l'aveva perdonata, e Ichirota aveva intenzione di parlargli. Non poteva vedere sua sorella ridotta a quel modo. Non poteva permettere che fuggisse di nuovo.
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Ci mise diversi minuti a ricordarsi in quale appartamento alloggiava Paolo con la squadra Italiana, e quando lo scoprì nessuno era in casa. Ciò gli scocciò non poco, ma decise immediatamente di mandargli un messaggio, al quale rispose pochi minuti dopo:
Tu:
Devo parlarti, sei a casa?
Paolo Bianchi:
Torno dagli allenamenti, arrivo.
E nel momento in cui ripose il telefono, Paolo era davanti a lui. Era già qualche settimana che non lo vedeva, e sembrava molto più alto di come ricordava: per quanto si sentisse alto in compagnia di Izumi, che di per sé era alquanto bassa, era in realtà abbastanza basso al confronto con Paolo. Ma prima ancora dell'altezza, lo colpì lo sguardo vitreo e quel sorriso, così falso e ampio che ad Ichi si spezzò il cuore.
-Ehi, Kaze, come stai? Aspetta, ti faccio entrare.-
-Scusa il poco preavviso, la squadra è con te?-
-Sono a cena, non preoccuparti. Entra, ti offro qualcosa?-
-No, grazie, sono a posto.-
Paolo lo fece accomodare, e mentre lo invitava a levarsi le scarpe, Ichi si guardò attorno: non aveva visto l'appartamento di Paolo più di due volte, ma sapeva che qualcosa era cambiato. Le pareti erano coperte di bandiere italiane firmate da chissà chi e c'era addirittura una lastra di legno con disegnata una pizza e delle parole indecifrabili, probabilmente in italiano. Eppure, Ichi notò che tutto era uguale a come lo ricordava, e quando Paolo lo condusse in salotto notò pure la foto incorniciata raffigurante l'italiano e Izumi abbracciati, durante quel weekend di tanti anni prima. Paolo sospirò, attirando la sua attenzione.
-Senti, lo so perché sei qui. Ed è lecito ciò che vuoi sapere.-
Paolo avrebbe continuato, mentre gli passava un controller della play (come quando erano ancora agli albori della loro conoscenza) ma Ichi decise di mettere le cose in chiaro:
-Paolo, aspetta. Io, e anche lei, capiamo come ti senti. Ed è comprensibile il tuo comportamento. Ma ciò che voglio sapere è: è davvero finita?-
Paolo rimase impassibile e in silenzio, mentre accendeva la TV, e Ichirota capì che giocare lo avrebbe aiutato a parlare, così attese che iniziasse il gioco.
-Scegli una squadra.-
Gli sussurrò Paolo, mentre digitava l'Italia come giocatore 1. Quando la partita iniziò (Italia contro Giappone) Paolo iniziò a parlare:
-Non voglio che sia davvero finita, no.-
Ichirota non disse nulla, consapevole che avrebbe continuato a parlare, ma rischiò di urlare quando Paolo fece goal sotto i suoi occhi.
-Ma non posso lasciare scorrere tutto. Tu sai bene quanto sia stato difficile per me. E poi l'ho pure incontrata per caso, neanche per sua volontà...-
-Questo lo capisco, ma ciò che voglio sapere è...-
-Se la perdonerò?-
Paolo mise in pausa la partita e guardò verso la foto. Se Ichi avesse potuto udire i suoi pensieri e vedere ciò che vedeva lui, avrebbe probabilmente pianto come quelle ragazzine che andavano al cinema a vedere commedie romantiche.
-Certo che lo farò. Non riuscirò a starle lontano...-
-E allora perché lo fai? Perché non torni ora da lei?-
Paolo scosse la testa, abbassando lo sguardo. Se Ichirota si fosse avvicinato, avrebbe notato che stava piangendo. Ma quando parlò, la sua voce era ferma.
-Non posso, non sono abbastanza forte.-
Ichi non cercò di convincerlo, ma non se ne andò prima di sera, dopo aver cercato di tranquillizzarlo.
-Quando credi che sarai pronto?-
-Non lo so. Dammi almeno... Almeno tre mesi.-
La storia si conclude qui (per ora), per davvero. Mi dispiace avervi fatto aspettare tanto per questa specie di epilogo, ma spero ne sia valsa la pena. Quando (e se) avrò terminato di scrivere il sequel, spero siate pronti per aggiungerlo alla biblioteca. A presto💕
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