N•I•N•T•H
Izumi ricordava che la prima frase che le aveva rivolto Maya riguardava il suo modo di vestire, e lì Izumi era certa non avrebbe mai voluto avere a che fare con lei. Poi, una cosa tira l'altra, erano arrivate lì. L'una, distrutta dalla scomparsa della prima, che cerca per lo meno di capirne il motivo e l'altra, spaventata da un futuro fin troppo vicino, intimorita dalla sua stessa risposta. Maya lo aveva detto con tono calmo e senza vincoli, ma Izumi sapeva che pretendeva una risposta immediata, e questo non riusciva a sopportarlo. Pensò più volte a come cambiare argomento, ma ben presto capì di non avere scampo: Maya voleva sapere. Izumi sospirò e fece per rifarsi la treccia, ma quel movimento venne bloccato da Maya. Guardandola, Izumi la vide più severa e determinata che mai:
-Smettila di nasconderti dietro alla ragazzina strafottente e senza costrizioni che hai sempre voluto essere e dimmi perché hai deciso di lasciare tutto e di fuggire una seconda volta.-
Izumi strattonò la mano di Maya, sciogliendosi dalla presa e voltò lo sguardo dall'altra parte, stringendo le labbra:
-Non sono fuggita.-
-Oh, si che lo hai fatto. Chi è stato a farti incazzare tanto, eh? È stato Paolo?-
Izumi non rispose e strinse i pugni, Maya intuì da sola la risposta:
-Oh, suvvia! Paolo è buono come il pane! La cosa più spaventosa che poteva chiederti era di accompagnarlo alla sua prima partita nelle nazionali!-
-E non è abbastanza spaventosa, secondo te?-
Ribatté finalmente Izumi, superando il tono di Maya e voltandosi verso di lei, ormai completamente fuori di sé:
-Io non sono come voi, Maya! Il futuro mi fa paura, okay? Come dovevo sentirmi quando hai detto di avere tutta la tua vita già programmata, quando Paolo ha finalmente raggiunto tutti i suoi sogni, quando Ichi ha ammesso di sentirsi completamente appagato dalla vita, quando Ryuuji ha deciso di adottare un figlio?-
Maya aveva perso il suo sguardo severo, ed ora il suo viso somigliava tanto a quello di una madre durante uno dei drammi adolescenziali del figlio quindicenne. Cominciando a prendere lunghi respiri, il tono di Izumi si calmò:
-Come credi che mi sia sentita? Le persone più importanti della mia vita avevano già tutto quello che avevano sempre voluto e io... Non riuscivo a starvi dietro.-
-Potevi parlarmene, Izumin...-
-No, non potevo.-
Izumi si alzò dal divano e prese a camminare avanti ed indietro:
-Come avrei potuto? Non potevo certo chiedervi di rallentare, no?-
-E credi che fuggire sia stata una scelta saggia?-
Maya si alzò a sua volta, parandosi davanti ad Izumi e fermandola per le spalle. Izumi non riusciva a guardarla negli occhi.
-La gente fugge quando si sente minacciata.-
-Ed io mi metto il fondotinta quando mi si vedono le occhiaie! Per l'amor del cielo Izumi!-
Sbottò Maya facendole alzare lo sguardo. Izumi inarcò le sopracciglia e le mostro il suo viso con gesto della mano:
-Cosa?-
-Niente trucco, niente fondotinta. E lo sai perché?-
Izumi scosse la testa e Maya le sorrise:
-Perché qui, dove mi sento a casa, sono circondata solo dalle persone che amo, e non mi interessa essere meno bella del solito.-
Izumi abbassò lo sguardo, nascondendo un sorriso.
-Sarebbe stato troppo difficile per me, Maya...-
-Non se lo avessimo affrontato insieme.-
Izumi, sentendo che stava per scoppiare, abbracciò l'amica con tutte le sue forze e solo quando ebbe nascosto il viso tra le braccia lasciò che le lacrime scendessero. Era una specie di piccolo accordo, per loro. Quando una aveva bisogno di piangere, l'altra doveva fingere di non vedere le sue lacrime né sentire i suoi singhiozzi. Era una regola che per entrambe aveva sempre funzionato, ma quella volta, Izumi si staccò dall'abbraccio con il volto ancora bagnato:
-Non avrei potuto vivere sapendo di aver rallentato il raggiungimento della tua felicità, ma... Sapere di averlo fatto comunque mi fa sentire ancora peggio...-
-Izumi, ora sei qui. Ciò che conta è questo. Ma prima di abbracciarmi di nuovo fammi mettere il fondotinta, ti prego.-
Izumi rise ed annuì.
-
-Non hai ancora parlato con Paolo? Sei nella merda, Izumin.-
-Oh, grazie, ora mi sento molto più tranquilla.-
Izumi alzò gli occhi al cielo, mentre Maya le mostrava l'ennesima maglietta color panna assolutamente uguale dalle altre magliette color panna che le aveva mostrato in precedenza:
-Credi che ci stai meglio questa o quella con i bottoni? Conta che i pantaloni sono in pelle, lunghi fino al polpaccio.-
-Credo che sia esattamente uguale a quella di prima.-
Le rispose Izumi, ridendo dell'esasperazione sul volto della sua migliore amica.
-Ah, non mi convince, andiamo in un altro negozio.-
-Ancora?-
-È il mio primo giorno libero dopo due settimane, pretendo di rilassarmi.-
Izumi non lo avrebbe chiamato "rilassarsi" ma era troppo felice di stare di nuovo con Maya per lamentarsi del male che le facevano gli anfibi dopo due ore di giri per negozi. Così, seguì Maya nell'ennesimo negozio di abbigliamento, senza che questa dovesse costringerla ad entrare. Era bello rivivere quel clima tranquillo e sereno di tanto tempo prima, senza che ci fosse nulla a interrompere la loro quiete.
-Ti piacciono queste scarpe?-
-Mi sembrano molto alte...-
-Sciocchezze, con una decina si cerotti per vesciche imparerai a camminarci tranquillamente. Ora cerchiamo un bel vestito con cui abbinarlo.-
-Ma per che cosa, esattamente?-
Maya le rivolse un sorriso malizioso e finse che la domanda non fosse per lei. Ma quando Izumi ripeté una seconda volta il suo interrogativo, Maya alzò gli occhi al cielo:
-Tra una settimana ho una cena con i colleghi e ho appena deciso che verrai anche tu. Quindi vedi di trovare un bel vestito, possibilmente colorato.-
-Mi chiedi l'impossibile.-
-Oh, lo so bene.-
Maya afferrò una gruccia, ispezionò l'abito e lo rimise al suo posto.
-Ma sono certa che riuscirò nell'impresa.-
E detto questo la trascinò verso l'uscita, dove, molto aggraziatamente, Izumi pestò il piede a qualcuno:
-Oh, mi scusi tan...Paolo?-
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