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F•R•I•E•N•D•S

Il profumo del caffè era esattamente come lo ricordava: amaro e pungente, ma che chiede delicatamente il permesso di invadere l'aria attorno al locale. Izumi si guardò attorno, con malinconia. Il pavimento era sempre lo stesso, un parquet marroncino, liscio e pulito, ma i tavoli non erano più di legno scadente: insieme alle sedie, i rettangoli marroni erano stati sostituiti da tavolini da caffè circolari appoggiati su tre piedi di ferro argenteo, e le sedie erano di alluminio colorato. Il bancone era lo stesso di tanto tempo prima, ma coperto da una tovaglietta blu elettrico, decorata con ghirigori arancioni. Il cuoco, che se ne stava seduto dietro al bancone, indossava una giacca viola, occhiali scuri circolari e una bandana violetto in testa. Izumi sorrise nel notare un ciuffo di capelli bianchi da dietro la bandana, e si avvicinò al bancone, trascinandosi dietro il trolley. Per fortuna, il locale era completamente vuoto, forse perché erano solo le sei di mattino. L'uomo alzò lievemente il capo e gli occhiali produssero uno strano luccichio, posandosi su Izumi, la quale si sedette davanti a lui:

 -Izumi?-

-Sono tornata, Seigou-san.-

 Seigou si pulì gli occhiali neri sul grembiule, il suo viso non lasciava trasparire alcuna gioia, ma Izumi non se la prese e fece un gran sorriso quando l'uomo si alzò dal bancone chiedendole: 

-Hai fame? Ramen?-

Izumi lo ringraziò ed annuì. Approfittò dell'uomo girato di spalle per abbandonare il sorriso. Aveva intenzione di chiedere nei dettagli cosa era accaduto in quegli ultimi... quanti? Due anni? Ichi come stava? Maya aveva chiarito con suo fratello? E Hiroto aveva chiesto a Ryuuji di convivere? E Marghe se ne era fatta una ragione? E Paolo? Chissà come stava... Lo aveva visto vincere le semifinali europee pochi mesi prima, in una vecchia TV di un Hotel Parigino ma... Non voleva scoprire tutto dal telefono, e quello era anche il motivo per il quale aveva cancellato ogni social dal cellulare. Dopo diversi minuti di silenzio, dominato solamente dal rumore dell'acqua che bolle, Izumi sospirò e si decise a parlare, optando di chiedere per prima cosa come stava l'uomo davanti a lei:

 -Come sta, Seigou-san? Passa ancora tanto tempo in ospedale?-

 Seigou annuì, ma non si voltò a guardarla.

 -Grazie a qualche ultimo apparecchio elettronico gli attacchi sono diminuiti, ma sono ancora un po' acciaccato. E tu? Dove sei stata tutto questo tempo?-

Izumi afferrò le due bacchette che si trovavano sulla tovaglietta e le spezzò con un rumore sordo, poi le riappoggiò di fianco al gomito e lasciò scivolare il mento sulla mano.

 -Italia. Spagna. Inghilterra. Perù. Canada. Francia. Ho assaggiato cibo, fatto foto, conosciuto lingue e gente...-

-E chiamare era troppo difficile?-

 Nè Seigou nè Izumi si erano accorti della porta scorrevole che si apriva ed entrambi si voltarono sorpresi verso l'interlocutore: felpa arancione flash, capelli blu elettrico lunghi e lisci sciolti sulle spalle, occhi arancio dal taglio europeo ma viso dai lineamenti delicati, che però sembravano indurirsi a causa dell'espressione irritata che aleggiava sul suo volto. Izumi sgranò gli occhi nel vedere il fratello e si voltò velocemente verso il balcone, ostruendolo dalla sua visuale. Udì, però, il fratello che si avvicinava a lei e spostava uno sgabello, sedendosi al suo fianco.

 -Beh? Non dici niente?-

 Izumi ebbe paura del suo tono confuso e non più irritato. Aveva paura che ce l'avesse con lei, che non capisse la necessità della sua fuga. Ingoiò l'amaro boccone di un possibile odio nei propri confronti e alzò il capo verso il fratello. Quasi scoppiò in lacrime nel vedere la sua espressione gioiosa e sull'orlo delle lacrime, e non più irritata o delusa.

 -Ichi...- 

Sussurrò, prima di lanciarsi contro di lui e stringerlo in un abbraccio, che Ichirota non tardò a ricambiare. Seigou uscì sul retrò, spegnendo i fornelli e lasciandoli a piangere da soli, l'uno tra le braccia dell'altra. Izumi chiuse gli occhi quando Ichirota le baciò i capelli, e si lasciò andare a leggeri singhiozzi, pulendosi il viso nella manica più volte.

 -Niisan, io... Mi-mi dispiace, non...-

-Mi sei mancata, Oneechan. Sei mancata a tutti.- 

Il cellulare le vibrò nella tasca e Izumi sentì il cuore incrinarsi quando sentì la mano di Ichirota farlo scivolare fuori. Si staccò per vedere cosa stesse per fare e Ichirota rifiutò la chiamata, riponendo il telefono sul bancone.

Maya, (341 chiamate perse)

Izumi si asciugò dal volto le ultime lacrime e i singhiozzi cessarono lentamente. 

-Cosa... Cosa è successo, mentre ero via?-

 Trovò finalmente la forza di parlare e il fratello sorrise un po', afferrando la ciotola di ramen posata sul bancone e tendendole le sue bacchette: 

-Non molto, in realtà. Cioè, molto, ma solo annunci e nulla di fatto.-

 Izumi aggrontò le sopracciglia e inclinò il capo. Ichirota si spiegò meglio: 

-Hiroto ha chiesto a Ryuuji di sposarlo, pochi mesi fa... Ma volevano aspettarti, per la cerimonia. Paolo è stato chiamato per i Mondiali, Maya e Terumi hanno chiarito, più o meno, e...-

 Izumi ingoiò il boccone di ramen che si era portata alle labbra e sentì le lacrime tornare alle sue cavità oculari. Il nome di Paolo le aveva fatto male, così come l'essersi persa il fidanzamento dei suoi migliori amici e la riappacificazione di Maya con il fratello. Ichirota posò la ciotola sul banco e le prese una mano, stringendola. 

-Credi di sentirti pronta per rivederli tutti?-

 Izumi scosse la testa, e ricominciò a piangere. Le sembrava di sentire Fubu che le diceva di sorridere, di tranquillizzarsi. Le sembrava di vedere Goenji che annuiva e prendeva la mano dell'albino, come per rafforzare la sua affermazione. Le sembrava di vedere Suzuno e Nagumo che le dicevano di smetterla di piangere, perché le donne in lacrime rimorchiavano poco. Le sembrava di vedere Endou, mano nella mano con Ichi, che la abbracciava e le chiedeva dove era stata, cosa aveva fatto... 

-Mi odieranno, vero?-

Ichirota sorrise e scosse la testa, per poi afferrare il trolley della sorella e prenderle la mano, accompagnandola all'uscita. 

-Ma come sei sopravvissuta con solo una valigia, scusa?- 

-C'è questo magico aggeggio chiamato "lavatrice", sai?-

-Mi hai portato un souvenir, almeno?-

-Oh, certo, delle escargot avanzate andate a male.-

-Lo sapevo! Mia sorella va in vacanza e non mi porta niente!-

Izumi rise e si asciugò gli occhi, poi gli strinse la mano.

-Okay, andiamo. Voglio vedere i miei amici.-

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