Prologo: Hina
Anno 2876;
Ricercatrice Hina Jupiter.
Sono nata quando ormai il genere umano aveva conquistato gran parte delle stelle da esso conosciute. I miei genitori mi raccontavano sempre una storia incredibile: dopo esser stati quasi sterminati da un meteorite, il genere umano riuscì a trovare minare su di esso un materiale completamente sconosciuto; un vero e proprio minerale alieno si può dire.
Con esso l'intera umanità fece un balzo nel futuro di migliaia di anni in ambito scientifico, portando l'evoluzione su livelli incalcolabili.
Ora è una delle potenze più forti in tutto l'universo, specialmente dopo esser riuscita a creare colonie ovunque in questa distesa di stelle infinità. Se penso che nell'80% delle galassie conosciute dalla Federazione Multiplanetaria vi siano presenti loro colonie, mi fa rabbrividire un po'.
Sono diventata una ricercatrice dopo la morte dei miei genitori, uccisi durante una delle loro ennesime spedizioni. Per quanto fossi furiosa nei loro confronti, decisi comunque di raccogliere il loro sogno, vogliosa di realizzarlo per dimostrare ad entrambi che avrebbero potuto benissimo portarmi con loro, che avrebbero potuto evitare di abbandonarmi a me stessa in quel modo.
Affrontare un viaggio del genere, in mezzo a pianeti a me completamente sconosciuti e soprattutto ostili?
Da dove l'avevano tirata fuori questa pazzia?
Ma a che stavo pensando io poi, nel seguirla?!
Decisi però di continuare lo stesso...ma non fu così facile..
Rischiare la vita così tante volte per fare solo pochi passi in avanti, mi ha fatto capire che il mio più grande nemico era il tempo. Rischiavo di diventare vecchia ancor prima di arrivare a metà della cosa.
Scelsi quindi di lasciare alle spalle la mia umanità, modificando completamente il mio corpo con fibre e meccanismi sintetici, diventando immortale, bloccando l'invecchiamento e permettendomi di affrontare situazioni pericolose o ostili in maniera più facile.
Grazie a questo mio radicale cambiamento sono finalmente riuscita nel portare a termine ogni singola spedizione.
Ed eccomi qui, 147 anni dopo, ad osservare il mio riflesso sul vetro della capsula di fronte a me. Il collegamento neurale è stato completato con successo, entro domani i miei occhi potranno osservare la forma ideale che il mio cervello avrà dato al mio nuovo partner, quello per cui ho faticato così a lungo.
Pensavo di provare più...come dire...emozioni egoistiche. Come se finalmente potessi urlare alla foto dei miei genitori che nel riuscire in un'impresa del genere non erano stati loro. Ma io.
Però...sono felice. Gli unici sentimenti che sto provando al momento sono un grande senso di soddisfazione, e parecchia ansia a dirla tutta.
Non vedo l'ora che sia domani!
Il mio turbinio di pensieri viene subito interrotto dai miei occhi che iniziano a farsi pesanti, sono rimasta attiva per tre giorni di fila pur di preparare tutto in modo perfetto. Forse è il caso che io mi riposi un po', me lo sono meritato in fondo.
Inizio a chiudere sempre più spesso le palpebre, restando ancora un po' vicino alla capsula.
La mia curiosità è troppo grande, cerca di non farmi crollare a quanto pare..
Ben presto però finisco col ritrovarmi sdraiata sul vetro di essa, cadendo in un sonno profondo.
Ora come ora voglio solo che il tempo passi in fretta..
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