53 -Intenzioni-
Ricordi la fretta di quei giorni? Ci aveva intrappolati. Pur contro la nostra volontà, è stato meglio così: tutto doveva passare velocemente senza darci il tempo per riflettere su quel che facevamo.
Di più, sempre con maggiore forza, essere spinti in avanti stava per farti cedere, ma le tue mani bloccavano la caduta posandosi sulla mia schiena. Pesavi sul mio corpo, tra il tepore del respiro e la freddezza delle lacrime, per poi addormentarti notte dopo notte, lasciando libera, pezzo per pezzo, la parte debole che oramai mostravi.
《Non puoi stare solo, stai con me.》
Ti avevo detto così, impulsivo, sì, tuttavia abbastanza sicuro non nel chiedertelo, ma nel desiderarlo da convincerti. Altrimenti, cosa avresti fatto? Le stanze di quell'appartamento erano troppo vuote, troppo grandi per una sola persona, il divano troppo spazioso, i posti a tavola erano in eccesso. Non ho mai voluto obbligarti, ma non avrei potuto accettare un no come risposta.
Ti ho visto rifiutare di dare un'ultimo sguardo indietro, lo ricordo, con una valigia al fianco, uno zaino in spalla ed una pesante borsa da cui spuntavano i titoli degli ultimi numeri comprati in fumetteria e alcuni videogiochi, mi hai fissato assente. Un giorno saresti tornato, non é stato un addio, ma un arrivederci molto difficile da dire. Avevi lasciato che prendessi parte del tuo carico, mi avevi preceduto all'ingresso, ma senza attendermi ti eri fiondato fuori, lungo il corridoio, ho sentito i tuoi passi riecheggiare, e lì ho capito: spettava a me chiudere la porta, girare la chiave e riporre quest'ultima in un cassetto.
Non avevi ancora dimenticato, il tempo era stato poco, perciò scusami se, nel mettere il lucchetto, non l'ho fatto bene, e se, una volta arrivati a casa mia, ho appeso quel portachiavi vicino agli altri. Non ho mai voluto che fuggissi, per questo l'ho fatto: desideravo che sapessi di avere ancora qualcosa oltre a me.
Sette giorni non bastarono, venti nemmeno, così trascorse un mese ed il cerchio attorno al riquadro del numero ventitrè dicembre, un martedì, risaltava sul calendario appeso in cucina mentre lo osservavo prima che un rumore metallico rompesse il silenzio e voltandomi vidi una chioma disordinata vicino al lavandino.
Ti capitava spesso di essere maldestro, ma in quel periodo, ad un passo dalle vacanze natalizie, le tue disattenzioni erano andate aumentando di giorno in giorno.
La tazza non era caduta, l'avevi afferrata appena in tempo, un secondo di ritardo ed il danno sarebbe stato fatto.
Guardando solo la tua schiena, sotto quella felpa giallo ocra pareva nascondersi un corpo esile e, fui dispiaciuto di ciò, l'impressione era lo specchio della verità. Ti stavi trascurando nonostante i miei rimproveri, non mangiavi molto, non dormivi molto, ti limitavi da settimane a bere tè ogni pomeriggio, spiluccare qualcosa durante i pasti ed ingurgitare quello che io ti preparavo; forse pensavi di offendermi se non avessi almeno assaggiato i miei piatti, la realtà non era questa, ma non osavo dirti nulla poichè, anche se non con entusiasmo, mangiavi.
Allora pensai tra me e me di aver denticato qualcosa quella mattina, qualcosa di veramente importante.
Le mie gambe, ancora intorpidite dal sonno, si mossero verso di te con passo felpato. Le dita scivolarono tra la stoffa e la tirarono, le braccia ti circondarono, il tuo mento fu alzato, il collo seguì i miei movimenti ed infine presi abbastanza coraggio da darti un bacio.
Assaporai le tue labbra morbide e ti strinsi per poi posare la testa sulla tua spalla concedendomi un po' di calma. D'un tratto ti voltasti per affondare il naso tra le mie ciocche bionde e bearti delle mie premure.
《Ancora assonnato?》mi domandasti portando il palmo ad accarezzarmi la guancia. Mi ci strofinai piano contro e chiusi gli occhi.
《No, non proprio.》dissi premendo attorno al tuo busto e facendo in modo che avvertissi la mia presa attorno ai tuoi fianchi.
Mi ritrovai a sorridere.
《Quando torneremo, saremo soli.》ti sussurrai. Percepii il tuo improvviso imbarazzo, perciò chiarii subito come stessero le cose.
《Voglio portarti in un posto, non andare a pensar male, sempre che tu non voglia che lo faccia anch'io.》sussurrai.
Rabbrividisti, stavi per dire qualcosa, quando un colpo di tosse ci colse di sorpresa.
《Già a fare i preparativi per la festa?》chiese mia madre.
《Festa?》
《Andiamo, io e tuo padre torneremo domani, non nascondermi nulla, so che hai qualcosa in mente.》con la coperta attorno alle spalle, prese a fissarci tranquilla mentre stava appoggiata allo stipite della porta a sorseggiare il tè.
Nessuno rispose, ma le rivolsi uno sguardo più che comprensibile: niente domande. Avevo qualcosa in mente, ma non desideravo di certo rovinarti la sorpresa.
Lei scosse la testa e, finito di fretta quel che rimaneva nella ceramica, andò a posare quest'ultima sull'isola della cucina.
《Allora uscite tra poco?》
《Sì...ecco, a dire il vero stiamo per uscire.》risposi afferrando i nostri cappotti posati su di una sedia.
Ci vestimmo sotto i suoi occhi, ci accompagnò fino all'uscita ed eravamo in procinto di oltrepassare l'uscio proprio quando lei ci diede due colpetti sulle spalle.
Strofinò insistentemente il pugno sulla mia testa e mi diede un buffetto, cosa che odiai, ma tu ridesti e la lasciai fare. Mise in ordine, in modo che non sembrasse un ammucchio di stoffa, la sciarpa attorno al collo per poi rivolgersi a te.
《Sempre disordinato.》osservò risistemandoti qualche ciocca; estrasse qualcosa da una tasca e lo depositò sulla tua testa. Una morbida lana beige la circondava e ti teneva finalmente al caldo. Ti stava bene quel cappello.
《Ecco qua.》soddisfatta, mia madre aggiustò le spalle della tua giacca e fece qualcosa che, più di tutto, ti mozzò il respiro.
Restai bloccato solo per vederti rilassare poco a poco, dopo la rigidità iniziale, nel suo abbraccio. Una volta scostata, la tua espressione pareva migliore, forse più allegra e confortata.
《Sembri cresciuto, ma quell'idiota di mio figlio si ostina a voler restare il più alto.》sollevò l'angolo della bocca mentre si guadagnava un'occhiata torva da parte mia.
《Partiremo prima di pranzo, non fate tardi. Mi raccomando, state al caldo e niente battaglie a palle di neve.》ci disse come se fossimo ancora dei bambini piccoli.
Annuimmo con convinzione e ci dirigemmo all'esterno, al freddo, sotto la neve. Mi affrettai ad aprire l'ombrello, ci girammo verso l'entrata.
《Su andate, io vado a buttar giù dal letto tuo padre.》detto ciò, scomparì dietro la porta. Così ci incamminammo, un po' lenti, un po' veloci, discutendo del carattere particolare di mia madre.
《Ti assomiglia, sul serio!》esclamasti mentre stavamo passando davanti ad una vetrina.
Io sbuffai ed il mio fiato congelò nell'aria.
《Però tu hai un non so che di diverso.》
《Che cosa?》
《Sei più...tenero.》
Ridacchiai spintonandoti con la spalla.
《Lo dici solo perchè sai di darmi fastidio.》
Rispondesti al mio colpo spostando il tuo peso contro di me.
《In parte, ma lo penso veramente.》
《Ah, che devo fare con te?》dissi portando un braccio a circondarti e tenendoti vicino.
《Sei arrossito.》affermasti certo di quel che dicevi.
《No.》
《Sì.》
《Assolutamente no.》
《Invece sì, dovresti vederti.》
Camminammo ancora, il giusto per raggiungere l'inizio di una via stretta, famigliare e tranquilla; ci lasciammo alle spalle il traffico della città per dirigerci davanti a quel piccolo locale, il nostro. Aprii la porta e ti feci passare, subito una mano iniziò a muoversi dal bancone mentre una chioma rossa spuntava tra la gente.
《Deku! Katsuki!》Naomi ci salutò energicamente con un ampio sorriso e sia io che te non potemmo fare a meno di ricambiare.
《Siete i primi ad arrivare.》ci informò.
《Immagino che gli altri arriveranno in ritardo.》pensò ad alta voce portandosi la mano a fare da appoggio al mento per poi illuminarsi e rivolgersi a noi. Posò i palmi sul ripiano e ci osservò.
《Allora, prendete il solito?》annuimmo.
I minuti non sembrarono mai così lenti come quel giorno, portavano quiete, poi, poco a poco, indefiniti ripensamenti che presto si fecero consistenti. Il brusio che ci circondava stava passando in secondo piano, ma io cosa potevo fare? Ti stavo tenendo la mano, seduto al tuo fianco, a quel tavolo in fondo, solitario, mi era concesso solo questo. Avrei dovuto essere di nuovo uno spettatore, mi arresi all'idea ancora una volta. I miei occhi si focalizzarono sul tuo profilo, in un'attesa che cessò quando le tue labbra tremarono quasi impercettibilmente. Presi un grande respiro assieme a te nel momento in cui trattenesti una lacrima e sbattesti le ciglia come a volerla scacciare; la stavi solo soffocando, eppure io non avevo la forza di ripetertelo. Naomi non era da meno, ti aveva rivolto solo uno sguardo prima di dedicarsi agli altri clienti, ma tu avevi sentito le sue iridi pesarti addosso, seppur non quanto le mie, e ne eri stato intimorito, lo avevo capito dal tuo modo di fare frettoloso, da come ti fossi zittito in pochi secondi.
Era stata discreta ed io avrei apprezzato se avesse anche solo provato a non darti più considerazione del dovuto, perchè non avevi bisogno di comprensione, nè di essere compatito, necessitavi solo di un appoggio, di ciò che io ero stato per lunghe settimane. Stava bene a quel modo, oramai non mi aggrappavo più all'illusione che fosse solo questione di tempo, che dopo avresti continuato a camminare senza aiuti, solo al pensiero provo ribrezzo verso me stesso poichè sono stato ingiusto a considerare tutto passeggero. Come il vento di quell'inverno, ogni ricordo avrebbe lasciato il proprio segno. Strinsi le tue dita quando i loro passi si avvicinarono e tu parvesti esserti svegliato all'improvviso sollevando di scatto la testa e sbrigandoti a tastare le guance alla ricerca di una qualche traccia umida. Niente, non poteva esserci altro se non pelle pallida e tirata, tenere chiazze di lentiggini ed un sorriso appena accennato.
Momo fu la prima a raggiungerci, con passo veloce, e a prendere posto di fronte a noi.
《Ciao.》ci disse con una delicatezza che apprezzammo entrambi.
Tu non rispondesti, ma le dedicasti uno sguardo più che grato per il tono che aveva utilizzato, quello giusto, non troppo alto, non troppo basso da parere compassionevole.
Ochaco arrivò poco dopo e lei riuscì ad imitare quasi alle perfezione Yaoyorozu, così fecero tutti, vi fu chi ci riuscì di più, chi di meno.
《Avete visto il pandoro che hanno in vetrina?! È farcito ed è una meraviglia!》la voce di Mina si fece sentire tra le tante dei nostri compagni scatenando un'accesa discussione su quale farcitura fosse meglio. Lei aveva questo strano potere di coinvolgere tutti in certi discorsi assurdi, cosa che stranamente apprezzati poichè attirò la tua attenzione anche se, nonostante le risate, le battute, i racconti, le tue dita, di tanto in tanto, continuarono a stritolare le mie. E nessuno vedeva quel gesto, celato, sotto il tavolo di un locale affollato.
La prima mezz'ora trascorse e via parlando i dolci furono mangiati, le parole esaurite.
《Ragazzi, il regalo.》Shouto restava il solito, con la sua voce pacata, parve voler ricordare qualcosa a tutti.
《Kirishima! Presto!》esclamò Kaminari. Un'atmosfera sconosciuta si venne a creare e noi non comprendemmo fino alla comparsa di un pacco nè grande nè piccolo di fronte ai nostri occhi.
Avvolto da una carta da pacchi ed un fiocco rosso, riportava due nomi scritti ordinatamente su di un lato: il mio ed il tuo.
Inaspettatamente, fosti il primo a sfiorarlo con incertezza sussurrando un "non dovevate".
《Scherzi? Lo abbiamo fatto volentieri e poi sono sicuro che cambierai idea una volta aperto.》ci ammiccò Sero. Allora tu lo prendesti per poi stringerlo al petto e mostrare sincera felicità ai nostri amici.
《Grazie.》ti precedetti nel dirlo e molti ne restarono stupiti, ma sorvolai le loro reazioni per apprezzare il tuo cambio d'umore. Mentre ti crogiolavi nel tepore del tè che avevi ordinato, mettesti da parte un po' di tensione e questo, devo dire, accadde in un istante che ancora oggi fatico a dimenticare. Non so se fu colpa del modo in cui arricciasti il naso o in cui respirasti con più leggerezza, ma ora posso riviverlo, mi basta solo abbassare le palpebre e pensarti.
Sento di nuovo quel pizzico sulle guance, lungo la schiena, quel brivido ardente che riuscivi a scatenare nel mio cuore, nato da una memoria presente seppur distante, a volte lo vorrei respingere, ma dovrei aver imparato, non credi? Non posso costruire mura abbastanza resistenti. Cedere, ogni giorno, è la strada che ho scelto.
Buona notte a tutti😅
Aggiorno in ritardo, ma aggiorno.
In questo capitolo vi è stato un ampio sbalzo temporale, da qui in poi la storia inizierà a correre, preparatevi😉.
Con la speranza che vi sia piaciuto, vi auguro buona Pasqua e tanto cioccolato❤
P.s. : perdonate se sono presenti degli errori, ho revisionato molto velocemente, darò una miglior lettura domani.
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