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Capitolo 7.

Inizia a parlare, dicendo cose incomprensibili con diverse tonalità vocali. Tuona con una voce cavernosa, maschile; poi sibila con una voce stridente femminile e ancora con voce infantile.

Imploro alla figura di smettere, coprendomi il viso con le mani.

<<Beb, vieni.>> ordina a qualcosa dietro di me.

Il mio piccolo Pof sale sulla sua spalla, fissandomi con spregio.
Alla base della porta compare la mamma del mio gattino, quella che era stata investita, anche lei priva di peli.

<<Era morta.>> sussurro, tremante.

<<Siete stati bravissimi.>> urla con voce teatrale.

Sussulto. Il gatto mi ha spiata per tutto questo tempo. Ha aperto la busta contenente la destinazione del viaggio dei miei genitori. C'entra lui quindi.

La falsa Dalia perde la sua forma e diventa lui. Non mi lascerà in pace stavolta.

Indossa una maglia nera a mezze maniche, nonostante siamo quasi in inverno, e pantaloni aderenti dello stesso colore. I capelli sono alzati di poco e la sua mascella è lievemente contratta. I suoi occhi sono castani questa volta, non percepisco più quella sensazione di vuoto che percepivo vedendoli neri.

Estrae un pezzo di carne cruda dalla tasca.

Che schifo.
Non oso immaginare cos'altro ci sia in quelle tasche.
Sono stata delicatissima tutto questo tempo con Pof, beveva solo latte ed ora lo ritrovo a mangiare cibo crudo da un'entità demoniaca.

Fantastico. Evviva i gatti.

Lo vedo finire la carne in modo avido.

<<È quello che resta di una persona che ho ucciso. Dovevo farlo sparire in qualche modo il suo corpo, non credi, piccola Morgana?.>> si lascia leccare le mani, sporche di sangue, dai gatti.

Scoppio in lacrime, sperando che tutto finisca al più presto.

Lo vedo avvicinarsi alla scrivania in legno, che ha sul suo piano il mio libro di matematica e due quaderni rosa. Si sofferma sulla loro superficie. Con le dita traccia i contorni della scritta che ho fatto mentre stavo studiando.

"Edward"

Aggrotta le sopracciglia e lascia il quaderno.

Quel nome appartiene ad un ragazzo straniero. È nella mia scuola per uno scambio culturale. Ho una cotta per lui ma non oso farmi avanti, siamo così diversi. È nella squadra di calcio quindi vado a vederlo spesso, pur restando nell'ombra.

Il demone afferra il mio portacolori e ne estrae una matita.

Alza da terra Pof, o meglio Beb, come l'ha chiamato lui, prendendolo per la pelle del collo.

Si dimena, graffiandolo.

Stringe l'oggetto nella sua mano, serrata a pugno, e lo infilza nel glabro petto dell'animale.

Un unico colpo secco, dritto al cuore.

Vedo la matita pulsare, seguendo il ritmo dei battiti cardiaci, ed il viso del gatto contorcersi in smorfie di dolore. Il suo liquido vitale, scivola via, imbrattando anche il pavimento.

Si ferma. Non pulsa più.

Le zampe si arrendono alla forza di gravità e penzolano prive di vita.

<<No.>> urlo con tutta la forza che ho in petto, girandomi dalla parte opposta e chiudendo gli occhi.

Li riapro e vedo che il ragazzo sta aprendo con forza la finestra, tenendo in mano il cadavere che, dopo pochi istanti lancia di sotto.

La mamma gatta è rimasta impassibile ad osservare.

-ALEXANDER.

La ragazza sta pulendo il pavimento.
Non ha proferito parola.
Ogni tanto si limita a singhiozzare, patetica.

Dopo la mia esibizione, mi sono seduto sul suo letto.
Ora sa di cosa sono capace.

Beb ha tentato più volte di ucciderla al posto mio.
È quella la fine che fanno i traditori.

Stringo i pugni, fino a farli diventare bianchi e, con un rapido movimento, mi alzo sulle braccia, mettendomi a sedere.

<<Morgana, ma proprio non capisci? Sono qui per aiutarti a combattere le tue paure.>> sorrido falsamente <<Io sono Andrew.>> mento.

<<Non ho bisogno di te, Andrew.>> afferma seccata.

Apre l'armadio e sistema i suoi vestiti, come se io non ci fossi.
Questa ragazza mi farà perdere la testa; prima trema di paura, poi mi ignora completamente.

-MORGANA.

Sta provando di nuovo ad ingannarmi. Mi crede cosí stupida? Dice di avere ucciso la mia famiglia, tenta di ammazzare anche me ed ora vuole aiutarmi.

La cosa potrebbe andare a mio favore.

<<Andrew, ho davvero bisogno di te.>> sospiro, sperando che non si accorga della mia recitazione improvvisata.

Viene verso di me sorridendo e, d'istinto, indietreggio spaventata.

<<Sappi che non mi freghi, ragazzina. Un passo falso e sei morta.>> prende il mio mento fra le dita, alzando il viso per costringermi a guardarlo negli occhi.

Lo colpisco con una ginocchiata, mirando alla cerniera dei pantaloni.

Si piega e serra la mascella.

<<Posso toccarti ancora.>> affermo soddisfatta.

Ha gli occhi pieni di rabbia e la bocca contratta in una smorfia di disgusto.

<<Mi stupisci, Morgana.>> mi sbatte con violenza contro le pareti fredde.

Cerco di recuperare il respiro che ho perso sbattendo la regione retrosternale.

Mi tira a sé e mi lascia cadere sul letto.
Lascio uscire un piccolo gemito di dolore.
Si posiziona sopra di me, facendo aderire il suo corpo al mio.

<<Sei gelido.>> tremo.

Blocca i miei polsi fra le sue mani ed il materasso.
Li stringe fino a farmi sentire dolore.
Ogni suo gesto mi lascia capire che è uno che ama il controllo. Tutta questa sceneggiata è per dimostrarmi chi comanda.
Distolgo lo sguardo da lui.

<<Questo gioco può farti molto male, Morgana. Non osare toccarmi.>>

Allenta la presa, come se si fosse ricordato che provo dolore.
Il cuore mi martella nel petto.

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-AlexMorgana.

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