Capitolo 3.
Degli strani versi, in maggioranza gutturali, si fanno sempre più insistenti.
Sento un peso sulla pancia ed apro gli occhi.
<<Poooof>> rido, alzandomi sulle braccia.
I suoi miagolii sono cambiati, il mio piccolo gattino sta crescendo.
Lo prendo fra le mani ed inizio ad accarezzare il suo soffice pelo, portandolo in cucina.
<<Ecco a te, signor gatto>> scherzo, imitando la voce di un maggiordomo, mentre gli verso del latte in una piccola ciotola di ceramica.
<<Ti senti bene?>> Lea fa la sua apparizione, con la sua tipica voce mattutina.
<<Ma certo, non parli mai con gli animali?>> urlo, sentendo la faccia accaldata.
Mi ha vista. È imbarazzante quando ti sorprendono a far vocine strane.
<<Siiignor gatto>> mi prende in giro, imitando la mia voce, senza rispondere alla domanda.
Inizia la canzone "A Natale puoi", la mia originalissima suoneria.
Il mio telefono sta squillando.
<<Quando ti deciderai a cambiarla?>> ride di gusto.
<<È per l'atmosfera natalizia>> aggrotto le sopracciglia ed abbozzo un musetto.
Rispondo fissando Pof che inizia ad agitare la coda.
<<No è impossibile, non sono i miei genitori. Loro sono partiti ieri>> rispondo calma.
Lea mi guarda. Sembra preoccupata.
Io no, sono tranquilla.
Il segretario Rashid, grande amico di mio padre, mi sta dicendo che c'è appena stato un incidente aereo nel deserto Egiziano.
La mia famiglia però è partita ieri.
<<COME? PARTITI OGGI? SI SBAGLIA>> inizio ad urlare, camminando nervosamente per la piccola sala.
Il mio gatto si gira e mi sorride, girando la testa da un lato, con un sorriso pieno di cattiveria.
<<Lea, allontanalo>> tremo.
<<Dammi il telefono, ti stai agitando>> risponde, alzandosi dalla sedia.
Tende il palmo della mano verso di me, per invitarmi a darle il telefono ma, il mio sguardo è fisso sull'animale che si sta avvicinando guardingo.
Inizia a strisciare intorno alla mia gamba, fissandomi.
<<Lea, toglilo. LEA>> il mio respiro si fa sempre più forte.
Riesco a sentire il cuore pulsare nella mia gola.
Passano cinque minuti.
La mia amica ha continuato la telefonata per me.
La chiamata termina.
Il silenzio mi divora l'anima e la paura fa lo stesso col cervello.
<<Morgana, è un gatto, calma>> mi stringe appena, con pochissima forza.
<<Dov'è la mia famiglia?>> balbetto, agitando i capelli dietro la testa.
<<Sono partiti oggi. Hanno avuto un incidente, mi dispiace, risultano fra i dispersi>> mi ritrovo fra le sue braccia.
Mi stringe accarezzandomi i capelli.
Inizio a singhiozzare, serrando i pugni contro la sua maglia.
<<Ascolta, quel Rashid vuole il posto di tuo padre. Io non gli credo>> vedo la sua mascella indurirsi.
Smetto di piangere e mi asciugo con la sua maglia.
<<Non sono stati ritrovati. Hanno ritrovato l'aereo ma non loro. Potrebbero essere in qualche aereoporto, aver perso il volo...>> sorride amaramente.
Continuo a singhiozzare.
<<Non possiamo arrenderci MegMeg, no?>>.
<<No>>.
Prendo nuovamente il lembo della sua maglia e lo porto al viso.
<<Vuoi pulirti anche il naso o cosa? Si da il caso che io l'abbia pagata un botto>> mi tira uno schiaffo sulla mano.
Non rispondo. Penso alla mia famiglia.
<<Andró a fare le varie denunce e continueremo le ricerche per conto nostro. Non disperare>> mi bacia la fronte.
Andrò a scuola. Non può essere vera la notizia. I miei genitori sono vivi, lo sento.
Loro sono partiti ieri, non oggi.
-ALEXANDER.
<<Farsi aiutare da un mortale. Sei caduto in basso, Sulfus>>.
È con il petto premuto contro il muro, mentre continuo a spingermi contro le sue spalle.
Lo sto colpendo a ripetizione, assestandogli colpi mirati alla colonna vertebrale.
Le sue grida di dolore invadono ogni angolo dell'umida cella.
<<Alex>> sibila.
Lo afferro con forza, prendendolo dal collo e lo sbatto con violenza sul pavimento gelido.
Resto a fissarlo per un po' ed esco dalla stanza.
La ragazza è di mia competenza. Guai se osa precedermi.
-MORGANA.
Vedo Lea vestirsi. È proprio un maschiaccio. I riccioli biondi sono l'unica cosa che la fanno sembrare una ragazza.
Indossa una camicia a quadri, un pantalone nero ed un cappello.
<<Faró colpo su Molly>> si vanta.
<<Tiratela di meno, nemmeno su Pof fai colpo>>.
<<Perchè volevi che lo allontanassi?>> mi guarda, sistemandosi i bottoni della camicia.
Una figura nera compare dietro di lei, si porta l'indice alla bocca.
<<Sh>> sorride malignamente, con una smorfia demoniaca.
Per un attimo rimango paralizzata.
Urlo con tutta la forza che ho in petto e mi lancio su Lea, coprendomi interamente il volto.
Tremo fra le sue braccia e lei, in risposta, mi stringe più forte.
<<A volte penso di aver fatto colpo su di te>> dice col suo solito sarcasmo.
Non rispondo. Il mio sguardo è posato su quel punto indefinito, dietro la mia migliore amica, dove quella figura è comparsa poco prima.
Era un ragazzo.
<<Morgana, da quanto tempo non prendi i farmaci? Da quanto non vai dallo psichiatra?>>
<<Non sono pazza>> mi incammino verso la porta, afferro la maniglia e la tiro a me, provocando un forte cigolio.
Esco sbattendo la porta.
La forza disumana che sento dentro, sta per prendere il sopravvento.
Sbuffo uscendo fuori di casa.
L'aria penetra con forza nelle mie narici, dandomi una sensazione di calma e benessere.
<<Quindi sei pazza?>> vedo la figura che avevo immaginato poco prima.
Avanzo a passo spedito, guardando a terra.
<<Mh>> quell'essere appare poco più avanti.
<<Stupida allucinazione>> sibilo, stringendo i pugni.
Rimango a fissare le pietre a terra, umide e fangose, poi alzo il capo per guardarlo.
<<Inizi a stancarmi, Morgana>> ghigna.
Probabilmente è entrato poco prima in casa per farmi uno scherzo, con la collaborazione di Lea e la mancanza di medicine ha contribuito a creare l'illusione di lui sparito nel nulla.
Ma se così fosse, non potrei spiegare in che modo possa "apparire".
Fissa la strada.
Ha i capelli castani e gli occhi neri.
Sono così scuri che pare siano profondi.
<<Ti consiglio di tornare a guardare in basso, Ruth>>.
Le sue labbra, accompagnano ogni parola con malignità.
La sua carnagione è così chiara, da essere in risalto rispetto al suo giubbotto di pelle nero e al resto del suo abbigliamento.
Rimango a fissarlo e a studiare ogni particolare del suo corpo.
Rivolge il suo sguardo su di me.
Sembra che se ne sia accorto, poichè mi rivolge un mezzo sorriso compiaciuto, che proprio non comprendo.
Alzo un angolo della bocca, resistendo al suo sguardo penetrante.
<<Sei solo un'allucinazione>> asserisco.
<<Le allucinazioni non possono fare questo>> alza le mani al cielo e poi le allarga con forza, scatenando vortici d'aria intorno a sé.
La sua bocca si contorce in una smorfia di dolore, sembra che tutto questo gli comporti un grande dispendio energetico.
La strada si popola, come per magia, di altri ragazzi e ragazze.
Fra loro riconosco Marco, il mio ex ragazzo. Lui é morto.
<<Mandali via, ho paura>> indietreggio, strisciando i piedi sull'asfalto bagnato.
<<Li conosci>> sta ridendo di gusto, senza fermarsi <<arriva qualcuno>>.
<<Parli da sola? Sei proprio deficiente. Ti aspetto a scuola per i compiti>> Regina, una ragazza della mia scuola.
Indossa una semplice maglia bianca, un jeans strappato e delle scarpe. Non sono di marca ma le calzano alla perfezione.
Sarebbe bellissima anche vestita di stracci.
Non a caso è fra le più ambite dell'istituto.
Non rispondo, chino il capo e le lacrime iniziano a scorrere, facendosi strada dagli occhi alle labbra.
<<Sono pazza>> sussurro all'unisono con qualcosa.
Ai miei piedi c'è una donna.
È avvinghiata al mio polpaccio e piange.
Ha un aspetto trasandato.
I capelli bianchi sono pochi ed oleosi, sembra albina, la faccia è molto pallida e le labbra violacee. I suoi occhi sono bianchi.
<<Sono fottutamente pazza>> ripeto, osservandola timorosa, dopo che ha continuato a ripetere nel medesimo momento ogni parola.
Legge i miei pensieri.
Pronuncia ciò che voglio dire nello stesso istante, come se fosse un coro. Tutto questo mi spaventa.
Cerco di indietreggiare con la gamba ma lei stringe la presa.
Avverto le sue unghie affilate entrare nella mia carne, provocando un bruciore intenso.
Apro la bocca e lei fa lo stesso, fissandomi con insistenza.
<<Sono i tuoi demoni Morgana>> dice serrando la mascella colui che, fino a quel momento, si è preso gioco di me.
Tremo visibilmente, poi inizio a stabilizzarmi.
<<Come vedi è collegata a te. È il demone dell'autolesionismo>> ride, facendola sparire.
Sento una grande energia che mi pervade.
<<Dovete lasciarmi in pace>> colpisco con il piede una figura, oltrepassandola.
<<No, bella, nessuno può toccarci>> si avvicina lui che ha comandato il tutto, con lo sguardo pieno di disprezzo, rimanendo a due centimetri dal mio viso.
Stringo la mano fino a farla tremare. La apro e, con tutta la forza che ho dentro, lo colpisco in viso.
Chiudo gli occhi, sentendo il rumore ben definito dello schiaffo.
Li apro.
Ha girato la testa per l'urto.
L'ho colpito.
Porta il palmo della mano al volto, per poi toccarsi lo zigomo con aria stupita.
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Aspetto i vostri commenti.
-AlexMorgana
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