Capitolo 20.
-MORGANA.
Il Natale è passato in fretta, portando con sé ogni altra festa.
È febbraio, non ho più visto Alexander, ma ho sentito al telegiornale notizie riguardanti vari omicidi nella mia zona. Sento che sia stato lui ad uccidere tutta quella povera gente.
Ho scoperto, grazie a Dalia, che Lea non ha mai denunciato la scomparsa dei miei genitori. Me l'ha fatto credere, fermamente convinta della loro morte, per evitare che la mia fragilità mentale peggiorasse.
Mi fa schifo.
È quasi mezzanotte, sono affacciata alla finestra e vedo fuori.
Tante macchine, basse quasi a toccare l'asfalto, sfrecciano ad alta velocità, portando con loro il vento della notte.
Abbandono l'odore dolce di quella casa, impregnata dei biscotti fatti dalla mamma di Lea, uscendo velocemente per dirigermi verso il cancello.
Ho bisogno di sentirmi viva.
<<Hey, tu! Fermati!>> urlo alla prima auto che passa.
Conosco bene queste cose, si stanno esibendo per dimostrare chi di loro è il più veloce, prima della corsa clandestina vera e propria.
Il mio ex ragazzo era il capo di una banda, dirigeva anche le gare illegali fra i vari clan, oltre che gli incontri di boxe in mezzo alla strada.
È così che morì, in una stupida rissa, dopo che tutti avevano pagato per la sua vittoria.
Un'auto frena, strisciando rumorosamente sull'asfalto fino a disegnarci delle linee nere, è un'Audi RS 3 nera.
A guidarla è un ragazzo sulla trentina, con il naso sporgente e gli occhi verdi, circondati da qualche ruga. Mi avvicino, poggiando le mani sullo sportello.
<<La bella ragazza si è persa?>> sorrido, mi considera bella. Ricordo il demone e quanto fosse stronzo, prima di formulare la mia risposta.
<<Conosco queste cose meglio di te, coglione>> ghigno. Ma cosa diamine mi sta succedendo?
Fa una smorfia divertita, poi mi accoglie sul sedile del passeggero.
Gli interni sono a dir poco stupendi, la luce della lampadina li sottolinea, i sedili sono in pelle nera e gli schienali trapuntati del medesimo colore.
<<La mamma non ti ha mai insegnato di non fidarti degli sconosciuti?>> poggia la sua mano nella zona del mio ginocchio.
Apro, prima ancora che egli potesse risalire lungo la mia gamba, il cassettino davanti a me, estraendo una pistola.
Chi fa queste stupide gare, la maggior parte delle volte, ne possiede una.
Prendo la mira sul cavallo dei suoi pantaloni, dopo averla caricata.
<<Avanti ragazzina, non è un giocattolo>> allontana subito la mano dal mio corpo, ridendo.
<<È una Mugica calibro 9, è spagnola>> affermo, serrando gli occhi innervosita.
Deglutisce nervoso, prima di diventare paonazzo e poggiare le mani sul volante.
<<Va bene, va bene, mettila giú. Vuoi fare un giro?>> si guarda intorno
<<Parti>> gli intimo
Accende la radio ed alza il volume.
"Esibizionista del cazzo".
<<Ce l'hai un nome, ragazza con le palle?>> inserisce la prima marcia
<<Morgana>> guardo dritto, ignorandolo.
<<Io sono Federico>> rallenta dopo cinque minuti, fermandosi in un luogo a me sconosciuto.
<<Non mi pare di avertelo chiesto>>
Diverse auto si posizionano ai suoi lati, facendo ruggire i motori e contrastando cosí la musica.
<<Cinque minuti ed iniziamo>> sporge la sua testa fuori dal finestrino. Gli dicono di dover cominciare adesso.
Si gratta dubbioso la testa, abbassando il volume per pensare a cosa dover fare.
<<Parti, cazzo, parti!>> gli urlo, vedendo che una ragazza ha fischiato il via.
Vengo sbattuta contro lo schienale, Federico ha accelerato bruscamente.
Osservo le altre macchine, sono tutte dello stesso modello, in alcune cambiano i colori.
Una grigia ci viene addosso, il ragazzo al mio fianco sterza, rimanendo concentrato.
La notte è viva.
Non presto attenzione alla gara. Sono quasi bloccata a guardare l'asfalto, nero come la pece, ricordando la morte di colui che amavo.
<<Secondo posto, Morgana!>> urla Federico, mostrandomi il suo pugno.
<<Sei stato bravo, complimenti>> abbozzo un sorriso, colpendo la sua mano con la mia.
<<Gli fotteremo il primo posto, prima o poi>> guarda riluttante la macchina parcheggiata poco più avanti, è in posizione obliqua ed elegante, differenziandosi da tutte le altre, pur essendo uguale.
Le mie labbra si aprono in un'espressione stupita, quando lo sportello si apre ed il suo conducente si rivela.
Alexander agita i suoi capelli, si dirige verso una ragazza e la bacia in un modo tutt'altro che casto. Distolgo lo sguardo, evitando di soffermarmi sulla scena che, in qualche modo, mi ha dato fastidio.
Riporto la mia attenzione su di lui, ha il viso spento, i vestiti scuri ed il portamento da duro.
Il mio cuore salta, quasi festeggiando la sua presenza. Non posso crederci, provo qualcosa per lui.
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Buona serata!
Vi invito a leggere l'altra mia storia, si chiama "Un pugno di palloncini", narra di una madre che ha perso la sua bambina. Spero vi piaccia.
Abbiamo scoperto il lato oscuro di Morgana 😏
Mi scuso per gli errori, li correggeró nel pomeriggio.
-AlexMorgana.
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