Capitolo 2.
-Morgana
Questa sera a casa Ruth, c'è aria di festa.
Il calore del camino accarezza la pelle, l'odore del legno arso rasserena gli animi.
La nuova destinazione, dove dovranno lavorare per due anni i miei genitori, sta per essere annunciata.
Ogni volta è una grande festa: dopo una grande cena, mio padre, il signor Carlo, apre la busta, rivelando così la zona dove sarebbero iniziati i nuovi scavi archeologici.
Anche mia madre, la signora Grace, ama il suo lavoro.
<<Che emozione>> pronuncia con il suo accento inglese.
<<Niente di emozionante per noi>> sospira Lea, la mia migliore amica, adagiando un ricciolo biondo dietro l'orecchio.
-Alexander.
Osservo la ragazza, seduto sul suo morbido divano.
Non può vedermi.
È diversa da come l'ho vista l'ultima volta. Si è truccata e non ha gli occhiali.
Roteo gli occhi, posandoli sulle sue gambe per poi risalire sul suo sedere.
Riscendo nuovamente, notando dei piccoli segni rossi sulle cosce.
Il mio servo porta la busta del padre di Morgana, stretta fra i suoi denti affilati.
<<E così non sei riuscito ad entrare in lei. Dovrei ucciderti>> mi avvicino minaccioso.
<<Sono sacro>> ghigna.
<<Non me ne frega un cazzo>>.
<<Ci ho provato ma sembra sia refrattaria alla magia>> poso il mio sguardo su di lei.
Il suo sguardo mi blocca completamente. Non riesco a capirla ma al contempo riesco a percepire tristezza.
Nei suoi occhi vedo il vuoto.
Cos'ha quella ragazza di diverso dagli altri?.
Perchè è cosi?.
-Morgana.
<<STUPIDO GATTACCIO>> urla papà, agitando la lettera, ormai aperta.
Quasi mi è sembrato che Pof sghignazzasse.
Ha aperto la busta, ma poco importa, sono impaziente di conoscere la meta.
I miei genitori, dopo lunghe esitazioni, hanno deciso di portarmi con loro, ma solo dopo aver iniziato i loro studi archeologici.
Ho sempre dormito a casa di Lea, quando loro lavoravano.
Sua madre, la signora Dalia, è sempre stata molto gentile con la mia famiglia.
Era una signora radiosa, prima della morte di suo marito Albert, poi qualcosa spense il sole della sua vitalità, facendola sprofondare nel freddo mondo della malinconia.
Rivedo me in lei.
La mia tristezza, il vuoto.
Vedo lo psichiatra una volta a settimana.
Sono debole dentro, dopo ciò che ho subito dal mio ex ragazzo.
Questo mi ha portata a chiudermi, ad isolarmi.
Ho iniziato così ad avere problemi anche a scuola.
Mi hanno condizionata, impossessandosi di me, fino a portarmi ad ingerire una dose eccessiva di Xanax.
In genere, le violenze subite da lui, sono state psicologiche ma, alcune volte, la rabbia lo accecava e finiva col percuotermi.
Corse clandestine, risse, alcol e droga, erano solo alcune delle cose che costituivano il suo ambiente: la strada.
Libero il polso dal maglione, vedendo la mia solita cicatrice, e scaccio via tutti i miei pensieri negativi.
Tutti i miei problemi sarebbero finiti prima o poi, ma i segni no, quelli sarebbero rimasti.
<<GIZA>> urla mia madre.
<<Ci stai ascoltando? Hai sempre amato l'Egitto non è fantastico?>> sorride Lea, con occhi pieni di gioia.
<<Ah, si...>> rispondo, fingendo un sorriso.
<<Qui dice che si sono verificate delle anomalie in tutto il territorio circostante la Grande Piramide>> si gratta dubbioso la testa glabra, mio padre.
<<Mi scusi ma, che genere di anomalie?>> la mia amica è perplessa.
<<Variazioni di campi magnetici, punti freddi. Le cause sono ben difficili da determinare e, di conseguenza, anche gli altri problemi ad esse associati>> rispose.
La piccola Sara arriva al mio posto.
Si arrampica a fatica fino alla mia spalla ed avvicina le sue labbra umide sul mio naso, dove stampa un bacio.
<<Ti mancherò quando andró via?>> chiede, saltando lettere in modo buffo.
<<Certo, sei la mia sorellina preferita>> la stringo ed il suo profumo mi riempie le narici.
Shampoo alla camomilla, il suo odore indistinguibile.
<<Preferita? Ovvio se è l'unic...>> tiro una gomitata a Lea, per impedirle di finire la frase.
<<Ha solo tre anni. Non essere puntigliosa>>.
Lei annuisce.
-Una settimana dopo.
Dopo le interminabili raccomandazioni dei miei genitori, mi accingo ad entrare in casa di Lea e della signora Dalia.
Dovrebbero arrivare fra poco.
Mi faccio strada, attraversando il lungo corridoio pieno di quadri, fino ad arrivare in bagno.
<<Morgana>>.
È successo di nuovo.
Tutti gli impulsi nervosi hanno generato false sensazioni. Nessuno mi sta chiamando.
Mi spoglio e metto un piede in vasca, poi un altro, mi siedo ed apro il rubinetto.
Vedo l'acqua salire di livello, schiumosa e calda. Aspetto che arrivi al punto giusto per poi chiuderla.
Prendo una puntina argentata ed inizio a strisciarla contro la mia pelle.
<<Smetti di inventarti cose>> mi ordino.
Vedo i miei sentimenti, le mie emozioni, uscire fuori da me, abbandonandomi.
Sono di un colore rosso vivo.
Lascio l'oggetto.
Mi incammino verso la camera degli ospiti, dove avrei dormito.
Ho sempre amato immaginare che il figlio di Ipno e di Notte, venisse a sollevarmi dai miei pensieri, trascinandomi in un mondo fantastico, fatto di sogni, per alleviare le mie sofferenze.
Amo dormire.
Amo la mitologia.
Amo lui, il dio dei sogni, perchè solo così posso evadere dai dolori del reale.
Racchiusa in posizione fetale, stringo gli occhi e, sotto il grande piumone, Morfeo inizia ad impadronirsi di me, facendomi perdere conoscenza.
Inizio a sognare.
Il posto è umido e freddo, illuminato da una torcia che io stessa porto in mano.
Tante figure scure, mi scortano verso un tempio, circondato da torce di fuoco.
Percepisco un'immensa negatività.
La figura monumentale è incredibilmente alta. Inizio ad avanzare, salendo gli scalini in pietra.
Perdo l'equilibrio e scivolo nel fango che ricopre ciascun gradino, atterrando sulle mie mani.
Una figura in cima alza un braccio, richiamando due paia di fulmini.
Il suono di una risata malefica, mi fa rabbrividire.
Tento di capire chi sia ma, la figura porta un grande mantello nero con cappuccio.
<<Sei arrivata Morgana>> sputa.
Il cuore batte all'impazzata. Goccioline di sudore si fanno strada lungo le mie tempie.
Quell'incubo era così reale.
Osservo le mie mani.
Sono sporche di fango.
***
Sono passati due giorni. Avevo deciso di non dire nulla a Lea ma, l'incubo si è ripresentato ogni notte, con gli stessi particolari del precedente.
<<Un mantello nero con cappuccio?>>.
<<Esatto, eravamo in un tempio. C'erano delle rovine>>.
<<Ma l'indumento che la copriva era come quello di Piton?>> cerca di capire lei.
<<Si, simile>> sorrido, scrollando il capo.
<<E il tempio come quello di Voldemort>> alzo gli occhi al cielo. Non mi ha presa sul serio.
<<Sei rimasta suggestionata dal film, polla>>.
Ecco appunto.
<<Scema>> mi lancio su di lei ed inizio a solleticarle i fianchi.
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Salveeee, spero che la storia vi stia interessando.
Fatemi sapere cosa ne pensate con un commento qui sotto. (Eee non la sopra. Cit DanieleDoesn'tmatter).
Buona giornata 😚.
~Alex Morgana.
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