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Capitolo 5

Suonòla sveglia, il sole che penetrava tra le persiane indicava l'iniziodi un altro giorno. Un giorno uguale agli altri.

Erapassata una settimana da quando l'uomo ubriaco che mi aveva assalitoè morto. Niente era cambiato. Jason il ragazzo tutto muscoli cheavevo incontrato al parco non si era più fatto sentire, non ne eromeravigliata, ma solo un po' delusa. A peggiorare la settimanainoltre ci aveva pensato Liz. La quale ci aveva provatospudoratamente con Micael per tutto il tempo, facendo la leccapiedie gli occhi dolci, e lui non è che la ignorava o la ammoniva, no,lui ci stava!! Perfino durante un'interrogazione quando lei non avevasaputo dire niente, se non che il libro sacro dei mussulmani era laBibbia, lui le aveva dato 8! Mentre a me ( che avevo saputo diretutto alla perfezione ) un misero 6+, e il perché di questo voto erastato: << Hai un linguaggio che potrebbe essere usato nelmedioevo >>.

Quellavolta mi ero talmente arrabbiata che per poco non presi una nota didemerito, e in più nella rabbia totale lo chiamai perfino Micael.L'avevo chiamato per nome, e con il nome sbagliato! Appena lo avevopronunciato lui mi aveva trafitto con lo sguardo, uno sguardo quasicon odio.

Infattiappena arrivata a scuola sarei dovuta andare in aula professoriperché aveva detto che mi voleva parlare. Dovevo dire che eroleggermente preoccupata, ma anche eccitata di andargli a parlare. Chevorrà mai dirmi?

Entraia scuola alle sette e mezza del mattino, mezz'ora prima dell'iniziodelle lezioni, sperando che lui fosse già a scuola così datogliermi subito il pensiero. Per quanto passi il tempo e Micael siadiventato il mio professore mi risultava molto difficile dargli dellei o chiamarlo per cognome, anche se dovevo dire che alla fine nonavevo molta confidenza con lui...

Camminailentamente per i corridoi dell'edificio, incontrando ogni tantoqualche studente, per lo più secchioni che arrivavano a scuola treore prima che la lezione cominci, io proprio non li capivo.

Manmano che mi avvicinavo alla destinazione il mio corpo iniziò atremare, come se avessi avuto dei brividi di freddo. Ma in fondo percosa dovevo avere paura? Svoltai a destra.

Pocodopo arrivai davanti alla porta dell'aula degli insegnanti, ma mifermai con la mano a mezz'aria. C'era qualcosa di strano la dentro,era come se percepissi qualcosa, di oscuro, come se fosse bloccato.Riuscii a sentire una forza, una forza terribile opprimermi, eincominciai a spaventarmi. Cos'erano tutte queste sensazioni? Il miocervello ripeteva ininterrottamente la frase "non aprire quellaporta", come nei film horror, con la differenza che questo era ilmondo reale.

Ilmio respiro iniziò improvvisamente a farsi corto e il cuore abattermi all'impazzata. Terrorizzata, i muscoli della manocontrariamente alla volontà del cervello aprirono la porta, e seprima il mio cuore batteva freneticamente ora era morto stecchito enon faceva una battito.

Rimasilì in piedi, impalata e incapace di muovermi di fronte alla scenache si stava consumando davanti ai miei occhi. L'aula dei professoriera completamente vuota, non fosse per il fatto che a circa due metridi distanza da me si trovassero Micael e Liz, occupati in un baciopassionale che non sembrava essere neanche il primo. Sentii come inlontananza un rumore di vetri infrangersi,ma mi ci volle un po' percapire che quei rumori non provenivano dall'esterno ma da dentro dime.

Miscappò un singhiozzo, non troppo numeroso, ma abbastanza da attirarel'attenzione degli altri due. Delle lacrime scapparono al miocontrollo iniziando a bagnarmi le guance. Liz si girò verso di me,ma era come se non mi stesse guardando, il suo volto eracompletamente inespressivo, quasi come se non avesse un'anima. Avevopaura di cadere da un momento all'altro a causa delle ginocchia chemi iniziarono a tremare. Spostai lo sguardo da una persona all'altraancora di incapace di credere a quello a cui avevo appena assistito.Mi sentivo mancare l'aria.

Micaelera mutato. Si mutato, non sapevo dire come o perché ma avvertitoche c'era qualcosa di diverso in lui. Non sembrava qualcosa dinormale, lui non sembrava umano. E il cambiamento non sembravadettato da delle semplici lenti a contatto o da una tinta percapelli. Infatti la morbida chioma color ebano e gli occhi nocciolanon sembravano esistere più. Anche il suo meraviglioso sorriso chedi solito incorniciava il suo viso era sparito. Al loro posto capellicorvini e occhi rossi come il sangue prevalevano.

Perquanto assurdamente spaventosa fosse la situazione non riuscivo astaccare lo sguardo da essi. Stavo avendo delle allucinazioni? Oppuremi trovavo in un sogno? La mia mente viaggiava mentre tutto quelloche mi circondava sembrava ricordare più in incubo. Quei terribiliocchi mi ipnotizzavano. Erano di un colore rosso che non avevo maivisto. Mi ricordava il sangue, il fuoco ma anche la lussuria. Mac'era una cosa che più mi spaventava di essi, e quando riuscii apercepirla fu come se la mia stessa anima fosse stata bruciata,perché in quegli occhi, in profondità, io riuscivo a vederel'inferno.

Piùmantenevo lo sguardo e più riuscivo a percepire cose, non naturali,non umane. Micael mi osservò di rimando, quasi volesse sfidarmi, einfine mi sorrise. Ma era un sorriso spregevole, quasi fosse unghigno. Sentivo la sua potenza, percepivo la morte nel suo essere.

Lasciòle mani di Liz avvicinandosi lentamente a me, con piccoli passi, finoa quando non mi fu davanti continuandomi a fissare con quegli occhi.Mentre tremavo con il respiro affannato volevo scappare e chiamareaiuto, ma non potevo distogliere lo sguardo da quella creatura.Lentamente, con movimenti quasi impercettibili, alzò le mani daisuoi fianchi posandole sulle mie guance. In completo contrasto conquello che avevo provato finora provo una sensazione quasicelestiale, e improvvisamente non ho più paura. Mi sentivo alsicuro, come se riuscissi a fidarmi completamente di lui anche dopotutto quello a cui ero stata testimone.

Involontariamentesorrido, ma lievemente come se fossi in qualche modo ancoraintimorita dalla sa presenza. Il suo sguardo mi fece capirechiaramente che era sorpreso, non si era aspettato che io... locapissi. Ma in fondo cosa c'era da capire' lui non era umano. La suaespressione cambiò di nuovo diventando ostinata e più dura, come senon volesse accettare il fatto che io lo comprendevo, che non avevopaura di lui.

<< Tu sei strana. >> la sua voce era moltoprofonda, quasi divertita.

Ero io quella strana? Di certo non ero io a portarel'inferno negli occhi. D'improvviso diventò di nuovo serio.

<< Ora ti mostrerò una cosa e imparerai ad averepaura di me. >>

Ora stavo ricominciando a tremare, ma non sapevo se eraper l'agitazione o la pura. Cosa voleva mostrarmi? Chiuse gli occhiavvicinando il suo viso al mio. Per un attimo ebbi l'impressione chemi volesse baciare, ma mi sbagliavo. Avvicinò i suo occhi ai miei,premendo le nostre fronti una all'altra mentre con una manogentilmente mi teneva la nuca. Aveva ancora gli occhi chiusi. Fece unsospiro, come per prepararsi e allo stesso tempo non fosse sicuro diquello che stava per fare. Poi, all'improvviso aprì gli occhi, e iourlai.

Attraverso i suoi occhi riuscivo a percepire tutto. Idolori, le angosce, le paure, le urla di tutti gli esseri umanipresenti sulla terra e di quelli già scomparsi. Continuavo adurlare, le mie urla erano le loro urla, imploranti, soffocanti, chepregavano, piene di dolore e di odio. Questo era l'inferno. Ildolore, quella era la cosa che mi spaventava di più mentrecontinuavo ad urlare incapace di smettere. Quanto dolore e sofferenzapotevano esistere al mondo?! E io li stavo percependo tutte quante inun colpo solo. Stavo per svenire, lo sentivo. Come poteva una personanormale percepire o anche solo tentare di comprendere tutte questecose?

Poi Micael richiuse gli occhi e io smisi di urlare,accasciandomi a terra, esausta e priva di ogni forza, comeprosciugata. Il mio corpo era scosso interamente da brividi, nonriuscivo a respirare a causa dei singhiozzi e gli occhi cominciaronoa gonfiarsi a causa delle lacrime.

<<Ego sum Deus. >> pronunciò senzaaggiungere altro.

Cosa voleva dire? Ero terrorizzata e impaurita da lui.Chi era? Cosa voleva da me?! Mi alzai a fatica, ancora tremolante,non riuscivo a reggermi in piedi. Lo guardai implorandolo dilasciarmi andare via. I suoi occhi ancora colore rosso fuoco mifissarono circospetti.

<< Vattene. >> ordinò ringhiando e io corsivia, sperando che tutto quello fosse solo il più brutto degliincubi.

Arrivai a casa con la testa che mi girava convulsamentee prima ancora che io riuscissi a togliermi le scarpe svenni sultappeto del corridoio.

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