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Capitolo 2

La cella era poco illuminata a causa delle rare e piccole finestre sparse per la chiesa. L'unica fonte di luce sembrava infatti essere quella che attraversava il rosone. Dipingendo di rosso anche l'interno. Dentro faceva piuttosto freddo. I muri sembravano trasudare umidità. Non era una chiesa come tutte le altre si vedeva a vista d'occhio. Non poteva essere cattolica poiché era totalmente differente da tutte quelle finora conosciute. Sulle pareti che circondavano la cella erano dipinti degli affreschi e delle scritte in latino. Gli affreschi pensai raffigurassero l'esilio di Lucifero e le sue truppe dal paradiso beato, ma non ero un'esperta per cui non ne ero del tutto sicura. Sparsi per la chiesa erano poste delle sculture di marmo, per lo più angeli caduti e dalle ali recise. Sotto alcune di esse lampeggiavano scritte rosso fuoco, alcune incomprensibili a causa dell'usura altre invece appena leggibili. Tra queste riuscii a distinguere alcune frasi tra le quali “Mortem tua est vita mea” e “Melius est regnare in inferno quam servire in coelis.” Il latino mi affascinava tuttavia capivo ben poco di quel che leggevo non avendolo mai studiato didatticamente. Con il resto del gruppo ci avvicinammo al centro della chiesa dove ergeva l'altare di marmo bianco. Era soprattutto questo singolare dettaglio a rendere quella chiesa così diversa e caratteristica. Infatti l'altare solitamente posto verso il fondo della cella era invece posizionato al centro di essa con attorno della panche scolpite anch'esse nel marmo. Sull'altare sembravano esserci scolpite delle parole ma era ormai impossibile capire quale sorta di preghiera fosse a causa del logoramento provocato dal tempo e dalle condizioni atmosferiche. Avvicinandomi un altro po' notai su di esso dei segni simili a graffi lungo il fianco spigoloso. Sussultai per la sorpresa quando la guida interruppe la nostra visita avvisandoci che era ora di rientrare in albergo. Mentre ci allontanavamo a passo lento da quel luogo posai ancora una volta lo sguardo sull'altare, in controluce potevo vedere che quei graffi componevano in realtà una parola, e quella parola era “SALEM”.

Faceva caldo qua, anche se mi sarei aspettata la pioggia, perché se non pioveva in Inghilterra era un miracolo. Uscii dalla discoteca per respirare un po' d'aria fresca. Là dentro si soffocava tra il fumo e la puzza di sudore. Uscii da sola lasciando Sharon con gli altri compagni di classe. Si divertivano, ridevano e scherzavano, ma io non mi ci trovavo. Preferivo starmene per conto mio, a pensare, a fare osservazioni.
Perfino la mia amica si stava divertendo, stava ballando con un ragazzo inglese che aveva conosciuto la sera stessa quando sii accorse che la stavo osservando. Mi fece cenno di raggiungerla ma io feci un gesto di diniego con la testa, sorridendole e facendole capire che uscivo a prendere aria. Allora lei continuò a ballare.
Quel paesino mi piaceva davvero tanto, la scuola aveva fatto bene a scegliere quel posto. Mi girai e allontanai dalla parte opposta del locale, addentrandomi tra gli alberi lì vicino. Camminavo lentamente, a testa bassa, con la borsetta in mano e il vestito che mi sfiorava appena il ginocchio, persa nei miei pensieri e riflessioni. Cosa ci facevo lì?? Ero talmente rinchiusa nei miei sogni e pensieri che ormai erano diventati la mia realtà. Assorta da queste consapevolezze andai a sbattere contro un albero cadendo a terra e sbattendo il sedere, e di conseguenza l'albero cadde addosso a me. Come... un albero che cade? Alzai la testa e aprii gli occhi. Sopra di me c'era un ragazzo, capelli castani scuri, con ciuffi che gli coprivano gli occhi e questi del medesimo colore, profondi, con venature nere.
Tenne la bocca aperta e gli occhi spalancati, forse per la sorpresa. Mi accorsi solo dopo di avere trattenuto il respiro e... quel ragazzo era sopra di me, e io indossavo solo un vestitino che adesso mi copriva giusto metà coscia!! Diventai paonazza in un nanosecondo e chiusi gli occhi per la vergogna. Il ragazzo si allontanò da me a velocità supersonica e si sedette di fronte. Mi portai le mani al viso per coprirmi gli occhi e reprimere l'imbarazzo.
<< Ehi, ehi scusami se ti sono venuto addosso, è colpa mia, ero perso nei miei pensieri. >>
Tolsi le mani e lo guardai, rimanendo scioccata. Aveva un'aria completamente mortificata e teneva la testa e gli occhi bassi. Ero rimasta incantata dal suo fascino, quel ragazzo.... era così umile. Mi avvicinai e gli poggiai una mano sulla sua. Lui alzò la testa di scatto sgomento e io gli sorrisi come per rassicurarlo.
Meravigliato gli luccicarono gli occhi mentre mi sorrideva di rimando, un sorriso da mozzare il fiato, bellissimo, vero e... puro. Quel ragazzo aveva un animo così gentile e casto, potevo vederlo. Sentii la voce di Sharon in lontananza segno che mi stava cercando. Quanto tempo era passato da quando ero uscita?
<< Scusami, ma devo andare. >>
Tolsi malvolentieri la mano dalla sua, e mi alzai con l'intento di andarmene, quando sentii tirarmi il vestito e trattenermi. Mi voltai e la sua espressione mi spiazzò.
<< Aspetta non mi hai detto come ti chiami. >> Nella sua voce mi sembrava quasi di sentire una supplica.
<< Kalia. >> Lui sorrise, divertito da qualcosa che poteva capire solo lui.
<< E tu? Come ti chiami... >> All'improvviso volevo sapere tutto di lui, a proposito quanti anni aveva? Credetti più a meno la mia stessa età...
Mi fece un sorrisone, come quello di prima e il mio cuore rallentò poco a poco. Ignorai la sensazione che il suo sorriso mi provocava, nascondeva qualcosa... qualcosa di oscuro e che non ero ancora in grado di comprendere.
<< Micael >> e detto questo corse via, nella direzione opposta alla mia. Tornai indietro mentre nelle mia mente aleggiava una sola parola, il suo nome.
Una volta arrivata in piazza la prof. mi fece la solita ramanzina per essermi allontanata troppo dal resto della classe e poi tornammo tutti all'hotel. Appena varcata la soglia della stanza Sharon mi riempì di domande, alle quali io rispondevo volentieri, felice di rivivere anche solo per un momento l'avventura di quella sera. Quando finii di raccontare ci infilammo a letto, pronte per dormire.
<< Ma non mi hai detto una cosa... come si chiama? >> Era vero!! Avevo dimenticato una cosa fondamentale!! << Micael. >> sorrisi come invasa da una dolce sensazione.
<< Kal! >> disse preoccupata.
<< Che ti prende? >>
<< Ha un nome un po' strano, in fondo chi è che usa più il nome Micael ai giorni d'oggi? È un po' antiquato non credi? >>
Ero totalmente spiazzata da quella rivelazione. Presa da un sonno tormentato mi addormentai e quella notte lo sognai.

Dopo quella sera purtroppo non vidi più Micael. La vacanza finì e insieme a Sharon tornammo nel nostro paesino nel nord dell'Italia a finire l'ultimo anno di scuola superiore. Dopo aver preso la maturità decisi di iscrivermi in un'università nei pressi di Londra, lontano però dal paesello pieno di ricordi. Sharon ad Agosto si trasferì dal padre, nel sud d'Italia dove diventò socia di una sua azienda, dato che lui era un famoso amministratore. Per cui passammo ogni momento della nostra ultima estate assieme. A Ottobre partii anch'io.

Adesso era già da una settimana che ero arrivata e dovevo dire che mi ero già innamorata di quell'università, era fantastica, anche se i professori un po' meno. L'appartamento in cui abitavo in confronto era misero, ma per una come me andava più che bene. Dovevo cercare di risparmiare il più possibile sull'affitto per poter pagare gli studi.
Quel giorno, essendo Domenica, era il primo giorno senza scuola, e io avevo intenzione di passarlo in un negozio che mi ero fatta consigliare da una mia compagna di corso con la quale avevo già stretto amicizia. Era un negozio di circa due piani, che vendeva tutti i libri del mondo o quasi. Praticamente era il mio regno. Sicuramente a fine giornata sarei stata al verde, ma in fondo, mi dovevo anche divertire. Dopo essermi guardata un po' in giro e aver preso qualcosa, notai in alto su uno scaffale un libro che catturò subito la mia attenzione. Un libro sui nomi, nomi di tutto il mondo, antichi e non, con significati e curiosità di ogni genere. Quelle cose mi avevano sempre incuriosita quindi avere un libro del genere non avrebbe fatto alcun male... se non al mio portafoglio.
In più avevo anche un'altra ragione per volere quel libro. Decisa a prenderlo mi misi sulle punte, ma con le dita riuscivo solamente a sfiorarlo appena. Mi allungai ancora un po' e riuscii a prenderlo. Sfortunatamente quando lo tirai giù trascinai dietro anche altri tre libri che per errore colpirono qualcuno che proprio in quel momento stava passando.
<< Oh, no! Scusa come sono maldestra, scusami! >> quando la persona che avevo colpito alzò lo sguardo massaggiandosi la testa con una mano io non potevo credere ai miei occhi.
<< Insomma, quando ti sono vicino devo sempre scontrarmi con qualcosa eh? >> Poi sorrise.
Lui era lì, davanti a me dopo tanto tempo... quanto? 4,5 mesi? E poi quel sorriso che avevo sognato così tanto, e i suoi occhi, con le venature nere....
<< Micael... >> quasi urlai e sentii improvvisamente i battiti del cuore accelerare. Vederlo lì in quel momento era come respirare l'aria che mi era mancata in tutti questi mesi. L'avevo visto solo per una sera e non eravamo neppure amici, eppure mi comportavo in quel modo.
Mormorai delle scuse biascicando le parole. Sentii la temperatura del mio corpo salire per la vergogna e l'imbarazzo, per caso ero matta?
Micael dapprima meravigliato diventa sorridente, un sorriso dolce, rassicurante.
<< Kalia, questo deve essere tuo... tieni. >> Con la mano mi porse il libro. Lo presi ringraziandolo, e pensare poi che io volevo prendere quel libro solo per indagare sul suo nome...
<< Va tutto bene? >>
<< Eh? Ah, si si, tranquillo! >>
Appena il suo sguardo incrociò il mio sentii un brivido sulla schiena, i suoi occhi erano profondi, e completamente neri, dov'era finito il marrone o cioccolato fuso? Che strano... ora che li guardavo meglio non erano più marroni a venature nere, ma nere a venature rosse. Portava delle lenti colorate?
<< Mi fa piacere – sorrise – scusami Kalia, ma ora devo andare, si è fatto tardi. >>
Rimasi colpita dal suo tono di voce, così serio e fermo, quasi gelido. Ne ero un po' spaventata, ma cercai di non darlo a vedere. Aveva fatto un cambio di umore e aspetto repentino, ma forse aveva qualche suo problema.
<< Ok, ma quando possiamo rivederci? >> quasi quasi mi ero pentita della domanda appena fatta, ma io volevo davvero rivederlo. Micael che si era già incamminato per la sua strada si fermò all'improvviso rivolgendomi un altro dei suoi sorrisi speciali, era di nuovo cambiato.
<< Presto, molto presto. >>
Sentii che la sua risposta era carica di significato, tuttavia non riuscii a proferire parola e me ne stetti in silenzio a osservarlo andare via. Dopo non so quanto tempo ero riuscita finalmente a vederlo e il mio corpo era scosso ancora dall'adrenalina, stessa sensazione che provai la prima volta in sua presenza. Dopo aver preso tutta la roba che mi serviva tornai a casa, cenai e mi fiondai nella lettura, intenta a scoprire qualcosa sul suo riguardo.

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