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Capitolo 34


Pegasus guardò suo padre. O forse avrebbe dovuto dire, osservò la sua forma distrutta.
Era carponi sul pavimento, le mani poggiate dove fino a pochi secondi prima era disteso il corpo di sua madre, teneva gli occhi bassi come se avesse paura di farsi cogliere sconvolto.
Lui non era mai sconvolto. Ricordava di aver visto piangere suo padre solo una volta ed era stato quando lo aveva abbracciato per la prima volta, mentre i suoi occhi incrociavano quelli di Lily.
Ancora gli sembrava di vedere gli occhi di suo padre quel giorno, quegli occhi pieni di rimpianto e le lacrime che scorrevano nelle sue guance.
Ed ora, dopo tutto il tempo che aveva trascorso con suo padre e sua madre, ne poteva capire il motivo.
Il loro era un amore puro e vero. Certo, li aveva visti litigare, arrabbiarsi e urlarsi contro, forse più volte di quanto si sarebbe immaginato, ma non era forse anche quello l' amore?
Non esistono rapporti dove tutto è perfetto. E se esistono uno dei due mente, o magari entrambi.
Forse non c'è abbastanza passione o peggio ancora vi è la noia ed entrambi sono troppo stanchi per ribattere e preferiscono lasciar perdere.
Inconsciamente sorrise, era felice che per i suoi genitori non fosse così.
Guardò di nuovo suo padre e la consapevolezza di quello che era appena successo lo invase fino in fondo.
Sua madre era scomparsa. Sapeva cos' era successo. Dovevano averla svegliata, ma quello che temeva era come l' avevano svegliata.
Strusciò la fronte con le dita, su e giù, cercando di calmare il proprio cuore agitato.
Forse la stavano torturando? Le stavano facendo del male?
Non avrebbe mai più dimenticato il suo sguardo. Lo aveva impresso nella mente come se gliel' avessero inciso.
Era lo stesso sguardo che aveva visto su Emily.
Lo stesso sguardo che gli diceva di non aver paura per lei, che gli diceva che andava tutto bene e che, nonostante stesse per morire, cercava di trasmettergli tutto l' amore di cui era capace.
Rabbrividì. Era lui che aveva ucciso sua madre.
E per assurdo, quello era il motivo principale per il quale l' aveva sempre odiata.
Lei gli aveva insegnato ad essere un assassino e come prima cosa gli aveva fatto uccidere Emily.
L' unica persona che l' amasse.
Le sue risate gli rimbombavano ancora nelle orecchie, ma non era lei.
Non era sua madre. Lily, la sua vera mamma, era quella che quel giorno era morta.
Aveva sempre pensato che fosse stata Emily a riuscire a fuggire e ad avvertire Harry Potter di dove si trovava ed era cresciuto pensando che l' avesse amato così tanto da non riuscire a lasciarlo.
Ed era vero. Lo aveva amato così tanto da tornare, nonostante sapesse che sarebbe morta.
Ed infatti era morta. Era morta per mano sua.
Ma non era Emily.
Era Lily.
Era sua madre.
Era la sua mamma.
Si portò le mani al viso e le sentì scottare. Si rese conto che i suoi occhi dovevano essere diventati rossi e cominciò a respirare profondamente cercando di calmarsi.
" Mi dispiace" disse. Era un sussurro, quasi più a se stesso che a suo padre, ma lui alzò ugualmente la testa.
Pegasus lo guardò e si rese conto di non essersi sbagliato, o almeno non completamente.
Non piangeva, ma i suoi occhi erano talmente rossi per lo sforzo di non cedere alle emozioni che lui non poté fare a meno di ammirarlo.
" Mi dispiace" ripeté sempre a voce bassa, non era mai stato abituato a scusarsi se non con sua madre, no, non con sua madre, con Emily, doveva mettersi in testa che era Emily, ma in questo momento lo faceva sentire meglio.
Suo padre annuì soltanto nonostante i suoi occhi restassero assenti e la fitta della colpa si fece più forte nel petto di Pegasus.
Perché non aveva provato a chiedere? perché aveva dato per scontato? perché non crederle? Aveva visto che persona era sua madre e nonostante quello non le aveva dato possibilità di appello. Perché?
Perché era cattivo. Perché nella sua infanzia non aveva conosciuto che cattiveria e perché il suo odio era radicato troppo a fondo.
Si accorse che suo padre lo stava ancora guardando e fissò quegli occhi uguali ai suoi. Avrebbe voluto che urlasse e che gli gridasse di non essere stato pronto, di non averlo ascoltato, di aver lasciato che sua madre venisse svegliata senza aiutarla, in fondo, era davvero così che si sentiva.
Invece lui non si mosse, sembrava completamente sprofondato nel dolore e Pegasus si ritrovò a pensare che qualsiasi cosa, anche uno schiaffo o uno sguardo d' odio, sarebbe stato meglio di quello che aveva indosso.
I suoi occhi erano disperazione pura.
Scosse la testa più e più volte e infine alzò le sue mani. Senza dire niente lasciò che la sua energia affluisse su di esse, poi guardò suo padre e gli sorrise aprendo le mani e puntandole verso di lui.
Scorpius fu avvolto da una luce bianca e poi Pegasus rimase solo.
***
Lily aprì gli occhi pur continuando a non riuscire a respirare.
Annaspò in cerca di aria, ma nonostante riuscisse a portarsi le mani alla gola non c' era niente che la ostruisse.
Cercò di alzarsi per vedere chi le stava facendo questo, ma riuscì solo a rotolare di lato e così facendo, finalmente, l' incantesimo si spezzò.
Lily si distese nuovamente respirando rumorosamente e ansimando per raccogliere più aria possibile.
" Allora la sveglia ha funzionato" la voce che sentì la sorprese, anche se non fino in fondo.
Si poggiò sul palmo della mano e si alzò a sedere. Guardò il viso della donna che avrebbe torturato suo figlio.
Della maledetta che avrebbe indossato il suo viso per fargli del male e lasciargli credere di non essere amato da nessuno.
Non poté evitare di guardarla con tutto l' odio del quale era capace, ma ottenne solo un sorriso da parte sua.
" Devo farti i miei complimenti, sei riuscita a far fuggire Alice e questo...sì, direi che è un problema, dovremo faticare per riprenderla" ammise " ma la riprenderemo" promise.
Lily arricciò i pugni grattandoli sul pavimento e Emily se ne accorse scoppiò a ridere " ti preoccupi per la tua amichetta del cuore? Eppure lei ti ha voltato le spalle qualche mese fa, o sbaglio?" le chiese.
Lily non rispose ancora, stava cercando di raccogliere le forze. Non aveva la bacchetta, ma Emily era più piccola di lei e se solo fosse riuscita ad avvicinarsi, avrebbe potuto sopraffarla.
" Io mi preoccuperei più per me stessa" le disse con una luce piena di rabbia che le illuminava gli occhi.
" Aaron dov' è?" le chiese, e la sua voce era ancora un gracidio rauco e ogni parola sembrava provocarle dolore, come qualcuno che le passava una forchetta dentro la sua gola raschiandola.
Era colpa del soffocamento, ma non poteva fare a meno di parlare, doveva essere sicura che nel caso fosse riuscita a scappare, non avrebbe trovato sorprese.
Vide gli occhi di Emily stringersi e un lampo di gelosia oscurarli per un attimo.
" Aaron? Non lo meriti, proprio come non meriti Scorpius o Alexander..." s' interruppe avvicinandosi e Lily trattenne il fiato.
Era il suo momento. Doveva giocarselo bene.
La lasciò avvicinare e la vide girarle intorno come se la studiasse " che cos' hai di speciale?" chiese in un sussurro che Lily riuscì comunque a sentire.
" Cosa gli piace tanto di te?" chiese a se stessa e Lily scosse la testa " chissà, magari il fatto che non sono una pazza furiosa?" le chiese e la vide voltarsi verso di lei.
Gli occhi pieni di una rabbia incontrollata che le ricordarono molto gli occhi che aveva appena visto, gli occhi che aveva nel momento in cui aveva torturato e ferito Pegasus.
Sentì la rabbia affluirle nelle vene come un fiume in piena e senza darsi altro tempo per pensare decise di agire.
Emily le mise una mano sopra il braccio per strattonarla e Lily quasi rise della sua ingenuità.
Era proprio vero che per quanto fossero dei maghi, nel momento di maggior rabbia tutti agivano alla Babbana ed Emily sembrava volerla picchiare.
Lily afferrò la sua mano mettendole le sue quattro dita sopra il dorso e velocissima spinse verso l' alto.
Forte, sempre più forte fino a sentire un crack.
Vide Emily piegarsi per il dolore e le tirò un calcio dritto nello stomaco, facendola direttamente cadere a terra.
" Sono sempre stata più brava di te nei combattimenti" la schernì ripensando ai giorni passati in Accademia ad allenarsi.
Scosse la testa, non doveva pensare che quella ragazza era la sua compagna di corsi.
Quella era un' estranea, colei che aveva torturato suo figlio.
La vide ansimare e cercare di non cedere al dolore, poi le puntò la bacchetta contro, ma il suo bambino sollevò immediatamente lo scudo.
Emily la guardò con sorpresa e poi strinse gli occhi " non è il bambino di Alice" sputò fuori cercando di respirare.
Lily si avvicinò e le prese la bacchetta dalle mani " credo proprio di no" rispose con una certa soddisfazione e provò a smaterializzarsi, prima di ricordarsi che non poteva farlo.
Emily rise e Lily desiderò tapparle quella bocca a suon di schiaffi, ma non aveva tempo.
Avrebbe avuto la sua vendetta quando fossero tornati per arrestarla...arrestarli tutti quanti.
Lily si avvicinò alla porta e il silenzio che sentì non la convinse per niente. Era troppo irreale, troppo strano.
Si avvicinò ad Emily e la sollevò senza alcuno sforzo.
Era più piccola di lei e in quel momento Lily si sentiva l' adrenalina alle stelle. Voleva solo fuggire.
Lei scalciò e si agitò, ma Lily riuscì a tenerla ferma fino a quando non le puntò la bacchetta alla gola.
In quel momento Emily si calmò e le sembrò quasi di sentirla trattenere il respiro.
" Fai bene ad avere paura" le sussurrò nell' orecchio ed Emily si limitò a stringere le labbra " ora dimmi dove devo andare per poter uscire da qua senza farmi trovare da nessuno" le spiegò, quando Emily non rispose, Lily le afferrò una ciocca di capelli e le tirò indietro la testa " ascoltami bene" le disse e la sua voce era affilata come una lama di rasoio.
" Ho giurato che sarei morta prima di passare di nuovo quello che ho passato e, quindi, come puoi immaginare non mi farò problemi ad ucciderti..."
" Ti butteranno fuori dagli Auror, finirai ad Azkaban..." la minacciò.
" Forse, ma tu intanto sarai morta" le disse semplicemente ed Emily si morse un labbro, sembrava quasi indecisa sul da farsi, sicuramente conosceva abbastanza Lily per sapere che diceva seriamente, ma contemporaneamente sapeva che se l' avesse aiutata sarebbe, probabilmente, morta comunque.
" Allora? Che aspetti? Uccidila!"
Lily quasi indietreggiò al suono di quella voce e i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Era finita. Non si trattava più solo di Emily. Aaron era davanti a loro.
I raggi del sole che lo investivano da dietro facendogli rilucere i suoi capelli corvini.
Lily si accorse di tremare, in quel momento, con quella luce e quell' espressione gli sembrava lo stesso Aaron di due anni prima.
" Davvero, Lily" le disse divertito " uccidila" le ordinò e la sua voce si fece leggermente più dura come se volesse vedere a che punto riusciva ad arrivare.
Lily guardò Emily e la vide guardare Aaron, le lacrime che le bagnavano le guance ed ebbe pena per lei.
Sicuramente pensava che lui l' avrebbe aiutata, ma quel ragazzo era solo un pazzo che non amava nessuno.
Sentì la mano che reggeva la bacchetta intorpidirsi, era come se ad un tratto la bacchetta pesasse più di quanto lei riuscisse a sopportare.
" Non vuoi?" le chiese e sollevò la sua bacchetta; prima ancora che Lily potesse reagire, Aaron lanciò la maledizione che uccide e Emily si afflosciò tra le braccia di Lily.
" Oddio! oddio!" Lily guardò gli occhi vitrei di Emily, sembravano stupiti quanto lei.
Sapeva che Aaron era pazzo, dopo quello che aveva fatto a lei e alla sua famiglia non poteva essere diversamente, ma non credeva che avrebbe ucciso una sua alleata a sangue freddo, senza motivo.
" L' ho fatto per te, lei ti avrebbe ucciso alla prima occasione" si giustificò.
Lily sentì le gambe cederle e dovette fare affidamento su tutta la sua forza per non cadere a terra, aveva una ragazza morta tra le sue braccia, e il suo assassino, che altri non era che il ragazzo che l' aveva torturata per ore, ora la stava guardando come se non aspettasse altro di poterlo rifare.
Non poteva permetterlo, non doveva permetterlo.
Quello che aveva detto ad Emily era vero, sarebbe morta prima di lasciare che accadesse di nuovo e quando strinse la sua mano sulla bacchetta il pensiero le sfiorò davvero la mente, ma non poteva farlo.
Non ora, non con il pensiero del suo bambino dentro di sé.
Guardò un' ultima volta Emily e si chiese se essendo morta il futuro di Pegasus sarebbe cambiato e lo sperò; sperò con tutta se stessa che questo volesse dire che lui non avrebbe più subito quelle torture, ma non ne era affatto sicura, fino a quando c'era Aaron, fino a quando c'era l' organizzazione il suo bambino non sarebbe stato al sicuro.
Lanciò Emily verso Aaron e approfittò della sua sorpresa per scivolargli accanto ed uscire dalla stanza.
Le sembrò di sentire le sue dita sfiorarle il braccio mentre usciva dalla porta e lo portò più avanti.
Roteò su se stessa e lanciò un incantesimo. Non riusciva a pensare nitidamente e il primo che le venne in mente fu la fattura gambe molli, poi cominciò a correre.
Aprì la prima porta e vide una stanza vuota. Corse verso la finestra, ma era chiusa; avrebbe voluto fermarsi e lasciarsi andare alle lacrime, ma non poteva.
Non sapeva se lui avesse visto il suo bambino difenderla dall' attacco di Emily, non poteva permettersi di lasciarsi prendere di nuovo.
Cercava di notare ogni rumore, ogni suono, ma le sembrava di essere sorda, le sembrava di poter sentire solo il suo cuore che batteva furiosamente e il suo respiro agitato.
Corse ancora ed entrò in un altro paio di stanze ottenendo lo stesso risultato.
Sentì un rumore e si voltò indietro spostandosi un ciuffo di capelli che le ricadeva sugli occhi, ma non arrivò nessuno.
Ormai sentiva il sudore percorrergli la schiena e la bacchetta che teneva nella mano le sembrava potesse sgusciarle da un momento all' altro.
Infine entrò in una stanza, ma vi erano una ragazza e un ragazzo che parlavano animatamente.
Si voltarono subito quando sentirono la porta spalancarsi.
Dopo un attimo di paura Lily lanciò uno Stupeficium alla ragazza, ma la mancò e il ragazzo la disarmò.
Lily sgranò gli occhi e rimase per un attimo ferma sul posto, come se l' avessero congelata.
Doveva riflettere, restare significava farsi prendere, ma uscire significava dare le spalle al nemico.
Cosa le avrebbe detto suo padre?
Si guardò velocemente intorno e poi riportò lo sguardo sul ragazzo, ma lo vide con lo sguardo vitreo e perso nel vuoto.
Si girò immediatamente verso la ragazza che stava abbassando in quel momento la bacchetta e la osservò: dei bei riccioli castani le incorniciavano il volto e due occhi azzurri la stavano guardando, ma non sembravano minacciosi.
" Dopo lo oblivierò" sentenziò e alzò la bacchetta.
Lily s' intirizzì guardando il fermacarte sul tavolino, forse poteva scagliarsi su di lei con quello e poi fuggire.
La ragazza sorrise e scosse la testa " stiamo dalla stessa parte" sussurrò e puntò la bacchetta verso la finestra " vai" le ordinò " ma tu..."
Lily lasciò la frase in sospeso vedendola guardare verso il corridoio " Sai quello che ti faranno" le disse e Lily annuì.
Aprì la finestra continuando a guardarsi alle spalle " non hai paura per te?" le chiese e lei sorrise " non proprio" le rispose.
Lily si accigliò.
" VAI!" le disse concitata e Lily annuì scavalcando la finestra.
La ragazza con i boccoli la richiuse di scatto e la sigillò di nuovo con la magia. Lily prese un respiro e non si era ancora alzata in piedi quando sentì la voce di Aaron rimbombare nella stanza " Tammy" la chiamò, ma non si diede tempo di sentire altro.
Doveva fuggire subito o quello che Tammy aveva fatto sarebbe stato inutile.
***
Scorpius aprì gli occhi e contemporaneamente si alzò a sedere.
La testa gli girò vorticosamente, ma non aveva tempo per pensare.
Si alzò in piedi, sentendo le sue gambe molli e si guardò intorno.
Nel letto gemello al suo c'era suo figlio.
Si avvicinò e gli pose un dito sopra la vena del collo per fortuna batteva, non che avesse molti dubbi visto che doveva essere lui ad averlo attirato nei ricordi, ma, pur non capendo fino in fondo il motivo, non avrebbe avuto pace se non avesse controllato.
Forse era davvero il suo istinto paterno a guidarlo, gli accarezzò il viso e passò un dito sopra alla sua cicatrice, percorse tutta la sua lunghezza pensando a quanto aveva sofferto quel ragazzo.
Aveva ragione Lily, lei aveva notato subito la sofferenza dietro a quegli occhi così simili ai suoi.
Gli aveva detto subito che le sembrava di rivedere se stessa in quel ragazzo così misterioso.
Passò le dita sopra alla collana e sospirò.
Non poteva perdere tempo, lui stava bene, adesso doveva trovare Lily.
Ignorò il tamburellare della sua testa e si voltò su se stesso, ma come aprì la porta si trovò davanti ad Albus.
Lui lo guardò un secondo con le labbra aperte in una smorfia di sorpresa e poi la sua bocca si aprì in un sorriso.
" Secondo me è un complotto contro le mie coronarie" scherzò, prima di abbracciare il suo migliore amico.
Scorpius si ritrasse immediatamente " devo andare, Al" lo informò " devo trovare Lily" aggiunse e Albus sospirò tornando serio.
" Devi rimetterti in forze prima di tutto" ribatté, prendendolo per un braccio e riportandolo dentro la stanza.
Scorpius lo scosse subito " sei impazzito?" gli disse pieno di rabbia " dobbiamo andare subito, lei... io l' ho vista".
Si sedette sul letto premendosi le mani sugli occhi, si sentiva stanco e gli sembrava che gli si offuscasse la vista per la rabbia.
Albus spostò gli occhi verso la porta e vide i tre ragazzi del futuro entrare, sorrise loro e vide che si erano ripuliti e dovevano avere anche mangiato qualcosa, dato che il loro colorito era più roseo.
" Come hai fatto a vederla?" gli chiese " devi aver sognato" ipotizzò.
Non poteva essere altrimenti. Si era appena ripreso.
" NON HO SOGNATO!" si arrabbiò Scorpius alzandosi in piedi, ma le gambe gli cedettero subito e Albus lo prese per un braccio prima che cadesse a terra.
Scorpius si scosse il braccio " non pensavo che proprio tu mi avresti fermato, Albus!" e la sua voce era piena d' ira come se si sentisse tradito.
Albus si portò una mano ai capelli, agitandoseli e disordinandoli ancora di più, prese un respiro e si voltò verso i ragazzi, ma vide che erano usciti lasciandoli soli.
Sospirò cercando di non perdere la pazienza, davvero credeva che volesse fermarlo, che salvare sua sorella non fosse il suo primo pensiero?
" Va bene e come pensi di trovarla?" gli chiese e la sua voce era piena di rabbia.
Scorpius strinse i pugni, la domanda di Albus gli aveva fatto tornare davanti agli occhi ogni immagine del suo bambino torturato.
" Emily..." disse sicuro " Emily lei è..."
" Sai di Emily?" chiese Albus agitato, Scorpius annuì e si alzò in piedi ignorando la scarica di dolore che le sue gambe gli inviarono " vado a prenderla e a farle sputare ogni singola persona coinvolta, ogni singolo luogo dove potrebbe essere Lily..."
" Puoi restare" lo fermò Albus e lui si voltò, uno sguardo pieno di furia nel viso.
Albus alzò una mano prima che lo potesse aggredire verbalmente " Mio zio Ron è già andato al quartier generale, Emily dovrebbe arrivare tra poco" gli disse e Scorpius sentì la stanza fluttuare.
" Sapevate di Emily?" chiese sentendo le sue forze abbandonarlo e sedendosi di nuovo sul letto.
" Alice...lei è fuggita e..."
Gli occhi di Scorpius si dilatarono, prima di restringersi nuovamente.
Sapeva che Lily non poteva essere fuggita con lei, nessuno l' avrebbe torturata lì.
" Hai parlato con lei? Le hai chiesto tutto? Se si ricorda qualcosa...perché l' ha lasciata? E perché non siete ancora andati da lei..."
Albus vide le nocche di Scorpius completamente sbiancate per come teneva stretta la sua bacchetta e chiuse gli occhi abbassando la testa.
" Io...veramente, Scorpius" faceva fatica a parlare, non sapeva se essere più basito, deluso o arrabbiato " dimmi... davvero, sul serio credi di essere l' unico a soffrire per il fatto di non sapere dov' è Lily? Credi di essere l' unico a non capirci più niente? Credi di essere l' unico che ha avuto il mondo rivoluzionato? Anche io ho un figlio" e indicò la sedia dove fino a pochi minuti prima era seduto J.J.
" Mi dicono che mia sorella diverrà un' assassina di massa, ma in realtà la mia sorellina, quella che amo quanto me stesso non si trova e so che è in mano a due pazzi, uno più sadico dell' altro..." si fermò piantandosi le unghie nei palmi delle mani per cercare di restare ancorato alla realtà.
" e per finire... Ho appena visto James!" concluse in un sospiro e aprì le mani in un gesto esasperato.
Scorpius aprì la bocca sorpreso " Chi hai visto?" chiese in un sussurro.
Albus scosse la testa " James" chiarì, ma la sua voce tremò, era ancora troppo sconvolto per crederci fino in fondo.
" James?" chiese Scorpius e il suo sguardo corse verso la sedia vuota, ma Albus scosse la testa " non J.J., ma James Sirius Potter" disse come se ripetere il suo nome potesse renderlo reale.
Scorpius non riusciva a reagire " Non è possibile" disse soltanto e Albus si lasciò cadere accanto a lui " non dirlo a me" sussurrò stropicciandosi gli occhi con il palmo delle mani.
Scorpius gli mise una mano sopra al collo stringendo leggermente per fargli capire che lui era lì e Albus alzò appena il viso e gli porse un piatto con un panino.
" Era per me" gli spiegò stancamente " ma credo che tu ne abbia più bisogno..." si alzò in piedi e cercò di sorridergli " mangia e ripulisciti" gli ordinò e Scorpius vide per la prima volta come il viso di Albus fosse provato.
" Poi scendi, dovrebbe arrivare Emily e io, James e mio padre, stiamo cercando di mettere insieme tutte le informazioni per ritrovare Lily" lo informò e se ne andò lasciandolo solo.
Scorpius guardò il panino. Albus aveva ragione, se non avesse mangiato e non si fosse rimesso in forze, non sarebbe stato di aiuto a nessuno, anzi, sarebbe stato solo un intralcio per tutti.
Oltretutto la mancanza di sonno e di forze gli stavano impedendo di pensare razionalmente e lucidamente.
Albus aveva davvero detto di aver parlato con James e con Harry?
Addentò il panino velocemente e guardò Pegasus.
Sperò che lo scudo che il suo bambino era in grado d' innalzare a difesa della sua mamma, riuscisse a proteggerla ancora per un po', fino a quando non l' avesse trovata.
***
L' uomo percorse la strada piena di ciottoli e di buche ed entrò dentro la casa.
Si tolse il cappello e lo appoggiò sopra al tavolo.
Era importante che nessuno lo riconoscesse. Era importante che nessuno sapesse.
Avrebbe perso la faccia. Lui, il Ministro della magia che tradiva la moglie.
D' altronde la bella Dafne non lo soddisfaceva più, non fino in fondo.
Sembrava importargli solo di Amber e renderla felice, senza pensare a lui.
" Cormac" la donna gli arrivò alle spalle facendogli scorrere la mano sopra al petto e infilando l' altra sotto la maglia e risalendo fino a farle incontrare.
Gli occhi di McLaggen si accesero di passione e si voltò verso di lei.
Invece lei...lei con il suo corpo fluido e sempre pronto ai suoi desideri, lei era un' altra storia.
Le passò una mano tra i capelli corvini e l' attirò a sé in un bacio " My Darling" le disse quando si furono allontanati.
Lei si strinse di più a lui " sei in ritardo" gli disse lasciando che una mano scivolasse sopra i suoi pantaloni " tua moglie non ti lasciava andare?" gli chiese muovendo leggermente la mano e godendo dei suoi gemiti.
Era così semplice.
Non aveva neanche dovuto preoccuparsi del suo cervello o della sostituzione, era sempre in mano sua.
Era così stupido, così schiavo del piacere, che era bastato un niente e lui era stato la sua marionetta.
Non si era mai accorto di essere guidato, ma aveva sempre fatto quello che lei voleva.
" No, è...ero... l' attacco e poi... Amber..."
Il nome della figlia si perse nell' ennesimo gemito e la donna sorrise tornando a baciarlo.
Si lasciò stendere sul tappeto. Era tutto programmato, come sempre.
Era un suo schiavo inconsapevole e quello che non sapeva era che anche la figlia lo era.
Ma lo era volutamente.

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