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Capitolo 43

Domenica 12 febbraio

Le mie mani si mossero da sole, aggrappandosi con forza alla maglia di Ewan senza che me ne rendessi conto, come sospinte da una forza invisibile. Dal panico, probabilmente, la stessa opprimente sensazione che mi spinse a stringermi contro di lui, pallida e tremolante. Al contrario di come mi sarei aspettata, non si irrigidì al mio tocco e non cercò di allontanarmi: mi circondò invece le spalle con un braccio, attirandomi ancora di più contro il suo petto, con fare protettivo. La sua espressione era impassibile, lo sguardo fissò in avanti, le pupille dilatate per la rabbia, eppure questa volta non era diretta contro di me.

Spostai gli occhi dal volto di Ewan a quello di Alistair, ancora immobile e sorridente di fronte a noi. Il calore del ragazzo e il battito del suo cuore, per quanto accelerato, avevano un effetto quasi calmante su di me, alleviavano i brividi che mi percuotevano le membra. Con quel sostegno alle mie spalle trovai il coraggio di aprir bocca e scollare la lingua dal palato impastato. «Lei... lei è...» riuscii a balbettare, prima di perdere nuovamente la voce. Sembravo un disco rotto, me ne rendevo conto, ma la figura imponente che mi sovrastava mi lasciava letteralmente senza parole. Sbattei le palpebre lentamente, nel tentativo irrazionale di cancellare la realtà che mi si presentava davanti agli occhi.

Accidenti alla mia curiosità. Per seguire Ewan mi ero infilata nella tana del lupo e quest'ultimo in persona mi stava ora fissando con un sorriso scintillante e uno sguardo di divertita compassione. Doveva ritenermi una stupida, e non potevo biasimarlo: dopo aver udito il suo nome, ed averlo collegato alla persona che aveva ordinato a Kyle di rapirmi alla festa, avevo spalancato gli occhi ed ero rimasta a fissarlo imbambolata, piena di terrore.

E ora, eccolo: colui che mi stava rovinando la vita. L'uomo che non si sarebbe fatto scrupoli ad utilizzare i miei poteri come un'arma, che io fossi volente o nolente. L'uomo che aveva ucciso i genitori di Ewan sotto i suoi occhi, facendo ricadere la colpa su di lui. Un uomo che, se avesse voluto, avrebbe potuto ucciderci entrambi con un solo pensiero.

Avevo rischiato grosso andando lì, ed ora mi trovavo nei guai fino al collo.

Alistair annuì per la centesima volta al mio borbottio senza senso, continuando a sfoggiare il suo sorriso di benvenuto. Falso, probabilmente, almeno quanto lo era lui. «Cara ragazza, te l'ho detto, sono proprio io. Immagino che tu sia sorpresa per il mio aspetto. Forse ti aspettavi che io fossi un vecchietto malvagio, con la barba lunga e un carattere burbero, l'anziano capostipite di un'antica famiglia di Guardiani, non è così?» fece, ridendo.

«Non è poi una descrizione molto dissimile da ciò che sei realmente, Jones» ringhiò Ewan a denti stretti. Fino a quel momento era rimasto in silenzio, limitandosi a stringermi con forza, anche se potevo percepire il movimento ansimante del suo petto contro la mia schiena.

Gli scoccai uno sguardo confuso, inclinando la testa all'indietro. Si metteva a fare battute in una situazione simile? Doveva essere pazzo, oppure particolarmente convinto delle sue possibilità di sopravvivenza.

Ewan ricambiò la mia occhiata e accennò delle parole con un lieve movimento delle labbra. Inarcai un sopracciglio, ma non emisi alcun suono. Aveva un messaggio per me? Forse, con il suo commento sfacciato, voleva comunicarmi qualcosa.

Alistair intanto si era messo a ridere, una mano posata con leggerezza sul panciotto nero. Aveva dita lunghe e ossute, ma non curate come avrei immaginato, considerato il suo rango. Anni di battaglie le avevano riempite di calli, dovuti al contatto con le dure else di spade e pugnali. Era un uomo alto ed elegante, sulla quarantina. Forse portava semplicemente bene la sua età, ma non l'avrei mai definito un anziano barbuto. Tuttavia, il commento di Ewan non si era basato su questo, bensí sul suo carattere. Certo, il suo viso era impassibile, come se fosse di marmo, l'espressione gentile scolpita ad arte nella pietra per nascondere l'anima nera che conteneva, ma questa traspariva perfettamente dai suoi occhi grigi, che mi fissavano con un lucchichio inquietante, letale. Mi metteva i brividi.

Non aveva perso il suo ghigno sorridente nemmeno durante la sua risata forzata. «Giovane Blackwood» gli disse una volta tornato serio. «Comprendo che tu possa avere qualche dubbio sulla mia sincerità. Non siamo mai stati molto affiatati, noi due. Ma non per questo dovresti spaventare così la mia ospite, descrivendomi come una persona senza scrupoli. Non lo sono, a differenza di come immagini. Ti assicuro che non ho intenzione di farvi del male.»

«Errato. Tu vuoi farci credere di essere al sicuro, per poi incantare May con i tuoi frivoli discorsi e portarla dalla tua parte» lo corresse il ragazzo, rabbioso. Era teso come una bomba pronta ad esplodere. Mi venne quasi l'istinto di fuggire per ripararmi dalla forza della sua rabbia, ma il suo braccio contro i miei fianchi mi distolse dal mio piano di fuga.

Alistair rise di nuovo, portandosi la mano destra adorna di anelli ai capelli biondi, perfettamente fissati all'indietro. Doveva avere un senso dell'umorismo tutto suo. «Ewan, sei così negativo. La tua diffidenza mi stupisce sempre...» commentò questo quando smise di ridere, asciugandosi una lacrima inesistente.

"Stai calmo" pensai, avvertendo la contrazione dei suoi muscoli. Ma Ewan mi ignorò come suo solito. «Se fossi stato più diffidente un paio di anni fa ora i miei genitori sarebbero ancora vivi» cominciò. Stavo per sospirare di sollievo per l'innocenza della sua frase quando lui aggiunse: «E forse tu ti troveresti sul fondo di una fossa piena di vermi. E l'unico luogo in cui meriti di stare: insieme ai tuoi simili.»

Ci fu un istante di silenzio, che sembrò prolungarsi all'infinito. Poi Alistair mosse un passo in avanti, le labbra strette in una linea sottile. La sua maschera si stava crepando.

Percepii una punta di ansia alla bocca dello stomaco e, prima di riflettere sulle conseguenze delle mie azioni, mi spostai di lato di un passo, in modo da creare una barriera fra Ewan e l'irato Jones. Non potevo coprirlo del tutto, né offrirgli una vera difesa, ma il mio obbiettivo non era tanto salvare il ragazzo da un possibile, e probabile, attacco. Soltanto, mi sembrava giusto chiarire la mia posizione in quella battaglia e, in generale, nell'intera guerra. Alistair doveva capire che, qualsiasi cosa potesse dire, non sarei mai passata dalla sua parte. E ciò non dipendeva dai commenti di Ewan in suo svantaggio, né dal suo comportamento falsamente accondiscendente. Ero in grado di scegliere i miei alleati con la mia testa, non ero una sciocca bambina da manipolare, per quanto debole e inutile io fossi.

Alistair dovette recepire il mio pensiero perché si fermò, un'espressione pensosa sul volto freddo. Passò lo sguardo da me a Ewan un paio di volte, come se non comprendesse appieno la natura del nostro rapporto. Gettai una veloce occhiata al ragazzo alle mie spalle e lo sorpresi a torturarsi un labbro con i denti, sovrappensiero. Stava cercando di indovinare a cosa mirasse il ragionamento di Alistair? Pensava ad un modo per rimediare al disastro che entrambi avevamo appena commesso?

Sbuffai. Era in situazioni come quelle che avrei tanto voluto riuscire a tirar fuori le mie capacità da Guardiana.

L'uomo nel frattempo si era aperto in un nuovo sorriso, che non prometteva nulla di buono. «Voi due. Il vostro legame è davvero particolare. Non si tratta di un vincolo nato col tempo, è più qualcosa di preesistente e poi riportato alla luce. Ho già visto qualcosa di simile, in passato... »

«Cosa stai farneticando?» borbottò Ewan. Mi tirò di nuovo al suo fianco, facendomi quasi inciampare nella ghiaia del cortile.

Alistair scosse la testa. «Oh, niente, niente. Non prestarmi attenzione.»

«Se sai qualcosa...»

«Se anche lo sapessi, non vedo perché dovrei comunicarlo a te. Non ne trarrei alcun vantaggio, non ti pare?»

Il ragazzo inspirò bruscamente, come se lo avessero appena pugnalato, e si portò una mano al petto con un'espressione dolorante, ma ciò non gli impedì di biascicare alcune parole: «Allora cosa ci fai ancora qui?»

«Questa è casa mia, ragazzino. Sei stato tu ad introdurti qui illegalmente e sei sempre tu a dovertene andare.»

«Non ho intenzione di darti la schiena per uscire da qui. Prima entra in casa, poi ce ne andremo» ribatté Ewan con un ghigno storto sulle labbra. Gli diedi uno strattone, tentando di fargli cambiare idea, ma sembrava cercare un conflitto a tutti i costi.

Eppure, il padrone di casa non reagì con violenza a quella insinuazione. Disse solo poche frasi, con un tono così crudele da far sembrare la sua voce, prima mite e innocua, quella di un'altra persona «Ricordi l'ultima volta in cui ti ho lasciato da solo su tua richiesta, Ewan? Tre morti. Tre morti sulla tua coscienza.»

Non mi accorsi di essere stata gettata a terra finchè non percepii i duri granelli di pietra conficcarsi nei palmi delle mie mani. Una scossa di dolore mi attraversò il corpo, schiarendo la mia mente confusa.

Ewan era in ginocchio, poco lontano da me. Respirava a fatica, come se stesse cercando di riprendere il controllo di se stesso, le braccia premute contro il corpo nel tentativo di tenere insieme i pezzi del suo essere. Poche volte l'avevo visto in quelle condizioni. Nel bosco, prima che mi abbracciasse, e in camera mia, quando il narcotizzante mi aveva sciolto la lingua da ogni freno. Ma mai, mai mi era sembrato sul punto di spezzarsi come quel giorno.

Cercai di raggiungerlo, ma lui mi bloccò, allungando un braccio e mostrandomi il palmo aperto. «Non... avvicinarti. Non entrare nei miei pensieri. È... pericoloso... stanne fuori.»

Spalancai gli occhi, ritirando le mani tese in suo soccorso. La tensione nell'aria era pesante e densa come colla. Mi sembrava di esserci immersa, faticavo anche solo a respirare, come se fossi paralizzata. Non potevo muovermi, nè aprir bocca. Tutto ciò che volevo era porre fine alla sua sofferenza, in qualsiasi modo.

Lo sentii gemere, piegandosi ancora di più su se stesso, e in quel momento Alistair rise. Questa volta la sua risata non era forzata: era vera, in tutta la sua crudeltà. «Oh, Ewan, non l'hai ancora superato? E io che pensavo ne andassi fiero. Che andassi fiero dei tuoi poteri...»

«Padre, basta.»

Una nuova voce si fece largo nel cortile alberato, giungendo fino a noi.

Osservai la persona che aveva parlato venire avanti dalla stessa direzione da cui poco prima ero arrivata io, a passo veloce, ma senza perdere il suo portamento rigido, quasi militare.

Miles doveva essere venuto a cercarci dopo la nostra fuga da casa Blackwood. Notai solo allora quanto assomigliasse a suo padre, a differenza di Kyle. Stessi capelli biondi, del colore del grano, stessi occhi chiari. Occhi che in quel momento esprimevano un immenso disgusto. Per quello che l'uomo stava dicendo ad Ewan? Non l'avevo ancora inquadrato del tutto, ma avevo intuito una certa intesa fra lui e il ragazzo, per quanto potesse essercene fra un Jones e un Blackwood dopo anni di lotte famigliari.

Lo guardai mentre raggiungeva Ewan, lo aiutava a distendere i muscoli e gli sussurrava qualcosa all'orecchio, velocemente. Vidi il ragazzo dai capelli scuri scrollare le spalle, come per dirgli che se ne infischiava delle sue parole, ma l'altro lo afferrò per un braccio, ripetendogli a voce più alta ciò che già gli aveva chiesto, tanto da farlo sentire anche a me. «È inutile immagazzinare tutto. Smettila di rischiare la vita, non appartiene soltanto a te.»

Ewan lo squadrò con gli occhi socchiusi per alcuni secondi, durante i quali temetti che decidesse di ignorare l'avvertimento di Miles, ma alla fine rilassò le spalle, schiudendo i pugni serrati. Tremava ancora, ma sapevo che ora sarebbe riuscito a controllarsi.

Miles intanto si era rivolto al padre, guardandolo con severità. «Perchè lo stai facendo?»

Alistair finse di non capire. «A cosa ti riferisci figliolo?»

«Lo sai bene. Perché continui a provocare quel ragazzo? Perché cerchi di circuire la Veggente? Cosa credi di ottenere facendo ciò? Sono cresciuto seguendo le Leggi, nell'ottica di diventare un bravo Consigliere. Se è il potere ciò che vuoi, conquistalo con la forza del tuo esercito, non con ridicoli sotterfugi!»

«Sei appena arrivato, Miles. Non puoi capire.»

«No» replicò secco. «Sei tu ad essere accecato dall'odio.»

«Non un'altra parola» sibilò il padre. Riportò lo sguardo su Ewan, poi lo spostò su di me. Mi sorrise e io rabbrividii, spaventata da quell'improvviso mutamento. «May...» mi chiamò. «Forse non hai ben compreso la mia proposta, quindi ti darò un'ultima possibilità. Noi sappiamo come sviluppare i tuoi poteri. Siamo gli storici del Consiglio, conosciamo casi simili al tuo. Possiamo aiutarti. Mentre i Blackwood... Sembrano gentili, ma ti stanno soltando facendo del male. Cosa potrebbero offrirti? Sono medici, abili con le erbe, ma inutili in qualsiasi altro campo. Allora, sei ancora convinta di chi vorresti per alleati?»

Mi morsi un labbro, colpita dalle sue parole. Sì, avrei senz'altro avuto bisogno di aiuto... ma potevo davvero tradire i Blackwood? Potevo passare dalla parte dei loro nemici solo per puro egoismo? Anche se il mio gesto sarebbe sicuramente servito a salvare Claire, anche se avrei potuto aiutarla, una volta istruita a dovere...

Scossi la testa. No, non potevo. Erano stati loro a rapire la mia amica, loro l'avevano ipnotizzata e loro mi avevano promesso di riportarla indietro in cambio della mia partecipazione alla festa, ingannandomi. Non dovevo fidarmi e non l'avrei fatto.

Guardai i volti dei tre uomini che mi circondavano. Sapevo che avevano sentito tutto e non avevo bisogno di parlare, ma preferii chiarire il concetto anche a voce alta. «Forse le sembrerò una sciocca, ma rifiuto la sua offerta.» Sorrisi ad Alistair, falsa quanto lui. «Non credo che voi abbiate niente da offrirmi che già non abbia.»

Percepii Ewan riavvicinarsi a me ed afferrarmi un polso. Una scarica di elettricità mi percorse il braccio, ma cercai di ignorarla.

Il signor Jones intanto era rimasto a fissarmi, senza muovere un muscolo. Aveva gli occhi socchiusi, simili a lame di ghiaccio, e il suo sorriso era diventato improvvisamente più freddo e marmoreo. Ora la sua espressione era ancora più finta di quanto già non fosse. «Capisco...» mormorò alla fine, passandosi una mano sulla fronte. Sembrava calmo, ma la rabbia che doveva covare si percepiva attraverso la tensione delle sue spalle.

«Capisco» ripeté qualche secondo dopo, tornando a guardarmi. Sul suo viso non era riconoscibile la più piccola traccia di gentilezza. Aveva smesso di recitare, e ciò mi spaventava ancora di più. «E mi dispiace davvero molto che tu abbia preso questa scelta. Perché, vedi, in tal modo tu mi costringi a fare qualcosa che avrei preferito evitare con tutto il cuore...»

Miles mi afferrò per un braccio, cercando di allontanarmi dalla mia posizione. Non avevo notato che il ragazzo si fosse spostato, era stato silenzioso e rapido come un gatto. A bene vedere, i suoi stessi lineamenti erano felini, eleganti e affilati.

Non capii perché mi stesse tirando finché non sentii qualcosa trascinarmi nel verso opposto. Mi riscossi dal mio torpore e cominciai a scalciare, a dimenarmi.

Ewan, prima vicino a me, ora era placcato dalle braccia di un energumeno alto almeno due metri e con le spalle larghe. Riconobbi Seth, il buttafuori dello "Sweet Dreams". I suoi occhiali scuri erano caduti a terra, crepati, forse a causa di una gomitata di Ewan, che si muoveva con tanta furia da lasciare intontito il suo stesso carceriere.

Miles era visibilmente confuso e, in seguito, sempre più irritato. «Cosa accidenti state facendo?» gridò contro il padre.

Alistair prese un respiro profondo e aprì le labbra in un ghigno gelido, a dir poco inquietante. «Sto semplicemente portando a termine il mio piano. Ho bruciato quell'inutile pianta per attirare qui il ragazzo» fece, indicando Ewan. «Speravo portasse con sé tutto il gruppo, ma sono felice che proprio la Veggente sia venuta in aiuto del suo amichetto. Che, onestamente, non merita il tuo impegno. È solo un ragazzino incapace. Voleva uccidermi ed è riuscito soltanto a mandare all'altro mondo i suoi stessi genitori. È un'assassino, un parricida, e lo rimarrà per sempre.» Fece una pausa, godendosi la vista dell'espressione furiosa sul volto del suo nemico. «Eppure ammiro la sua tenacia. Per questo voglio essere io a ucciderlo, e lo farò in combattimento. Non temere, Ewan: quel momento sta arrivando, ed è più vicino di quanto immagini. Allora a niente ti servirà la tua testardaggine, né ti sarà valsa la pena di difendere questa ragazzina, questa Veggente senza capacità. Allora noi verremo a battaglia, e la terra berrà il tuo sangue di traditore.»

Infine, puntò un dito verso la casa, come se niente fosse, e si rivolse ai suoi tirapiedi. «Portateli dentro e, mi raccomando: fate in modo che non possano fuggire vivi da lì.»

Qualcuno mi colpì alla testa in quell'esatto istante e, mentre tutto intorno a me si contornava di nero, incrociai gli occhi di Ewan. Un ultimo lampo verde, e poi il nulla.

Angolo autrice:

Le cose si mettono sempre peggio per i nostri eroi. Cosa credete che accadrà? Cosa ne pensate di Alistair?

XOXO,
Mi🌙

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