Capitolo 27
Lunedì 6 febbraio
Gettai con violenza il mio zaino a terra e mi sedetti, appoggiando la schiena all'umida corteccia di un vecchio albero. La mia ricerca non stava dando esattamente i frutti che avevo sperato. Anzi, non ne stava dando affatto, ed io ero sempre più prossima ad un esaurimento nervoso.
Certo, il mio piano d'azione non era dei migliori; entrare nel bosco senza una destinazione precisa e vagabondare fra cespugli di rovi e fango non mi aveva portato altro se non macchie e strappi. Ma cos'altro avrei potuto fare? Non avevo tempo, questa era la verità: non potevo restare ferma a pensare alla strategia migliore da usare, dovevo trovare Ewan il prima possibile e convincerlo a tornare a casa sua prima che Juliette decidesse di uccidermi con le sue stesse mani.
Tuttavia il mio progetto iniziale e la mia convinzione in me stessa stavano scemando col passare del tempo. Prima di tutto, perchè non ero per niente sicura che la mia visione fosse esatta; lo sentivo, sentivo di avere ragione, ma ciò non stava per forza a significare che fosse un dato di fatto, e molto probabilmente così non era.
Secondo, non sapevo nemmeno in quale zona del bosco cercare. Per non parlare, inoltre, della minaccia di Juliette. Unica nota positiva? Aveva smesso di piovere.
"Perché non riesco mai a mantenere fino in fondo i miei buoni propositi? Sarebbe stato così semplice tornare alla mia vecchia vita e cancellare tutto ciò che è successo nelle ultime settimane..." Già, sarebbe stato più facile, ma non giusto. Nulla era rimasto più lo stesso, da quando avevo conosciuto i Guaridani, i miei simili. In fondo al cuore, sapevo perfettamente perchè non avevo abbandonato la missione: solo io potevo interpretare le mie premonizioni. Solo io ne avevo le capacità. Ed Ewan voleva parlare con me, per qualche ragione, senza la presenza dei suoi amici. Non avevo molte alternative, e la mia coscienza mi impediva di considerare l'opzione di tornare sui miei passi.
Comunque, nonostante i miei poteri fossero lo strumento di base della mia ricerca, stavo girando in tondo da ore ormai, i capelli e i vestiti completamente zuppi dopo l'acquazzone. Il tessuto del cappotto era diventato simile ad una spugna bagnata e la sciarpa verde al mio collo era viscida come un serpente.
Mi rialzai, tanto sporca da non preoccuparmi nemmeno delle foglie bagnate che si erano incollate al bordo dei miei vestiti, e diedi fondo alle mie energie residue con un'ultima ricognizione. Come previsto, dopo l'ennesimo giro inconcludente, ritornai ancora nel punto da cui ero passata per ben quattro volte in precedenza. In quel momento mi bloccai, piantando i piedi nel fango appiccicoso del sottobosco. Ero davvero irritata, stanca di camminare senza una meta, cercando di raggiungere l'ultimo capo di un cerchio senza fine.
La rabbia mi montò nel petto, risucchiando tutta la stanchezza. «Ewan!» gridai. «Se mi senti, ti prego di farti vedere, perchè mi sto seriamente seccando di tutta questa faccenda! Sei tu che mi hai chiesto di venire a cercarti, il minimo che potresti fare è aiutarmi a trovarti!» Ripresi fiato, cercando di calmarmi. L'unica risposta che ricevetti fu il verde silenzio del bosco. Stavo perdendo il mio tempo parlando col nulla.
Mi appoggiai sconsolata al tronco muschioso del grosso albero ai cui piedi mi ero seduta, senza le forze per continuare. Quella ricerca era di fatto impossibile. Il bosco era enorme, non sarei mai riuscita a trovare Ewan in un solo giorno, senza contare che avrebbe potuto spostarsi nel frattempo.
"Eppure questo posto..." Mi morsi un labbro. Era identico alla mia visione. L'avevo raggiunto casualmente, lasciandomi guidare dal mio istinto, e quando vi ero giunta mi era sembrato di aver finalmente trovato il mio obiettivo. Ero eccitata all'idea di aver trovato qualcosa, per la prima volta, grazie ai miei poteri.
Ma avevo fatto soltanto un altro buco nell'acqua, come sempre.
Sollevai la fronte dal mio braccio, alzando gli occhi verso le fronde dell'abete. Fra i suoi aghi penetravano sottili raggi di luce giallo ocra, segno che il pomeriggio stava ormai per terminare. Strinsi le palpebre, mentre osservavo il gioco di ombre che veniva a crearsi in quello scuro groviglio, finchè un inquietante presentimento mi sorse nelle profondità del petto. D'un tratto, mi ero accorta di aver assunto la stessa posizione del sogno: braccio contro la corteccia ruvida, fronte appoggiata ad esso. Ero esattamente atteggiata in quel modo poco prima di raggiungere Venezia. E di vedere l'omicidio di Ewan.
Mi staccai di colpo dall'albero, gettando occhiate preoccupate alle mie spalle, gesto che negli ultimi tempi ero costretta a compiere fin troppo spesso. Sempre allerta, feci un giro su me stessa, fino ad appoggiare la schiena al tronco. Possibile che la mia visione fosse errata? Sì, era molto probabile, eppure io pensavo...
Una macchia di colore inaspettata mi portò ad abbassare gli occhi verso il terreno fangoso. Là, fra il marrone scuro e corposo e il giallo stinto delle foglie cadute l'autunno passato, spiccava vivace un petalo. Un petalo rosso, leggermente arricciato.
Deglutii, mentre i miei battiti aumentavano la loro corsa. Avrei riconosciuto ovunque quel colore, quella forma. Avrei riconosciuto ovunque il simbolo dei miei persecutori.
"I Jones... Uno di loro è qui? Quel petalo era già lì quando sono arrivata?" Mi chinai per riaccoglierlo, proprio quando un altro punto rosso cadeva dal cielo, andando a posarsi accanto al gemello. Insieme formavano quasi un cuore, un cuore spezzato a metà.
Rotolai via dall'albero, ma rimasi abbastanza vicina da poter scorgere, pochi rami sopra di me, un garofano avvizzito e pendente verso il basso. Da lì si erano staccati quei petali. Ma... chi aveva lasciato un fiore, emblema di una delle famiglie più potenti fra i Guardiani, fra gli aghi di un vecchio abete?
Presi un respiro e mi strinsi nella giacca. Forse era stato dimenticato da una coppietta sbadata, ma io non credevo alle coincidenze. Non dopo tutte le volte in cui quel simbolo maledetto era apparso sul mio cammino...
"Le coincidenze non esistono, piccola Veggente. Esistono solo le intenzioni, e le nostre non sono sicuramente a tuo vantaggio, nell'immediato futuro. Stiamo venendo a prenderti..."
Sobbalzai a quelle parole. O meglio, a quei pensieri, perché di questo si era trattato. Non c'era nessuno accanto a me, nessuno aveva parlato. E la frase che avevo sentito mi era rimbombata nel cervello, nel petto, come in una cassa di risonanza, andando ad espandersi sempre di più. Era quasi assordante.
Cominciai a correre, incurante della mia direzione. Sapevo solo due cose: quel pensiero non era di Ewan, ma di un Jones.
E quest'ultimo era più vicino di quanto pensassi.
Continuai a macinare terreno, inciampavo, ma non volevo fermarmi, non l'avrei mai fatto. A tratti mi sembrava di percepire una risata roca, simile al rumore di affilati artigli contro una porta di legno, e in quei momenti ampliavo le mie falcate, fin quasi a slogarmi le caviglie.
Mi accorsi di stare piangendo solo quando, nel tentativo di saltare una radice nodosa, caddi a terra, in ginocchio. Mi passai una mano sulle guance sentendole bagnate, sporcandole di fango. I miei singhiozzi crebbero, mi scuotevano il petto. Avrei voluto alzarmi e ricominciare a correre, uscire dal bosco, ma sapevo di non poterlo fare. Come nella mia visione, una gamba aveva cominciato a pulsare per il dolore, vittima di un crampo. Non riuscivo ad appoggiarla, nonostante desiderassi scappare più di ogni altra cosa.
Le lacrime ormai scendevano incessanti, mi colavano lungo le curve delle guance e si tuffavano rapide all'interno della mia sciarpa già zuppa. Perché mi ero azzardata a compiere da sola la missione di un Guardiano? Perché avevo ceduto alle minacce di Juliette? Ora mi ritrovavo sola, non avevo concluso nulla e rischiavo di essere trovata da uno dei miei nemici, fatta prigioniera o, peggio, uccisa. Non sapevo nemmeno perchè avrebbero dovuto avercela con me, Kyle non si era spiegato granché al riguardo, ma ero convinta di avere un ruolo importante, nei loro piani. E, dopo il pensiero che avevo percepito, ne avevo la conferma.
Affondai la testa nelle braccia. Sentivo dei passi, sempre più vicini. Non potevo scappare, ero bloccata sul luogo della mia morte. Singhiozzai ancora, anche se avrei dovuto mascherare ogni suono. Ero nel panico più totale.
Ancora passi, più pesanti. Chiusi gli occhi, sicura che mi rimanesse poco tempo, ormai. La situazione si era capovolta in fretta, con una semplice frase. Provai a raggiungere ancora una volta i pensieri del mio nemico, ma non ci riuscii. Ogni mio tentativo veniva rudemente bloccato, come se si schiantasse contro una barriera metallica.
Il rumore era assordante. O forse erano i miei battiti? Non li distinguevo più, adesso. Strinsi gli occhi, facendo cadere le ultime lacrime. Ora era davanti a me...
Un fragore di vetri rotti mi riscosse, insieme ad un insolito odore dolciastro e speziato.
Socchiusi le palpebre. Sul terreno occhieggiavano scintillanti i cocci di vetro di una bottiglia, sporchi di un liquido marroncino. La puzza dell'alcol era ovunque, ma la preferivo di gran lunga a quella del mio sangue.
Cosa era successo? Alzai la testa lentamente, ancora scossa, confusa, per rivolgerla verso la figura che mi sovrastava. Passai lo sguardo dagli anfibi incrostati, ai pantaloni militari, fino a raggiungere il pallido volto che sbucava dall'alto colletto di un cappotto nero. Il mio cuore ebbe un sussulto. Non era un Jones, ma il suo esatto opposto.
Ewan. L'avevo trovato.
Angolo autrice:
Credevate davvero che avrei fatto rapire May così facilmente?
Certo, il pericolo è comunque dietro l'angolo, e non possiamo stare tranquilli, ma almeno abbiamo torvato Ewan. Come credete continuerà la vicenda? Beh, lo saprete presto. Con affetto,
Mi🌙
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