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73. NON VOGLIO RIMPIANTI

Un uomo che ama si tradisce.

Alexandre Dumas

Edmund stava percorrendo il corridoio, con estrema lentezza.
Ad ogni passo, l'eco delle suole sul pavimento gli rimbombava nel petto e nelle orecchie, ormai indistinguibile dal battito del cuore.
Si stava allontanando da lei come un codardo: era la prima volta dopo ben tre mesi che si parlavano da amici, e Diana sembrava così ... emozionata! E così felice di star parlando con lui! Per un momento Edmund aveva creduto che fosse persino gelosa di sua sorella... !
E lui se ne stava andando.
Sentiva la presenza di lei alle sue spalle: forse lo stava guardando... Forse si stava chiedendo perché lui non tornava indietro...
Non avrebbe mai più ritrovato il coraggio di rinnovarle la sua proposta, lo sapeva. Stava sprecando la sua occasione! Sarebbero passati anni, e poi avrebbe scoperto che Diana, quel giorno, non desiderava altro che lui tornasse indietro e le dicesse che l'amava ancora. Non voglio rimpianti.
Si fermò.
Diana, dietro di lui, si stava senza dubbio chiedendo perché mai si era fermato.
Si voltò a guardarla, e si rese conto di non aver fatto più di dieci passi. Diana lo stava guardando davvero...
E sembrava agitata, come se attendesse qualcosa con tutta sé stessa. Cercava invano di nasconderlo, ma lui riusciva a leggerglielo negli occhi: Diana si stava aspettando qualcosa da lui...
Era il peggior nemico di sé stesso, lo sapeva.
M

a non poteva mettere a tacere il suo cuore, che tentava con ogni mezzo di convincerlo che Diana lo amava davvero.
«Perché hai rifiutato Davide?».
Maledizione! Perché non era stato zitto? Perché non era riuscito a controllarsi? Perché aveva lasciato che la sua agitazione prendesse il sopravvento? Perché era andato subito al punto, e per di più, con una voce che tradiva ogni sua emozione?!
Ecco: l'aveva messa in soggezione... Diana non era affatto innamorata di lui! E non capiva perché, dopo tre mesi, lui fosse ancora lì, a farle dichiarazioni che sapeva che non avrebbe mai accettato!
Diana non rispondeva; era troppo sorpresa dal suo stupido coraggio e dalla sua ingiustificabile persistenza... Era ovvio. Avrebbe dovuto saperlo.
Edmund cercò di rimediare al proprio errore, dicendole, con voce rotta: «Non importa. Scusa...».
Ma lei lo interruppe:
«Io... non sono innamorata di Davide» rispose.
«Credevo...» disse Edmund, sorpreso, ma si fermò in tempo. E lei continuò:
«Davide è un arrogante... é stupido. Avevi ragione tu. Su tutto! Se solo l'avessi saputo prima, io...!».
Edmund la guardò attonito.
Non ti fermare, Diana! Per favore...
Contò sulla sua tendenza a dire sempre quello che pensava.
Tuttavia, Diana si fermò, troppo imbarazzata per continuare.
Ma non importava: ormai, gli aveva detto abbastanza!
Edmund era al colmo della felicità: Diana lo amava! Poteva sentire il cuore di lei battere più forte, mentre lui si avvicinava, poteva vedere i suoi occhi abbassarsi imbarazzati, incapaci di sostenere il suo sguardo...
No, non si stava sbagliando: ogni cosa gli diceva che Diana ricambiava i suoi sentimenti...
«Perché hai detto a Davide che sei innamorata di me?» le chiese tutto d'un fiato.
«Cosa!?» esclamò lei, fissandolo terrorizzata. «Ma no! Te lo giuro, non gliel'ho detto! Perché avrei dovuto dirglielo, se non è vero?». «Quindi... non gliel'hai detto?».
Edmund incominciò a provare un senso di panico... Diana lo negava con tutte le forze! Perché lo stava facendo?! Perché non poteva dire semplicemente di sì, che lo amava?!
«No! Certo che no!» dichiarò Diana, con aria di considerarlo impossibile.
Edmund abbassò la testa, scoraggiato. Non era vero niente. Lyra aveva mentito. Altrimenti, che senso avrebbe avuto negare così? Perché Diana doveva aver paura di dirgli che lo amava, se sapeva che anche lui condivideva i suoi sentimenti?
Era ovvio, che Diana non provava alcun sentimento per lui. Probabilmente, ora era diventata così gentile, solo perché si era resa conto di averlo trattato ingiustamente, non per altro... Forse, aveva capito di averlo considerato male. Ma questa considerazione non lo fece star meglio.
«Ah, ok!» disse.
«Eh, sì, ecco... non l'ho fatto» ripeté lei, scuotendo la testa, evitando il suo sguardo.
Tommaso li interruppe. Aveva un'aria mesta e scoraggiata, proprio come quella dell'amico. Edmund ringraziò il cielo che fosse arrivato in quel momento.


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