7. VOGLIO SAPERE IL SUO NOME
EDMUND
Bisogna usare il tempo come uno strumento,
non come una poltrona.
John Fitzgerald Kennedy
Edmund aveva una missione: ovvero capire perché in un solo giorno una ragazza era stata in grado di fargli subire una crisi d'identità.
I primi mesi di scuola erano troppo noiosi, la vita privata troppo monotona, la famiglia in continuo conflitto lo spingeva a trovare qualcosa per distrarsi... Sentiva il bisogno di qualcosa da fare: un'impresa con la quale tenere occupata la mente. Inoltre, odiava ogni genere di rimpianto, e voleva mettere alla prova il destino per vedere cosa poteva offrirgli.
E ormai aveva dato il via al processo: la curiosità era diventata interesse. Era incapace di lasciare al caso tutto il lavoro di costruzione della propria esistenza. Così, per quell'interesse, si attivò seriamente. Se il primo passo era stato osservare, il secondo era informarsi.
Per incominciare, voleva sapere il suo nome. Ma come poteva fare? Chiedere a Tommaso sarebbe stato il modo più semplice e veloce, ma era anche l'unico che Edmund non volesse tentare: quindi, doveva trovarne un altro.
Un giorno, non avendo visto la ragazza dai capelli rossi da nessuna parte e sperando che fosse assente, si aggirò dalle parti della sua classe fingendo di voler parlare con uno dei suoi compagni.
Claudia, una ragazza della D famosa per essere molto alta, molto magra e molto bionda, lo salutò offrendogli inconsapevolmente il pretesto perfetto per fermarsi sulla soglia della 5°D.
Edmund rispose al saluto e, in fretta, pensò a qualcosa da dirle per allungare il discorso. Si agganciò ai soliti convenevoli ma, per fortuna, trovò un terreno fertile: Claudia era esaltata per il fatto che lui le stesse concedendo una plateale attenzione.
Quando lei gli fece gli occhi dolci, consigliandolo di farsi trasferire nella sua classe e promettendo che lo avrebbe accolto più che bene, Edmund ebbe un'idea.
«Potrei,» disse: «Ma non so se i tuoi compagni di classe mi piacerebbero quanto te... Dimmi qualche nome, che vedo se li conosco tutti».
«Ci sono io» incominciò Claudia.
«Sì, beh. Questo lo so».
«Poi c'è Giorgia, la mia amica. La conosci anche tu, no?».
«Sì, sì.. conosco anche lei. E poi?».
«E poi: Tommaso, Marta, Filippo, Federico, Daniele, Chiara, Valeria...».
«Ehi, con calma... i nomi non mi dicono niente! Voglio una descrizione».
«Tommy è un tipo allegro, un po' nerd. Tutto sommato, è simpatico. In realtà, si chiama Tommaso Assiri».
«Sì. Poi?» rispose freddo Edmund.
«Beh, ma vuoi una lista?!» esclamò Claudia, scoppiando a ridere.
«Perché no? Senti, facciamo così» disse Edmund, ed entrò nella classe per prendere il registro: «Io ti dico chi non conosco e tu mi fai una breve descrizione, ok?».
«Ok. Certo che vuoi proprio andare sul sicuro, eh?».
Con la risata squillante di Claudia nelle orecchie, Edmund scorse il registro. Sapeva di avere pochi tentativi, prima che Claudia si annoiasse di quel gioco, ma voleva approfittare di quell'opportunità perché era stufo di doverla chiamare nei suoi pensieri "la ragazza con i capelli rossi". Con la frequenza con cui la pensava, un nome così lungo stava diventando una vera perdita di tempo.
Adamantini Giorgia, Amerigo Francesco, Assiri Tommaso, Bertucci Daniele, Braghe Linda, Cantante Galia, Cavalieri Diana, Dameri Federico...
Diana Cavalieri? Galia Cantante? Galia? No, Diana... Sì, Diana Cavalieri...
«Chi è Diana Cavalieri?».
È un bel nome, pensò Edmund mentre aspettava la risposta, inconsapevole di averci azzeccato alla prima. Quando lo scoprì, la cosa lo sorprese non poco.
«Oh, quella? É una con una gran massa di ricci rossi, che si veste sempre piuttosto strana. Se ne sta sempre per i fatti suoi, tranne quando non si mette a dire cose assurde. Litiga persino con i prof. Però è un'amica di Tommy, e poi è molto disponibile ad aiutare nelle materie in cui va bene. Se avrai bisogno di ripetizioni per Italiano, Storia dell'Arte e Latino, lei è perfetta».
«In effetti, potrebbe essermi molto utile... in tutte e tre».
Diana Cavalieri, ecco qual è il suo nome, pensò Edmund, mentre salutava Claudia dopo averle fatto ancora qualche domanda a caso, assicurandole che la sua sezione aveva molti punti di vantaggio sulle altre.
Anche se ora conosceva il nome della ragazza dai capelli rossi, la sua missione non era affatto terminata...
Qualche giorno dopo, fu attratto dall'idea balorda di mettere alla prova Diana per vedere come avrebbe reagito se le avesse imposto la propria presenza.
Una mattina, appena salito sull'autobus, si lasciò cadere con noncuranza sul sedile accanto a lei.
C'erano un'infinità di posti liberi sulla corriera quel giorno, e, pertanto, la sua scelta non era in alcun modo giustificata. Era palese che lo avesse fatto apposta.
Fingendo di non essersi accorto dell'occhiata malevola che lei gli aveva lanciato, Edmund finse di essere a proprio agio. Invece, nella sua mente si andava formando una catena di pensieri che non riusciva più a controllare.
Osservò il risultato della sua bella trovata.
Senza dubbio, Diana era sconcertata.
Senza dubbio, era infastidita.
Senza dubbio, era imbarazzata.
Ma poteva esserci qualcos'altro?
Grazie alla sua popolarità, che per quasi cinque anni era stata una vera palestra di arroganza e che lo aveva abituato a infilare dappertutto il pronome personale soggetto, per un momento Edmund sperò che la ragazza dai capelli rossi fosse compiaciuta della preferenza che lui, Edmund Lloyd, le stava dando così platealmente.
Ma, per quanto abituato ad avere attorno a sé un corteo di ragazze che avrebbero voluto trovarsi al posto di Diana, l'intelligenza gli venne in aiuto e Edmund dovette avvedersi del contrario.
Allora, il suo umore divenne nero, irritabile e scontroso.
Dato che, quando era di quell'umore, la parte più maleducata e insensibile del suo carattere prendeva il sopravvento, non si accorse che la corriera si era riempita come una scatola di sardine e che un numero imprecisato di anziane signore, rimaste in piedi, arrabbiate col mondo ed in particolar modo con la maleducata gioventù del XXI sec., stavano ammiccando al suo sedile.
Diana, tuttavia, non aveva gli stessi suoi motivi per essere gelosa del proprio posto. Così, un po' perché voleva dare una lezione a quel ragazzo che già una volta aveva definito maleducato e un po' perché voleva sottrarsi alla sua fastidiosa vicinanza, si alzò, facendogli segno di farla passare e di lasciar sedere un'anziana pettegola divenuta d'un tratto amabile e cortese.
Sentendosi così rifiutato a favore di una vecchietta di ottima compagnia, l'umore di Edmund non migliorò di certo.
Serbò rancore a Diana per un torto che aveva solo immaginato e si richiuse in sé stesso, sentendosi in diritto di essere offeso e, di conseguenza, di malumore e, di conseguenza, ancora più maleducato di prima.
Si impose, allora, di non pensare più a Diana, dato che quest'ultima non voleva dargliene motivo, e i suoi pensieri vagarono per un po' fino ad approdare ad un argomento non molto più gradevole: il suo conflitto con il padre e l'imminente trasferimento di sezione.
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