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34. AVANTI, DILLO, CHE SONO STRANA! - 2

«Ciao, Tommy».

Tommy mi guarda un po' preoccupato, come uno che ha la coscienza sporca.

«Ciao, Dian».

«Che ti è successo?» gli chiedo, fingendomi più allegra di quello che sono in realtà.

«Oh, no, niente... Sono solo un po' stanco».

«Ah, ok». Vado ad appoggiare la mia cartella sul banco e torno a raggiungerlo sulla soglia della porta. In classe non c'è nessuno, tranne noi due.

Si instaura un silenzio imbarazzante, cosa che mi sorprende non poco. Non c'è mai stato bisogno di parlare per forza, con Tommy: lui è una di quelle persone con le quali si può stare anche un'ora in silenzio senza bisogno di trovare qualche stupida cosa da dire.

«Hai studiato Scienze?» dice, per interrompere il silenzio.

«No, in effetti no».

«Lo sai che ti interroga, vero?».

«Lo so».

«E allora, perché non hai studiato?».

«Ieri non ero di ottimo umore. Non avevo voglia di andare in stress, e così ho pensato: chi se ne frega».

«Avrai almeno aperto il libro, spero!».

«Sì, l'ho aperto, ma quando ho visto quanto era lunga, l'ho richiuso».

«Sei davvero strana».

Strana.
Ecco la parola.

Tutto all'improvviso, mi rinchiudo in un umore pessimo. Anche Tommaso mi considera strana.
Anormale, fuori dalla norma, diversa. Strana.

«Scusa Tommy, vado a ripassare» gli dico, senza nemmeno preoccuparmi di dare un tono sereno alle mie parole. Offesa anche con Tommaso, mi vado a sedere al mio posto e ficco la faccia nel libro di Scienze.

In realtà, non ho studiato Scienze perché ieri il mio cervello non rispondeva correttamente ai comandi e mi mandava continui messaggi del tipo:
Trasferimento dati in corso...
L'operazione richiederà più del previsto.
Non posso completare l'operazione perché non c'è spazio libero sufficiente.

Ecco che arriva Chiara, accompagnata da Lloyd.

Entrambi vengono dalla mia parte, dato che i loro banchi sono dietro il mio e quello di Tommy.

Chiara mi saluta, allegra: «Ciao! Che fai? Studi?».
«Sì, sto studiando».

O meglio, quella era l'intenzione, se non fosse che il mio cervello mi comunica: Al momento sono occupato, la invitiamo a riprovare più tardi.

«Che cosa?».

«Scienze».

«La sai?».

«No».

«E allora perché non hai saltato la prima ora?».

Scienze era alla prima ora.

«Non ne avevo voglia».

E poi l'applicazione Studia Per L'interrogazione Di Scienze non rispondeva: ho dovuto eseguire un'uscita forzata, e ho perso tutti i dati non registrati.

«Sei sempre la solita!».

Strana, sì. Dillo, che sono strana. Dillo!

Chiara si siede dietro di me. Lloyd mi lancia un'occhiata. Sembra ancora indeciso se rivolgermi la parola oppure no.
Per tutta risposta, mi giro verso la finestra, fingendo di non essermi accorta del suo tentativo di salutarmi.
E lui rinuncia e si va a sedere accanto a Chiara.

Tommy la saluta in fretta e poi si rivolge a Lloyd: «Ehi, puoi venire un momento? Ti devo dire una cosa».

«Scusa, Tommy... Non puoi dirmela dopo? Adesso devo ripassare».

Tommy sembra un po' confuso: «Ah... Ok».
E si siede alla mia sinistra.

Silenzio, di nuovo. Ma che razza di strana situazione: sembriamo tutti di pessimo umore.
Oppure è che io stamattina vedo le cose in modo distorto.
E non bastava l'umore nero, ci si doveva mettere anche la scuola, a farmi passare una giornata d'inferno.
Abbiamo fatto le programmate fra di noi e io ero la riserva. Ieri Claudia, che doveva farsi interrogare stamattina, mi ha chiesto scusa per il fatto che non poteva venire.
Quindi devo farmi volontaria io.
Io, che non ho studiato nulla. Non poteva bossare scuola con un po' di preavviso?! Se mi avesse avvisato prima, non le avrei detto nulla.

Anzi, per dir la verità, non le ho detto nulla nemmeno ieri. Mi sono limitata ad un: «Ma certo, non preoccuparti, ci vado io». Furba come la suola delle mie scarpe.

Non potevo saltare, altrimenti avrei messo nei casini l'altra riserva, Luca. Così sono venuta lo stesso, pronta a prendermi la mia insufficienza allegramente. La prof incomincia subito a parlare di interrogazioni: «Allora, chi si fa interrogare oggi?».

Con molta lentezza, dico: «Io, prof».

La prof non mi sente. Lo ripeto: «Io, prof».

Ma, improvvisamente, vedo Lloyd passarmi davanti e fermarsi tra me e la prof.

«Ah, bene. Sentiamo il nuovo arrivato» dice la prof.

Come sarebbe? Deve interrogare me, non Lloyd...

«Sì, mia cara? Cosa vuoi?».

Sta parlando con me. Finalmente ha visto la mia mano alzata.

«Ecco, prof. Devo farmi interrogare io, non Lloyd».

«Scusa, cara? Non ti ho sentito. Potresti ripetere un po' più forte?».

Lloyd risponde al mio posto, senza girarsi verso di me e guardando esclusivamente la prof: «Ha chiesto se può andare in bagno, prof».

«Vai pure» mi fa cenno la prof. E si gira verso Lloyd: «Allora, quali sono i prodotti della reazione...».

Confusa, io mi alzo e mi dirigo verso la porta. Nel passare, lancio un'occhiata stralunata a Lloyd. Che gli è saltato in testa?

Mi dirigo verso il bagno. Sto qualche minuto a ripensare al suo strano comportamento. E mi fulmina un'intuizione: e se Lyra avesse ragione? Se Lloyd mi venisse davvero dietro?
Questo spiegherebbe perché si siede così spesso accanto a me in autobus, perché nei miei confronti cambia così spesso umore e perché si è fatto interrogare al mio posto.
Forse, a questo proposito, avrei dovuto insistere di più...

Ma no, non è possibile. Lui è di tutt'altra razza. E poi, siamo troppo diversi. E poi, a me non piace per niente.

Forse voleva semplicemente farsi interrogare stamattina e sapeva per di più che io non ero pronta. La cosa mi sembra improbabile, ma non riesco a pensarla diversamente.

O forse lo fa per fare un favore a Claudia? Sì, deve essere così. Glielo chiederò, quando ha finito l'interrogazione.

Torno in classe. Edmund sta continuando a parlare, come una macchinetta, in una lingua a me sconosciuta: é evidente che era venuto a scuola preparato apposta per farsi interrogare, a meno che non abbia la scienza infusa.

Chiaramente, Claudia gli ha detto che non poteva venire e lui si è preparato al suo posto.
Per tutto il tempo dell'interrogazione sto in ansia, preoccupata chi sa di cosa. Finalmente, la prof lo ferma: «Va bene così, basta. Vai pure a posto. Otto e mezzo».

Appena Ed si siede, io attacco: «Perché l'hai fatto?».

«Preferivi andare tu, forse?».

«No!» rispondo in fretta, ricordandomi che non dovrei essere arrabbiata, ma grata, cosa che non sembro affatto: «Semplicemente mi chiedevo perché l'hai fatto... Toccava a me».

«Sì, lo so» dice, mettendo il libro di Scienze nello zaino.

Beh? Non risponde alla domanda?
«Comunque, grazie».

Alza gli occhi dallo zaino e dice: «Non l'ho fatto per te». Poi aggiunge: «Comunque, prego».

Che situazione bizzarra, penso, mentre mi giro di nuovo.

Subito dopo il suono della campanella, Tommy torna a chiedergli: «Allora, adesso possiamo parlare?».

Ed sembra un po' contrariato: «Ok. Cosa vuoi?».

Tommy si arrabbia: «Non qui!» gli dice.

«Perché?» dice Ed, candidamente.

Io faccio finta di non accorgermi di nulla, ma la cosa mi incuriosisce terribilmente.

Chiara non è altrettanto discreta: «Sì, perché?».

Tommy le lancia un'occhiataccia. E si volta, arrabbiato.

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