Il cagnolino di via Ripamonti
Mentre mi approccio a raccontarvi questo mio intervento mi viene in mente una canzone che fa così :
" è notte alta e sono sveglio , e mi rivesto e mi rispoglio..."
sembrerà stupido ma è così che stava andando quel turno di notte di qualche hanno fa.
Erano già le cinque del mattino e se avevo dormito mezz'ora di fila era già tanto. Stavo per appisolarmi, nuovamente, sul divanetto dopo essere rientrato da un intervento per incendio sterpaglie durato tre ore, quando quella maledetta campana suonò di nuovo.
Pensai che quella era una notte maledetta per Milano, possibile che la gente non è capace di stare lontano dai guai? Pronti, via verso un appartamento del secondo piano di via Ripamonti alla periferia di Milano.
Quando arrivammo in loco mi resi conto che la situazione era abbastanza tragica. Le fiamme avevano già invaso la quasi totalità dell'appartamento e delle lingue di fuoco minacciavano prepotentemente l'appartamento vicino. Ci sincerammo che all'interno non ci fossero persone in pericolo e quindi mi misi l'autoprotettore, afferrai il naspo mentre il collega stava sviluppando la scala aerea.
Piero e Luigi salirono sulla scala aerea cominciando ad attaccare le fiamme dall'esterno mentre io salii per le scale dell'edificio e giunsi all'ingresso dell'appartamento dove trovai ad aspettarmi un nemico di vecchia conoscenza, il fuoco.
Cominciai ad aggredirlo con la potenza dell'acqua che sfociava fuori dalla lancia pronta a dar battaglia e a mostrare tutta la sua forza: che buffo veder lottare due degli elementi più preziosi per la vita dell'uomo e, allo stesso tempo, tra i più nocivi.
Avanzai lentamente tra lingue di fuoco che volevano darmi il ben venuto e che respingevo non tanto cordialmente, quando d'improvviso sentii un brontolio provenire da quella che sembrava essere la stanza da letto.
Cercai di avvicinarmi con l'aiuto della lancia per respingere quelle maledette fiamme sempre più vicine, sempre più alte, sempre più calde.
Ebbi qualche istante di esitazione perchè il caldo si stava facendo sempre più pressante, nonostante l'autoprotettore e la divisa a prova di fiamme cominciavo a sentirmi mancare, ma dentro la mia testa si faceva sempre più insistente quella vocina che mi assiste da quando ho cominciato questo mio glorioso e affascinante mestiere. Ella mi disse : "Dai che ce la fai, non vorrai mica che questo fuocherello ti impedisca di salvare una vita. Ricordati dove tutti scappano io vo..."
M'infusi coraggio, mi guardai intorno ed ero solo, i miei colleghi erano ancora alle prese con il fuoco che lambiva le finestre impedendogli il passaggio. Ancora quel brontolio, a quel punto smisi di pensare, entrai lentamente nell'inferno facendomi scudo con la mia più grande amica, l'acqua!
In un angolino ancora privo di fiamme avvolto nel fumo più nero c'era un cagnolino che guaiva con le ultime forze rimaste ad assisterlo.
Era terrorizzato, aveva le orecchie basse come se qualcuno lo avesse pestato a morte ma, nonostante tutto appena si accorse della mia presenza, cominciò a scodinzolare debolmente.
Lo presi in braccio, e cominciai a riguadagnarmi la via d'uscita, ero allo stremo delle forze. Il tempo passato dentro all'appartamento in fiamme, anche se protetto, mi aveva un pò debilitato.
Uscii all'aperto, diedi il cagnolino al mio collega autista e, giusto il tempo di riprendermi, tornai dentro per vincere la battaglia contro il mio acerrimo nemico.
Finito l'intervento purtroppo dell'appartamento non rimase un gran che, ma per fortuna riuscimmo a fermarlo prima che aggredisse gli appartamenti confinanti.
Stavo per salire sul mezzo, quando la stridula voce di una vecchietta mi richiamava all'attenzione.
Con le lacrime agli occhi mi disse:
"Grazie, grazie di cuore. Sa, Birba, è l'unico parente che ho, è l'unico che tutti i giorni mi fa compagnia senza chiedere nulla in cambio. Ero disperata, perchè sapevo che era ancora dentro all'appartamento ed io non ero riuscita a farmi seguire, aveva troppa paura, ma lei... lei l'ha salvato. Grazie signore!"
Mi sfiorò la guancia con un tenero bacio e si allontanò con il suo cagnolino fra le braccia.
E' questo che mi piace del mio lavoro, la gratitudine delle persone che, anche di fronte alla tragedia di aver perso ogni cosa, riescono a dire grazie per quell'unico bene, quell'unico ricordo, quell'unico pezzo di vita che riesci a ridargli.
E domani, lo so, sarà la stessa storia... "E' notte alta e sono sveglio e mi rivesto e mi rispoglio..."
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