Capitolo 19 -Distacco-
"Consegnate. Il tempo è finito." La voce profonda di Piton mi distrasse da quello che stavo pensando, facendomi scrivere il mio nome al posto della data. Borbottai a mezza voce qualche imprecazione e corressi velocemente il mio errore, porgendo la mia pergamena al professore. Lui mi rivolse un mezzo sorrisetto ironico, al quale io non ricambiai, prendendo la mia borsa e uscendo dalla stanza in tutta fretta.
"Vai di corsa, Potter?" Chiese Blaise, raggiungendomi, per camminare con me. "Sì, ho appuntamento con la tua ragazza, e Dio solo sa cosa succede se non mi presento in tempo." Dissi sorridendogli, lui aggrottò le sopracciglia. "Dovrei sapere qualcosa?" Chiese, facendo finta di essere arrabbiato. Io scoppiai a ridere. "Non penso di essere diventato etero durante la notte, quindi no. Niente da sapere." Lo presi in giro. Lui mi diede una pacca sulla spalla. "D'accordo Potter. Allora comunica alla mia ragazza che stasera sto con Theo e gli altri, quindi ci vediamo domani." Comunicò. Annuii, seppur titubante.
"Da quando te la fai con quelli?" Chiesi, cercando di non essere troppo rigido.
"Harry, siamo sempre stati amici... che poi Theo è uno stronzo lo sappiamo tutti..." Borbottò. "Sì, hai ragione." Confermai. Arrivammo insieme all'ingresso, poi ci salutammo, mentre Blaise prendeva le scale ed io proseguivo verso l'esterno. Io e Aries avevamo appuntamento al lago, anche se le temperature erano piuttosto basse. Mi strinsi nel mantello e proseguii verso la mia meta. Vedevo i capelli lunghi di Aries svolazzare al vento freddo, e la sua sciarpa agitarsi senza sosta. "Perché siamo così masochisti?" Chiesi tra i brividi. Lei alzò le spalle, sorridendo.
"Almeno qui non ci sente nessuno." Si giustificò. Arrossii, io e Draco avevamo ringhiato l'uno contro l'altro il giorno prima, nel bel mezzo della biblioteca. Fortunatamente a quell'ora non c'era nessuno che avesse potuto ficcanasare nei fatti nostri, o almeno così speravo.
Mi sedetti accanto ad Aries per terra e guardai il lago. Scintillava alle ultime luci del giorno, riflettendo il tramonto che pian piano spariva, lasciando dietro di sè l'aria gelida della sera.
"Allora. A quanto pare le cose tra te e Draco non sono migliorate..." Disse la ragazza, mettendomi una mano sulla gamba, quasi come se quel gesto avesse potuto collegarci in qualche modo, e rendere più fluida la nostra conversazione. "Mi ha lasciato." Dissi semplicemente. Sentivo che nella mia voce non c'era alcun sentimento, era frustrante. "E tu che intenzioni hai?" Chiese. Ero contento che non avesse fatto alcun commento sulla questione. Era l'unica che guardava alla mia vita in modo oggettivo, senza compatirmi, o rendermi le cose facili, solo perché dispiaciuta. "Non lo supplicherò di cambiare idea. Lui crede che in tutto questo tempo io abbia visto in lui qualcosa in più dell'amicizia soltanto perché inconsciamente sentivo la mancanza di Adhane." Dissi guardando i bracciali che avevo al polso. Dopo che me lo aveva restituito, non mi ero sentito in grado di rinunciare anche al mio, così li avevo messi entrambi.
"È quello che credi anche tu?" Chiese ancora, Aries. Scossi la testa.
"Non lo so. Non sono meno confuso di quanto fossi ieri." Sbottai, poi però mi venne in mente qualcosa per cui essere felice, così sorrisi.
"Ora perché sorridi?" Aries pareva confusa, ma il solo vedermi sorridere, fece sorridere anche lei. "Ieri sono stato a casa. E indovina un po'? C'era un piccoletto magnifico che aveva proprio l'aria di essere mio fratello."
La ragazza rimase a bocca aperta.
"Cosa? Il mio migliore amico ha un fratellino?" Fece sconvolta. Io annuii allegramente. "Oh, Aries... È così carino, e mi vuole bene! Ti rendi conto? Non mi aveva mai visto, ma già mi adora!" Raccontai, lei rise.
"Perché ti meravigli tanto? È tuo fratello, e poi... bisognerebbe essere davvero delle persone senza cervello per non poterti adorare." Disse ridacchiando, per poi buttarmi le braccia al collo per abbracciarmi. Restammo così per qualche momento, poi lei tornò seria al suo posto poco distante da me.
"Posso dirti una cosa, Harry? Il motivo per cui ho scelto di non riavere i miei ricordi, è perché da quando sono qui ad Hogwarts, la mia vita è stata davvero magnifica. Ho te come migliore amico anche senza sapere delle cose che facevamo prima di qui, ho un ragazzo che mi ama e se sono quella che sono oggi, non lo devo a quei momenti che non ricordo. Può sembrarti una cosa incomprensibile, ma credo che proprio il non ricordare mi abbia fatto diventare così come sono adesso. Guardati, guarda Draco e Adhane, avete riottenuto il vostro passato, e cosa vi è rimasto? Una doppia vita e i problemi che ne conseguono. Prova a pensare per un attimo a come sarebbero andate le cose se non ti fossi ricordato di Adhane. Adesso saresti con Draco, saresti felice."
Il suo discorso aveva un senso, anche se io non lo comprendevo del tutto.
"Come fai ad esserne certa? Insomma, l'attrazione che provo per Adhane è innegabile, anche senza pensare al nostro passato. C'è una parte di me che non riesce a mettere da parte l'idea che forse sia lui quello giusto per me." Mormorai. Mi sentivo un coglione a dirlo ad alta voce.
"Harry, conosci entrambi da una vita. Conosci ogni aspetto delle loro personalità, e molto probabilmente hai amato entrambi, in modo diverso.
Devi soltanto capire che tipo di amore ti lega a loro, e scegliere di conseguenza." Suggerì. Capitan ovvio aveva centrato di sicuro il punto, peccato che la sua proposta era stata applicata dal momento in cui avevo visto Adhane al Manor, e ancora non aveva raggiunto una conclusione.
"Forse ho solo un grosso problema mentale. Il mio subconscio sta cercando di dirmi che ho un complesso più grande di me che non può essere risolto con l'amore di una sola persona..." Borbottai, fissando il lago con attenzione critica, come se quello che avevo davanti, fosse il riflesso della mia anima, o qualcosa di simile. Aries scoppiò a ridere.
"Ami Draco?" Chiese. Avevo sentito quella domanda una marea di volte, e adesso per la prima volta sapevo che la risposta non era così scontata come avevo sempre creduto.
"Sì." Sbottai.
"Ami Adhane?" Fece allora. Arrossii di colpo. "Certo, in modo diverso... Che domanda è? Amo anche te, la mia famiglia..." Borbottai di nuovo.
"Maledizione, con te non si va da nessuna parte. Cambiamo tattica. Se dovessi scegliere di passare la vita con qualcuno..." Non la lasciai nemmeno finire. "Sceglierei Draco, sempre." Dissi sicuro. "Ma allora qual'è il problema! Tu vuoi Draco, è quello che hai sempre cercato! Com'è possibile che Adhane ti confonda così tanto?" Aries era la rappresentazione del disappunto.
"È che quando penso ad una vita senza Draco, mi sento soffocare, come se non ci fosse la minima speranza per me di sopravvivere in un mondo dove lui non c'è. Ma io non ho bisogno di lui come fidanzato, lo pensavo, ma non ne sono più sicuro. Insomma, l'idea non mi dispiace affatto, ma non è il mio desiderio primario. Io voglio soltanto che lui stia accanto a me, non mi importa con che ruolo." Spiegai. Presi un respiro profondo e continuai.
"Forse ha ragione Draco, sentivo la mancanza di qualcosa, e non capendo a chi fossero destinati quei sentimenti, ho creduto che fosse lui quello da amare..."
"Ci credi davvero?" Ormai Aries si era rassegnata.
"Non lo so. Ma ormai che importanza ha? Draco mi ha lasciato. Ha scelto per tutti e due. Ora, quindi, io sceglierò per me stesso. Mi stavo privando di chiarire i miei sentimenti per Adhane; li ho nascosti sotto il tappeto senza nemmeno guardarli, qualsiasi essi siano, soltanto perché ci tenevo troppo a Draco, ma ora... non ho più ostacoli." Non era quello che pensavo, ma avevo preso la decisione di seguire quella strada, quindi...
Draco aveva deciso di fare qualcosa per se stesso, adesso toccava a me trovare la mia strada.
Erano passati diversi giorni da quella sera passata con Aries e dovevo ammettere che le cose non stavano andando male come mi sarei aspettato. Draco ed io eravamo tornati a parlare, anche se le nostre argomentazioni si limitavano al tempo, alle lezioni e al Quidditch. Lui aveva preso a uscire con un gruppetto di Serpeverde quasi tutte le sere. Mi pareva fosse lo stesso gruppetto con cui aveva ballato la sera della festa, ma non ne ero certo.
Si incontravano dopo cena, e insieme se ne stavano rintanati in un angolo della sala comune a giocare a scacchi magici, bere e cantare inni poco carini, ma a Draco sembrava andar bene così...
Io, al contrario, passavo le mie serate a mettermi al passo con lo studio, facendo finta di non sentirlo quando tornava in camera mezzo ubriaco.
Avevo preso anche l'abitudine di chiamare Adhane prima di andare a dormire. Lui mi aiutava a ripassare le materie del giorno successivo, o semplicemente mi ascoltava mentre io mi lamentavo su qualche episodio successo in aula per poi farsi aggiornare sulla quotidiana situazione della "drarry", così come amava definirla. D'altronde lui non aveva nulla di esaltante da raccontare, se non le sue giornate sul letto del quartier generale e le riunioni dei mangiamorte alle quali partecipava.
"Potter, dov'è la mia sciarpa?"
Il sole era calato e la nostra camera era più buia del solito. Alzai lo sguardo dai libri che tenevo sparpagliati sul letto e guardai il biondo, con aria confusa.
Erano ore che cercavo di finire un tema di divinazione, e la cosa non aveva fatto altro che produrre un forte mal di testa e uno stato di profonda inquietudine.
"Non lo so, Draco. Metti la mia." Dissi, più per togliermelo di torno che per reale gentilezza. Volevo finire di studiare al più presto, e l'ultima cosa di cui avevo bisogno era un dramma casalingo di Draco.
Il ragazzo sbuffò, ma non disse nulla, facendo come gli avevo consigliato. Sorrisi mio malgrado, mentre si metteva la mia sciarpa al collo.
Era la prima volta da quando le cose tra noi si erano allentate, che si lasciava andare ad un gesto così quotidiano ed intimo. Eravamo forse sulla via della redenzione? Avrei voluto alzarmi e correre ad abbracciarlo, ma mi bloccai e ritornai a guardare lo spazio della pergamena che ancora dovevo riempire. Lui uscì senza dire una parola, ed io tornai a respirare. Presi il cellulare e composi il numero che ormai sapevo a memoria.
"Mi mancano venti parole alla fine del tema, ma non ho la più pallida idea di come continuare." Dissi non appena gli squilli terminarono. Il ragazzo dall'altra parte sospirò. "Harry. Stai studiando come un pazzo. Non credo che venti parole mancanti facciano una grossa differenza. Chiudi tutto e prenditi una pausa." Mi rimproverò. Sorrisi felice come un bambino. "Beh, se lo dici tu." Ridacchiai seguendo il suo consiglio.
"Non c'è voluto poi molto per convincerti..." Fece ironico. Io risi ancora. "Forse perché stavo davvero impazzendo su quella pergamena." Mi giustificai. "Allora prima che tu perda del tutto il cervello, Harry, dovresti chiamare Hektor. Stamattina sono stato al Manor, e mi ha chiesto di te." Mi informò. Era passata già una settimana...
"Oh... Ti dispiace se lo chiamo adesso, Nene? Poi magari ti telefono di nuovo." Proposi.
"Nessun problema. Anzi, ne approfitto per andare a farmi una doccia." Rispose tranquillo. Sorrisi di nuovo.
"Non mi proponi di farla con te?" Lo presi in giro. "Vacci piano, Harrie, avrò anche una cotta per te, ma non sono così disperato da fare proposte, quando conosco già la risposta." Mormorò offeso. "Oh beh, mai demordere." Continuai in tono ironico.
"Vai a chiamare tuo fratello, coglione." Scoppiai a ridere e chiusi la chiamata, prima di comporre il numero di mia madre. Provai varie volte, e finalmente a quella che mi sembrava l'ottava, mia madre rispose. "Harry? Stai bene?" Chiese non appena aprì la chiamata.
"Sì, mamma. Tutto alla grande. Com'è la situazione a casa?" Risposi, giocherellando nel frattempo con i braccialetti che avevo al polso.
"Oh... solito. Adesso sono tutti a casa di Sirius e Remus. Mi chiedo per quale motivo Lucius abbia costruito delle villette quando poi ce ne stiamo sempre tutti insieme." Sospirò, sfogandosi con me, anche se sapevo che la compagnia degli altri e il fatto che la loro amicizia fosse così forte, non le dispiacesse affatto. "Sono felice che ve la stiate passando bene." Mormorai.
"È successo qualcosa, tesoro? Quando eri a casa non ho avuto modo di chiedertelo, ma se c'è qualcosa di cui vuoi parlare, sono qui." La voce trasudava affetto e preoccupazione.
"No, non preoccuparti. Ho chiamato solo per sapere come andavano le cose e per parlare con Hektor."
"Tesoro, Hektor si è addormentato un'oretta fa, ma non ti preoccupare, domani mattina gli dirò che hai chiamato." Mi avvisò. Annuii anche se sapevo che lei non avrebbe potuto vedermi. "Non te la prendere, amore. Tuo fratello ti vuole bene anche se non lo chiami tutte le settimane. So che è il tuo modo per recuperare il tempo perduto, e sono felice che tu voglia farlo, ma ci saranno occasioni per stare con lui..." Morsi il labbro inferiore e cercai di tornare tranquillo. Mia madre aveva ragione. Presto sarebbero arrivate le vacanze estive e io e Hektor avremmo avuto tutto il tempo per giocare insieme, per conoscerci. "D'accordo. Salutalo da parte mia, allora. E digli che il soldatino Jack è al sicuro sul mio comodino."
La mamma ridacchiò tristemente.
"Lo farò, tesoro." Disse. La salutai e chiusi la comunicazione, sospirando.
Erano passati solo cinque minuti da quando avevo telefonato Adhane, pensai quindi che fosse ancora impegnato a lavarsi, così ne approfittai per mettere in ordine i miei libri in borsa. Fu proprio mentre mi abbassavo per mettere la tracolla a terra che mi resi conto di una cosa: la sciarpa di Draco era appesa all'angolo del suo letto, in una posizione del tutto visibile. Era impossibile che Draco non l'avesse trovata. Aggrottai le sopracciglia, confuso. Che stesse tentando semplicemente di approcciare?
"Che ragazzo problematico." Sbottai scuotendo la testa.
Come se fossi stato io quello a voler troncare la nostra relazione...
Andai verso il suo letto e presi la sciarpa, con l'intento di metterla sul suo cuscino, in modo da fargliela trovare subito, non appena fosse tornato in camera. I miei piani cambiarono, però, quando prendendo l'indumento, un pezzo di carta cadde per terra.
Sopra c'era il mio nome.
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