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-C'è stato un risveglio. L'hai sentito?
Il Lato Oscuro e la luce.-
(Star Wars)

Oscurità e luce. Sempre visti come contrari, come entità in costante conflitto. Ma ognuno di noi contiene un po' di entrambe, chi più di una, chi più dell'altra.
Può sembrare banale da dire, ma inevitabilmente una di queste due forze dovrà prendere il sopravvento, prima o poi. Non vale per tutti questa regola, vale solo per coloro che sono spezzati, costantemente divisi, per chi si conosce talmente bene da avere il terrore di sé stesso, per chi guarda ma non vede, per chi osserva e vede troppo.
In ogni caso, sta di fatto che tutti conteniamo Luce e Oscurità e non possiamo fare a meno di nessuna delle due. Eppure è difficile da capire e da accettare. Come si può convivere con il proprio opposto? Non si dovrebbero distruggere a vicenda?
Vi do una risposta: sì.
Si consumano con un solo sguardo, cadono al minimo sfioramento e si rialzato con la stessa potenza con la quale sono crollate. La cosa più orribile è che, una volta che sei lì, in bilico tra le due, sei spinto da forze invisibili da entrambe le parti e questo...questo ti distrugge.
E i loro occhi, lo giuro, si stavano consumando, distruggendo ad ogni scontro. Non so per quanto rimasero immobili, stretti, lei soffocata dalle sue braccia, lui scosso da ogni suo respiro, ma sembrarono passare innumerevoli minuti.
L'amore ha l'effetto collaterale di rendere gli uomini fragili e volubili, come leggeri fiocchi ghiacciati in balia di una tempesta.

Le comunicazioni erano state interrotte, troppe interferenze, era stata questa la risposta dell'ufficiale al quale si era rivolto Finn.
Da quando il generale era partita per l'avamposto 2 con Chube non avevano ricevuto più nessun messaggio, niente. Jim si era offerto come copilota, passare le ore senza annoiarsi era difficile, ma Finn era stato felice per lui, era una delle poche missioni importanti a cui partecipava in fondo. Chube era stato soddisfatto di avere una faccia amica e conosciuta al proprio fianco; aveva chiesto anche a Finn di venire, ma aveva rifiutato, forse poteva essere più utile alla base.
Ma in realtà la motivazione era che aveva troppi pensieri per la testa e non se la sentiva di partire di nuovo.
Lo scontro di giorni, forse settimane, forse ore, forse mesi prima, non faceva differenza, era stato semplicemente distruttivo per tutti. A partire dai primi colpi, fino alle esplosioni: un mare di bagliori rosso fuoco che costellavano il cielo è talvolta si trasformavano in stelle cadenti, stelle di ferro infuocato, navi che trasformavano i fiocchi di neve in cenere ardente. Non era il primo a cui assisteva, ma questo scontro gli aveva riportato alla mente ricordi che pensava di aver cancellato, o perlomeno sepolto.
Semplicemente voleva avere del tempo, anche se ormai lo sapeva: non ce n'è mai abbastanza.

Per quel che riguardava Rey, l'ultima volta che l'aveva vista era stato due giorni fa, con Jim e BB-8, nell'hangar.
Gli era sembrata distante, fin troppo, non si era neanche avvicinata per un saluto veloce, neanche un cenno. Si era solo chinata verso BB-8 e gli aveva sorriso, forse perché quel piccolo droide sferico era l'unico che non la stava fissando. Jim non aveva subito alzato lo sguardo e Finn aveva notato il suo stupore. Rey era diversa. Non aveva più quell'aria di sfida, quell'aspetto che la rendeva...forte. Era cambiata, sia fisicamente che mentalmente. La prima cosa che si notava erano i suoi capelli, non più raccolti, ma lasciati sciolti, poi la postura, era rigida, quasi temesse di fare un solo passo, ed infine lo sguardo, sembrava più profondo, come se ciò che aveva vissuto l'avesse sconvolta.
Rey era sua amica, questo non era cambiato, ma nonostante ciò non poteva fare a meno di notare che ogni cosa di lei era...cambiata.

Non aveva detto molto, inizialmente a Finn parve che Rey non si fosse accorta di lui e di Jim, cosa che gli fu confermata quando lei notò la loro presenza mentre sollevava la testa. Evidentemente non si aspettava di trovarsi loro due a poca distanza, in fondo BB-8 l'aveva colta di spalle. Come si era accennato prima, non disse molto, anzi, non parlò affatto, semplicemente si alzò di scatto, fece due passi indietro, rivolse un ultimo sguardo ai suoi amici e continuò a camminare velocemente nella direzione opposta a loro.

Non era tanto il fatto che fosse scappata, Finn capiva cosa volesse dire stare tra le mani del Primo Ordine e di certo non poteva biasimare il suo comportamento.
Era stata solo una cosa che l'aveva sconvolto, che l'aveva tradita: il suo sguardo. Sì, erano stati i suoi occhi, pieni di incertezza e di nascosto terrore, come se in qualche modo avesse qualcosa per cui scusarsi, come se avesse fatto qualcosa di sbagliato; il problema era...cosa?

Se Finn avesse potuto vedere quali pensieri si aggiravano per la sua testa sarebbe stato diverso, forse avrebbe provato rabbia, forse non avrebbe capito, forse, poi, avrebbe compreso.

Nervosismo, ormai la stava perseguitando. Erano passati due giorni ed il via vai che aveva in testa si era affievolito, almeno così le sembrava. Ma adesso era scomparso. Rey era tranquilla, stretta da braccia che minacciavano di soffocarla, ma che per qualche strana ragione la facevano respirare.

Si chiese come avrebbe fatto ad affrontare la realtà, lui ci sarebbe stato? Sì. Ne era certa, ormai Ben era dipendente da lei e lei da lui e di certo non l'avrebbe lasciata sola, no, non lo sarebbe stata più.

È solo che i dubbi ci attanagliano sempre, ci tormentano e accade sovente che incrinino la superficie di vetro che protegge le nostre convinzioni. Le sue erano domande senza risposta, si chiedeva come fosse arrivata lì, come poteva sentirsi così bene?
Le vite di ognuno di noi sono colme di quesiti, la difficoltà sta appunto nell'avere il coraggio di buttarsi a capofitto nel mondo, alla ricerca delle risposte.
Perché era lì? Non lo sapeva, non sapeva perché il destino avesse scommesso su di lei in quel modo, ma i brividi che provava annullavano ogni suo pensiero.
E lei non aveva il coraggio di muoversi, non voleva, non poteva, non ne era in grado.

-Non posso darti certezze. Non lo posso promettere. Non posso essere ciò che vuoi.-
Rey sollevò lo sguardo incerta su di lui.
-Non mentire. Tu cerchi di allontanarmi ma fallisci sempre, non ci provare.-
Gli sorrise, un sorriso di quelli sinceri, di quelli che ti spingono a ricambiare, che obbligano la tua mente a fermarsi per cogliere quel momento di completa calma che stai vivendo.
Rey si chinò fino ad appoggiarsi al petto di Ben, in piedi appoggiato al muro di fianco alla finestra, si sentì incredibilmente terrorizzata quando si rese conto di non avere più scampo: quelle maledette braccia non l'avrebbero lasciata andare facilmente.

R2-D2 non faceva altro che andare da una parte all'altra della nave e il suo compare dorato non sapeva come fare a fermarlo per chiedere una qualche spiegazione.
C-3PO sapeva solo che le comunicazioni si erano interrotte, niente di più, e oltre la preoccupazione adesso c'era anche l'ansia che percorreva i suoi circuiti, non sapeva come, ma per ciò che ne sapeva gli sembrò consono dare questa definizione a ciò che si sentiva nell'aria. Chube continuava a chiedere al piccolo droide bianco e blu di inserire codici nell'intento di riuscire ad scoprire da cosa era costituito il danno ai sistemi, ma non c'erano ancora novità.
Jim stava smanettando con vari pulsanti e leve, ma non c'era molto da fare, le comunicazioni non avevano intenzione di ripartire e ne i motori di funzionare. Non riusciva a trovare il guasto ai propulsori, mentre, per le comunicazioni, la motivazione più valida, esclusa un'avaria dei sistemi, era un disturbo.
-Generale, temo non sia un problema dei sistemi.-
Leia sembrò non rimanere sorpresa, ma la fronte le si corrugò, ciò diede a Jim l'impressione di non essere l'unico abbastanza preoccupato del trovarsi distante dalla base e alla deriva nello spazio senza motori funzionanti.
Improvvisamente si sentì un allarme, assordante, proveniva dal pannello di controllo per i rilevamenti, era uno dei pochi sistemi funzionanti.
-Siamo finiti in una trappola.-

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