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Un suono acuto si fece strada attraverso i corridoi vuoti della base, riempì l'aria di terrore. Qualcosa stava strisciando contro il pavimento e produceva quel suono insopportabile. Rey si chiuse la porta alle spalle e per qualche istante il rumore sembrò diventare meno forte, ma poco dopo riprese, era più vicino. Si voltò e il respiro iniziò a farsi più pesante: la porta alle sue spalle si era spalancata. I primi passi che Lord Seilith fece nella stanza furono troppo silenziosi. Improvvisamente due lame rosse si accesero e inondarono l'ambiente di riflessi rossastri. Rey, senza accorgersene, fece involontariamente due passi indietro, scoprendo però di essere a poca distanza dalla parete.
Le lame rosse rotearono velocemente, sfiorarono il pavimento e lasciarono i segni del loro passaggio creando tagli incandescenti su di esso, si diressero verso di lei, si avvicinavano, il loro riflesso negli occhi di lei rendeva il suo sguardo una maschera impassibile e seria, ma debole nel resistere alla paura.
Andò a sbattere contro la parete, la dura superficie fredda provocò brividi che la percorsero e rischiò quasi di perdere l'equilibrio.
Diede uno sguardo ai cavi che pendevano dal soffitto, il fumo che usciva dai condotti stava rendendo l'aria irrespirabile e si stava attaccando alla sua pelle come colla, correva da troppo per quei corridoi deserti ed era stanca di scappare.
Quando la spada laser fu a pochi centimetri dal suo viso non osò muoversi, assunse uno sguardo impassibile, chiuse gli occhi.
Aspettò due secondi e li riaprì. Respirava. Riusciva a respirare.

Strinse il tessuto delle coperte e osservò la propria mano stesa a poca distanza dal viso e cercò con lo sguardo un punto di riferimento nella stanza. Mise a fuoco la porta socchiusa e, constatando di essere sola, si mise seduta sul letto. Il silenzio che la circondava rendeva freddo l'ambiente, in effetti stava congelando, aveva freddo. Mise un piede a terra e tastò il pavimento come per assicurarsi di essere veramente lì, lasciò andare il proprio peso in avanti e si sollevò. Aveva ancora i vestiti di quella mattina addosso, perciò si dovette solo rimettere gli stivali.

Il corridoio era gelido, come se qualcuno avesse dimenticato una finestra aperta. Fece per dirigersi verso l'hangar, ma notò un movimento alle sue spalle. Si voltò e notò un'ombra sul pavimento, proveniva da una figura vicino alla finestra in fondo al corridoio. Fece qualche passo fino ad arrivare al suo fianco e, una volta sollevato lo sguardo sul suo viso, serio e, Rey lo notò, teso. Lasciò cadere la propria testa sulla sua spalla,gesto che Ben ricambiò rilassandosi e dando uno sguardo veloce alla persona che si stava appoggiando a lui. Sorrise.
-Non è finita. La lotta non lo è, ma neanche noi, nessuno lo è.- Rey era stanca, lui lo notava, anche se esteriormente lo sguardo serio di lei doveva cammuffarlo. Mentre Rey pronunciava quelle parole Ben si accorse del suo impercetttibile cambio di espressione, gli occhi prima di tutto; erano diventati più scuri, cupi, e il riflesso della luce proveniente da fuori pareva quasi  scivolare via dal suo sguardo, oscurando il viso.
-Ho visto qualcosa: tutto era fuoco, c'era vento, la cenere ricopriva di grigio la neve e soffocava il respiro. Penso di star scappando da...qualcuno.- Rey strinse il tessuto della giacca di Ben, credeva di perdere l'equilibrio senza un contatto -Credo di essere morta o forse era solo una mia impressione.-
Qualcosa cambiò nell'esatto istante in cui finì di parlare: il silenzio si fece più soffocante, Ben si irrigidì e i suoi occhi presero una sfumatura di terrore.
Rey sollevò la testa e, prima che se ne accorgesse, gli occhi si bloccarono nello sguardo di lui, intenso, ma spaventato...si sentì trascinare a terra.
-Sta arrivando. Non so cosa sia, ma è vicina. Rey, ti prego, neanche io riesco ad accettarmi, ma tu sì, l'hai fatto, per questo sei forte: mi hai affrontato, hai combattuto contro di me, mi hai resistito e ancora adesso cerchi di non crollarmi davanti agli occhi. È che tu non lo farai, non crollerai, lo so.-
Ben espirò, indietreggiò e si lasciò scivolare lungo la parete, chinando poi il capo per nascondere parte del viso con i capelli, Rey resistette all'impulso di spostarli e si limitò, dopo secondi interminabili, a sedersi al suo fianco - la verità è che, per quanto io cerchi di resistere, mi sento distrutto ogni volta che respiro, che faccio un passo. Il solo vivere mi sta facendo morire e odio il fatto che qualcuno come te stia sorreggendo quella parte di me che rischia di crollare. Sono così egoista a pensare di poter arrivare persino a trattenerti a forza semmai cercassi di scappare, i miei pensieri mi dicono di tenerti prigioniera dei miei desideri, è così difficile da accettare essere così: costantemente sopraffatto dalle emozioni. È così che sono sopravvissuto: le mie emozioni avevano il controllo e ancora adesso non credo di riuscire a contenerle.-
Rey si avvicinò e si spostò fino a trovarsi di fronte a lui. Si mise in ginocchio e lo guardò, non lo conosceva fino in fondo, questo lo sapeva, ma conosceva la sua mente, conosceva la logica che seguivano i suoi pensieri, conosceva i suoi impulsi e conosceva le sue debolezze. Sapere che qualcuno di così malvagio come Snoke l'avesse tenuto costretto a combattere tra le tenebre e la luce per anni la faceva stare male, perché era questo che aveva fatto: al Leader Supremo non interessava il lato malvagio di Ben, era incuriosito dal suo potenziale e il contrasto tra odio, paura, rabbia lo rendeva vulnerabile e facile da comandare.
Si sentiva ferita, perché non era giusto che anche lei stesse consumando quel poco che era resistito a tutto questo e che ancora stava resistendo, ma non poteva farne a meno, lo avrebbe distrutto, lo sapeva, lo avrebbe prosciugato e alla fine anche lei sarebbe caduta, un tonfo sordo sul ghiaccio che si stava espandendo nelle loro menti.

-Non puoi.-
-Non mi dire cosa non posso fare.- per quanto il tono del generale potesse apparire calmo, Luke conosceva bene la sorella e sapeva che non era per niente calma, anzi, era arrabbiata e ne aveva tutte le ragioni.
-Non mi importa della tua logica!-ora l'autocontrollo stentava a farsi spazio tra i pensieri che occupavano la mente di Leia.
-Lo sapevi e me l'hai detto solo adesso....è da 5 giorni che sono qui e tu me lo dici adesso! Mi dici adesso di lui!-
Era più che comprensibile, pensò il droide che stava assistendo alla scena. C-3PO si voltò verso R2-D2 pensando di dire qualcosa per constatare il fatto che anche lui non ne sapeva nulla, ma decise di tacere quando Luke riprese a parlare.
-So che non mi posso scusare, ma cerca di non fare gesti impulsivi. Pensa a come potrebbe reagire, come tu potresti reagire. Per quel che ne sa lui tu potresti essere morta o addirittura potresti esserti creata un'altra vita, dimenticando tutto il passato.-
Leia strinse la ringhiera alla quale si era appoggiata e, dopo alcuni secondi, si rilassò.
-Lui non sa nulla di te, tu sai molto, forse troppo di lui. È vulnerabile ora, sarebbe come metterlo con le spalle al muro.- Leila si voltò verso il fratello, aveva gli occhi lucidi, ma nessuna lacrima stava minacciando di sfuggire al suo controllo, era sempre stata forte in fondo.
-Anche Rey è debole, spaventata, e l'unica cosa che sento è che c'è qualcosa, un pericolo troppo vicino. Anche lei lo sente, per adesso può solo aspettare e prendere un respiro, lo stesso dovrai fare tu.-
-Ok, ci proverò.-

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