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Non era abituata a quella sensazione di aver qualcosa alle spalle intenta ad osservarla, aspettando solo il momento giusto per saltare fuori.
Leia si avvicinò al tavolo cercando di evitare lo sguardo indagatore di Luke.
-Lo so cosa avverti.-
-È così evidente che sia preoccupata? In fondo ho tutte le ragioni di esserlo.-
Leia rivolse lo sguardo alla vista al di fuori della vetrata della sala riunioni, vuota visto l'ora tarda.
Le stelle le sembrarono meno luminose, cupe e portatrici di cattivi presagi in quella notte così calma da far provare timore verso ciò che doveva venire.
-Hai ragione. Ciò che pensi è più che giustificato: ora che tutto sta per cambiare non sai se adattarti o meno al cambiamento e, in sua attesa, cerchi di fare il possibile per ritardarlo.-
Il generale rivolse un'occhiata stupita al fratello, che subito cercò di chiarire.
-Non c'è bisogno che ti legga nel pensiero, sono tuo fratello dopo tutto.-
Era vero, in tutti quegli anni passati a pensare dove fosse non si era concentrata del tutto su questo. All'inizio era stato difficile, essere sola in quell'universo invaso di nuovo dal caos l'aveva portata ad essere più orgogliosa e chiusa rispetto alla realtà che, al contrario di altri, sembrava guardarla in faccia senza battere ciglio e, una volta conclusa l'osservazione, si scatenasse su di lei ad intervalli irregolari, anche se la maggior parte delle volte ciò accadeva quando era sola, appoggiata alla ringhiera della terrazza che dal suo alloggio si affacciava sul cortile esterno della base.
Ora tutto era ricominciato, solo che non aveva qualcuno da cercare, non aveva una pista, non aveva la certezza di riuscire a trovarlo, una parte di ciò che voleva era lì, di fronte a lei, la Resistenza faceva parte del mondo di cui lei stessa si sentiva partecipe, un'altra, più nascosta nei meandri della sua mente, non poteva essere trovata, non più.
L'ironia era che questa le era stata portata via da ciò che in realtà desiderava, cosa ingiusta ai suoi occhi: aveva passato la vita dando per scontato che ciò di cui avesse bisogno fosse sempre al suo fianco e ora che la realtà le era crollata di nuovo addosso, si rendeva conto che non era così, era stata separata da quello che amava, da quello che veramente importava. E si sentì in colpa per non poterne parlare, come se una parte di lei non accettasse ancora nulla di tutto quello che era successo, quella sua parte era rimasta ferma a prima, quando ciò di cui necessitava le era sempre vicino.

-Finn! Finn aspetta!- Jim stava raggiungendo il compagno di corsa, appena arrivati non aveva avuto neanche il tempo di fargli qualche domanda e improvvisamente era scomparso dalla sala comando.
-Lasciami stare, è tutto ok.-
Jim gli afferrò il braccio e lo costrinse a fermarsi per poi voltarsi a guardarlo.
-Col cavolo che è tutto ok. Mi spieghi cosa ti prende?-
Non rispose, nemmeno lui lo sapeva.
Finn fece qualche passo indietro e si sedette a terra, lo stesso fece Jim.
-C'è qualcosa che non va Jim. Non so dirti il perché, ma è da giorni che ho questa sensazione.-

Anche se voleva muoversi e alzarsi, si trattenne non volendo disturbare quel momento di quiete.
Una sorta di elettricità lo pervadeva ed era stato difficile realizzare ciò che era successo, riuscire ad accettarlo e, subito dopo, avere una grande confusione alternata ad una calma inspiegabile nella mente.
Ancora non riusciva a comprendere cosa gli stesse succedendo. Cosa gli scatenava mille brividi al minimo contatto? Cosa lo spingeva a proteggerla?
Fu distratto dai suoi pensieri da un movimento poco distante, fu veloce, come un'ombra che scompariva nel corridoio illuminato dalle luci ancora funzionanti dopo l'esplosione del condotto.
Stranamente provò repulsione dal doversi alzare, ma non era sicuro di ciò che aveva visto e doveva controllare, forse era solo un cavo pendente dal soffitto che oscillava.
Pur controvoglia, spostò la testa di Rey sul cuscino e, soffermandosi due secondi a guardarla, si alzò, raccolse una coperta da una sedia vicina e la stese sopra di lei, si diresse verso il corridoio ancora intorpidito dal sonno, in effetti non sapeva che ore fossero, ma dal vetro della cabina che si vedeva in lontananza sembrava essere notte fonda, le stelle si vedevano a tratti, il vento doveva essere forte, perché le nubi coprivano e scoprivano i punti luminosi in continuazione e si sentivano dei sibili provenire dall'esterno.
Raggiunse un pannello di controllo danneggiato ma ancora attivo e da qualche spia luminosa apprese che il danno era ad uno dei propulsori principali e in parte al sistema di regolazione termica. Rey era esperta di ciò, ma sicuramente non poteva svegliarla dicendole che aveva freddo. Avrebbe aspettato che si destasse dal sonno da sola per chiederle.
Qualcosa gli sfiorò la caviglia, la avvertì anche attraverso il tessuto dei vestiti. Si voltò ma non vide nulla, solo un corridoio mal illuminato con qualche cavo pendente dalle paratie e dei pezzi di metallo sparsi sul pavimento.
Stava per fare qualche passo avanti, ma fu improvvisamente trascinato indietro.
Allarmato, cercò la sua spada laser, ma non c'era, non era attaccata alla sua cintura, forse l'aveva lasciata nella stanza di Rey prima di addormentarsi.
Vide di sfuggita un'ombra che si allontanava velocemente dopo averlo mollato, i contorni parevano indefiniti.
Provò di nuovo a dirigersi verso la sua direzione e non trovò nessuna resistenza.
Doveva evitare alcuni resti sparsi sotto i suoi piedi, ma, girandosi per non inciampare in uno di questi, un'altro gli causò la caduta, facendolo cadere sul pavimento .
Aveva sbattuto la testa e si sentì girare per alcuni secondi, ma poi mise a fuoco ciò che lo circondava e aprì del tutto gli occhi. Si sollevò da terra e si osservò attorno, credeva di aver visto qualcosa e ora non ne era più sicuro...gli sembrò di essere sospeso nel vuoto per un po', poi avvertì una stretta allo stomaco che lo costrinse ad indietreggiare fino alla parete e prese un colpo nel fianco da un punto sporgente.
Una mano si stava allungando verso di lui, scura, dai contorni indefiniti e la sua immagine era confusa.
Le si avventò contro e la spinse violentemente verso la paratia opposta l'ombra indistinta che gli si era avvicinata.
Lo vide, un ghigno stampato in volto che lo guardava con aria di superiorità.
-È così che credi di fuggire al Lato Oscuro? È parte di te, non potrai mai uscirne!- il generale Hux gridò contro Kylo e lui per risposta strinse la presa che aveva sul suo collo, cercando di soffocare quella voce insopportabile che aveva pronunciato quelle parole taglienti con rabbia.
-Non riuscirai a salvarla, anche ora la stai ferendo!-
Chiuse gli occhi e quando li riaprì le sue mani stringevano troppo strettamente i suoi polsi e la sua espressione, con la testa leggermente girata di profilo e le palpebre a coprire gli occhi in segno di dolore, esprimeva per la prima volta una paura diversa da quando l'aveva incontrata per la seconda volta tra gli alberi bianchi della base Starkiller, quando nella sua mente c'era solo odio nei suoi confronti.
Allentò la stretta e la fissò in attesa di una reazione, avendo paura di averla ferita in qualche modo. Si girò verso di lui e lentamente spostò lo sguardo dalle sue mani, poste ancora attorno ai suoi polsi, al suo viso.
Respirava pesantemente e sentiva il suo respiro sfiorarle il naso, lo guardò muta, sperando che non stesse per colpirla come prima.
Ma i suoi occhi ora non erano più bui, erano arrossati e stanchi, la fissavano in cerca di qualche conforto.
-Cosa....cosa ho fatto?- alla fine fu Kylo a parlare per primo, stanco di aspettare ed essendosi reso conto della poca distanza che li separava e della sensazione di calore che lo stava pervadendo.
Rey si riprese ed iniziò a parlare, anche se inizialmente la sua voce non volle ubbidirle.
- ...io mi ero alzata sentendo dei rumori metallici, credevo fossi caduto in qualche modo e infatti eri a terra, sembravi...strano e d'un tratto, quando mi sono avvicinata, mi sono ritrovata contro la parete e ...-
Kylo era impaziente, voleva sapere cosa aveva fatto, cosa gli era successo e questa esitazione da parte di Rey scatenò rabbia in lui, senza motivo.
-Dimmelo, cosa è successo dopo?- il suo tono era più forte e duro di quanto si aspettasse.
Rey lo vide incupirsi e avvertì la tensione salire, ma decise che era meglio continuare a rispondere, aveva timore che tornasse come prima, in preda ad una specie di rabbia comparsa senza alcuna spiegazione.
-Le tue mani si erano strette attorno alla mia gola, ho avuto paura...poi mi hai guardato, con odio, ho sentito quanto ne provavi. Quando le hai riportate suo miei polsi credevo che in realtà fossero ancora sul mio collo.... intente a soffocarmi.-
Non poteva averlo fatto, non se ne era reso conto? Perché non l'aveva vista?...perché lei non l'aveva spinto via, perché non l'aveca colpito in qualche modo? In fondo le stava facendo male.
-Perché non mi hai allontanato? Potevi farlo.-
-Non mi importa, avrei potuto ferirti in qualche modo e io non volevo.-

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