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Don't be afraid


Percy si destreggiò con abilità nel traffico di New York con lo stomaco che quasi gli faceva male per l'emozione: dopo tre mesi, stava per vedere Annabeth e neanche il tempo uggioso di metà dicembre avrebbe potuto far scomparire dal suo viso quel sorriso mozzafiato.

Neanche al Campo c'erano stati problemi tranne un paio di dispute tra le Case che erano meravigliosamente aumentate a dismisura.

Un po' gli era dispiaciuto perché quella tranquillità che sembrava quasi sbagliata al Campo Mezzosangue non necessitava né di Percy né di Annabeth che, quindi, quell'autunno si erano potuti vedere solo un paio di volte al mese.

La scuola impegnava tantissimo entrambi e Percy sorrise alla consapevolezza che la sua bionda studiasse come una dannata nonostante fosse talmente tanto intelligente da poterselo anche risparmiare.

Erano le quattro del pomeriggio eppure, a New York sembrava che le macchine che strombazzavano per le vie larghe e i Yellow Cab che gridavano fra di loro non finissero mai.

Il cielo era terso di nubi grigie e Percy lanciò un'occhiata verso l'alto oltre il parabrezza, certo che sarebbe stata questione di poche ore prima che piovesse.

Arrivò alla scuola di Annabeth dopo un'altra decina di minuti e spense il pick-up infilandosi le chiavi nella tasca del giaccone blu scuro prima di saltare sull'asfalto. Era due anni che andava a prendere la sua ragazza a scuola e quell'edificio grigio con le imposte ancora più grigie non gli era mai piaciuto.

Si poggiò al muso della macchina infilando le mani nelle tasche del giubbotto per il freddo pungente che gli faceva quasi male al viso e sorrise, pensando a quanto fosse stato geniale nell'infilarsi il beanie chiaro sui capelli corvini.

Sentì la campanella suonare in lontananza e fu questione di secondi prima che uno sciame di ragazze imbaccucate in giubbotti, sciarpe e cappotti, uscisse fuori dall'edificio. Assottigliò lo sguardo verde e gli angoli della bocca gli si alzarono automaticamente, scoprendo una fila di denti bianchi: Annabeth stava scendendo le scale della scuola in quel momento, sorridendo per qualcosa che aveva detto la ragazza accanto a lei.

Si fece strada tra le macchine mentre lo stomaco gli si contorceva in una morsa piacevole alla vista di quel viso bellissimo e che gli era mancato anche troppo in tutti quei mesi.

- Annabeth! - chiamò alzando un braccio e osservando il suo sguardo grigio e attento che si spostava su di lui. Sorrise ancora di più rendendosi conto che si era infilata il suo beanie nero sui capelli biondi che le arrivavano allo stomaco, smorzando il colore scuro del cappotto che le fasciava il fisico allenato. Le gambe erano chiuse dentro un paio di skinny jeans e ai piedi aveva un paio di di ugg chiari che avevano comprato assieme un paio di sabati prima.

- Testa d'Alghe! - esclamò e sorrise prima di prendere a correre tenendosi i libri stretti contro al petto, zizagando tra gli studenti che sorridevano per le vacanze di Natale appena iniziate.

Gettò i libri a terra quando fu a pochi passi da Percy e gli saltò al collo facendogli fare un paio di passi all'indietro e strappandogli una risata.

Percy la strinse a sé respirando il profumo di shampoo al limone che avevano i suoi capelli e rimasero così per un po' prima che Annabeth potesse premere le labbra sulle sue. Le schiuse quasi in automatico lasciando che la sua lingua si potesse attorcigliare lentamente con quella di Percy che si concesse un'esplorazione languida della bocca della ragazza, tenendole due mani fredde ai lati del collo.

- Mi sei mancata - le sussurrò a pochi centimetri dal viso e le diede un bacio sul naso facendoglielo arricciare e strappandole un sorriso.

- Anche tu, Testa d'Alghe - confessò Annabeth premendo un'ultima volta le labbra rosee e morbide su quelle del suo ragazzo.

Si liberò dal suo abbraccio confortante per recuperare i libri che aveva lasciato cadere a terra nella foga del momento e sussultò quando Percy l'attirò nuovamente a sé per il polso perché -forse- quelle labbra rosee e gonfie di baci gli erano mancate più di quanto volesse ammettere a sé stesso.

Annabeth piroettò nel corridoietto che separava la cucina e il salotto dell'appartamento di Percy. Non era così lontano dalla scuola ed era un attico al settimo piano. Le finestre separate dal televisore dimostravano quanto in alto fossero, offrendo una vista di New York da mozzare il fiato.

Percy si chiuse la porta alle spalle lasciando le chiavi di casa sul mobiletto accanto alla porta, - che ne pensi? - domandò togliendosi il cappotto e il beanie e appendendoli al gancio lì vicino.

Annabeth si guardò ancora intorno, il divano bordeaux del salotto, il tavolino davanti e il tappeto elaborato. Il piano di marmo della cucina, gli scompartimenti e il corridoio con una porta sulla destra e una sul fondo.

- è stupendo - decise poi la bionda liberandosi del cappotto e appendendolo sopra quello di Percy, - per quanto tempo hai risparmiato per potertelo permettere?

Il moro sorrise andando verso i fornelli e riempendo la teiera d'acqua del rubinetto, - ho lavorato da Starbucks per un po' e aiutato mia madre nel negozio di caramelle.

Annabeth rise, saltando per sedersi sul piano di marmo della cucina, - non ti ci vedo a vendere caramelle ai bambini. Probabilmente sei uscito di senno ogni tre secondi perché pensavi fossero dei mostri.

- Ahah, davvero molto divertente, dico sul serio - fece sarcastico ma con l'ombra di un sorriso vero sul bel volto e Annabeth allungò le braccia verso di lui, agitando le gambe come una bambina.

- Vieni qui - lo chiamò e Percy si sistemò tra le sue gambe, posandogli le mani fredde sulle cosce chiuse nei jeans stretti.

Annabeth giocò con l'attaccatura dei capelli sulla nuca e le mani di Percy risalirono lungo la gamba della bionda, infilandosi sotto il golfo bianco e cercando i fianchi magri, - mi sei mancato - mormorò a pochi centimetri dal suo viso e Percy la stuzzicò piano, prima di chiudere il suo labbro inferiore tra le proprie e succhiarlo leggermente.

Annabeth gemette e Percy sorrise prima di far scivolare le labbra sulle sue e farle schiudere la bocca mentre si avvicinava a lei ancora di più. La baciò piano, con una lentezza quasi esasperante toccandole la schiena allenata e facendole salire il maglione sulla pelle chiara e che era stata fatta apposta per lui e solo per lui. Le sfiorò il gancetto del reggiseno più volte mentre si dedicava alla sua bocca e a quelle labbra che lo cercavano continuamente.

Annabeth gli mordicchiò il labbro inferiore tirandolo verso di sé e incrociò le gambe sulla sua schiena, attirandolo ancora di più al suo corpo. Respirò forte sulle sue labbra quando Percy la fece scivolare sul piano della cucina e la sua intimità sfiorò quella del ragazzo.

Le mani di Percy corsero alla fibbia dei suoi jeans senza che neanche se ne accorgessero e imprecarono quanto la teiera prese a fischiare forte, risuonando per l'appartamento.

Annabeth rise, passando una mano tra i capelli del ragazzo che andò verso i fornelli spegnendo il fuoco e acquietando quell'aggeggio infernale, un attimo prima che un tuono ruggisse forte nel cielo.

- Thé? - domandò Percy e Annabeth annuì un paio di volte, abbracciandolo da dietro e sorridendo, con il mento poggiato sulla sua spalla.

Era ormai almeno mezz'ora che stava piovendo e Percy e Annabeth avevano rinunciato a tutte le attività all'aperto che avevano intenzione di fare. Annabeth era decisa a insegnargli a pattinare nella pista del Rockfeller Center ma l'universo non era dalla loro parte e avevano deciso di farsene una ragione.

Percy osservò la televisione accesa su Mtv, godendosi quei momenti da umano che la sua vita semi-divina gli regalava raramente mentre lo scroscio dell'acqua della doccia dal bagno gli arrivava in sottofondo. Annabeth gli aveva detto che:"dopo una lunga giornata di scuola ne ho bisogno, non rompere Testa d'Alghe".

La cosa strana di tutto questo però, era il fatto che fosse sotto l'acqua da almeno una ventina di minuti e va bene la doccia lunga ma Annabeth non ci aveva mai messo così tanto.

Scosse la testa: lei stava sicuramente bene e lui doveva smetterla di pensarla sotto la doccia anche se -e c'era da ammetterlo- in questi mesi di lontananza ci aveva pensato sempre più spesso.

Strinse i pugni immaginandosi chiaramente il corpo nudo di Annabeth, le cosce e i glutei sodi, il ventre piatto e i piccoli seni dove l'acqua cadeva dolcemente, quasi decisa ad accarezzarle il corpo magro e atletico. I lunghi capelli attaccati alla schiena e gli occhi grigi che, ogni qualvolta stavano assieme diventavano ancora più profondi.

- Dei - mormorò sistemandosi il cavallo dei pantaloni dei jeans scuri e cercò di focalizzare l'immagine sul video che stavano passando.

Imprecò quando il corpo di Annabeth si proiettò nuovamente al centro dei suoi pensieri, nudo, bagnato e perfetto solo per lui e si tirò uno schiaffo perché, seriamente, doveva smetterla all'istante.

Ascoltò ancora lo scrosciare dell'acqua che si mischiava dolcemente all'acquazzone che c'era all'esterno e poi si tolse il golfo nero abbandonandolo sul divano senza neanche pensarci un attimo di più. Scalciò via le scarpe e si calò i pantaloni mentre andava in bagno, spalancando la porta senza troppi complimenti.

Annabeth stava canticchiando e non l'aveva di certo sentito.

Percy strinse i pugni e sorrise perché, per una volta, andava bene fare qualcosa fuori dagli schemi e andava bene avere solo i boxer neri addosso con i piedi nudi che poggiavano sulle piastrelle del bagno perché a diciotto anni, se non si rischia di scivolare nella doccia mentre si sta facendo sesso non si è affatto completi.

Sorrise a quel pensiero e poi camminò velocemente verso la doccia, aprendo la tendina di scatto e facendo gridare Annabeth, un attimo prima che potesse inchiodarla al muro e zittirla con un bacio. Lasciò che l'acqua della doccia scorresse anche su di lui e schiuse quasi prepotentemente la bocca di Annabeth con la lingua, stringendole i glutei bagnati e facendola gemere nell'impeto di quel bacio.

Gli accarezzò il petto allenato, la linea a V dei fianchi, poggiando poi la mano sulla sua erezione, spingendo Percy ad allontanarsi da lei per qualche secondo e riprendere fiato contro la sua bocca. Annabeth lo fissò negli occhi vacui, in quegli occhi verdi che le erano sempre piaciuti e che, sotto l'acqua e semi-nudo, non erano mai stati così pieni di lei.

- Ti stavo aspettando, Testa d'Alghe - sussurrò con il fiato corto perché Percy le stava palpando il sedere senza troppi complimenti.

Gli occhi del ragazzo si illuminarono e Annabeth rise per pochi istanti prima che le sue labbra potessero nuovamente spingersi sulle proprie in un bacio che aveva fame di lei, di loro, del suo corpo. Fame un po' di tutto ma andava bene così perché anche se aveva i polpastrelli secchi per tutto quel tempo che era stata sotto la doccia, aspettando che Percy togliesse fuori le palle, ne stava decisamente valendo la pena.

Infilò la mano sotto l'elastico aderente dei suoi boxer neri e tentò di tirarglieli giù lungo la pelle ormai bagnata con un po' di difficoltà mentre l'acqua filtrava tra le loro labbra schiuse senza dargli granché fastidio.

Percy rise e le succhiò il labbro inferiore con una dolcezza che non aveva avuto fino a quel momento, scalciando via i boxer senza separarsi da lei, quasi ne fosse incapace. Tornò a spingere nuovamente Annabeth contro le piastrelle fredde e bagnate della doccia e fu questione di attimi prima che le loro intimità nude andassero a contatto, facendo gemere Annabeth con forza e quasi con sorpresa.

Le mani di Percy corsero sui suoi fianchi mentre l'acqua della doccia faceva da colonna sonora a quel momento, e li strinsero forte, quasi cercando un altro gemito come quello che l'aveva fatto eccitare quasi più del corpo atletico e nudo di Annabeth.

Annabeth affondò le mani nei suoi capelli neri e Percy cercò il suo centro senza mai smettere di baciarla, toccando quella leggera peluria con i polpastrelli e scendendo verso il clitoride, prima di infilarci un indice. E a quel punto, Annabeth fu costretta a staccarsi da lui, stringendosi al corpo di Percy e ansimando contro la sua spalla mentre il ragazzo le teneva una gamba sollevata, quasi per avere un accesso migliore al suo sesso.

Fu quando infilò un secondo dito che le mani di Annabeth gli graffiarono forte la schiena e i denti gli affondarono per qualche istante nella spalla, facendolo gemere a labbra chiuse. Percy mosse abilmente le dita dentro di lei, come sapeva la faceva impazzire e fu questione di attimi prima che Annabeth tornasse a baciarlo con forza sulla bocca, allacciando le gambe al suo bacino.

Percy barcollò e cercò l'appoggio del muro alle spalle della ragazza, estraendo la mano dal suo centro, e Annabeth spinse il bacino contro il suo, facendolo gemere mentre si baciavano con morsi, lingua, denti, acqua e saliva.

Percy ansimò forte contro la bocca di Annabeth quando lei si spinse nuovamente contro di lui e il ragazzo girò, sbattendola al muro e rischiando di scivolare sul pavimento bagnato della doccia mentre tentava di uscire.

Annabeth rise e prese a baciargli piano il collo, succhiando, mordendo e quasi tentando di asciugare quella porzione di pelle con le labbra, mentre Percy tentava di portarla in camera senza farla sua contro al muro perché -e lo sapeva bene- sarebbe stato davvero poco carino.

Percy aprì la porta in legno chiaro della sua stanza con un calcio e Annabeth gli succhiò forte la porzione di pelle dietro al lobo, un attimo prima che cadessero entrambi sul letto matrimoniale del moro e menomale era così grande.

Annabeth gli strinse i glutei sodi, chiudendo le ginocchia contro i suoi fianchi e Percy le morse il labbro quasi per dispetto, un attimo prima che potessero rotolare sul materasso, con la bionda a cavalcioni su di lui: splendidamente nuda e a gambe aperte su di lui.

Percy strisciò velocemente contro la testiera del letto, sedendosi e quando Annabeth si sporse verso di lui, catturò un suo seno tra le labbra, stuzzicando l'altro con le dita. La schiena inarcata verso di lei e il respiro corto che si infrangeva contro la sua carnagione lattea per il poco sole di dicembre e che era stata fatta apposta per la propria, sempre di una tonalità più chiara.

Annabeth inarcò la schiena verso le sue labbra affondando le dita affusolate tra i suoi capelli neri e bagnati. Ansimò forte, ondeggiando su di lui e Percy tornò a baciarle le labbra a bocca aperta, cercando di placare il desiderio che bruciava forte nei loro ventri, lasciando che la propria lingua si intrecciasse a quella di Annabeth mentre le stringeva i fianchi quasi con avidità.

Annabeth si allontanò un po' da lui, con i capelli bagnati che le ricadevano scompostamente lungo la schiena e l'acqua che correva lungo le linee del suo corpo e sul piumone blu scuro che avevano comprato assieme. Gli poggiò le mani alla base del collo e lo guardò negli occhi mentre si puntellava sulle ginocchia per alzarsi e sedersi su di lui.

Percy le strinse i fianchi mentre Annabeth scivolava piano, abituandosi alla sua presenza dentro di lei e strinse le palpebre per qualche secondo, tentando di respirare con regolarità. Si sporse verso di lei, baciandola piano mentre continuava a tenerla delicatamente per i fianchi, accompagnando le spinte tentennanti della sua ragazza e poi sempre più decise mentre seppelliva la testa nell'incavo del suo collo e ansimava contro la sua pelle, lasciando che Percy muovesse i fianchi in sincrono con i suoi, beandosi dei suoi ansimi e delle dita che premevano contro la carne.

Lasciò che fosse l'istinto a guidarla mentre si muoveva inesperta e insicura su di lui, prendendo poi sempre maggior sicurezza.

Si lasciò guidare anche dai sussurri dolci di Percy che sembravano un po' dei:"tranquilla" e "continua così" e forse anche qualche ti amo, perso tra gli ansimi e mangiato da quei sospiri che stavano riempendo la stanza, accompagnando la loro colonna sonora che, adesso, era un misto tra la doccia che non avevano chiuso, il temporale fuori dalle loro finestre e semplicemente loro due.

Percy la guidò dolcemente, abbracciandole la schiena, respirando su di lei e lasciando che Annabeth si potesse muovere sempre più sapiente di lui, capendo cosa gli piaceva e come gli piaceva.

Ondeggiò piano i fianchi, respirando di tanto in tanto sulla sua bocca come se, anche in momenti come quello, avesse bisogno di quelle labbra per stare realmente bene.

Alternò un ritmo lento a un ritmo più veloce, lasciandosi trasportare dallo stomaco contratto per il piacere intenso e l'emozione. Lasciandosi trasportare dagli occhi di Percy che mai erano stati più pieni di lei e, senza dubbio, quelle sfumature di verde che ormai conosceva bene e che erano più forti di ogni tipo di afrodisiaco.

E dopo un tempo che non riuscirono a quantificare neanche loro due, con le membra stanche e i respiri corti, vennero assieme mentre Annabeth inarcava la schiena all'indietro tenendosi a lui e Percy seppelliva la testa nell'incavo tra i suoi seni.

Il piacere fu talmente forte e talmente tanto inteso che Annabeth affondò le unghie nella spalla del ragazzo, il petto ansante che continuava a scontrarsi continuamente contro quello di Percy e il ventre ancora stretto per un orgasmo che l'aveva inaspettatamente travolta.

Calmarono entrambi il cuore che batteva forte, fermi uno vicino all'altra e Annabeth uscì da lui, lasciando poi Percy libero di alzarsi per prendere due asciugamani.

Si avvolse il tessuto bianco attorno al corpo con un sorriso che non aveva intenzione di lasciarle il volto e poggiò il capo contro il petto di Percy che la strinse a sé.

- Un po' ti amo - le disse poi e Annabeth alzò la testa verso di lui, guardandolo con quel paio di occhi grigi che risero prima della sua bocca.

- Solo un po'? - domandò sistemandosi su di lui per lasciare che le loro labbra potessero sfiorarsi e Percy scosse la testa in segno di diniego, baciandole poi piano le labbra, splendidamente arrossate per baci e morsi che voleva ancora.

- Decisamente molto più di un po'.

E poi, la baciò ancora.

Angolo autrice:
Storia già pubblicata sul mio profilo efp, spero vi piaccia<3

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