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9 ➳ Radio

Luke's pov


Quella mattina avevo un mal di testa che non finiva più a causa di una sbronza epica che m'ero preso la sera prima alla festa di compleanno di Ryan, che tra l'altro non vedevo da quando ero andato a Los Angeles per iniziare questa stronzata della finta relazione con Michael. Il mio amico, invece di essere contento della mia presenza, mi aveva preso in giro per tutta la sera perché ormai "mi piacevano i piselli" e "non potevo capire le gioie di una vagina", quando poi non era vero che fossi gay e, anche se mi fossero piaciuti i ragazzi sul serio, ciò non voleva dire che non potessi essere attratto anche dalle ragazze. Ma beh, io l'avevo lasciato fare non potendo ribattere in nessun modo, e oltretutto gli avevo fatto credere che io e Michael scopassimo come due conigli (e che io stessi sopra, per giunta).

A proposito di Michael. A parte qualche tweet stupido e qualche post smielato su Instagram non c'eravamo visti per tutte le vacanze di Natale, io impegnato con l'incisione di alcune tracce per il mio album - tra cui la canzone scritta con Michael, Vapor, che avevo ultimato alla fine di dicembre e che oggi avremmo dovuto presentare alla radio - e lui in vacanza a Bali con Calum e Danielle Mardsen, una delle mie vecchie fiamme. Michael non mi aveva detto di conoscerla... certo che è vero quando dicono che il mondo è piccolo.

«Avresti dovuto bere poco ieri sera, io te l'avevo detto», mi rimproverò Ashton, guardandomi male mentre trangugiavo l'aspirina che mi avevano dato alla stazione radio. La stagista che me l'aveva portata aveva tutta l'aria di una che mi avrebbe volentieri violentato in un bagno.

Cercai di non pensare alla sua faccia da maniaca mentre sospiravo, rivolgendomi ad Ashton. «Lo sai che io non faccio mai ciò che mi dici. E poi ho vent'anni, non due. So cosa faccio, Ash. Non ho bisogno di te che ti comporti come mio padre».

«Evidentemente non sai cosa fai e hai bisogno di me eccome, se ti ubriachi ogni sera. Quanti giorni hai passato da sobrio, durante queste vacanze natalizie?», stavo per rispondere ma Ashton mi interruppe, «Senza contare la vigilia e il pranzo del venticinque. Sembra che quando non c'è Michael con te ti dai alla pazza gioia e torni ad essere il derelitto ubriaco, festaiolo e che saltava gli appuntamenti importanti che eri prima di incontrarlo!».

«Non è vero! Senti, a tutti capita di alzare un po' il gomito, non ci vedo niente di male», sbottai sottovoce, incrociando le braccia al petto, «Ho avuto l'occasione di divertirmi e l'ho colta al volo. Andiamo, anche tu sarai stato giovane una volta».

Ashton alzò gli occhi al cielo. «Certo che sono stato giovane, io sono ancora giovane. Ho solo dieci anni in più di te, coglioncello!», sbraitò, seguendomi, «E poi, comunque, di sicuro non mi ubriacavo prima di dover fare cose importanti, cosa che hai fatto tu ieri sera e che continui a fare da due anni. Seriamente, sto cominciando a pensare che hai qualche problema con l'alcool».

Mi voltai sconvolto verso Ashton. «Io non ho un problema con l'alcool, cosa staresti insinuando?».

Ashton si morse il labbro inferiore, sembrando preoccupato, fin troppo preoccupato, come non l'avevo mai visto prima. Ciò mi spaventò un po'. «Tu non lo vedi, io sì. Sei sempre ubriaco, anche quando non c'è motivo di esserlo. Tua madre mi ha chiamato preoccupata, l'altro giorno, perché ha trovato una bottiglia di Tequila mezza vuota sotto il tuo letto, oltre a delle bottiglie di birra e... un bong, Luke. Tua madre ha trovato un bong sotto al tuo letto».

Sbiancai. «È una storia vecchia, quella», borbottai, sentendo il mio cuore fermarsi nel mio petto. Quel bong era mio, ovviamente, e non mi preoccupai di negarlo - tanto Ashton non mi avrebbe creduto in nessun caso. Ma comunque, erano anni che non lo usavo (forse c'entrava il fatto che l'avessi lasciato da mia madre, a dire il vero).

«Hai problemi di droga, Luke? Non mentirmi ti prego».

«No, Ashton. Te lo giuro. Li ho avuti, due anni fa, ma ti giuro che ho smesso», dissi, sentendomi un po' in colpa. Sì, avevo smesso, ma non del tutto. Fumavo alle feste, più che altro, quand'ero con Ryan, ma non era niente di che. Comunque non era niente rispetto a due anni fa, quando ne facevo uso in continuazione...

Ashton sospirò prima di stringermi fra le sue braccia. Ricambiai il suo abbraccio quasi in stato di shock; in due anni che ci conoscevamo, Ashton non mi aveva mai abbracciato. Il che era assurdo, a dire il vero, e mi faceva comprendere in parte la gravità della situazione. Forse la cosa mi stava sfuggendo di mano più di quanto pensassi. «Ti prego, non farlo più. capisco che può essere stressante, a volte, ma ti prego, cerca di sfogarti con altro. Scrivi, disegna, canta, puoi anche scoparti chiunque se serve. Va tutto meglio dell'usare droga e dell'ubriacarti senza sosta. Okay? Io e i tuoi genitori siamo preoccupatissimi».

Sospirai, ormai rosso come un pomodoro. «Va-va bene. Cercherò di cambiare. Ma non ti prometto niente», dissi, staccandomi da lui.

Ashton tenne le mani sulle mie spalle, sorridendomi premuroso. «Ci riuscirai, ne sono convinto. Magari con l'aiuto di Michael, che ne dici?».

Scossi la testa. «Non farò sapere a Michael il mio piccolo, leggerissimo ed innocuo problema con l'alcool che tra l'altro non è neanche un problema, sei tu che ti preoccupi troppo», sbottai, «A lui comunque non importa un fico secco di me».

Il riccio mi fece un sorrisetto malizioso, come se sapesse qualcosa che io non sapevo ancora. «Ne sei davvero sicuro, Luke?».

Alzai un sopracciglio. «Non dovrei esserlo?».

«Oh, non importa», tagliò corto Ashton, «Sono arrivati Simon e Michael».

Sospirai. «Fine della pacchia», dissi, voltandomi verso Michael e facendogli un finto sorriso mentre lo raggiungevo, abbracciandolo. «Mi sei mancato così tanto, principessa», sbottai, stringendolo a me.

«Quante cazzo di volte ti ho detto che non devi chiamarmi principessa?», sbottò Michael, staccandosi da me e guardandomi con aria truce, «Mi fai sembrare debole».

Alzai gli occhi al cielo. «Suvvia, è solo un soprannome. E tu almeno non sei diventato un'ape che fa cereali», borbottai indispettito, facendo scoppiare a ridere Michael.

«Vorrei dire che mi dispiace, ma non sarebbe vero», disse Michael, ridendo mentre io gli sbuffavo in faccia, «Dai, non essere arrabbiato. Io trovo i Cheerios deliziosi», mugugnò con tono melenso, ancorandosi a me mentre la stagista maniaca dell'aspirina ci passava accanto. Mi irrigidii quando le sue labbra si posarono labili sul mio collo.

Oh, tanto tempo per non pensare agli strani sentimenti che provavo per Michael e basta un misero bacetto sul collo per far tornare tutto come prima... Ugh, voglio del Whisky. Tanto, tanto Whisky.

Già, forse Ashton ha ragione, ho davvero un problema con l'alcool.

«Quella ragazza ti sta guardando come se volesse saltarti addosso», commentò Michael, poggiando la testa sulla mia spalla.

Sospirai. «Lo so. Prima mi ha portato un'aspirina ma sembrava che volesse darmi anche altro», spiegai, ridacchiando mentre mi rivolgevo a Michael. Il rosso mi guardava male. «Sei geloso, principessa?».

Michael sbuffò. «Smettila di chiamarmi principessa. Non sono una principessa - è un soprannome da femmina, dannazione, io sono un ragazzo!».

Gli feci un sorriso malizioso. «Perché non me lo dimostri, allora, che non sei una principessa?», chiesi, arrossendo subito. Che cazzo avevo detto?

Michael alzò un sopracciglio, sciogliendo la presa ed incamminandosi verso la sala in cui saremmo stati intervistati. «Tu sei strano», borbottò, quasi disgustato.

Sospirai. «Era solo una battuta, Michael, non te la prendere», mugolai indispettito, scuotendo la testa. Aveva intenzione di essere freddo con me tutto il giorno? Io avevo soltanto fatto una battuta, certo un po' di cattivo gusto, ma pur sempre una battuta...

«Non me la sono presa, è che sei leggermente disgustoso quando fai queste battutine idiote», mi rispose Michael, afferrandomi la mano mentre entravamo nella sala. Quel giorno saremmo dovuti essere il più convincenti possibile, visto che avremmo dovuto parlare pubblicamente della nostra relazione per la prima volta, oltre a promuovere Vapor e il mio album, il motivo principale per cui facevamo finta di stare insieme, per giunta. Se non avessi fatto la grande cazzata di baciarlo agli AMA's, adesso avremmo fatto questa cosa già da un mese. Ed io convinto che avrebbe accelerato tutto...

«Buongiorno, ragazzi», ci salutò una donna ad occhio e croce sulla trentina, alzandosi e strigendoci le mani, «Io sono Khloe, vi intervisterò oggi».

Io e Michael le sorridemmo prima di sederci, lasciando che ci aggiustassero i microfoni. Ci portarono due bottigliette d'acqua; io subito la aprii e la svuotai di metà del suo contenuto, sentendo la gola secca a causa del post-sbornia.

«Allora, tra due minuti siamo in onda. Come vi sentite, ragazzi?», ci chiese Khloe, sorridendoci mentre dei tecnici le appuntavano un piccolo microfono sulla maglietta.

Io sospirai. «Un po' stanco, a dire il vero. Ieri non ho dormito e sono un po' stordito dal viaggio in aereo per arrivare qui stamattina», spiegai, facendo accigliare Michael. Forse avevo parlato un po' troppo.

«Uhm, capisco. Dev'essere dura viaggiare da una parte all'altra dello Stato, so che vivi a New York», disse con sufficienza.

Beh, viaggiare da una parte all'altra dello Stato con mezza bottiglia di Rum in corpo era davvero una tragedia. «Ne vale la pena, comunque, perché ogni volta che torno a LA so di trovare Michael», ribattei, voltandomi verso Michael e sorridendogli. Lui era sempre accigliato, però completamente rosso in viso. Ne approfittai per allungarmi e stampargli un bacio sulla fronte.

«Aw, siete davvero troppo carini. Okay, siamo in onda. Buongiorno! Io sono Khloe è questo è Elvis Duran and the morning show. Oggi abbiamo qui con noi due ospiti speciali, che ultimamente stanno riempiendo pagine e pagine di giornali di gossip con la loro dolcissima relazione: Luke Hemmings e Michael Clifford. Buongiorno, ragazzi!».

«Buongiorno», salutammo io e Michael all'unisono, sorridenti. Pregai Dio che fossimo convincenti.

«Allora, io ve l'ho già detto, ma siete davvero bellissimi insieme. Però bando alle ciance; Luke, ci dici il motivo per cui siete qui oggi?».

Io sorrisi a trentadue denti. Finalmente si arrivava alla mia parte preferita, l'unica che contava: parlare della mia musica. «Oggi io e Michael siamo qui per presentare un nostro progetto, a cui stiamo lavorando da un bel po': il nuovo singolo del mio album, Vapor».

Khloe mi sorrise. «Singolo che io ho già avuto il piacere di ascoltare. È una canzone davvero bellissima, ragazzi, complimenti».

«Oh, tutto merito di Luke», disse Michael, parlando per la prima volta da quando eravamo entrati lì, «Quando ho iniziato a lavorare con lui alla canzone Luke aveva già scritto qualche pezzo, tutto ciò che ho dovuto fare è stato aggiungere qualche frase qui e là, tutte cose che comunque rispecchiavano la nostra situazione prima che lui si fosse dichiarato a me, con quel bacio sul palco».

Ascoltai Michael meravigliato, pendendo dalle sue labbra. Aveva fatto sembrare la storia che c'era dietro la canzone così vera che aveva convinto persino me.

«Quindi quel bacio agli AMA's è stata una cosa improvvisa o premeditata, Luke?», mi chiese Khloe, voltandosi verso di me, «Stavi cercando di dichiararti a Michael?».

Cercai di sembrare il più convincente possibile. «Se posso essere sincero è stata una cosa 50/50. Era da un po' che mi sentivo attratto da Michael, più o meno da quando ci siamo conosciuti, ma avevo paura a farmi avanti perché essere attratto da un ragazzo allora mi spaventava. Fatto sta che io volevo davvero baciare Michael, ma non in quel momento, volevo aspettare di scendere dal palco per dichiararmi a lui mettendo fine a quei tormenti che mi affliggevano da tempo... Credo sia stata più l'adrenalina dell'esibizione a spingermi a farlo, infatti non mi ero reso conto di ciò che era successo e credo si noti, dai video dell'esibizione», spiegai, sentendo il mio cuore battere a velocità doppia nel mio petto. E pensare che io l'avevo baciato senza interesse, soltanto per far ingelosire il suo ex fidanzato... Eppure avevo fatto sembrare il nostro primo bacio qualcosa preso da un romanzo o da una commedia romantica, talmente romantico e coinvolgente da colpire persino me stesso.

«In effetti nel video sembrate tutti e due piuttosto sconvolti», commentò Khloe, ridendo, «Specialmente tu, Michael, si vedeva che non ti aspettavi una cosa del genere. Com'è stato, per te, baciare Luke su quel palco?».

Michael si grattò la nuca leggermente in imbarazzo. «Oh, se proprio devo essere sincero leggermente imbarazzante», confessò facendomi accigliare, «Non sono proprio abituato alle manifestazioni di affetto in pubblico, e quella cosa è completamente uscita all'improvviso e mi ha lasciato spiazzato. Sapevo ovviamente che Luke provasse qualcosa per me, l'ho capito dal primo momento in cui ci siamo visti, e sotto sotto anch'io provavo qualcosa per lui... Solo che non pensavo si dichiarasse a me così, baciandomi all'improvviso davanti a tutta quella gente! Scesi dal palco abbiamo anche litigato, ma poi... Beh, poi l'amore ha avuto la meglio. Più che altro, a convincermi è stato il fatto che lui ha voluto correre questo enorme rischio baciandomi in pubblico, mettendo a nudo questa parte di sé che non voleva ancora rivelare al mondo. È stato un gesto coraggioso, capace di sciogliere chiunque».

Io ero rosso come un peperone mentre Michael si voltava verso di me, sorridendomi timidamente. Nonostante quel discorso fosse una completa bugia, la parte del gesto coraggioso sembrava vera. E in effetti ci voleva coraggio, a fare una cosa del genere. Non ci avevo pensato.

«Allora complimenti a Luke e al suo coraggio», disse Khloe, sorridendomi, «Dev'essere stato davvero un grande passo, per te, rivelare il tuo orientamento sessuale a così tanta gente. Come ti sei sentito poi, dopo?».

Tartassato era la risposta giusta alla domanda di Khloe. I miei parenti non avevano fatto altro che chiedermi da quanto fossi gay e perché non l'avessi detto prima durante queste vacanze di Natale, mia madre mi aveva accolto in lacrime alla porta dicendomi quanto fosse fiera di me per aver compiuto il grande passo dell'outing (tuo figlio si esibisce per la prima volta ad una premiazione importante e tu pensi soltanto al suo orientamento sessuale che tra l'altro è invariato perché è tutta finzione? Grazie, mamma), Ryan mi aveva sfottuto per una serata intera e Joanne non faceva che mandarmi messaggi su quanto trovasse me e Michael fantastici insieme. La devo far accoppiare con Calum, così magari pensano a loro stessi e la smettono di rompere le palle a me.

«Uguale a prima, oserei dire», decisi di rispondere, aggiungendo una teatrale alzata di spalle, «Essere attratto anche dai ragazzi è qualcosa con cui ho sempre convissuto segretamente fino al momento in cui ho incontrato Michael, lui è stato un po' la spinta che mi serviva ad aprirmi al mondo. E poi diciamocelo, chi non farebbe i salti mortali e compirebbe i più grandi sacrifici per accaparrarsi Michael? Solo uno scemo se lo lascerebbe scappare dalle mani!», esclamai ridendo, facendo arrossire Michael. Speravo che Jack ci stesse ascoltando, in realtà. Alla faccia tua, Barakat!

Khloe fece un sorriso malizioso. «Oh, quindi deduco che hai una bella concorrenza, Michael. Ti fidi di Luke o sei geloso, a volte?».

Michael fece un sorrisetto. «Per ora mi fido. Anche perché non smette mai di dedicarmi attenzioni, durante le feste natalizie non ci siamo potuti vedere a causa di vari impegni che lui aveva, ma è stato come se non ci fossimo mai separati. Lui mi mandava messaggi dolci ogni giorno, parlavamo a telefono e facevamo anche un sacco di videochiamate, soprattutto quando lui era in studio di registrazione a lavorare», spiegò Michael, stringendo la mia mano che teneva sotto la sua. Io arrossii veemente.

Avrei voluto che fosse stato davvero così, a dire la verità. Anche perché in queste vacanze di natale l'unica cosa che ho visto tutti i giorni è stata il cesso di casa mia. Non so quante mattine ho passato abbracciato ad esso a vomitare con il mal di testa post-sbornia come unica compagnia...

«Quindi hai passato le vacanze a lavorare, Luke? Che stacanovista!», esclamò Khloe, facendomi ridere, «Dimmi, cosa hai in serbo per noi?».

Io ridacchiai. «Beh, quest'album sta venendo molto bene a detta mia. Sto collaborando con tantissimi autori, con un sacco di idoli della mia infanzia - ad esempio i fratelli Madden, che a dire la verità ce l'hanno un po' con me perché sono un po' ritardatario e gli faccio perdere un sacco di tempo -, ho una canzone che ho scritto con Patrick Stump, forse una delle mie preferite, un featuring con Dan Smith dei Bastille e... Per ultimo, ma non per importanza, questa perfezione di ragazzo che ho accanto. Adesso sembrerò un po' un leccaculo ma Michael è fantastico e sono felice di averlo nel mio album come nella mia vita».

«Oh, smettila, mi farai arrossire così!», borbottò Michael, già rosso come un peperone.

«Ma è la verità! Vapor è pura poesia ed è così solo e soltanto per merito suo. Se l'avessi scritta da solo sarebbe stata un po' squallida, a dire la verità».

«Beh, adesso credo che starete mettendo in ansia tutti, quindi perché non ascoltare Vapor adesso, in anteprima mondiale?», propose Khloe, «A te gli onori, Luke».

«Salve, se non l'avete ancora capito o vi siete sintonizzati adesso, io sono Luke Hemmings e adesso state per ascoltare il terzo singolo del mio album. Si chiama Vapor e... Spero vi piaccia come piace a me. L'ho scritta con il cuore».

Detto quello, la mia canzone partì ed io mi sentii come un padre che guarda il proprio figlio fare i primi passi. Durante l'ascolto della canzone eravamo fuori onda, i nostri microfoni erano spenti quindi potevamo dire ciò che volevamo.

«Ottima recita, molto convincente», mi disse Michael sottovoce, avvicinando le labbra al mio orecchio.

Io gli sorrisi. «Grazie, anche tu sei stato bravo. Direi che quest'intervista sia stata un successone... E ciò mi fa pensare che dovremmo festeggiare in qualche modo».

Michael alzò un sopracciglio. «Non mi convincerai ad andare per locali a bere, Ashton mi ha detto del tuo problemino con l'alcool».

Dannato bastardo. Io non avevo nessun problema con l'alcool... O forse sì e non me ne accorgevo. Fatto sta che avevo una gran voglia di bere e di ballare, e che dovessi convincere Michael a venire con me. Andare per locali da solo era triste, soprattutto sapendo che non potessi rimorchiare nessuno visto che ormai ero fidanzato ufficiosamente. «Dai, solo un drink. È tutto ciò che ti chiedo», implorai, facendo il broncio, «Se accetti non ti chiamo più principessa. Dai».

Michael sbuffò. «Se proprio la metti così... va bene», disse, facendomi esultare, «Però solo un drink. E offri tu».

Sorrisi malefico. «Va bene. Ho ancora la carta di Ashton, tanto, lui non si è ancora accorto che gliel'ho rubata».

«Sei proprio un cretino», sbottò Michael, alzando gli occhi al cielo.


***


[A/N] I WANT TO BREATHE U IN LIKE UR VAPOOOOR *si strappa i capelli da testa* *prende fuoco*

Eh si, la canzone di questo capitolo è Vapor, perché credo che si addica un sacco ai muke in questa storia ed è anche una delle mie preferite dell'album (seconda soltanto a waste the night, aka my precious babe). Qualcuno l'aveva indovinata? ( ͡° ͜ʖ ͡°)

Il prossimo capitolo sarà molto più movimentato; i muke vanno a ballare e chissà cosa succederà *risata malefica* a martedì prossimo! ♥♥

PS: luke vestito da buzz lightyear sembra un preservativo

PPS: non so se lo sapete, ma Patrick Stump è la mia vita e quindi non potevo non mettercelo. E Dan Smith è absolute babe ahahah

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