0 ➳ Paris
Luke's pov
Qualche anno dopo
La grigia alba parigina accompagnava i miei pensieri mentre essi scorrevano veloci dalla mia testa al foglio di carta che tenevo accanto a me sul davanzale. Non stavo scrivendo niente di importante, soltanto i miei pensieri sulla gente di Parigi, sulla torre Eiffel che si vedeva in lontananza nel panorama, sul freddo che provavo in quella mattina di novembre, freddo dovuto probabilmente al fatto che stessi affacciato alla finestra indossando soltanto un morbido accappatoio di spugna e un paio di boxer che avevo rubato a Michael.
Mi voltai verso l'interno della stanza, scorgendo Michael ancora intento a dormire avvolto in un lenzuolo candido quasi quanto la sua pelle. Era incredibile quanto potesse sembrare ancora più bello mentre dormiva, assumeva l'aspetto di un angelo. Il pensiero mi fece sorridere; mi affrettai ad imprimerlo su carta proprio mentre un solitario raggio di sole illuminava la città dell'amore.
Pensandoci, organizzare una vacanza a Parigi era proprio da Michael, qualcosa di davvero molto cliché. Non che me ne lamentassi, ovvio, avevamo bisogno entrambi di una bella pausa dal lavoro e una vacanza in un posto lontano dagli Stati Uniti era proprio ciò che faceva al caso nostro. Per di più Parigi era stupenda, ci stavamo divertendo un mondo a fare i turisti senza che nessuno ci riconoscesse (anche se capitava spesso, che qualcuno ci corresse dietro per avere una foto o semplicemente per dirci quanto carini fossimo insieme); avevamo già girato la città tre volte, da quando eravamo arrivati, visto i posti più belli e fatto tutte le cose più cliché ci fossero da fare - come ad esempio la cena sulla torre Eiffel, che eravamo andati a fare proprio la sera prima: non ricordavo più come fossimo arrivati in albergo, visto che c'eravamo scolati parecchie bottiglie di vino durante la cena e bevuto una quantità spropositata di Tequila dopo la cena, ma l'importante era che fossimo in albergo sani e salvi e non sulla strada a dormire in una pozza di vomito, cosa che sarebbe potuta succedere con ogni probabilità visto che quando io e Michael stiamo insieme non riusciamo a darci un contegno ed esageriamo alla grande (avevamo avuto già due richiami per schiamazzi notturni dalla reception dell'albergo, e non osavo immaginare cosa ci avrebbero detto quando saremmo scesi tra qualche ora).
«Dobbiamo smetterla di andare a letto insieme quando siamo ubriachi. A parte che nessuno dei due è consenziente, poi tu riesci sempre a convincermi a stare sotto e la cosa non mi piace».
Mi voltai verso Michael, scoppiando a ridere davanti alla sua espressione scocciata. «Se ti può consolare, credo che stanotte abbiamo fatto a turno», spiegai, abbassando la testa verso il foglio, «E poi ti piace, non negarlo. Urli sempre come un dannato quando sto io sopra».
«Forse è il me sobrio che cerca di fermare questo scempio!», protestò Michael, sedendosi accanto a me, «Cosa scrivi?».
Alzai lo sguardo, sorridendo timidamente a Michael. «Uh, niente di che. Qualche pensiero sconnesso».
Michael mi sgraffignò il foglio dalle mani e lesse qualcosa, poi arrossì e tento di dissimulare con una risata. «Sei sempre così scontato, Dio».
Mi imbronciai. «Ma passi la vita a sminuirmi, tu?», mi lamentai, incrociando le braccia al petto.
Michael mi fece un occhiolino. «Io non ti sminuisco, cerco di contenere il tuo ego. Non vorrei che ti montassi la testa».
Guardai Michael malizioso. «Quindi non pensi neanche che non ti piaccia quando io sto sopra», dedussi, facendo arrossire Michael.
«Non mi esprimerò al riguardo», borbottò in risposta, cocciuto.
«Chi tace acconsente, amore mio», chiusi il discorso, ridendo dell'espressione imbronciata di Michael, «Allora, oggi che si fa?».
«Avevo pensato di andare a Disneyland», disse, facendomi sorridere all'istante, «Ma prima... prima vorrei parlarti di una cosa».
Quelle parole mi fecero rabbrividire. Chissà cosa aveva in mente ora. «Certo, dimmi».
Michael mi afferrò la mano, leggermente fredda a contatto con la sua. «Questi cinque anni con te sono stati stupendi. Sono partito pensando di odiarti ed ho finito per amare qualsiasi parte di te incondizionatamente - persino la tua testaccia dura e il fatto che ti credi di essere Dio sceso in terra. Non avrei mai pensato di dire che ti amo quasi più della mia stessa vita. Ma, sai Luke, io vorrei qualcosa di più tangibile, di più consistente di questa relazione che abbiamo».
Mi accigliai, sentendo il cuore fermarsi nel mio petto. Le sue parole portavano soltanto ad una conclusione. «Non mi avrai portato fino a Parigi per piantarmi in asso, vero?», chiesi incredulo, trattenendo il respiro.
Michael sgranò gli occhi. «No, certo che no! A dire la verità», disse, facendo una pausa prima di estrarre una custodia di velluto blu dalla tasca dei pantaloni, «Io volevo darti questo».
Quando aprì la scatola io scoppiai a piangere. In essa c'erano due anelli semplici, due bande di metallo nero, che riportavano ciascuno le frasi "to the moon" e "and back" incise in argento all'interno. Sapevo che non fossero anelli di fidanzamento, era troppo presto per pensare ad una cosa tanto impegnativa quanto il matrimonio, ma soltanto quel gesto valeva più di mille promesse. Quegli anelli significavano il mondo, per me.
Michael mi infilò l'anello con su scritto and back sull'anulare della mano che ancora teneva fra le sue, adesso tremante più di prima. «Con questo non voglio affrettare le cose, lo sai, ma credo siano adatti a suggellare il fatto che io voglio averti al mio fianco per più tempo possibile», spiegò, sorridendomi prima di baciarmi.
«Ti amo così tanto», borbottai io, facendo ridere Michael sulle mie labbra. Quando ci staccammo lui sorrideva malizioso. «Che c'è?».
Michael si leccò le labbra. «Prima di andare a Disneyland, ti va di fare un giro sulla mia giostra?», disse, alzando le sopracciglia in modo inquietante.
Scoppiai a ridere e scossi la testa, alzandomi dal mio posto sul balcone. «Solo tu sai come rovinare momenti romantici con le tue porcate», mi lamentai, facendo ridere Michael che si alzò, correndo ad abbracciarmi.
«Ma tanto mi ami lo stesso», mugugnò sulle mie labbra prima di baciarmi, «E ti amo anch'io. Più di quanto tu possa immaginare, amore mio».
Ricambiai la sua stretta salda, sentendomi a casa nelle sue braccia. Perché dovevo ammetterlo, Michael era la mia casa. Era tutto ciò che potevo desiderare ed anche di più. E pensare che era partito tutto come una finzione... dovrei ringraziare Ashton più spesso, per avermi fatto conoscere la mia anima gemella. Senza di lui chissà dove sarei adesso!
➳ Fine
***
[A/N] I'M CRYING
Allora, mi sono concessa un'ora di pausa dallo studio per finire questo epilogo - che tra l'altro avevo iniziato mesi fa perché avevo già previsto come volevo far finire la storia, piango. Adesso devo tornare a studiare, quindi sarò breve: NON RIESCO A CREDERE CHE SIA FINITA vi giuro, non ero davvero pronta a questo finale, ma tutte le cose belle prima o poi finiscono T-T
Davvero, ho amato questa storia. Non c'è stato neanche mezzo secondo in cui ho dubitato di ciò che stavo scrivendo - cosa davvero strana considerato come sono fatta - e sono anche soddisfatta di come sia venuta - cosa ancora più strana. Ho amato ogni singola riga, ogni singola parola di ogni singolo capitolo. Ho amato Luke e il suo carattere stronzo, ho amato Michael, ho amato persino Joanne e Jack e Ryan. E ho amato i vostri commenti dal primo all'ultimo, sul serio, grazie per aver disagiato con me AHAHAHA
A proposito, volevo ringraziarvi per aver seguito questa storia. Mi mancano le parole in questo momento, e so che non è molto da dire, ma davvero, vi adoro dal primo all'ultimo. Dovrei scrivere un libro intero per rigraziarvi e non sarebbe abbastanza ♥♥
Detto questo, adesso vi lascio - grammatica tedesca mi aspetta, *sigh*. Chiudo l'ultimo author's note di questa storia ringraziandovi ancora, e con la promessa che sì, Michael e Luke si sposeranno di sicuro AHAHAHAHAH
A presto! ♥ (se avete ancora voglia di sopportarmi, ovvio)
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