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Capitolo 9- Castle of glass

La serata con Jack era andata a meraviglia, e una volta a casa Lilith aveva cominciato a vedere tutto rosa. Tutto sprizzava gioia, tutto era colorato e positivo, sotto il peso della felicità. Niente sarebbe andato storto.

Perché? Perché in qualche parte di quella Londra viva e indimenticabile, qualcuno l'amava.

Si guardò allo specchio, ancora con il vestito blu e nero addosso, e si vide non con gli occhi di una ragazza di sedici anni, ma con gli occhi di un' amante. Ogni sua imperfezione era invisibile agli occhi di Jack, e questa consapevolezza le fece scivolare due lacrime dagli occhi, che corsero gelide sulle sue guance.

L'aveva baciata. L'aveva realmente baciata, ed era stato tutto così perfetto, così magico!

La ragazza raggiunse in fretta e furia il cellulare, e cercò in rubrica il numero di Ruth. Doveva raccontarle tutto!

Il telefono squillò un paio di volte, e quando la chiamata si aprì, Lilith rigurgitò tutto quello che aveva in mente senza aspettare:

-Ruth! Ruth, non puoi immaginare cosa è successo! L'ho baciato, al primo appuntamento! Come mi avevi detto tu!-

La chiamata si interruppe, e Lilith si domandò perché la cugina le avesse sbattuto il telefono in faccia. Ancora euforica, controllò la schermata del cellulare...

Non aveva chiamato Ruth...

...Aveva chiamato Sean.

Jack camminava per le deserte e spaventose strade di Whitechapel, imbattendosi ogni tanto nella vetrina di qualche stripclub malfamato di Londra. Ora, non è che Whitechapel fosse una tale merda come posto, ma i malviventi amavano raggrupparsi in luoghi "strani", e di certo non sarebbero sfuggiti agli sbirri nascondendosi ad Harrod's.

Ogni tanto qualche prostituta incrociava lo sguardo di Jack, e lo salutava facendo l'occhiolino. Tutti i malviventi della città si conoscevano fra loro, ma nessuno avrebbe mai venduto l'altro alla polizia, perché questo significava mettersi in pericolo da soli.

Jack solitamente si teneva lontano dalla vita dei bassifondi, ma in quegli ultimi mesi aveva avuto problemi a trovare un rifugio, quindi aveva stretto amicizia con dei malfattori per poter prendere in affitto un appartamento abusivo.

Ma a Jack poco importava del crimine, adesso che aveva Lilith. Il mondo aveva come epicentro quella ragazza, quel cigno nero che amava più della sua stessa vita. L'eccitazione di amare era una perfetta sostituita dell'omicidio, ma c'era ancora qualcosa da aggiustare...

Si diresse verso una villetta spoglia, e scavalcò la staccionata senza pensarci. Sapeva già che la sua vittima non sarebbe stato un bambino.

Il cane da guardia non ebbe il tempo d'abbaiare che si ritrovò una siringa piantata sulla spalla. Non aveva il tempo di sistemare anche il cane, non era su di lui che doveva attuare la vendetta.

Infilzò gli artigli nel' legno della casa, e si arrampicò sino al secondo piano, mosso da una rabbia vuota e sorda.

Un rumore di vetri rotti si propagò nella camera da letto, e le lenzuola che avvolgevano il corpo dello stupratore di Lilith si tinsero di rosso.

Lilith mosse passi veloci verso lo spogliatoio della palestra, sudata per la lezione di danza. Ruth non era potuta venire alla lezione perché aveva la febbre, e a Lilith sarebbe toccato tornare a casa in autobus. Non che odiasse i trasporti pubblici, ma la macchina della cugina era mille volte più comoda!

Si era appena tolta le scarpette quando la furia di Natalie l'investì, cogliendola di sorpresa:

-Hey Albina! Perché non ci parli un po' del tuo nuovo amore?-

Lilith sentì un freddo glaciale abbattersi sul suo corpo, e in quel momento desiderò solo dissolversi in cenere, per poi essere trasportata via dal vento. Era ovvio che Sean aveva raccontato dell'errore di chiamata a Natalie, e dopo aver sentito del ''bacio al primo appuntamento", adesso tutti la credevano una ragazza facile. Era fottuta.

-Cosa vuoi sapere, Natalie?-

Lilith la assecondò, nella speranza che lei la risparmiasse. Senza Ruth accanto Lilith non era niente.

Ci furono delle risa, poi silenzio, per far parlare Natalie.

-In quanti ci sono venuti lì dentro? Venti, cento?-

Lilith si portò una mano al bassoventre, ed ispirò a fondo. Non le interessava che Natalie le avesse dato della puttana, e non si sarebbe lasciata abbattere da una bulletta da quattro soldi. Non così...

-E non ti chiedi quante volte ci sia passato Sean? Com'è prendere ciò che io ho scartato?-

Era passata sulla difensiva, facendo però uso di un appiglio poco saldo. Natalie doveva sapere che fra Sean e Lilith non c'era mai stato niente di carnale, ma l'insulto era comunque grave.

Natalie si alterò, e strinse i pugni. Lilith pregò che quello che sarebbe arrivato finisse in fretta.

Natalie la buttò per terra tirandola per i capelli, e cominciò a mollarle calci nello stomaco. Lilith si coprì il volto e cominciò a pensare a Jack. Ma non allo stesso Jack che aveva baciato, bensì allo spietato Laughing Jack, colui che apriva le vittime e godeva del dolore altrui, l'unico che avrebbe potuto salvarla dall' agonia di un'altra umiliazione.

Subito un rumore sibilò dietro il suo orecchio, e Lilith riconobbe l'orribile suono di un paio di forbici.

No. Tutto ma non un'umiliazione...

Tre ragazze le tennero la testa pressata per terra, quasi non facendola respirare, mentre l'orribile grido soffocato di Lilith si propagava per lo spogliatoio, coperto dagli schiamazzi delle altre ballerine.

-Jack!-

Strillò Lilith fra i singhiozzi, prima di risentire l'orribile sibilo delle forbici.

No!

E fra le risate delle compagne, Lilith pensò che avrebbe preferito morire. Tutto pur di farla finita col rimorso e la vergogna che la stavano attanagliando adesso.

Le forbici si mossero veloci, non solo fra i capelli di Lilith ma anche sul suo corpo, lasciandole delle ferite sanguinanti dietro la nuca.

Sarebbe stato meglio morire.

Quando non ci furono più ciocche di capelli da tirare, Natalie la prese per il collo e la costrinse ad alzarsi, portandola davanti allo specchio per farle vedere la sua immagine sfigurata.

-Questo è quello che succede alle puttane come te. Chiaro?-

Nessuna parola poteva descrivere l'enorme niente che Lilith provò nel vedersi privata della propria bellezza: I suoi capelli erano stati completamente tagliati via, e di lei non ne rimaneva niente, se un cumulo vuoto di carne ed ossa.

Un calcio ad un rene la fece rovinare per terra, e per pochi minuti fu consapevole solo dei singhiozzi e delle lacrime che il suo corpo emetteva.

Quando se ne furono tutte andate qualcuno la soccorse, e Lilith perse i sensi poco dopo aver riconosciuto la voce di Lyana.

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