Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 14- Mr Brightside

Erano passate due settimane da quando Jack aveva ridotto a brandelli lo stupratore di Lilith, e in tutto quel tempo nessuno aveva fatto visita alla casa; nessuno si era accorto dell'assenza dell'uomo, e la madre della ragazza era l'unica a sapere chi fosse il colpevole. Jack non aveva mai detto a Lilith del proprio omicidio, sia per vergogna, che per paura della reazione che avrebbe avuto. Era stata lei stessa a dirgli di non ucciderlo, e Jack non le aveva dato retta.

Era uno strano richiamo quello del sangue: Uccidere gli faceva recuperare una specie di equilibrio con se stesso, lo rilassava, e gli piaceva.

Forse la parte migliore erano le urla delle vittime, la loro paura, le convulsioni... C'erano volte che trovavano anche il fiato per implorare, e allora la cosa si faceva ancora più divertente. Aveva brevettato torture di ogni genere, e forse lui stesso si chiedeva perché, ma sapeva bene di avere una dipendenza dagli assassinii, e proprio in quel momento era in crisi d'astinenza.

Non aveva più trovato quella "Natalie", e se il bisogno di uccidere si fosse fatto accecante, aveva bisogno di sapere tutto di lei, per colmare la sua sete prima che questa lo rendesse pazzo.

-C'è qualcosa che non va?-

Lui e Lilith erano seduti sul divano, stretti l'uno all'altra, col il brusio della tv in sottofondo.

Lo sguardo di Jack era dritto e inespressivo, ma non stava guardando lo schermo, era anzi proiettato nel vuoto, fisso, quasi spaventoso.

Appena Lilith lo chiamò, quegli occhi gelidi si persero nei suoi.

-Sì, sto bene, perché?-

Disse il clown. La sua espressione aveva qualcosa di stanco, ma lei volle ignorarlo. Si protese verso di lui e gli schiocchò un bacio sulle labbra. Jack le cinse i fianchi e continuò a baciarla, con crescente passione. Forse il sesso era una di quelle cose che potevano far scemare la sua sete di omicidi. Almeno, Lilith lo era.

Ogni centimetro del suo corpo era perfetto, e Jack poteva entrare dentro uno dei suoi organi senza doverla squarciare. Un buon diversivo, no?

D'un tratto, lo scenario il tv cambiò, e la bionda cotonata del telegiornale cominciò con la sua cantilena di notizie:

-Il killer Laughing Jack colpisce ancora a Whitechapel; stavolta la vittima non è un bambino...-

Il corpo di Jack si ghiacciò improvvisamente, e Lilith scorse un leggero disagio in lui. Non si era reso conto delle parole della giornalista, ma adesso aveva notato il servizio.

-Che cosa hai fatto, Jack...?-

Sussurrò la ragazza, con uno sguardo a metà fra l'incredulo e il deluso. Quando in tv mostrarono la foto della vittima, un brivido mosse le sue membra. Aveva riconosciuto quel cane...

-Ti ho vendicato.-

Tentò di giustificarsi il clown, non sapendo cos'altro dire se non la verità.

-L'hai ucciso...-

La voce di Lilith era lieve, ed usciva tremante dalle sue labbra, inondando Jack di rimorso.

L'aveva ucciso, era vero, e forse non laveva fatto nemmeno per vendicare la ragazza. Mentre il sangue gli scorreva per gli artigli, Jack non aveva pensato neanche un secondo alla ragazza. Avrebbe voluto dire che era pentito, ma Lilith non lo sarebbe stato ad ascoltare...

-Credevo che fossi cambiato, sai? Credevo fossi più di questo...-

Gli occhi di Lilith erano fermi sul suo ventre, ed esprimevano una forte tristezza. Jack non sapeva che dirle: Tutto quello che gli passava per la mente sembrava inappropriato.

-Scusa...-

Sussurrò, credendo che sarebbe stata la cosa migliore da fare. A quel punto Lilith alzò il capo e, con un movimento veloce, gli diede una sberla in pieno viso.

Jack rimase stordito per alcuni secondi, con il battito del suo stesso cuore che gli rimbombava nelle orecchie. Non ci volle molto prima di sentire il calore affluirgli alle guance.

-Non mi toccare!-

Lei si era alzata ed aveva cominciato ad indietreggiare, portando le mani dinanzi a sé. Jack si sentì morire. Ogni sentimento dentro di lui era bloccato, così come lo scorrere dei suoi pensieri. Le sue viscere erano attorcigliate, e il clown avvertì un nodo stringergli la gola quando la prima lacrima rigò il viso della ragazza.

-Vattene via, mostro!-

Lilith aveva preso il telecomando e glielo aveva lanciato addosso, prima di correre verso le scale in preda ai singhiozzi. Jack avrebbe voluto salire da lei e consolarla, ma non poteva. Non sarebbe stato in grado di scacciar via i mostri da sotto il letto della ragazza, quella notte, perché il vero mostro... Era lui.

Prima che due cascate bagnassero anche il suo di volto, Jack si diresse verso la porta d'ingresso. Non aveva idea di dove sarebbe andato o di cosa avrebbe fatto, ma doveva allontanarsi da Lilith al più presto, prima che il mostro che c'era in lui si svegliasse.

Si era illuso di poter cambiare, di poter vivere una vita diversa, si era illuso di essere più di ciò che era, ma soprattutto, si era illuso di poter amare. Non avrebbe potuto commettere sbaglio più grande.

-Dove te ne vai?-

Una vocina sottile e cristallina si era levata un attimo prima che Jack potesse varcare la soglia.

-Vado sotto le luci di Londra, piccola...-

Aveva risposto il clown alla piccola Helena. Il suo sorriso forzato non era visibile da sotto la sciarpa che indossava per uscire.

Helena sembrò perplessa, e a testimoniarlo fu la grande ruga che le si disegnò in fronte alla risposta di Jack. Solo Lilith sapeva il significato di quella frase, ed era riferito al luogo dove lei e Jack si erano dati il primo bacio.

-E quando torni?-

Chiese nuovamente la piccola. Jack non si voltò in sua direzione, e si avviò verso fuori, sussurrando:

-Mai più...-

Detto questo, la porta si chiuse con un tonfo.



Pioggia.

Solo questo era quello che la mente di Jack era riuscita a percepire, mentre il gigantesco London Eye completava uno dei suoi giri.

Forse i suoi pensieri erano più zuppi dei suoi vestiti, ma perlomeno l'acqua che cadeva copiosa dal cielo era riuscita a camuffare le sue lacrime.

E poi c'erano il rimorso, le vergogna, che lo facevano tremare più del vento gelido d'autunno, e l'aria fredda che gli ghiacciava i polmoni non era niente in confronto allo sconforto.

L'aveva perduta. La gente non da retta ai mostri; non aveva modo si scusarsi.

E se nemmeno l'amore era stato in grado di salvarlo dalla sua follia, allora era tutto finito, e come le gocce di pioggia contro l'asfalto, anche le sue speranze di cambiare si frantumavano.

Un lampo illuminò l'orizzonte, e il corpo di Jack continuò a tremare da sopra quella maledetta panchina. Quello era stato lo scenario del loro primo bacio, e i ricordi erano impressi nell'aria, come un fermo immagine invisibile che prendeva consistenza solo nei ricordi di Jack.

Era stato solo un bacio, solo un bacio... E lo aveva imprigionato per sempre.

E forse adesso sarebbe stato qualcun altro a far cadere il vestito di Lilith sul pavimento di parquet, la sera, ma lui non lo avrebbe saputo; pregava di non venirlo mai a sapere.

Non ci si guadagna nulla stando nel lato luminoso, non si può amare senza rischiare di restare feriti, perché l'amore è cieco, un gioco sadico dove si gioca al buio.

Un sospiro, ed una nuvoletta di vapore danzò dinnanzi a Jack.

Una goccia di pioggia, l'ultima del temporale.

Un tuono, così forte che la terra sembrò tremare.

Un profumo femminile, accompagnato da dei passi, e il cuore di Jack perse un battito.

-Esther?-

La voce uscì rotta dalle labbra di Jack appena questo ebbe riconosciuto la ragazza, che, armata di un ombrello arcobaleno, stava avanzando contro le ultime goccioline di pioggia.

-Ti conosco?-

Chiese lei, con una strana delicatezza.

-Ci siamo visti al Chased Walrus.-

Spiegò Jack, tirando su col naso. Esther lo guardò, e una lacrima solcò le profonde occhiaie che gli circondavano gli occhi.

-Mi hanno licenziata da lì. Non voglio parlarne.-

Sentenziò lei, visibilmente distrutta. Jack la vedeva come una presenza delicata e piacevole, ma non era Lilith. Lilith era sia il cielo che il mare, l'alba e il tramonto. Lilith era una forza della natura concentrata in un'animo fragile, e Jack l'amava... Purtroppo invano.

-Hey tizio,-

La voce di Esther ruppe il silenzio.

-conosci John Lennon, no?-

Jack inarcuò un sopracciglio: Certo che sì!

-Ovvio!-

Rispose lui, senza neanche pensarci.

-Bene. Io non lo so perché tu sei triste, però ricordati una cosa...-

Esther aveva notato la tristezza dentro gli occhi di Jack, e il clown si meravigliò delle parole che la ragazza gli sussurrò:

-Tutto quanto andrà per il meglio, alla fine... E se non andrà per il meglio, non sarà la fine.-

Jack rimase lì per alcuni secondi, incapace di dire nulla. Stette in silenzio mentre le scarpe di Esther scricchiolavano contro l'asfalto, e la ragazza spariva così come era apparsa.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro