America
-Non lo so.- risposi dubbiosa.
Cercai di tenere il telefono contro l'orecchio sollevando la spalla, così da avere le mani libere per girare le carote che stavano cuocendo anche troppo dentro la mia padella.
Sussurrai un leggero "merda" quando una goccia di olio schizzò fuori da essa, posandosi sul mio indice.
-Sarebbe bello se tu venissi qui per le vacanze natalizie.-
Aggrottai la fronte, in effetti erano anni che non andavi più a trovare mia madre e mia sorella in America. Ma non sapevo se era il momento giusto per muoversi dalla mia città.
-Uhm,- iniziai -si sarebbe bello. Devo solo mettermi d'accordo con Jackson per il lavoro.-
Non era del tutto vero, diciamo che stavo cercando una scusa per guadagnare tempo.
Mi alzai in punta di piedi, aprendo il mobile davanti a me, per prendere un po' di sale.
Dopo mi girai intorno, posai due piatti sulla tovaglia prima di guardare l'ora.
-Era così divertente!- esclamò mia madre, dall'altra parte del telefono.
-Cosa?- chiesi distratta.
-Stavo dicendo che era divertente quando io, te e Evie ci mettevamo sul divano a guardare dei film.- la sentii ridacchiare.
Mi faceva piacere sentirla di buon umore.
-Tu commentavi sempre ogni scena.- disse in tono malinconico.
Era vero, era sempre stato un mio vizio quello di parlare durante i film, e mi ricordo anche quando mia sorella una volta mi infilò una manciata di pop-corn in bocca per farmi stare zitta.
Sorrisi.
-Già.- sussurrai -Evie come sta?-
-Bene, lei e Will sono appena andati a vivere in un appartamento in centro. Ogni tanto vengono a trovarmi.-
Di scatto guardai ancora l'orologio, imprecai a bassa voce spostando la padella con le carote sul piano di marmo.
-Mamma scusa, adesso devo andare, ti chiamo poi io.- dissi velocemente.
-Inizi a lavorare a quest'ora?- chiese quasi scioccata. Risi perché neanche sapeva con sicurezza quante ore passassero tra l'America e l'Europa, quindi non sapeva realmente che ora fossero qui ma si preoccupava lo stesso.
-Già, sto per pranzare e- mi fermai un istante -e devo andare.-
-Hayley.- mi chiamò con una nota di un qualcosa che non riuscì a riconoscere.
-Mamma.- mi lamentai, capendo dove volesse arrivare.
-Ti vedi con qualcuno?-
-Mamma, devo andare.- la bloccai.
-Si, ok non ti piace parlare di queste cose, lo so.- si lamentò ma subito dopo emise una piccola risata -Allora buona giornata.-
Alzai gli occhi al cielo sussurrando un piccolo saluto prima di posare il telefono sul piano da lavoro.
Bussarono alla porta, mi incamminai verso di essa con una piccola sensazione di agitazione che si fece più forte quando la persona oltre alla porta iniziò a bussare insistentemente.
-Arrivo.- urlai dal corridoio.
Quando aprii la porta non mi sorpresi di vedere un Luke sorridente e con un piercing nero che gli perforata il labbro che subito pressò contro la mia bocca.
-Ciao.- disse posando le mani sulla mia schiena, ci dondolò lontano dalla porta prima di chiuderla.
Risi, allacciai le mie braccia intorno al suo collo prima di baciarlo ancora.
-C'è un buon odore.- farfugliò contro la mia guancia.
Lo accompagnai in cucina indicandogli il suo posto, appena si sedette gli posai nel piatto le carote e la bistecca.
Non ero mai stata molto brava in cucina ma Luke sembrava sempre entusiasta.
-Prima ha chiamato mia madre.- lo informai -Ha chiesto quando sarei andata a trovarla in America.-
I suoi occhi si puntarono si di me e il suo viso divenne inespressivo.
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-Che cazzo?- urlò con una borsa in mano -Muoviti.-
Tristan rise prima di raggiungere vicino al binario.
-Stai calma tesoro, 'sto bambino fa uscire la parte volgare che è in te.-
Lei si girò prima di chiudere gli occhi in due fessure. Il ragazzo le accarezzò i capelli prima di spostarli su una spalla e avvicinarsi al suo collo.
-Non ho detto che non mi piace.- sussurrò.
-Gesù santo.- rise Ilaria -Anche il bambino ha effetti su di te.-
Trista scosse la testa divertito prima di passarle una mano sulle spalle e stringerla vicino a se, aspettavano il treno che li avrebbe portati in un cittadina vicino a Londra per iniziare il tour di promozione.
-Sei felice?- chiese Ilaria ad un certo punto.
-Per cosa?-
-Per il bambino.-
Tristan la strinse di più.
-Certo che lo sono, solo che dovremmo scegliere il nome, e so già che su quello litigheremo.-
Ilaria rise, -Cosa? Perché dovremmo?-
-Perché abbiamo gusti diversi.- spiegò lui.
Passarono qualche manciata di secondi prima che lei parlasse.
-Daniel.-
-No, mio zio si chiamava così ed era una stronzo.-
Ilaria alzò gli occhi al cielo, lui si morse il labbro inferiore pensando.
-William.-
-Oh, ma andiamo!- lo guardò lei -Mi ricorda troppo il fottuto principe.-
Tristan spalancò gli occhi, -Non puoi dire cose su di lui.-
La ragazza rise -E chi me lo impedirà?- lo beffeggiò.
-Io.- le diede un bacio -O le guardie reali.-
-Billy.- disse Ilaria.
-Sembrerebbe un cane, vuoi che la gente pensi che tu abbia un cane al parco invece di un bambino?- ironizzò.
Su quello erano simili, in qualunque situazione provavano ad ironizzare. Era una cosa che non era sempre piaciuta, soprattutto se ironizzavano su questioni serie. Ma non lo facevano apposta, non era una mancanza di rispetto, erano solamente fatti così.
-Certo che te le inventi certe cose.- borbottò la ragazza appoggiando la testa contro il petto di Tristan.
-E se gli diamo un nome italiano? Insomma, quando andremo a trovare la tua famiglia la troveranno carina come cosa.-
-Non pensarci nemmeno.- si oppose lei, parlando contro il maglione del ragazzo -Non mi piacciono i nomi italiani.-
-Geoffry.-
-Scherzi? Sembra un nome da vecchio.-
Tristan si mosse sui propri piedi, guardò le rotaie nere prima di chiudere leggermente gli occhi per vedere se stesse arrivando il treno da lontano.
-Io ti giuro Ilaria che,- la ragazza alzò il viso e gli sorrise. Tristan alzò gli occhi al cielo per poi ridacchiare -Visto? Stiamo già litigando.- osservò divertito.
-Ti amo.- rispose lei -Davvero tanto, tanto.-
-Si certo, lo so.- rise Tristan, sapeva cosa c'era sotto ma voleva godersi quelle piccole attenzioni che Ilaria gli dava quando voleva qualcosa da lui.
-Tris, ti amo.-
-Ho capito.- la guardò con un sorriso e alzando le sopracciglia -Ma non sceglierai solo tu il nome del bambino.-
Ilaria sbuffò stringendosi più forte ancora a lui e borbottando un piccolo -Che cazzo.-
-Se continui così, il nostro bambino appena nascerà saprà già bestemmiare.- la beffeggiò ancora, si divertiva a prenderla in giro.
-Smettila.-lo rimproverò. Il ragazzo le diede un bacio sui capelli biondi e lei si lasciò scappare un sorriso.
Presero le valigie in mano quando, da lontano, i fari del treno tagliarono la debbia londinese in due.
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-Aspetta,- gemette con la bocca contro al cuscino -adesso mi alzo e ti accompagno.-
Io scossi la testa divertita, lo osservai mentre mi sedetti sulla parte del letto in cui avevo dormito, io già vestita mentre lui era ancora solo in boxer.
-No, va bene così.- lo fermai quando cercò di alzarsi -Stasera torni tardi e devi dormire, va bene, sul serio.-
Lui riappoggiò la testa sul morbido cuscino prima di guardarmi, mi sorrise e allungò una mano verso di me. La strinsi facendo formare un piccolo cipiglio sul mio volto quando mi trascinò vicino a se.
-Chè c'é?- chiesi ridacchiando quando mi fissò per un periodo anche troppo lungo per me.
Scosse la testa divertito, -Vorrei davvero accompagnarti ma sono, davvero, davvero stanco.-
-E io ho detto che ,davvero, davvero mi va bene così.-
Luke sorrise ancora mi portò più vicino a se per poi darmi un bacio a stampo -Quando torni poi parliamo del viaggio in America.- sussurrò.
Io annuii prima di salutarlo con un altro bacio e scendere le scale per poi uscire da casa mia, a pranzo ci saremmo visti e io già sentivo un po' di ansia posarsi sullo stomaco. Avevo notato, il giorno prima. come il suo corpo si era irrigidito parlando dell'America, sapevo che era un tasto dolente per tutti e due ma dovevamo affrontarlo.
Anzi, forse era proprio quello che ci voleva. Affrontare il passato per poi riuscire a guardare il futuro.
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