Capitolo 32
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Entrai di cosa dentro casa dopo aver sentito quel verso.
Una volta dentro vidi il mutaforma contorcersi dal dolore e Will mi dava le spalle.
Non appena poggiai i piedi sulle travi in legno della mia casa, queste iniziarono a scricchiolare, così Will si voltò.
La sua pelle era del colore della cenere, i suoi occhi rossi, le sue zanne in vista, come i suoi artigli. Allora era realmente questo il giorno in cui Will diventava più forte, tanto da perdere il controllo? A differenza di Tristan che se ne stava in fin di vita nel giardino.
Quando mi guardò non sembrò riconoscermi, i suoi occhi non mi comunicavano nulla. In un attimo il mutaforma dietro di lui si mosse e scomparve.
Mi avvicinai a Will lentamente, come si fa per gli animali selvatici.
- Will... sono Eloise. Mi riconosci? - lo vidi piegare leggermente la testa di lato. Non sembrava avermi riconosciuto.
Sentii qualcosa di melmoso attorno al collo e sulla mia schiena, capii che era il mutaforma. Tentai di divincolatmi mentre la stretta attorno al mio collo si faceva più forte.
- Will... - cercai di chiamarlo, ma quando vide il demone dietro di me, gli si illuminarono gli occhi, come se non vedesse l'ora di ucciderlo.
Corse verso di me, puntando il mutaforma. Con una mano mi spazzò via, così andai contro l'isola della cucina, sbattendo la testa e ferendomi il braccio a causa dei suoi artigli.
Cercai di mantenermi sveglia, ma le figure davanti ai miei occhi divennero sempre più sfocate. Continuai a sforzarmi, fino a vedere una scura sagoma venire verso di me, fino a che svenni.
****
Ancora con gli occhi chiusi mi sentivo come cullata. Mi stavo muovendo, o meglio io ero ferma, ma ero su qualcosa che si muoveva. Sentivo i rami e le foglie degli alberi lamentarsi ad ogni grande passo. Quando aprii gli occhi lentamente, vidi Will.
Mi stava portando in braccio non so dove. Era ancora come lo avevo visto in casa, tanto che i suoi artigli toccavano il maglione che mi copriva le braccia.
Guardava avanti a sé sicuro del sentiero che stava prendendo.
Avevo la testa e metà corpo poggiato sul suo, e potevo sentire quanto scottasse. Ero abituata a sentire i suoi sbalzi di temperatura, ma questa volta era diverso, era bollente. Il suo respiro era pensante, nonostante si capiva la poca fatica che faceva nel portarmi.
Non saprei dire per quando camminò, ma ad un certo punto spiccò il volo, ed atterrò in un posto vicino al mare. Le pareti di rocce erano attorno a noi, ma il cielo era visibile.
Sentii chiaro il rumore delle onde del mare, e vidi qualche albero. Non appena si voltò a guardarmi con quei suoi occhi rossi, mi lasciò scendere.
Le mie scarpe affondarono nella sabbia chiara. Continuai a guardarlo, aveva le ali spiegate. Mi fissava a sua volta non vergognandosi del suo essere, per una volta, e ne fuu orgogliosa. Dietro di lui c'era un piccolo fiumiciattolo, ma non riuscii a vedere altro.
Di colpo mi sentii mancare le forze, e Will mi prese in tempo prima di impattare sulla sabbia.
Lo guardai negli occhi, e sembrava non voler parlare.
- Will... - sembrò stupito dalla mia voce. - Dove siamo? -
Lui non rispose e mi prese il braccio che mi aveva precedentemente ferito. La manica del maglioncino era tinta di un rosso più scuro a causa del sangue perso. Quando alzò la manica rimase sorpreso quanto me nel vedere che non vi erano graffi. Mi guardò come a chiedere spiegazioni.
- Non chiedere - lo sentii fare un verso di disapprovazione, e si alzò.
Si mise di spalle a me, e potei vedere quanto la maglia fosse stracciata, a causa delle ali. Erano enormi e sembravano aver subito le peggiori sofferenze.
La grotta in cui eravamo le conteneva perfettamente, un luogo di un millimetro più piccolo, e non sarebbe entrato.
Ormai era tardo pomeriggio e Will continuava ad uscire e ritornare dopo 20 minuti. La sua forma non si decideva a mutare, eppure in un certo senso mi aveva riconosciuto, non perdeva così tanto il controllo.
- Will - lo chiamai subito, la decima volta che tornò nella grotta. - Perchè esci sempre? Resta qui, con me -
In tutta risposta si lasciò cadere sul pavimento svogliatamente, mettendosi a sedere con un grande tonfo.
- Allora... - cercai di farmi venire in mente qualcosa - perchè mi hai portata qui? -
Guardò in silenzio altrove. Non mi aspettavo che mi rispondesse dato che finiva per grugnire e basta, ma non so con i gesti magari sarei riuscita a capire qualcosa.
- Ok... allora perchè sei uscito cosi tante volte? - riportò il suo sguardo fiammante su di me e si alzò. Poi mi tese una mano ricoperta di quello scuro colore e linee. La presi senza esitazioni e mi portò fuori.
Era il tramonto, il sole iniziava a nascondersi dietro il mare, e la luna all'altro capo lo guardava sorridente.
Di colpo mi prese in braccio e si levò in volo. D'istinto mi aggrappai al suo corpo che scottava, godendomi la brezza fredda del tramonto invernale.
- Will! Dovremmo scendere! Le tue ali, soffrirai solamente - mi voltai a guardarlo negli occhi, e non vi era sofferenza. Lui fece un ghigno. Ecco perchè usciva sempre: in quella forma non provava dolore, quindi cercava di godersi quel momento, talvolta tornando nel rifigio per vedere come stavo.
Guardai sotto di me, e come quella volta nel bosco, sembrava di vedere una città in miniatura. Lentamente il sole si nascose del tutto dietro la linea infinita del mare. Quando l'ultimo raggio di sole fu sostituito da quelli lunari, non sentii più gli artigli di Will sulle braccia, solo le sue mani. Mi voltai a guardarlo, e lentamente il suo colore stava tornando quello di sempre. L'oscurità che lo avvolgeva sembrava stesse andando via come polvere al vento.
Ancora in volo, i suoi occhi rimasero rossi. Inconsciamente gli poggiai una mano sul volto. Lo avevo fatto altre volte, ma era da tanto che non gli stavo così vicino, da quella distanza potevo vedere ogni piccolo dettaglio.
Anche lui sembrò completamente rapito dal momento, tanto che non mi tolse gli occhi dosso.
Gli accarezzai uno zigomo e gli sorrisi, contenta di rivederlo stare bene. In un attimo le sue labbra furono sulle mie. Rimasi così sorpesa che sbarrai gli occhi, rimanendo impietrita.
Quanto mi erano mancate le sue soffici labbra sulle mie, quanto mi era mancata la sensazione di avere tutto quello di cui avevo bisogno davanti a me. La mia mano sembrò non sentire la testa che diceva di fermarsi, ed affondò nella sua chioma. Il mio corpo si rilassò lasciandosi cullare da quel tocco. Will mi strinse di più a sé, e il bacio diventò più profondo e passionale tanto da ricordare il primo dato.
Il calore delle sue labbra sulle mie mi elettrizzò e portai anche l'altra mano attorno al suo collo. Lo volevo più vicino a me, anche se sapevo che non era possibile. Anche Will sembrò sentirsi più trasportato, tanto che mosse la sua bocca sulla mia in modo più famelico. Volevo assaporare ogni secondo di quel bacio. Era bellissimo stare solo noi due, nessuno ci avrebbe mai potuto vedere. Una lunga chioma castana mi venne in mente. Eppure aveva detto che se mi fossi avvicinata avrebbe ucciso me, non Will, quindi che importa? Almeno sarei stata felice.
Mi distaccai lentamente e lo guardai nei suoi occhi rossi.
- Dovremmo tornare a terra... - sussurrai ad un filo dalle sue labbra arrossate.
- Dovremmo... - lentamente scese, fino a che toccò terra, e subito dopo la toccai anche io. - Dovresti andare. -
Romasi sorpresa - come? -
- Sì, beh, mi sono trasformato del tutto perché questo giorno è il mio giorno favorevole e per quello che è successo. Accade ogni 15 del mese. Devo stare attento o potrei perdere nuovamente il controllo -
- Ok, ma sono stata al tuo fianco anche ora che eri completamente trasformato, non vedo il problema. - risposi ovvia.
- È curioso come, qualche ora fa non mi avresti neanche sfiorato, mentre ora siamo arrivati anche alla lingua. - sorrise malizioso.
- Sei un bastardo! - gli urlai contro, e non appena sentii un rumore dietro di me, mi voltai di colpo.
- Tutto ok? - domandò. Dovevo chiederglielo.
- Devo chiederti una cosa - mi guardò come a spronarmi a continuare - Conosci la ragazza angelo che hai affrontato quella volta nel bosco? -
Aggrottò la fronte - è una lunga storia, ma si, la conosco da tempo. Era una ragazza del gruppo di angeli caduti del quale facevamo parte anche io e Tristan. Si chiama Faith. - lo sapevo bene - siamo stati grandi amici, nulla di più se te lo stai chiedendo. -
- Io... no! Non me lo stavo chiedendo! - alzai le mani.
- Allora evita di arrossire, o potrei approfittarne. - a quel punto le mie guancie erano in fiamma. Si avvicinò e poggiò una mano sulla mia gota. Ancora non riuscivo a spiegarmi il motivo della gelosia di Faith nei confronti di Will.
- A lei sei mai piaciuto? - iniziò a ridere.
- Cosa?! Certo che no! Era come una sorella minore per me - disse convinto. Sentii nuovamente un rumore dietro di me.
- La sorellina è qui - una terza voce dietro di me si aggiunse. Non appena mi voltai, vidi Faith con dei pantaloni mimetici ed un maglioncino aderente nero. - Torniamo a casa, fratello -
Non appena la vidi mi irrigidii, e le mie gambe sembrarono perdere consistenza. Indietreggiai, fino a che mi scontrai con il petto di Will.
- Ti prego - le dissi - non fagli del male, avevi detto che non gli avresti fatto nulla -
- Con te faccio i conti dopo, non hai rispettato gli accordi - mi guardò con disprezzo.
- Sì, ed avevi detto che non lo avresti toccato, ma avresti penalizzato me - si voltò riluttante verso di me - cosa c'è non hai abbastanza coraggio? -
- Eloise di cosa state parlando? - sentii dire da Will dietro di me.
- Lo vuoi davvero sapere fratellone? - sorrise Faith - sto cercando di riportarti al mio fianco. Le ho detto che non poteva più avvicinarsi a te, ma mi ha disubbedito, e le ho detto che l'avrei uccisa per questo. Lei è una distrazione. Abbiamo altro a cui pensare - fece una pausa teatrale - quindi ora la ucciderò, e poi fratellone verrai via con me -
- Sorella eh? A me sembra una psicopatica - mormorai a Will che sembrava sorpreso.
- Quindi... tu non mi hai lasciato perchè non mi amavi - esclamò incredulo.
- Ha appena detto che vuole uccidermi e riesci solo a pensare a quello?! - lo guardai severa.
- Fratello allontanati da lei o ti sporcherò i vestiti. Voglio farla finita con questa ragazzina umana. - sputò acida.
- Dovresti andare. - mi disse Will che ora aveva un ghigno dovertito dipinto sul volto.
- Cosa? - si era fatto prendere la mano perchè le aveva appena rivelato che in realtà lo amavo ancora. - Non me ne vado! E levati quel ghigno inquietante dalla faccia - avrei voluto dire sexy, ma non mi sembrava il caso.
- Perchè Will? Non lo capisci? Sto facendo tutto questo solo per te! - si avvicinò zoppicante, come se avesse perso tutte le forze che aveva. - Per tornare ad essere come prima! Io, te e Tristan, quelli rimasti del nostro gruppo. Quindi perchè? - cadde sulle ginocchia ed abbassò lo sguardo. Quindi pensava fossi un nemico.
- Tu non puoi capire... sono cambiate tante cosa da allora. Io sono cambiato, lei mi ha reso migliore - sgranai gli occhi a quell'affermazione, poi si voltò e mi sorrise dolce, e fu in quel momento che realizzai ancora di più quanto tenessi a lui.
Si avvicinò alla ragazza-angelo, e le poggiò una mano sulla spalla per consolarla. - dovresti provare anche tu -
- A fare cosa? - chiese alzando il suo viso tondo.
- Ad innamorarti. -
La ragazza gli spostò con forza il braccio e si alzò velocemente -sono tutte cavolate! E tu sei un traditore! Ti odio! - tirò fuori le ali e volò via.
Will si voltò verso di me - fa sempre così, prima o poi tornerà -
Abbassai lo sguardo imbarazzata, ora sapeva quasi tutto. - Bene, ora dovrei davvero andare, non vorrei che il tuo giorno di ciclo ed abbia ripercussioni su di me - non avevo la più pallida idea di dove andare. Mi voltai verso gli alberi e feci un passo, prima di essere presa per il polso da Will. Avrei riconosciuto quella stretta tra mille. (Ruin - Shawn Mendes)
- Aspetta - sapevo che se mi fossi girata non sarei riuscita a resistergli, quindi continuai a guardare avanti a me - quindi tu mi ami ancora. Avevo ragione. - nella sua voce c'era così tanta speranza, la stessa che avevo dentro di me.
- Guardami Eloise - Non potei evitare di voltarmi quando sentii pronunciare il mio nome in modo così supplichevole. La sua posa in quel momento ricordava l'Apollo nella scultura del Bernini. Le ali erano scomparse e i suoi occhi erano tornati scuri, anche se conservava ancora qualche pagliuzza rossa.
- Tu stai con Molly. - risposi secca.
- Non è così El. Il giorno in cui mi hai lasciato stavo cercando di dire a Molly che non mi interessava, perchè in testa avevo un'altra persona. Siamo diventati buoni amici. - era serio, ma ricordavo bene alcuni baci scambiati.
- Non sapevo ci si potesse anche baciare nelle amicizie, dovrei iniziare a fare così con Tristan - la stretta al mio polso si fece più dura. Colpito.
- Beh, ero single, e non le potevo negare qualche piccola soddisfazione... - si vedeva che si sentiva in colpa.
- Will... io... sì, ti ho lasciato solo perchè Faith mi ha minacciata, ha minacciato di ucciderti. Dopo la festa ha detto che avrebbe eliminato me se mi fossi avvicinata a te. Non aveva capito che di me non m'importava. - continuai a guardarlo dritto nei suoi occhi scuri.
- Ecco perchè ultimamente ti eri avvicinata... Eloise! È della tua vita che stiamo parlando! Non puoi rischiare così! - poggiai una mano sulla sua bocca a zittirlo, e le mie dita entrarono in contatto con le sue soffici labbra. Lui sembrò tranquillizzarsi. Sembrava che il mio tocco fosse un calmante per lui, alleno mi piaceva pensarlo.
Svuotai il sacco, non sapevo ancora cosa Darius e Cole mi avevano fatto, ma non ce la facevo più a tenermi tutto dentro. Non sapevo entro quanto tempo avrei dovuto allontanarmi di nuovo da lui. Era triste dirlo, ma il nostro rapporto era così. - Will, non m'importava. Tu mi attiravi come una calamita, e non riuscivo a non sfiorarti, ne avevo bisogno. E quel bacio, era disperato, perchè mi mancavi così tanto - era cosi imbarazzante che sentivo le mie guancie in fiamme, ma non ci feci caso, non potevo fermarmi ora. - Tu sei l'opera d'arte della mia vita - dissi per poi trattenere il fiato. Sapevo che lui mi amava ancora, ma finalmente aveva sentito quella frase che bramava di uscire dalla mia bocca.
I suoi occhi si addolcirono - El... non sai da quanto volevo sentirtelo dire. - non capii se si riferiva all'ultima frase o a tutto il mio discorso. Non ebbi il tempo di fare domande che si precipitò sulle mie labbra.
Questa volta non fui sorpresa quanto prima, quando eravamo sulla città. La sua mano scivolò nella mia, agganciandola, mentre con l'altra mi cingeva il busto che spinse con passione a sè.
Liberai la mano, e le mie braccia erano di nuovo attorno al suo collo, mentre le mie dita godevano il contatto con i suoi ricci.
Le nostre bocche continuarono a scontrarsi per colmare tutti i baci mancati in quei giorni.
Quando ci separammo sentivo le mie guancie in fiamme, ed anche Will sembrava colpito dall'impeto del momento. Mi diede un bacio sul naso - dovresti davvero tornare a casa. Potrei perdere di nuovo il controllo, vale per qualsiasi emozione forte. E onestamente se andiamo avanti così... - mi misi a ridere e anche i suoi occhi sembravano divertiti.
- Rimarrò qui lo stesso. E ci terremo per mano al massimo. - mi diede un bacio a stampo, e prese la mia mano facendomi strada verso la grotta.
Ci sedemmo vicini, i raggi della luna entravano dall'apertura della grotta, illuminando Will. Rimanevo sempre affascinata da come la luce argentea riusciva a farlo risplendere di più. Era impressionante il modo in cui i raggi giocavano con le sue forme: davano volume ai ricci, illuminavano i suoi occhi scuri, rendendoli più profondi e delineava le parti spigolose del viso.
Mi strinsi nella sua giacca, e mi poggiai al suo petto, cingendo il suo busto con un braccio.
Will mi attirò di più a sè, e iniziò a giocare con i miei capelli.
- Mi chiedo come sia anche solo sentire freddo o caldo - evidentemente i suoi sbalzi di temperatura facevano sì che non sentisse il gelo o il calore.
- Non ti perdi nulla - sorrisi sulla sua maglietta.
Prese con una mano la mia - eppure sono felice, perchè riesco a sentire te, riesco a sentire quando sei calda o fredda. Quando arrossisci in viso le mani diventano più fredde. È strano sai? - iniziò a ridere. Quanto amavo la sua voce roca e la sua risata.
Gli diedi un leggero pugno sul petto - ehi! Smettila di analizzarmi -
Mi sistemai più vicina a lui e mi misi comoda. Avrei potuto giurare di aver sentito il suo cuore battere più veloce.
Chiusi gli occhi e dopo poco mi addormentai.
Ero di nuovo catapultata in quel luogo che assomigliava ad un deserto.
Adrian ora era sdraiato su una specie di amaca. Odiavo essere impotente, ma quando cercavo di interagire con la realtà sembravo un fantasma.
Si sentì una voce venire da fuori la piccola abitazione in legno - Adrian, dobbiamo andare. Siamo stati attaccati -
Fece un ghigno di disappunto e si alzò. Prese dal tavolo delle lame nere, ed uscì.
Lo seguii curiosa e timorosa allo stesso tempo per quello che sarebbe potuto succedere.
Iniziammo a camminare, fino a che non ci ritrovammo a far parte di una massa di quelli che dedussi fossero amici di Adrian. Più avanti vi era l'angelo caduto che aveva punito Adrian precedentemente. Si vedeva che era il leader, e mi meravigliai nel vedere la chioma scusa al mio fianco farsi largo tra la folla ed affiancarlo.
Davanti a noi vi erano altri angeli caduti, completamente trasformati, le linee sul loro corpo non erano dritte e spigolose come quelle di Will, ma formavano dei cerchi che si incastravano l'uno nell'altro e da altre linee curve.
- Sapete quali sono i confini del vostro territorio, quindi mi domando la motivazione della vostra visita - disse il leader paziente.
- Conosci la motivazione - risoose uno. In un attimo le due parti stavano collidendo.
Un angelo caduto usava gli artigli per stenderli tutti, mentre Adrian avanzò al fianco del leader con la sua lama scura. C'era sangue ovunque e caddi a terra, per la mai incapacità di sopportare tanta distruzione.
>>>>Spazio autrice<<<<
HERE I AMMMMMMMM
HOW WAS IT?!
Ahahha kidding.
Che ne dite? Ecco un'altra visione di Eloise 😔
E riparte la ship Will-Eloise!!! (Dategli un nome se vi va 😂)
Ma quanto durerà?😏
Cosa fate per capodanno? ❤
Xoxo
P.S. scusate per gli errori 😙
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