Capitolo 24
Misi le cuffiette a tutto volume, ed andai verso casa di Thomas con la mia amata bici.
Seguii le sue indicazioni e mi ritrovai in città, e davanti a me una piccola villetta, ma così graziosa da sembrare un bomboniera. I muri erano bianchi candidi e il cancelletto in ferro era rivestito di una tinta nera. Oltre vi era un vialetto con ai lati tante aiuole di diversi e colorati fiori. Dopo tre gradini vi era la porta di un legno chiaro e, ad un lato di questa, giaceva un vaso di orchidee.
Vidi il campanello e prima di suonare lessi il cognome della famiglia che vi abitava, erano realmente i Miles. Suonai incerta e la voce di una donna, la madre pensai, mi rispose con tono quasi scocciato.
- Non vogliamo niente grazie - e riattaccò.
Rimasi qualche minuto a pensare, poi risuonai e prima che potesse parlare lo feci io - Salve signora! Sono un'amica di Thomas e--
- Ohh sei Eloise? Thomas mi aveva detto che una ragazza stava venendo per fare un compito dice lui... è cosi? Voglio dire-- sentii la cornetta del citofono cadere e per un attimo mi preoccupai, poi sentii la voce di Thomas - Mamma! Che cavolo fai! - prese la cornetta - arrivo subito El -
Dopo pochi secondi il cancelletto si aprii ed io entrai incerta. Poi Thomas aprì la porta.
- Ehi! Scusa, mia madre è un po'... strana quando si tratta di queste cose -
Gli sorrisi imbarazzata e lasciai che mi fece strada in casa sua. Il soggiorno era immenso e ricco di luce, subito dopo la madre sbucò dalla cucina, e prima che potesse aprire bocca Thomas mi trascinò letteralmente lungo le scale, diretti al piano di sopra.
Aprì subito una porta e ci piombammo dentro, subito dopo la chiuse. - Scusa... ma avrebbe iniziato a fare domande... e noi non avremmo più avuto il tempo di fare la ricerca. - ridemmo insieme.
Solo quando lui si mise a sedere sulla scrivania vicino al letto mi resi conto di essere in una camera da letto che non era né la mia né quella di Will.
Le pareti erano di un blu scuro, come le lenzuola del letto posto vicino ad una finestra. La scrivania era a ridosso del muro e dava le spalle al letto. Su di essa vi era un PC e una montagna di libri. Mi misi a sedere incerta sulla sedia di fianco alla sua ed iniziammo a lavorare.
- Insomma... tu e Will... -
Mi iniziai ad agitare, inutilmente visto che era ovvio che lo sapeva anche lui - si, beh. Credo che ormai sia piuttosto palese -
- Vi ho visti venire insieme a scuola... State ancora insieme? -
Mi misi a ridere, mi aveva vista all'uscita da scuola con lui, come facevo ad essermici lasciata - Thomas, mi hai vista con lui alla fine delle lezioni...-
- Oh si! - non aggiunse una parola. Si limitò a guardarmi per qualche attimo per poi riprendere la ricerca.
Finimmo piuttosto preso il compito, con la promessa che avrebbe portato lui il lavoro a scuola.
Uscimmo dalla stanza e mi stava accompagnando alla porta d'ingresso. Prima di scendere le scale sulla destra del corridoio vidi uscire un ragazzo con il cappuccio in testa - ah già, questo è mio fratello -
Il ragazzo si voltò a guardarmi e per poco non morii di spavento. I suoi occhi erano di un castano simile a quello di Thomas, e i capelli erano più tendenti al castano che al rosso come quelli di suo fratello. Indietreggiai velocemente e prima che i suoi occhi potessero arrivare a scrutarmi il viso, mi voltai verso Thomas, dando le spalle ad Arden. Alzai una mano e seguita da Thomas mi precipitai giù per le scale. Presi rapidamente il telefono dalla tasce e mandai un messaggio veloce a Will " Arden a casa di Thomas. E' il fratello. Sto uscendo".
Salutai velocemente Thomas che ricambiò con un'espressione di confusione dipinta sul viso. Uscii e presi la bici che avevo lasciato nel giardino. Oltrepassai e chiusi il cancelletto per poi guardare le finestre del piano di sopra, dove vidi una tenda muoversi.
Senza pensarci troppo iniziai a pedalare il più velocemente possibile, poi chiamai Will presa dal panico che rispose subito.
- Will ho paura che mi abbia vista, ho cercato di coprirmi ma... -
- Ok. Dove sei ora? Sono in macchina - il suo tono preoccupato mi fece sciogliere.
- E da quando tu hai una macchina? Mi hai sempre fatto fare i salti mortali per andare in moto con te, e tu hai una macchina?! -
- Eloise non mi sembra il momento. Dove sei? -
Nonostante la situazione mi scappò una risata - Sono in bici e sto andando verso casa. -
- Non andare lì o scoprirà anche dove vivi, se non lo sa già. Vai nel nostro posto. Ti verrò in contro con la macchina. - di sottofondo sentii l'insistente "bip" della vettura che avvertiva il conducente di mettere la cintura.
- Primo mettiti la cintura! Non mi importa se sei quel che sei, la devi mettere! Secondo quello non è il tuo è il mio-- mi interruppi quando sentii una sua breve risata e poi il suono che mi faceva notare che mi aveva riattaccato.
Mi aveva riattaccato? Lo avrei picchiato! Non è che avrei tutte queste possibilità... ma gliela farò pagare! Che fastidio!
Cambiai strada ed andai verso il mio posto preferito. Dopo cinque minuti vidi una jeep nera con Will dentro venirmi in contro. Era la jeep di Tristan, mi meravigliai al pensiero che avevano parlato e addirittura gli aveva chiesto l'auto. Anche se conoscendo Will... probabilmente non l'aveva neanche chiesta. Immaginai Tristan che cercava disperato la sua macchinina.
Will fermò l'auto sul ciglio della strada e io sostai di fianco a lui. Velocemente mise la bici nel porta bagagli e mi aiutò a salire, poi fece lo stesso.
Una volta seduto si voltò verso di me e mi lasciò un umido bacio sulle labbra che mi diede la carica, come se fossi una pila ricaricabile.
Mise il piede sul pedale e la macchina partì.
- Che facciamo adesso? - gli domandai, non potevo nascondere che avevo un po' paura. Non mi capitava spesso di essere inseguita.
- Non possiamo andare da nessuna parte, se arriviamo a casa tua scoprirà dove vivi e lo stesso vale per me - appena finì la frase sentimmo un botto sul tettuccio della macchina e saltai per lo spavento.
- Ci hanno trovato - disse Will a denti stretti e i suoi occhi per un attimo diventarono rossi. - prendi il posto alla guida -
Mi fece sedere su di lui e dopo sciovolò via uscendo dal finestrino aperto.
Cercai di vedere qualcosa con gli specchietti ma tutti ciò che riuscii a dedurre era che, a quanto pareva, non c'era solo Arden.
Erano almeno in tre. Non riuscii a capire chi era in difficoltà tra loro, ma dovevo fare qualcosa per aiutarlo, o chissà cosa sarebbe successo.
Se si fosse trasformato del tutto e qualche passante lo avresse visto? Per non parlare del fatto che c'erano tre tizi a fare a botte sul tettuccio di una macchina. Già così la situazione poteva attirare l'attenzione di chiunque.
Presi una strada che portava sempre in quel fatidico bosco. Quello in cui ero quasi morta. Quello in cui, mia madre mi ricordava, raramente, che papà mi ci portava.
Lungo la via riuscii a scorgere il viso di Will da uno specchietto, era pieno di linee nere e i suoi occhi erano più rossi che mai. Continuai a tenere d'occhio il tettuccio mentre acceleravo, e dopo poco vidi una cosa a cui neanche io avevo mai assistito.
Due ali nere e piegate in un punto, erano spalancate. Ne vedevo una in uno specchietto e l'altra nell'altro.
Sterzai bruscamente nel bosco, andando a finire dopo poco addosso ad un albero.
Aprii gli occhi, e mi accorsi che dovevo essere svenuta per qualche minuto. Will era poco più lontano dalla macchina e stava combattendo con altri tre individui.
Uno era Arden senza alcun dubbio, l'altro doveva essere come lui, uno che era stato trasformato. Aveva i denti aguzzi, la sua schiena era ricurva e sembrava come un ragazzo che aveva fatto troppa palestra, una cosa inimaginabile e disgustosa. Specie per il fatto che aveva dei rigonfiamenti anche sul volto. Rimasi scioccata quando realizzai che la terza persona era un angelo caduto. Aveva gli occhi rossi, e anche le sue braccia, come quelle di Will, erano ricoperte di linee. Tuttavia erano diverse, erano nere, ma erano curve.
Non avevo allacciato la cintura per la fugacità del momento, quindi avevo un ostacolo in meno. L'airbag davanti a me si era gonfiato, e ormai giaceva lungo il volante. Sentii un mal di testa violento, chiusi gli occhi per qualche attimo, e quando riuscii a sopportarlo, li riaprii.
Cercai di aprire la portiera, ma si era bloccata con l'impatto.
Will, poco lontano da dove ero io, stava lottando con l'angelo. Gli altri due erano a terra. Sembrava completamente fuori controllo, come se la sua parte demoniaca stesse prendendo il soppravvento. Non riuscivo a vederlo bene in faccia, dovevo avvicinarmi e andare da lui.
Il finestrino dal quale Will era uscito per andare sul tettuccio della macchina era ancora aperto. Misi un piede sul sedile, e sentii una fitta attraversarmi tutta la gamba, ma cercai di ignorarla. Mi issai sul sedile, e mi misi a sedere dove doveva esserci il finestrino. Misi le gambe fuori e mi gettai. Già trovavo difficile salire o scendere da una Jeep normalmente per via dell'altezza, figuriamoci uscire dal finestrino. Riuscii a non prendere storte o a cadere, ma non appena atterrai sul morbido terreno, una scossa di dolore mi percorse tutto il corpo dal basso fino ad arrivare al collo.
Mi avvicinai leggermente a quello che ormai era un combattimento che stava degenerando. Notai che l'individuo con il quale Will stava lottando era una ragazza. Aveva i capelli castano scuro legati, non riuscii a vederla bene in faccia, ma nell'oscurità riuscii a distinguere i suoi occhi rossi, come quelli di Will in quel momento, anche se di una tonalità diversa, leggermente più spenta. Non era altissima, ma si muoveva con eleganza, nonostante stesse lottando. Ogni colpo che Will tirava, lo vedevo esitare, non voleva farle del male, anche se sono sicura che non sarebbe riuscito a fargliene troppo, data la sua natura. Will aveva ancora le ali aperte, erano spezzate, proprio come diceva il libro, erano nere, e attorno alle ferite vi erano dei colori rossi e blu. Le sue dita erano di nuovo artigli, come la prima volta che lo avevo scoperto. I suoi occhi rossi sembravano bramare sangue.
Il sole filtrava a stento tra tutti quegli alberi, facendo si che io non potessi vedere del tutto bene la scena. Mi avvicinai ulteriormente e la ragazza si girò verso di me. Il suo viso era ancora nella penombra, e i suoi occhi risaltavano. Lasciò perdere Will ed iniziò a correre in direzione opposta alla mia, poco dopo sentii un urlo di dolore e delle ali aprirsi in volo in lontananza. Anche quelle di Will erano ancora spalancate. Nonostante fossero spezzate, sembravano immense. Feci qualche passo avanti lentamente, per vederlo meglio. Le sue braccia ed il suo viso, qualsiasi parte del corpo visibile era ricoperta di linee dritte che ogni tanto facevano angoli retti, incontrandosi. I suoi occhi erano di un rosso acceso, i suoi artigli ancora lì, e anche le zanne. Non stava mutando, rimaneva così, ansimante, e con uno sguardo che sembrava voler uccidere qualcuno. (Birdy - Skinny love)
All'apparenza quasi non sembrava lui, ma io lo sapevo, sapevo che davanti a me c'era il mio Will. I suoi capelli corvini e ricci erano ancora quelli, le labbra carnose erano le stesse che custodivano tutti i miei baci, sia quelli dati, che quelli che dovevo ancora concedergli. La mascella rigida era ancora quella, e in fondo sapevo che sotto a quegli occhi così luminosi, se ne nascondevano un paio scuri, impauriti e profondi. Mi avvicinai ancora un po', lentamente, continuandolo a fissare negli occhi. Il suo aspetto sembrava non decidersi a mutare, e indietreggiò di un passo quando fui ad un palmo da lui. Recuperai quel piccolo spazio, poi spostai lo sguardo sulle sue ali. Erano la cosa più bella che avessi mai visto. Allungai una mano e gli sfiorai una piuma, istintivamente allontanò l'ala con uno strano verso. Feci scivolare la stessa mano nella sua, era tagliente, e ricoperta di sangue, ma non mi importava. Gli posi l'altra sulla guancia e iniziai a disegnare piccoli cerchi.
- Will - fece un sospiro - Will, va tutto bene ora, ci sono io. -
Continuava a respirare a fondo, come se si stesse sforzando. - Will, sono qui. Non c'è più nessuno. Torna da me. -
Mantenni gli occhi fissi nei suoi. Stava per distogliere lo sguardo, ma gli tenni il viso vicino al mio avvicinandomi di più. Non mi avrebbe mai fatto del male, lo amavo, e lui amava me, ne ero certa. - Torna da me, Will -
Lentamente le linee scure iniziarono a scomparire dal suo volto, poi i suoi artigli ritornarono ad essere le sue bellissime mani di sempre. I prorompenti canini ritornarono ad essere normali. Le ali erano ancora spiegate, e i suoi occhi erano ancora rossi, ma li vedevo bramare quanto i miei affinché le nostre labbra si incontrassero. Mi avvicinai ancora, il rosso dei suoi occhi era ipnotico, e con un gesto impaziente, poggiò le sue morbide labbra sulle mie, mi cinse la vita con un braccio. Ci baciammo con passione e sentii le sue ali fare un po' di vento. Sorrisi distaccandomi e Will curvò a sua volta la bocca, era quasi arrossito. Poi guardò davanti a sé, mi voltai seguendo il suo sguardo, e trattenni il respiro quando realizzai che eravamo sospesi in aria. Il bosco sotto di noi sembrava un piccolo polmone verde in confronto al resto della città che continuava la sua vita. Macchine passavano sulle strade, le luci delle case si accendevano e spegnevano, e le persone non sembravano altro che piccoli esserini che correvano da una parte all'altra. Mi voltai verso Will e con dispiacere notai la sua leggera espressione di dolore che gli si stava dipingendo sul volto.
- Forse dovremmo scendere, non credi? - lo esortai.
- Già, purtroppo hai ragione - un pò di dispiacere invase il suo viso.
- E' ovvio che, dato questo sforzo, in qualche modo ti debba ringraziare... -
- Mh mh - lo sentii acconsentire prima di baciarlo, affondando le mani fra i suoi capelli, mentre tra di noi non c'era più neanche un filo di aria, mi teneva così stretta che avevo i brividi per quanto mi piaceva.
Scendemmo lentamente, fino a che i miei piedi ritornarono a toccare terra. I due ragazzi che prima giacevano morenti non c'erano più, e guardai Will perplessa.
- Non li ho uccisi, uno era il fratello di Thomas. I genitori si sarebbero fatti due domande se avessero trovato il corpo di loro figlio qui a terra con ferite fatte da artigli non credi? Questa volta lui non era l'unico ad avere quei poteri... -
- L'altra era un angelo, vero? - lo guardai mentre il suo sguardo era rivolto al punto dove aveva lottato prima.
- Già... -
Lo sentii sospirare, e decisi che per quel giorno era abbastanza, niente più domande, niente più mostri o angeli caduti, solo io, lui e la nostra umanità. Le domande avrebbero potuto aspettare.
Mi mise un braccio sulle spalle e ci incamminammo verso la Jeep.
- Tristan non ne sarà felice... - dissi evitando il suo sguardo, sentendomi in colpa. Dopotutto ero stata io quella che aveva fatto schiantare la sua auto.
- Sì, beh... come dargli torto... Gli ho rubato l'auto e qualcuno l'ha anche distrutta - mi scompigliò i capelli e prese il telefono per chiamare Tristan. Will continuava a non scusarsi così gli presi il cellulare dalle mani.
- Tristan! Scusaci davvero! È che ero un pò nei casini... e ci serviva la tua macchina... mi spiace è colpa mia se ora non è ridotta un granchè bene, ma se non sterzavo gli umani avrebbero visto quello che stava accadendo -
Lo sentii sbuffare dall'altra parte - Va bene, va bene. Adesso arrivo -
- Siamo nel bosco - era l'unico definibile così - perchè non prendi la moto di William? -
Mi voltai a guardarlo e il suo sguardo era più che arrabbiato e infastidito. Gli sorrisi, ma non si calmò.
Quasi mi veniva da ridere per la situazione.
- Mh... se a lui va bene... dove sono le chiavi? -
Guardai Will che avevo capito che stava sentendo tutta la conversazione - forza, dove sono? - guardò nella direzione opposta alla mia. - William! - mi sembrava di star parlando con un bambino.
- E va bene! Sono a casa sua. Sulla mensola - riferii a Tristan e riattaccai.
- Dovevi per forza dirgli di usare la mia piccola? -
Mi misi le mani sui fianchi e lo guardai perplessa - la tua piccola? -
Il suo sguardo trapelava sicurezza.
- Cos'è sei gelosa? -
Scoppiai a ridere - perchè dovrei essere gelosa di una moto?! -
- Ehi non è una semplice moto - disse avvicinandosi.
- E io non sono una semplice ragazza - mi circondò la vita con la braccia, e i suoi occhi iniziarono a farsi più profondi.
- Questo lo so bene - sorrise nel modo più attraente possibile e mi baciò.
Sentii qualcosa volare rapidissimo di fianco a me, tanto che mi lasciò un leggero graffio sulla spalla.
- Cosa cavolo... - mi guardai la spalla e Will fece lo stesso.
Mi voltai nella direzione in cui quella cosa doveva essere atterrata. Su un albero a pochi passi da me, vi era una freccia con un biglietto legato attorno.
- Ti fa male? - sentii la voce preoccupata di Will, ma quando mi guardò in volto, seguì la traiettoria del mio sguardo.
Si guardò attorno e poi estrasse la freccia dalla corteccia. Mi avvicinai e presi il biglietto che era arrotolato e legato con un filo al dardo.
Erano due inviti ad una festa in maschera in uno degli hotel più costosi della città. Non c'era nient'altro.
- Will... cosa significa? -
- Non ne ho idea - continuò a scrutare i biglietti.
Sentimmo in lontananza una moto avvicinarsi e Tristan comparve fermandosi vicino a noi.
Inaspettatamente mi abbracciò - Stai bene? -
- Mi hai davvero appena abbracciata? -
Lui guardò Will, e feci lo stesso. Quando notai la rabbia del suo volto scoppiai a ridere.
- Andate qui me ne occupo io - ci diede il casco che aveva usato e l'altro che aveva portato.
-Ma lì c'è la mia bici! Nel porta bagagli -
- Te la farò ritrovare nel giardino di casa tua, o meglio lo farà domani Will -
Annuii e dopo averlo salutato anche per conto di Will che era ancora geloso salimmo sulla moto e mise in moto.
Arrivammo davanti casa mia, e decidemmo di vederci in camera mia, o mia madre avrebbe fatto troppe domande.
Will fece per andare e, immaginai, lasciò la moto parcheggiata poco più lontano dalla mia abitazione.
Entrai in casa e mia madre mi chiese se ero stata con "quel ragazzo che aveva un bel fondo schiena". Non se lo era ancora dimenticata! E a giudicare dalla battuta, era un giorno si per lei.
Era ora di cena, e divorai tutto in fretta per non far aspettare troppo Will. Stavo per prendere qualcosa anche per lui, ma avrei potuto far venire dei sopetti a mia madre. Presi solo una mela, e non mi fece domande quando mi alzai dalla tavola.
Mentre salivo le scale la vidi prendere delle carte dalla sua borsa del lavoro. Scriveva articoli per un giornale, in particolare crimini, ma quando l'argomento scarseggiava di news, si dedicava a qualsiasi altra cosa.
Aprii la porta della mia camera e trovai Will a curiosare in un mio cassetto della scrivania. Aveva in mano una foto, e probabilmente avevo capito quale.
- Ehi -
- Ciao. Scusa, non volevo curiosare - lo guardai facendogli capire che sapevo, che lo aveva fatto intenzionalmente. - Ok, forse volevo curiosare... questo è tuo padre? -
Girò la foto verso di me e si mise una mano nella tasca dei jeans scuri.
- Si... non mi va di parlane ora però, ok? -
Mi sorrise comprensivo e si soffermò, perplesso, ancora qualche minuto sulla foto.
- Ehm sono riuscita a portarti solo questa quindi... - gli porsi la mela, che prese senza far storie, addentandola subito dopo. Will sembrava una foto in bianco e nero rispetto al rosso intenso del frutto. Si mise a sedere sulla sedia vicino alla scrivania, mentre io misi il CD dei Kodaline nello stereo, e poi mi misi seduta di fronte a lui, sul letto. (Kodaline - Love like this acoustic)
- Nessuna idea su chi possa essere il mittente degli inviti? -
- No. Per questo andrò a quella festa - prese un altro morso dalla mela, e capii quanto fosse infastidito.
- Andremo - lo corressi - non mi puoi tenere fuori -
- Oh, si che posso. E lo farò -
Lo guardai irritata - Will, ci siamo dentro entrambi. Non puoi fare tutto da solo e di testa tua. È ovvio che chiunque fosse vuole anche me, e anche con una certa insistenza dato il modo in cui quella freccia è arrivata -
La spalla mi bruciava ancora. Will buttò la mela ormai finita nel cestito ed andò in bagno.
Prima di tornare a casa avevo messo uno o due fazzoletti sul graffio, ma iniziava a sentirsi solo ora il fastidio che dava.
Quando tornò aveva un mega cerotto, del disinfettante e dei fazzoletti.
- Alza la manica - quasi mi ordinò. Lo continuai a guardare e lui mi spostò i capelli dal braccio. - Brucerà un pochino -
Mise un pò di disinfettante sui fazzoletti e me lo passò piano sulla ferita. Strinsi i denti, bruciava davvero.
Sorrisi tra una smorfia di dolore e l'altra. Will mi guardò - non capisco se ti sto facendo male, o trovi la cosa divertente. In tal caso saresti una sadica sappilo -
Lo guardai ed arricciai il naso - è che... è strano? no? Sei tu quello ad aver lottato seriamente contro persone e ad esserti fatto male. Eppure guarda che situazione -
- Ringrazia il mio veloce procedimento di guarigione - mi baciò la guancia e mi mise il mega cerotto.
Si alzò e feci lo stesso - Ora dovrei andare... Vedo a che punto sta Tristan e che ne è della tua bici -
- Della mia piccola - gli feci il verso - non dirmi che sei geloso! O forse sei geloso di come Tristan mi ha-- stavo per dire abbracciato. Avevo notato come la cosa lo stava infastidendo e non faceva che divertirmi. Si inumidì le labbra e guardò altrove in difficoltà. La mia frase rimase a mezz'aria perchè le sue labbra furono sulle mie in un attimo.
Poi si allontanò - non parliamo più di quello che è successo ok? E poi, la mia moto non è l'unica ad essere la mia piccola -
Sorrisi arrossendo visibilmente. Stavo per esplodere di felicità. Non era granchè originale come affermazione, ma quando me lo sentii dire non riuscii a nascondere il mio sorriso da ebete.
- Se ti vogliono lì così tanto, forse non è il caso di accontentarli, non credi? - quando vide la mia indifferenza continuò - immagino che non riuscirò a dissuaderti dal non farti venire a quella festa. -
Feci di no con la testa e presi gli inviti dalla scrivania - dice che è questo sabato sera -
- Bene, allora sarà il caso che tu trova un vestito adatto -
Mi lasciò un umido bacio sulle labbra e si gettò giù dalla finestra.
Mancava qualche giorno a sabato, e non vedevo l'ora di andare. Non ero mai stata ad una festa in maschera, tuttavia il pensiero che qualcuno ci voleva lì non mi rassicurò.
Ad ogni modo, avrei avuto bisogno dell'aiuto di Lily.
>>>>Spazio Autrixe <<<<
Holaaaaaaaaa
Immagino sia inutile dire che mi spiace di averci messo tanto, che è più lungo degli altri bla bla bla. Non sapevo che scrivere punto...
Perdonate la vostra scrittrice non preferitaaaaaaa😭
So so so so? Che ne pensate? Chi ha mandato l'invito?
COSA STA SUCCEDENDO IN GENERALE?!
Volete uno spoiler?! Non lo so neanche io eheh😏
Commentateeeeeeee
Xoxo
P.S. Che dite le canzoni sono azzeccate/vi piacciono?
Perdonate se ci sono errrori, ma l'ho riletto a stento una volta perchè volevo pubblicarlo subitoooooo (l'ho iniziato a scrivere l'altro ieri.. dannato blocco della "scrittrice" se sono definibile tale). X
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