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Precipitazioni

Tutti erano eccitati per il quaderno e non si parlava d'altro.
Io non ero così entusiasta e continuavo a fare avanti ed indietro dalla mia camera al salottino, andando via quando i loro discorsi raggiungevano livelli disgustosi e tornando quando la noia nello stare da sola superava il disgusto.
Matt mi aveva assicurato per la salute di Sayu, la ragazza rapita, e per quella del padre. La cosa mi aveva sollevata enormemente, nessuno dei due meritava la morte.
Alla decima trasferta trovai qualcosa di diverso. L'umore era più alto e non si faceva che bere e brindare.
Gli schiamazzi erano insopportabili ed io avevo un bruttissimo presentimento.
-Che avete da festeggiare tanto?- domandai, rivolta a nessuno in particolare.
-La bambola chiede che abbiamo da festeggiare- disse Jack Neylon, colui che attualmente teneva il quaderno tra le mani, dandosi di gomito con un suo compare.
Lo guardai torva per il vezzeggiativo con cui mi aveva chiamata e lui sorrise in modo perverso.
-Abbiamo provato il quaderno e questo è solo uno dei primi passi verso il potere- mi spiegò lui.
-Cosa significa che avete usato il quaderno?- domandai, con una brutta sensazione di vuoto al petto. Avevo paura della risposta.
-Diciamo solo che l'SPK adesso non è più tanto forte- rispose sghignazzando e buttando giù un altro sorso di superalcolico dal bicchiere che aveva in mano.
Mi paralizzai sul posto e cercai subito con lo sguardo Mello, in quel momento bellamente spaparanzato sul suo solito divanetto rosso e apparentemente disinteressato alla mia presenza.
Alzò lo sguardo solo quando mi posizionai davanti a lui furibonda e con le lacrime agli occhi.
-Dobbiamo parlare- gli dissi con tono grave. Qualcuno nella stanza ridacchiò mormorando un: -Mello è nei casini, sta a vedere-.
-Non credo proprio- rispose lui, continuando a mordere con passività la sua tavoletta e facendomi cenno con l'altra mano di sloggiare.
Il gesto mi fece infuriare e prima di potermene rendere conto stavo schiacciando con le mie scarpe la tavoletta fino a pochi secondi prima nella sua mano sinistra.
Mello mi guardò inizialmente scioccato e poi rabbioso. Sembrava sul punto di massacrarmi.
Non mi importava. Poteva farmi qualunque cosa, anche picchiarmi lì davanti a tutti, ma non avrei ceduto.
-Non me ne importa niente di ciò che vuoi, alza immediatamente quel tuo culo secco e seguimi- dissi lentamente e piena di ferocia.
Non ero mai stata tanto delusa ed arrabbiata in vita mia.
Mello fece per mollarmi uno schiaffo dritto in faccia, ma io parai il suo colpo nel modo in cui avevo imparato a fare dal mio istruttore privato per la lotta corpo a corpo.
-Non te l'aspettavi, eh? Forza, prima che decida di prenderti a calci davanti ai tuoi stessi uomini.-
Stavo osando molto, ma non mi importava. Era l'unico modo per farmi considerare.
Mello si alzò, quasi ringhiandomi contro e mi spintonò invitandomi a fargli strada.
-Vengo solo perché voglio, sia chiaro- disse freddamente, cercando di nascondere la vergogna che stava provando.
Iniziai a camminare in direzione della mia stanza e lui mi seguì senza fiatare, probabilmente restistendo alla voglia di prendermi a pugni per il mio comportamento di poco prima.
Arrivammo davanti alla porta solo due minuti dopo ed io l'aprii con un calcio, facendomi da parte ed indicando l'interno con un dito: -Entra-.
-Non prendo ordini da te- disse lui, restando lì impalato.
-Fai come vuoi, maledetto testardo che non sei altro- risposi, entrando per prima. Lui mi imitò e si richiuse svogliatamente la porta alle spalle.
-Allora?- domandò sfacciato.
-Allora?- domandai a mia volta retorica -allora un corno, Mello. Ti rendi almeno conto di quello che hai fatto?-
Lui non mi rispose nemmeno, piuttosto si grattò una coscia visibilmente annoiato.
-Sono molto delusa da te, L non lavorava così- gli spiegai
-Infatti guarda che bella fine ha fatto. È diventato cibo per vermi.-
-Non osare parlare così di L. Lo vuoi capire o no che hai ucciso delle persone innocenti? Persone che avevano le loro vite e magari anche delle famiglie. Persone che adesso le loro mogli, i loro genitori ed i loro figli staranno piangendo. Tu invece te ne stai lì in piedi come uno stoccafisso come se la cosa non ti toccasse minimamente- urlai con tutto il fiato che avevo nei polmoni.
-Non ho dato io l'ordine definitivo, Rodd voleva spazzare via la concorrenza- rispose lui pacato.
-Ah, certo. Ed immagino che tu ti sia ribellato molto alla sua scelta, scommetto te ne sei stato lì a guardare mentre tutta quella gente moriva e che eri pure d'accordo.-
-Certo che lo ero, te l'ho detto che spazzerò via chiunque si metterà tra me e la vittoria. Il primo posto sarà mio.-
Lo guardai piena di rimprovero negli occhi. Non lo riconoscevo più, la mania di potere lo stava facendo diventare quasi peggio di Kira.
-Lo diventerai. Ma non per merito tuo, ma semplicemente perché avrai spazzato via tutti quelli migliori di te- urlai, pungendolo sul vivo e facendogli sgranare leggemente gli occhi -cosa ne hai fatto di Near?-
-Cosa te ne importa?- chiese lui, guardandomi duro.
-Cosa me ne importa? Che a te piaccia o no lui è mio amico ed è l'unico che mi è rimasto vicino mentre tu e Matt eravate troppo impegnati a giocare ai mafiosi felici.-
-Sta bene, ma la sua resa è vicina... così come quella di chiunque si staglierà sul mio percorso.-
A quella frase non ci vidi più e gli mollai un violento ceffone sul viso, quel ceffone che si meritava da tanto, tantissimo tempo.
Mello reagì immediatamente e afferrò il mio collo sbattendomi contro il muro, il colpo mi fece tossire ma non feci niente per togliermelo di dosso.
-Forza, fallo: uccidi anche me. Uccidimi come hai fatto con tutte quelle persone, razza di cordardo che non sei altro... sempre alla ricerca delle strade facili. Sei esattamente nel posto che ti meriti. Vuoi sapere perché Near è superiore a te? Perché se lo merita ed è una persona migliore di te.-
Mello strinse di più, portandomi via quella poca aria che mi era rimasta. Per un secondo pensai davvero che mi avrebbe uccisa, ma mollò la presa pochi secondi dopo.
-Non posso credere di essermi innamorata di una persona spregevole come te, goditi pure la strada per il tuo tanto amato primo posto... ma ti avviso che ci arriverai da solo. Io non sarò lì a festeggiare con te se lo farai adoperando questi mezzi- conclusi, allontanandomi da lui.
-Tsk- rispose semplicemente lui, lasciando la stanza.
Scoppiai a piangere solo in quel momento, stringendomi sulle ginocchia e addormentandomi lì... con ancora la sensazione delle sue dita attorno al mio collo.

Una settimana passò.
Una settimana di indifferenza reciproca da parte mia e di Mello.
Ne avevo fin sopra i capelli di Jack Neylon, lo spregevole e disgustoso uomo che era stato incaricato di scrivere i nomi sul quaderno, che non faceva altro che parlare del brivido di piacere che aveva provato nello scrivere quei nomi.
Era semplicemente rivoltante.
Avevo meditato spesso di andarmene via nell'arco di quei sette giorni, ma Matt mi aveva distolta dall'intenzione ed inoltre non avevo altro posto in cui andare. Di certo non potevo tornare strisciando alla Wammy's house, considerando anche la mia età, e nemmeno andare da Near dopo quello che la "mia" gang aveva fatto alla sua squadra.
Al prossimo passo falso di Mello, però, me ne sarei andata senza pensarci su due volte. Lo tenevo sotto la lente di ingrandimento.
In quel momento il ragazzo era al telefono con il presidente degli Stati Uniti d'America e parlavano da bel po'. Mello gli aveva confidato che il quaderno era nelle nostre mani e mi era parso di sentire lo stupore dell'uomo, all'altro capo del telefono, fin dall'angolo della stanza in cui ero seduta a lucidare la mia pistola. Quella che Mello mi aveva regalato dopo mille insistenze due mesi prima e che, per fortuna, non avevo mai avuto il bisogno di usare.
Rodd aveva liquidato la chiamata passandola a Mello, ritenendolo più capace con le trattative, e già da qualche minuto il ragazzo parlava con il presidente David Hoope.
Le richieste di Mello erano chiare: il presidente avrebbe dato a noi informazioni sull'SPK, fondi, armi e l'accesso alle telecamere satellitari ed in cambio noi non avremmo istigato di chi dovere con il death note a far partire una qualche testata nucleare dando il via alla terza guerra mondiale.
Mello nel frattempo leccava il suo cioccolato con una faccia più che soddisfatta, gustandosi la sua condizione avvantaggiata. Doveva essere il massimo per lui tenere il presidente in persona sotto scacco.
Nel frattempo qualcuno gli teneva anche su il telefono ed io trovavo patetica la cosa.
Io intanto mi stavo detestando profondamente perché, per quanto ci provassi, non riuscivo a restare indifferente alla vista di Mello che leccava la cioccolata con quello sguardo così appagato e malizioso. Non se mentre lo faceva mi guardava negli occhi, ben consapevole dell'effetto che mi faceva.

Il presidente David Hoope si suicidò sei giorni dopo. Sicuramente dopo aver parlato troppo e fatto fuori da Kira per paura del prestigio che poteva darci.

TADAN
In questo capitolo Mello è da prendere a calci nel culo, come al solito.
Ma mi trattengo solo per dirvi che oggi è il compleanno di L... avrebbe compiuto 38 anni.
Auguri cucciolo mio...❤️

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