•8• La Condanna a morte di Nathan.
Il giorno dopo Lena, con le occhiaie che potevano far paura pure a Crono in persona , si alzò dal letto dove aveva dormito tutt'altro che dolcemente.
Di sicuro quella nottata non era stata della migliori, la voce le continuava a parlare, e lei non riusciva più a sopportarla.
Nico uscì dal bagno, probabilmente non aveva dormito bene neanche lui dato che aveva la maglietta al contrario e gl'occhi segnati da profonde borse nere, più del solito.
<Nico...> iniziò Lena ma fu interrotta da uno sbadiglio.
<hai la maglia al contrario...> continuò con la voce impastata dal sonno,
Lui mugugnò qualcosa di incomprensibile mentre se la metteva a posto.
<siete pronti?> dalla porta sbucò la testa di Zoe, <certo che puoi entrere, non c'è neanche bisogno di chiedere...>disse Lena assottigliando gl'occhi.
<muoviti che sei ancora in pigiama> detto questo uscì dalla cabina.
Nico si sedette nel suo letto e prese in mano la spada di Ferro Dello Stige e incominciò a osservarla.
Prima che Lena potesse aprire la porta del bagno, la voce del ragazzo la bloccò,
<Scusa se te lo chiedo ora...ma la collana che m-mia s-sorella ti ha
dat->
<Ne parliamo dopo, okay?> Lo interruppe lei prima che potesse continuare, lui annuì poco soddisfatto.
Lena entrò in bagno e si vestì come al solito, pantaloni neri strappati e una maglia del campo fatta da lei -con l'aiuto di Talia- cioè una semplice maglia nera con scritto con un pennarello argento "Campo Mezzosangue", si fece una coda alta e mise un po' di correttore per nascondere le due enormi borse nere che aveva sotto gl'occhi, quando ebbe finito si osservò allo specchio, non vedeva altro che una ragazza di quindici anni, pelle bianca cadaverica e più magra del dovuto, era sola e depressa,la madre la aveva abbandonata quando era piccola e l'unica cosa che le rimaneva di lei era una collana.
Insomma la solita ragazza della porta accanto.
Di impulso toccò la collana e una fitta alla testa la fece cadere a terra,
La testa le pulsava e respirava affannosamente, poi nero.
Il nero più assoluto.
Il cuore rallentò nel petto della ragazza e la testa smise di pulsare.
La ragazza continuò a non vedere nulla, fino a che dal nulla spuntarono due bambini e poco dopo si riuscì a vedere anche il paesaggio, una spiaggia.
I due bambini si tenevano per mano, e Lena fu scossa da un brivido ricordando il disegno che aveva fatto poco prima di arrivare al campo, la scena era identica.
Restarono fermi, fino a che il bambino girò la testa verso l'altra,
<quanto tempo abbiamo?> chiese il piccolo.
La bambina girò la testa verso di lui lentamente, era inquietante.
<poco.> quella sola parola, per quanto insulsa fece accapponare la pelle a Lena.
Il ragazzino sospirò e rigirò la testa verso il panorama, mentra la bambina continuava a guardarlo
<tranquillo, tutto si risolverà> disse la
Piccola con voce più dolce e comprensiva,
<Lo spero tanto, Elaine>
La scena cambiò.
C'erano ancora i due bambini, scappavano da qualcosa o meglio, da qualcuno.
<Tornate qui!> urlò qualcuno da dietro di loro, Lena cercò la voce con lo sguardo aspettandosi di trovare davanti a lei un mostro o qualsiasi creatura mitologica possibile immaginabile.
Invece no, davanti a lei c'era un uomo in giacca e cravatta che agitava le braccia come se volesse prendere il volo da un momento all'altro,
i due bambini si fermarono a prendere fiato e in contemporanea si girarono a controllare a che punto era l'uomo, non trovandolo.
Si guardaro in faccia e lentamente girarono la testa davanti a loro, per poco, quella che Lena aveva capito chiamarsi Elaine, non cacciò un urlo,
L'uomo era difronte a loro.
Subito una donna raggiunse
l'uomo-cravatta, come aveva deciso di chiamarlo la figlia di Ade.
<io prendo lei, tu prendi lui> disse la donna, non la riuscì a vedere in faccia ma sapeva che molto probabilmente aveva in volto un ghigno malefico, proprio come quello di una strega cattiva di un fiaba per bambini.
L'uomo afferrò il bambino per il braccio ma subito quest'ultimo lo strattonò
<LASCIAMI STARE! ELAINE! AIUTAMI!> urlò il bambino dimenandosi, riuscendo a divincolarsi dalla presa dell'uomo.
Elaine corse ad abbracciarlo e gli sussurrò solo tre parole prima che la donna la prendesse e la portasse via:
<ci rivedremo, James>
Lena aprì gl'occhi di scatto e prese aria tendosi una mano sul cuore, che sembrava essere impazzito.
Si guardò intorno e notò di essere ancora nel bagno, si sistemò un po' e uscì.
<Nico, scusa se ci ho messo tanto> disse chiudendo gl'occhi per qualche secondo.
<non ci sei stata molto> disse lui alzandosi dal suo letto rimettendo la sua spada nel fodero.
La figlia di Ade annuì confusa, prese il suo zaino, ovviamente, nero e insieme al fratello uscì dalla stanza.
Insieme arrivarono al confine del campo, propio davanti all'albero di Talia, c'erano già Zoe, Myla, Alexander e Tyler, di Nathan non c'era traccia.
Lena sbuffò <dov'è Nathan?> chiese
<non è ancora arrivato> disse Zoe più seria che mai,
<vado a chiamarlo, non muovetevi> disse la mora.
<fermi come pali> commentò Alexander, facendo alzare gl'occhi al cielo alla figlia di Ade che subito si mise in cammino verso la cabina di Hermes.
Bussò alla porta sospirando, una sorella di Nathan, Loren, le andò ad aprire.
<dov'è Nathan?> le domandò subito la figlia del Signore Degl'Inferi.
Prima che la ragazza potesse aprir bocca, l'interpellato corse verso di loro con uno zaino blu scuro in spalla, i vestiti stropicciati e i capelli che avrebbero fatto invidia a un nido di uccelli.
<scusami, sono un tantino in ritardo> disse lui grattandosi la nuca imbarazzato, Loren se ne tornò in cabina salutando con un abbraccio il fratello.
<Brutto idiota! Sei in ritardo di ben cinque minuti!> sbottò Lena sbattendo un piede a terra,
<solo cinque minuti? Hai per caso il ciclo?> chiese chiudendosi la porta alle spalle.
Lena gli lanciò un'occhiata così inquietante da poter far paura anche all'eroe più coraggioso che si mai esistito sulla faccia della terra,
<afferrato il concetto, meglio che stia zitto...> disse il ragazzo dagl'occhi color nocciola.
La mora sorrise, un sorriso sadico di quelli più terrificanti di un Nico Di Angelo arrabbiato,
<mi fai paura.>
<lo so.> gli fece l'occhiolino e si iniziò a incamminare verso l'albero di Talia, lasciandosi dietro un Nathan fermo come un palo.
Il ragazzo scosse la testa e le corse incontro inciampando su un bastone spuntato da chissà dove, Lena si girò sentedo il tonfo causato dalla caduta del ragazzo.
<ma allora sei idiota per davvero!> esclamò la ragazza sbattendosi una mano in faccia.
<ne dubitavi?> chiese sorridendo il figlio di Hermes,
<no, affatto> ribattè la Regina Degli Spettri.
<che cattiveria, Len-Len>
<COME HAI OSATO CHIAMARMI?>urlò la Figlia Di Ade su tutte le furie.
<Len-Len.>
<scappa.> disse soltanto la ragazza.
<oh-oh> il ragazzo corse il più veloce che poteva verso i confini del campo mentre una Lena molto incazzata lo seguiva con i sui pugnali in mano.
Quando arrivarono al'albero Nathan si rifugiò dietro alla schiena di Zoe
<salvami> il ragazzo castano al'orecchio della bionda.
<Lena?>
<Lena.>
Neanche in tempo a dirlo che un uragano di capelli color pece munito di due pugnali molto, ma molto appunti, si avvicinò a loro correndo
<dov'è?> ringhiò subito la figlia di Ade.
<merda.> imprecò Nathan mentre il resto del gruppo rideva, apparte Nico, lui stava ghignando.
<NATHAN HALE TU SEI UN UOMO MORTO!> urlò Lena avvicinandosi a gran passi al figlio di Hermes.
<Ha il ciclo.> confermò Nathan.
Spazio autrice
SONO RITORNATA DOPO MILIONI DI ANNI!
Vi sono mancata?
No?
Lo so!
Comunque come vi è sembrato come capitolo?
Spero sia venuto bene
Ciao Piccoli Spettri👻
-Mels🖤
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