XXVI
Curare il roseto mi rilassava, soprattutto quando non avevo niente da fare e stare nel maniero mi soffocava.
Il giardino era l'unico posto dove potevo stare libera e per i fatti miei.
Non avevo un pollice verde molto sviluppato, ma sapevo le basi grazie a mia madre e al suo giardino sempre perfettamente curato.
Quel giorno mi stavo dilettando nella potatura, tagliando i succhioni che rubavano nutrimento alle rose e recidendo quelle appassite.
<<Ne hai saltata una>> fu il commento che arrivò alla mia sinistra.
Voltandomi trovai il più giovane dei fratelli, bello come gli altri membri della sua famiglia, nonostante il suo viso costantemente contratto in un'espressione corrucciata.
<<Oh, rimedio subito>> commentai, potando la rosa appassita che mi era sfuggita.
<<Dovresti recidere un po' più in basso, qui>> mi consigliò, guidando le mie mani per tagliare nel punto preciso.
Non avevo mai avuto molti contatti con Subaru ed ero tesa come una corda di violino, anche se quel giorno sembrava più mansueto del solito.
Tra tutti era quello più affine a Shu, anche se molto più irascibile e violento, cosa che non si addiceva a un pigro come il fratello maggiore.
<<Che hai da guardare?>> chiese, notandomi fissarlo di sottecchi con insistenza.
<<Nulla>> risposi frettolosamente, distogliendo immediatamente lo sguardo <<stavo solo pensando tra me e me.>>
Decisi di tornare alle mie faccende, continuando a potare il bellissimo roseto con il nuovo insegnamento di Subaru.
Il ragazzo decise allora di allontanarsi, ma a metà strada si fermò, voltandosi leggermente verso di me.
<<Ti do un ultimo consiglio: Shu odia le cose troppo dolci, il suo piatto preferito è la bistecca al sangue>> disse, sparendo prima di darmi il tempo di rispondere.
Il suo suggerimento mi lasciò allibita e mi portò immediatamente con la mente ai biscotti e alla torta che avevo donato al ragazzo pensando di farlo felice. Sprofondai nella vergogna e mi sbattei una mano sulla fronte, dandomi mentalmente della stupida per non essermi informata prima sulle sue preferenze.
Ma poi ripensai a un dettaglio: Shu aveva accettato e mangiato i miei regali, nonostante la sua avversione per le cibarie dolci.
Intenerita ripresi il mio lavoro, giurando a me stessa di preparargli quanto prima la migliore bistecca al sangue del mondo.
Quando tornai nella villa il mio pensiero corse immediatamente al bel vampiro che invadeva continuamente il mio cuore e i miei pensieri, ormai in maniera quasi incontrollabile rispetto alla mia volontà.
Lo trovai a riposare su un divanetto del salotto, lo stesso dove lo avevo visto per la prima volta.
Quel giorno mi sembrava ormai lontano anni luce e persa nei miei pensieri mi inginocchiai davanti alla sua figura, sfiorando i suoi capelli in un gesto leggero, ma che bastò per catturare la sua attenzione.
Quando Shu spalancava gli occhi per me era come un varco verso un mondo nuovo e sconosciuto, ma di immensa bellezza.
Dentro alle sue iridi vedevo tantissime cose e non mi stancavo mai di guardarle.
Appena sveglio era così bello che fu impossibile per me trattenermi dal depositare un bacio leggero sulle sue labbra.
<<Ti amo>> gli sussurrai, dandogli un altro piccolo bacio e accarezzando di nuovo i suoi capelli setosi.
Coccolai per un po' il ragazzo, mentre lui restò nel più completo silenzio a godersi le mie attenzioni. Apparentemente Shu amava rilassarsi in questo modo.
Solo dopo diversi minuti il ragazzo si sollevò dal divano, facendomi cenno di seguirlo.
Probabilmente aveva sete e voleva consumare il suo pasto lontano da occhi indiscreti e dalle critiche di Reiji a proposito dell'etichetta.
Senza pensarci nemmeno per un secondo mi alzai, iniziando a seguire il ragazzo lungo quei corridoi ormai familiari, escluse piccole eccezioni.
Normalmente il ragazzo non si scomodava a camminare, ma in mia presenza non utilizzava i suoi poteri da vampiro. Succedeva anche con gli altri fratelli in verità, ma da parte sua mi faceva più piacere.
Mentre camminavamo in direzione della sua stanza il mio occhio cadde sulla porta socchiusa che dava alla stanza della musica, dove si intravedeva il bellissimo pianoforte a coda e inevitabilmente la mia attenzione ne fu catturata.
Notandomi ferma il ragazzo si voltò verso di me, trovandomi a fissarlo con un'espressione supplicante.
Lui notò l'oggetto del mio desiderio e sospirò leggermente, cambiando traiettoria e facendomi strada nella stanza.
<<Mi suoneresti qualcosa? Alla fine non l'hai più fatto>> chiesi, ripensando a tutte le volte in cui mi aveva lasciata con una mezza promessa.
Non c'erano scappatoie in quella situazione e Shu decise di accontentarmi, accomodandosi davanti allo stupendo strumento.
Trattenni il fiato per diversi secondi e quando le sue dita toccarono i primi tasti fu subito magia pura.
Non avevo mai sentito qualcuno suonare in quel modo e incantata poggiai i gomiti sul pianoforte, fissando il bellissimo ragazzo suonare una dolce melodia con passione e con gli occhi chiusi, lasciando le sue mani libere di generare quella musica che sembrava provenire direttamente dagli angeli.
La sequenza di note mi era sconosciuta e mi stranii leggermente, giacché era inconsueto per me non riconoscere immediatamente una melodia dopo anni di pianoforte.
Mi dimenticai presto della questione non appena Shu entrò nel vivo dell'esecuzione, premendo i tasti con una facilità disarmante, come se il pianoforte fosse il suo habitat naturale.
La melodia era di una bellezza disumana, dolce, ma anche incredibilmente triste. Riusciva a catturarti completamente, lasciandoti col fiato sospeso e in balia delle note.
Quando il ragazzo smise di suonare non riuscii a spiccicare parola e mi accorsi solo in quel momento di aver il viso attraversato dalle lacrime.
Vergognandomi come una ladra mi affrettai ad asciugarmi, prima di scivolare lentamente al fianco del ragazzo, approfittando di un po' di spazio nello sgabello.
<<Non conoscevo questa composizione>> dissi.
<<Non puoi conoscerla. È mia>> disse lui, facendomi spalancare la bocca dalla sorpresa.
<<Penso di non aver sentito mai niente di così bello>> confessai sincera, esprimendo tutta la mia meraviglia davanti allo spettacolo a cui avevo assistito.
Le labbra del ragazzo adesso erano a un soffio dalle mie e immediatamente percepii quella sorta di magnetismo che avvertivo solo in sua presenza. Il mio corpo non riusciva a stare lontano dal suo e in quel momento mi sentivo quasi febbricitante per l'attesa.
Volevo sentire la sua bocca sulla mia e lo volevo adesso.
Non riuscii più a resistere e mi sporsi leggermente più avanti, colmando quella distanza inutile.
Subito qualcosa dentro di me prese vita e i miei sentimenti iniziarono una sorta di danza nel mio stomaco e nel mio petto.
Shu sapeva esattamente come accarezzarmi e come farmi perdere la testa. Ad ogni sfioramento con la sua lingua mi sentivo esplodere e milioni di brividi mi investivano ogni volta che le sue mani passavano sapientemente sulla mia schiena.
Soltanto la sera prima mi ero tirata indietro davanti all'opportunità di portare il nostro rapporto a un livello superiore, ma adesso ogni parte di me reclamava il suo corpo.
Quando lui si staccò da me lessi per la prima volta del desiderio nei suoi occhi quasi totalmente inespressivi e quello bastò a spezzare l'ultimo barlume di indugio.
<<Shu, quando quella volta ho detto di voler essere toccata da te e da te soltanto non stavo mentendo. Io voglio essere solo tua e sono disposta a tutto per riuscirci, farò qualsiasi cosa, basta che ci sia tu>> gli sussurrai sulle labbra, senza staccare nemmeno per un secondo gli occhi dai suoi.
Cacciai un piccolo urlo di sorpresa quando il ragazzo si alzò di scatto dallo sgabello, tirandomi tra le sue braccia con una velocità che poteva appartenere solo a un vampiro.
Per lo spavento mi aggrappai immediatamente al suo collo, ma mi rilassai quando realizzai il modo in cui mi stringeva a sé, tenendomi sollevata da terra. Stabilmente e con decisione.
<<Una volta che ti avrò portata nella mia stanza non potrai più tirarti indietro>> disse lui.
<<Non ne ho l'intenzione, ormai ho deciso>> risposi di rimando, sistemandomi meglio tra le sue braccia.
Ero pronta.
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